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Guerra e Rai

Libia piano in tre fasi, dice Repubblica. Quale piano, di grazia? Quando mai la ministra della difesa Pinotti, che ieri ha annunciato il via libera all’uso di basi italiane per bombardare Sirte, ha informato il Parlamento? Eppure straparla di intervento militare da almeno sei mesi. Intendiamoci, il pacifismo assoluto non può essere fatto proprio dagli stati: l’Italia può avere la necessità di difendersi in Libia davanti al rischio che a due passi da casa si costituisca una base di lancio del terrorismo kamikaze. Ma vorremmo sapere quali siano le forze in campo, che affidabilità abbia il premier Serraj, portato a Tripoli dagli occidentali e tuttora protetto in un bunker, che gioco stia facendo il generale Haftar, che comanda qualcosa di simile a un esercito ed è appoggiato da Egitto e Francia, che fine faranno i terroristi in fuga da Sirte (mettiamo che vada così) dopo i bombardamenti, e chi si occuperà di loro. Invece niente, silenzio, strizzate d’occhio sulla nostra proverbiale furbizia, sull’equilibrio del premier Renzi, sul fatto che finora non abbiamo subito attentati. Un paese libero e democratico non può accettare di entrare in guerra senza dirlo, senza che il Parlamento sia chiamato a discuterne. Questo dovrebbero dire, all’unisono, le opposizioni. A questo dovrebbero rispondere tutti coloro che, nella maggioranza, non si vogliono ridurre a fare i camerieri di un premier che finge distacco e se ne sta con la famiglia in Brasile, aspettando le medaglie. Continua la lettura di Guerra e Rai

Quella voce ormai stridula

É ora di fare la voce stridula con l’Europa. Altan ha capito tutto e con solita eleganza restituisce la difficoltà che plana sulla politica di Matteo Renzi. Scrive il Corriere: “Un fronte anti Italia sulla flessibilità: la UE ha già dato”. La notizia è che anche Moscovici, il francese socialista, ora dice a Renzi di non esagerare. Così Juncker verrà un Italia – lo spiega il Fatto – non come un presidente quasi sfiduciato a sostenere esami di riparazione, verrà per stanare il turboline di Rignano, per fargli dire finalmente cosa davvero voglia. D’altronde – racconta la Stampa – già a Berlino Angela Merkel gli aveva chiesto: “ma siamo ancora amici?”. Direi che un metodo di lotta politica – quello di Renzi – sta mostrando la corda alla prova dell’Europa. Il nostro si è ben guardato dal mettere in campo idee diverse e discuterle con tenacia e franchezza – come aveva provato a fare Tsipras – anzi si era mostrato allievo zelante della Merkel, sposandone la filosofia neo liberista e conservatrice, ma per poi pretendere un “aiutino” speciale, un bonus nei voti all’Italia in cambio di tanto zelo. Non funziona, così Renzi rischia di isolarsi, è costretto a fare “la voce stridula”, la sua furbizia è stata svelata e ora gli torna in faccia. “Basta flessibilità all’Italia. Nuovo schiaffo al governo”, la Stampa. Continua la lettura di Quella voce ormai stridula