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C’è chi vota sì e chi ha capito

Londra sfida: schedare i lavoratori stranieri, la Stampa. “Theresa May: prima i britannici”, Corriere. È un piccolo passo verso il burrone. Il Mein Kampf era bardato della paranoia razzista del suo autore, ma per i tre quarti proponeva vantaggi materiali, lavoro a scapito degli immigrati, assistenza e tutele ai membri, nativi e perciò stesso eletti, del popolo tedesco. Avvertenza per i cretini: non sto paragonando May a Hitler, dico che nei popoli si manifestano davanti alla lunga crisi e alla stagnazione secolare pulsioni simili a quelle che si manifestarono in Europa dopo il 29. Aggiungo che una parte della politica, per rispondere a quelle pulsioni, rispolvera il nesso (secondo me) incestuoso popolo-nazione-stato. Continua la lettura di C’è chi vota sì e chi ha capito

Renzi e il “rancore”

Ora è tempo di mediare, con questa fare, tra virgolette perché attribuita a Renzi, Repubblica sceglie di aprire oggi il giornale. “Renzi alla battaglia delle periferie”, scrive invece La Stampa, e spiega: “bonus condomini”. Si vorrebbe istituire un fondo (pubblico? o pubblico-privato?) che anticiperebbe ai condomini i soldi per ristrutturare un edificio malandato, giovandosi delle riduzioni fiscali già previste dalla legge. Nel tempo e a rate, magari con un prelievo nella bolletta energetica, i condomini dovrebbero restituire. Non è neppure una cattiva idea. Tutto sta a capire come funziona, chi gestisce, quanti soldi saranno a disposizione, e a quali banche poi saranno venduti i crediti. Quanto alla mediazione di Renzi, con chi, su cosa? Non è dato saperlo. Meglio aspettare perché ricordo quando Tocci, con cui condividevo la battaglia per cambiare il testo de #labuonascuola, riuscì a convincere il premier-segretario che stava sbagliando, che una mediazione era necessaria. Renzi lo ammise persino in televisione, a Vespa. Il giorno dopo, però, i suoi pasdaran, Puglisi, Faraone, Coscia, Marcucci, lo andarono a trovare: “noi ci abbiamo messo la faccia”. Continua la lettura di Renzi e il “rancore”

L’onore di Obama

La potenza di un gesto. Con questo titolo Roberto Toscano che, giovane diplomatico, seppe opporsi al golpe in Cile ed è stato ambasciatore in Iran e in India, scrive su Repubblica di Obama a Hiroshima. Scrive del “tono sofferto e solenne”, con cui Barack ha parlato di quella strage, del body language che rivela un dono di scioltezza e autenticità che nei politici è estremamente raro”. Tuttavia Obama non si è scusato, osserva Financial Times. Ha detto che la guerra non spiega Hiroshima. Ha detto che “se non si accompagna ad un pari progresso delle istituzioni umane, il progresso tecnologico può segnare la nostra condanna. La rivoluzione scientifica che ci ha portati a scindere l’atomo ci impone di compiere anche una rivoluzione morale”. Ma non si è scusato. Ha abbracciato commosso un uomo che “vide l’inferno quel giorno” e ha comunicato al mondo la sua commozione, ma non si è scusato. Ricordo come Papa Wojtyla talvolta si scusasse, ma è Francesco che sta provando a cambiare. Continua la lettura di L’onore di Obama

Oltre il recinto

Primo maggio, non lontano da noi. Erdogan ha vietato le manifestazioni. In migliaia sono andati in piazza Taksim a farsi sparare dai cannoni ad acqua e disperdere dal lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Forse un morto, investito da un mezzo della polizia. Scontri pure a Parigi, dove le manifestazioni reclamano il ritiro della loi El Khomri, un jobs act alla francese. Il sociologo della Sorbona, Christophe Aguiton, militante di Sud e di Attac, spiega a Le Monde che mentre i sindacati chiedono il ritiro della legge e l’inizio di nuovi negoziati per cambiare il codice del lavoro, Nuit debout, invece, “è diventato un luogo di aggregazione e di riflessione sull’alternativa da costruire. Muove dalla questione sociale ma anche da quella morale, insorge contro l’ipotesi Valls di togliere la nazionalità a chi non accetti le regole del sistema, fa propria la contestazione ambientale. É un movimento orizzontale, nessuno può parlare a nome di Nuits Debout. Non ha rappresentanti”. “È un movimento analogo – spiega Christophe Aguiton – a quelli che si sono manifestati in vari paesi dopo 2011, primavere arabe, indignati spagnoli, Occupy in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in Brasile e Turchia”. Continua la lettura di Oltre il recinto

Il mondo che verrà

Strage, terrore e morte, bombe su scuole e ospedali, ecco un titolo dei titoli di Repubblica, Corriere e Stampa. Ad ammazzare bambini e infermieri nei pressi di Aleppo sarebbero state bombe russe, che non sono intelligenti ma “stupide”, spiega Repubblica, nel senso che falciano tutta la vita che sta di sotto, che sono “chirurgiche”, scrive il manifesto, nel senso che colpiscono i chirurghi di Medici senza Frontiere. Le Monde, giornale del pomeriggio, che dunque ha “chiuso” prima della strage, prima di vedere i feriti di Mara’at sbalzati in aria con le flebo in vena, e i soccorritori spianati da altre bombe, titola: “Siria, l’Europa impotente di fronte a Putin”. Massimo Gaggi, del Corriere, spiega oggi che “Putin approfitta dei calcoli (sbagliati) di Obama”. L’America, distratta dalle primarie, attenderebbe che i colpi messi a segno da Mosca (la conquista del Donbass in Ucraina, i bombardamenti a tappeto in Siria) ritornino come un boomerang in faccia a Mosca. Aspettando, le notizie dal fronte – con i turchi che bombardando i curdi siriani – rendono più probabile e più vicino lo scontro diretto tra Nato e Russia, quello scontro che la telefonata di ieri l’altro tra Obama e Putin avrebbe voluto scongiurare. Mi chiedo con angoscia cosa vogliano americani ed europei, quale linea persegua la famosa comunità internazionale? Continua la lettura di Il mondo che verrà