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Un requiem per Matteo Renzi politico

“Non si scappa nei momenti di difficoltà”. Matteo Renzi rassicura Ezio Mauro: “Ero stato tentato di lasciare la politica. Un p0’ per curiosità un po’ per arroganza”. La sconfitta “brucia”, perché “abbiamo ancora un’occasione storica” ma “nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno potrà toglierci il futuro”. Un futuro fotocopia del passato. Perché il passato, secondo Renzi, è stato un grande successo, per l’Italia una vera rivoluzione: anche se il Pd, partito di cui è segretario, non sembra averlo compreso: “Vede, il Pd potrebbe vantarsi di un Jobs act votato dalla sinistra, di unioni civili votate dai cattolici, della legge sul caporalato e del miliardo e otto stanziato per la povertà, degli oltre 17 miliardi di recupero dalla lotta all’evasione, dell’abbassamento delle tasse. Invece i nostri votano in Parlamento, e tacciono nel Paese, anche sulle cose più positive”. Continua la lettura di Un requiem per Matteo Renzi politico

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

O loro o l’apocalisse?

Manovra da 24 miliardi e mezzo. È il titolo centrale del Corriere e della Stampa. Il Sole24 ore entra nel dettaglio: 13.3 miliardi in deficit, 8.5 di nuove entrate. Il deficit deve essere autorizzato da Bruxelles, le entrate vogliono dire nuove tasse e condoni. Quanto alla crescita dell’1% prevista dal tesoro, l’ufficio parlamentare del bilancio non se la sente di confermarla. Dunque dice No, anche se aggiunge che il suo parere non vincola il governo. Padoan ha fatto quel che poteva, stretto fra l’incudine di Renzi (bisogna spendere, anche per provare a vincere il referendum) e il martello tedesco (chiedete flessibilità per far crescere la spesa, non per risanare). Forse non è un libro dei sogni, certo una manovra piena di incognite. Continua la lettura di O loro o l’apocalisse?

Quando Muhammad faceva rabbia

Questa mattina, infastidito dai commenti elogiativi (post mortem) e melensi su Muhammad Ali, avevo cercato sul web l’intervista di Oriana Fallaci. Perché ricordavo che gliela aveva fatta e ricordavo ancora meglio quanto le destre europee e americane avessero odiato Cassius Clay, uno che non stava al suo posto, che non si limitava a tirare pugni e basta, ma straparlava e dava fastidio. Non l’ho trovata. Più tardi, dando un’occhiata a Dagospia, mi sono accorto di averla avuta sempre sotto gli occhi, spiattellata su Libero da Vittorio Feltri, per “gentile concessione di Edoardo Perazzi, erede di Oriana Fallaci”. Eccola. Mi sembra un documento del tempo e anche del giornalismo di Oriana, bravissima per carità, ma che non ho apprezzato da viva e non apprezzo ora. Eccola:

Un pagliaccio simpatico, allegro, e innocuo. Chi non ricorda con indulgenza le sue sbruffonate, le sue bugie, i suoi paradossi iniziati alle Olimpiadi di Roma quando mise in ginocchio ben quattro avversari, un belga un russo un australiano un polacco, e la medaglia d’oro non se la toglieva neanche per andare a letto, imparò per questo a dormire senza scomporsi, Dio me l’ha data e guai a chi la tocca. Continua la lettura di Quando Muhammad faceva rabbia

La scelta di Sophie

Blitz, spinta, valanza: supermario is back. Ho provato a immaginare un titolone, sulle decisioni prese da Draghi, come quelli che Luigi Pintor volle nel 1971 per aprire ogni giorno il manifesto. “La Banca centrale comprerà titoli del debito a un ritmo di 80 miliardi per mese. Porterà i tassi d’interesse a -0,40 e offrirà denaro alle banche con lo stesso tasso negativo. Interessi zero per i prestiti ordinari. Ora i risparmiatori dovranno spendere, investire, fare qualcosa. Gli stati indebitati pagheranno meno per i loro debiti e le banche (tedesche) non potranno più rastrellare capitali dai paesi meno virtuosi. É una scelta, forse disperata, per costringere il cavallo a bere per sconfiggere il mostro chiamato deflazione. Ed è una scelta federalista, perché prova a incollare il sud al nord dell’Europa”. So di non essere Pintor, spero di aver dato l’idea. Resta la domanda: perché l’entusiasmo dei mercati – che siamo abituati a considerare sintomo dell’efficacia di ogni scelta – si è subito raffreddato? Continua la lettura di La scelta di Sophie