Quella voce ormai stridula

É ora di fare la voce stridula con l’Europa. Altan ha capito tutto e con solita eleganza restituisce la difficoltà che plana sulla politica di Matteo Renzi. Scrive il Corriere: “Un fronte anti Italia sulla flessibilità: la UE ha già dato”. La notizia è che anche Moscovici, il francese socialista, ora dice a Renzi di non esagerare. Così Juncker verrà un Italia – lo spiega il Fatto – non come un presidente quasi sfiduciato a sostenere esami di riparazione, verrà per stanare il turboline di Rignano, per fargli dire finalmente cosa davvero voglia. D’altronde – racconta la Stampa – già a Berlino Angela Merkel gli aveva chiesto: “ma siamo ancora amici?”. Direi che un metodo di lotta politica – quello di Renzi – sta mostrando la corda alla prova dell’Europa. Il nostro si è ben guardato dal mettere in campo idee diverse e discuterle con tenacia e franchezza – come aveva provato a fare Tsipras – anzi si era mostrato allievo zelante della Merkel, sposandone la filosofia neo liberista e conservatrice, ma per poi pretendere un “aiutino” speciale, un bonus nei voti all’Italia in cambio di tanto zelo. Non funziona, così Renzi rischia di isolarsi, è costretto a fare “la voce stridula”, la sua furbizia è stata svelata e ora gli torna in faccia. “Basta flessibilità all’Italia. Nuovo schiaffo al governo”, la Stampa.

Kerry all’Italia: insieme contro l’Isis. Mille soldati in Iraq. É il titolo forte di Repubblica. Andranno a Erbil, zona controllata dei Curdi, e dovranno garantire la sicurezza di una grande diga nei pressi di Mosul, a pochi chilometri dalle terre del Daesh. Si sapeva, non è una novità: solo che il contingente italiano sarà più numeroso – uomini ed elicotteri da combattimento – per compensare, con la presenza sul terreno, il no italiano ai bombardamenti. Non è tutto. Secondo la Stampa “L’Italia prepara l’intervento anti Isis in Libia: tornado e reparti speciali”. Mi piacerebbe che se ne parlasse in Parlamento, ma le opposizioni mi sembrano in tutt’altro affaccendate. Forse preferiscono il metodo Renzi e usano, anche loro, le assemblee elettive come cassa di risonanza per la propaganda, lasciando che il governo decida da solo sui temi delicati. Si chiama post democrazia.

Petrolio, prezzi sotto tiro, mercati in caduta libera. Titola il Sole24Ore. Luca Ricolfi aggiunge che, secondo Deutsche Bank, c’è una possibilità su due che quest’anno l’economia si fermi e torni la recessione. Esattamente il 46% delle possibilità. Questo per l’Italia sarebbe un guaio serio, visto che da noi la ripresa è fragile. Il Corriere spiega che non diminuiscono i disoccupati, sono 2milioni e 289mila, l’11,4% anche se sono stati creati 135mila posti – si potrebbe dire solo 135mila – grazie al jobs act. Dario Di Vico nota inoltre che si sono perse, nel 2015, ben 138mila “partite IVA”. Insomma l’operazione fiducia ha partorito un topolino.

In Europa le notizie sono due. Felipe VI, re di Spagna, ha incaricato il socialista Sanchez di formare il nuovo governo, dopo la rinuncia del premier in carica, il popolare Rajoy. Tentativo non facile perché Sanchez vorrebbe mettere insieme Podemos e Ciudadanos, mentre Iglesias gli chiede di dar vita a una maggioranza di sinistra e autonomista, e i baroni socialisti – fra loro la presidente dell’Andalusia, Diaz – non vogliono accordi con i Catalani indipendentisti e vedono come fumo begli occhi la prospettiva – che Podemos sostiene – di un referendum popolare sulla separazione di Barcellona da Madrid. Insomma, in Spagna, la questione economica – lì la ripresa è sostenuta, oltre il 3% del PIL, ma la disoccupazione è alta, le disuguaglianze insopportabili e lo scontro sociale forte – si intreccia con quella delle nazionalità: “perché se siamo tutti in Europa – si chiedono i catalani -, con la nostra lingua, la letteratura, una cultura nostra, dobbiamo restare per forza sotto l’ombrello di Madrid?” La seconda notizia, dalla Gran Bretagna. Cameron ha ottenuto un accordo con l’Unione: meno diritti per gli immigrati, possibilità degli inglesi di bloccare le direttive dell’Unione, nessuna integrazione politica. Cameron tenterà ora di presentare l’accordo come una sua vittoria e di anticipare il referendum per evitare il Brexit. Tenterà.

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