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La bugia come sistema

È stato un vaffa pazzesco. Credo abbia ragione Beppe Grillo: la vittoria del miliardario somiglia a quella dei 5 Stelle. Dell’ultimo comizio di Trump mi aveva colpito di più il suo insistere sulle bugie di Hillary, del sistema e dei giornali. Vediamole insieme, queste bugie.

La prima menzogna riguarda la crisi. Quante volte avete sentito ripetere che gli Stati Uniti erano fuori dalla crisi? E questo “fatto” serviva di volta in volta per deprecare i lacci e contratti che avrebbero paralizzato la nostra economia o, invece, per esaltare le misure del governo che ci avrebbero portato in America. Invece, anche in America, la ripresa continua sotto altre forme il lavoro della crisi. Le città appaiono più belle e pettinate di prima, ma in realtà si sono trasformate in vetrine per lo shopping e per chi frequenta i musei. A New York il biglietto del subway costa 3 dollari, un pasto 35, le mance si riducono all’osso e i lavoratori dei servizi arrivano la mattina sempre più da lontano. E sono più precari. Però le statistiche dell’occupazione – anche qui sembra l’Italia – dicono altro. Viva, cresce il numero degli occupati, è tornato il lavoro. Ma se l’operaio, divenuto lavoratore dei servizi, ha perso il 20% del suo salario e si sposta di continuo da un impiego all’altro, se non spera più nella promozione sociale per il figlio che studia, allora per lui questa ripresa prosegue il lavoro della crisi. Ah, ma questa è solo la rabbia degli ex operai bianchi, novelli panda. Non è vero! Continua la lettura di La bugia come sistema

L’ossessione di Renzi

Un caffè al buio, che scrivo da New York senza aver letto i giornali italiani perché, mentre scrivo, non sono stati ancora stampati. Le presidenziali, per prima cosa. Hillary è data in ripresa, 44% per lei, 40% per Trump. Il segnale più importante viene dagli ispanici, corsi in massa a votare soprattutto dove la Clinton avrebbe potuto perdere. Quella promessa di alzare un muro alla frontiere con il Messico forse Trump la pagherà cara. Non solo, fra gli afroamericani e i millennials potrebbe affermarsi una tendenza al voto utile: Hillary non è il candidato che avrei voluto ma Donald meglio di no, grazie. Inoltre l’intervento, pesantissimo, di Obama sul FBI ha avuto effetto: James Comey, il direttore repubblicano dell’agenzia, ha annunciato che non incriminerà la Clinton per il famoso “mailgate”. Uno degli argomenti dell’ultima ora usato da Trump, “vedrete sarà incriminata dopo il voto” è dunque caduto. resta l’incognita del Senato, che potrebbe cadere in mano ai repubblicani. E poi quella, a mio avviso, ancora più grande, di cosa farà Clinton da Presidente. Se cioè abbandonerà l’autocritica e il multilateralismo di Obama per tornare alla dottrina Truman. O si ricrederà. Continua la lettura di L’ossessione di Renzi

Povera America e poveri noi

An unusually dark, bitter face-off. Un confronto nero, amaro come mai era capitato di vedere: Washington Post commentava così, questa notte, a caldo la performance dei due principali candidati per la Casa Bianca. Trump ha detto che farebbe arrestare la Clinton per le mail del dipartimento di Stato che ha nascosto, Hillary ha detto che Donald vive “in una realtà parallela” e non può fare il Presidente. Prima del dibattito nella università di St. Louis, Trump si è presentato in conferenza stampa circondato da 4 donne: 3 si sono dichiarate vittime sessuali di Bill Clinton, la quarta ha accusato Hillary di aver difeso, quando faceva l’avvocato, l’uomo che la stuprò a 12 anni, riuscendo a farlo condannare soltanto per “carezze illegali” a una minore. Clinton ha chiesto a Trump: hai usato o no le imposte non pagate per 18 anni? Certo che sì, le ha risposto Trump, ho usato i favori fiscali che tu da 30 anni garantisci ai tuoi amici e finanziatori. Hillary ha difeso i compromessi della sua lunga carriera citando un film di Spielberg in cui Abraham Lincoln tratta sempre col Congresso. “C’è una grande differenza fra te e Lincoln – l’ha gelata Donald – lui non ha mai mentito”. Ancora meno tasse ai ricchi ma anche alt all’acciaio cinese per proteggere i minatori americani, dice Trump. I ricchi paghino le tasse, risponde Clinton, ho lavorato 30 anni – dice – per proteggere la classe media e sostenere le sue conquiste. Bloccare alle frontiere i migranti siriani e musulmani, in quanto potenziali terroristi, e far di tutto per cancellare il califfato, dice Trump. Per Clinton, invece, il nemico principale è Putin, che copre in Siria crimini contro l’umanità, spia, hakera, viola la privacy dei cittadini e delle istituzioni americane, e fa di tutto perché vinca Trump. Non prendo soldi dalla Russia, risponde Donald, che scarica il suo vice, Pence, reo di aver condannato, senza se e senza ma, i bombardamenti russi su Aleppo. Continua la lettura di Povera America e poveri noi