Archivi tag: inflazione

Prodi e Boldrini, sul carro

Il mare e il cielo terso di dicembre. Davanti ai miei occhi le coste siciliane e l’Etna con la cima già coperta di neve. Girare l’Italia per il No ha i suoi doni. Anche Prodi alle fine ha detto Sì. A Renzi. Certo non gli piace, e definisce “modesta” la riforma imposta dal premier, né accetta la “rissa che ha indebolito l’Italia all’estero per ragioni di politica interna”. E chi l’ha provocata, per ragioni di politica interna, se non l’inquilino di Palazzo Chigi, che ne ha fatto l’alibi e la bandiera del suo governo? Meglio succhiare l’osso che il bastone. A questo si è ridotto il fondatore (insieme a D’Alema) dell’Ulivo. Rispetto la sua scelta, come quella di qualche amico, che da giovane era stato rivoluzionario e ora teme che Trump, la Brexit, il peso troppo grande di Putin, la crisi della mondializzazione finanziaria e dell’illusione che con essa crescessero anche i diritti, che tutto ciò possa minacciare la sua tranquilla vecchiaia. Continua la lettura di Prodi e Boldrini, sul carro

Jobs act, che disastro!

E sempre Sì noi dobbiamo votare che il nostro No fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se No votiam.. Ieri mi ronzava nella testa “Ho visto un re”, di Fo e Jannacci, canzone che non suonava proprio così ma che, certo, già 50 anni fa, invitava i poveri a “stare allegri”, a essere comunque “ottimisti”, qualunque tragedia gli capitasse sul capo, per non dispiacere ai potenti. In fondo, povera gente pure loro! Poi oggi leggo. “Obama Renzi abbraccio alla Casa Bianca”, Repubblica. “Riforme, Obama con Renzi”, Corriere. “Serve il sì al referendum, lui deve restare”, ancora Repubblica. L’endorsement non poteva essere più chiaro. Spiega tuttavia Folli: “l’abbraccio al Presidente del Consiglio italiano è di natura tutta politica, non ha molto a che fare con il merito delle riforme. Il “pacchetto” delle riforme economiche e istituzionali illustrate dall’ospite italiano è accettato a scatola chiusa, quel che conta è la solidità dell’amico che siede a Palazzo Chigi, interlocutore affidabile e ormai ben conosciuto”. E sempre Folli (Repubblica, pagina 31) ricorda “l’infelice esito dell’appoggio a Cameron in occasione del referendum sulla Brexit, (che) dimostra quanto siano insidiosi certi interventi. Per cui è tutto da dimostrare che il viaggio in America e l’aiuto dell’amministrazione si risolvano in un vantaggio per Renzi sul piano dei consensi. Forse sì, ma è presto per averne la certezza”. È vero, poi, che i regali americani hanno un prezzo: “Obama a Renzi, più impegno in Libia”, titola la Stampa. Ma è incontestabile che i Tg ieri e, in generale, anche i giornali in edicola, abbiano innalzato un peana per la “Cena di Stato” con 400 invitati allestita “in una grande tenda montata sul prato del South Lawn”, White House. Solo il manifesto, “No, we can” e il Fatto, “Ultima cena”, si sottraggano al coro. Continua la lettura di Jobs act, che disastro!

Mare piatto a Ventotene

Sono curioso di vedere cosa faranno quei tre. Dice Daniel Cohn-Bendit, intervistato dal Corriere della Sera. “Quei tre”, sono François Hollande, Angela Merkel e Matteo Renzi che si incontrano domani a largo dell’isola dove altri tre, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann, immaginarono tra il 1941 e il 44, un’Europa senza più guerre né ricatti totalitari. Proprio mentre in Francia, in Italia e in Germania si marciava al passo dell’oca, si sterminavano ebrei, zingari e comunisti, si pronunciavano bestemmie come vincere e vinceremo o si proiettavano film di propaganda come il “Il trionfo della volontà”, per celebrare il capo supremo, il Fürher. Purtroppo, i tre capi di stato e di governo che si vorrebbero epigoni degli autori del Manifesto di Ventotene, mi paiono leader di un nazionalismo declinante: Hollande non ha avuto il coraggio di dire ai francesi che il tempo della grandeur era finito, Merkel ha compiaciuto i tedeschi facendogli credere di portare sulle spalle chissà quale peso dell’Europa, Renzi ha illuso gli italiani che con uno schioccar di dita, meno diritti e qualche riforma pasticciata della Costituzione, i mali d’Italia (corruzione, incapacità di governo, interesse privato nella cosa pubblica) sarebbero scomparsi. Continua la lettura di Mare piatto a Ventotene

Rubano senza più vergogna

Torna il caffè, dopo due giorni di silenzio. L’altro ieri, impegnato a seguire per Left le primarie nello stato di New York, mi ero semplicemente dimenticato di scriverlo. Ieri mi sono chiesto come mai me ne fossi dimenticato e ho preferito riflettere, piuttosto che scrivere. Torna il caffè, ma con una formula che forse troverete più “soggettiva”. Perché i giornali mi sembrano ormai del tutto coinvolti dalla crisi delle classi dirigenti, le scelte quotidiane – prime pagine, titoli, commenti – mi appaiono meno pensate e a volte casuali: mi pare non abbia più senso inseguire un pensiero che non c’è. Inoltre la mia visione del mondo – weltanschauung, se preferite – non è più così originale e minoritaria come un tempo. Vive in quelli che Paolo Franchi chiama, oggi per il Corriere, tentativi “sporchi” di organizzare una sinistra – da Sanders a Corbyn a Iglesias -, echeggia in certe proposte del capitalismo più innovativo, si fa strada persino in qualche università. Perciò vale meno la spesa che fare i conti, tutti i giorni, con le sciocchezze – luoghi comuni e tabù – di un pensiero dominante, sempre meno dominante. Continua la lettura di Rubano senza più vergogna