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Un governo in confusione

Trump rimonta, sale la paura. La paura di cui parla Repubblica sarebbe quella dei mercati, ai quali – si sa – non piacciono le incertezze in politica né i cambiamenti bruschi. “Milano in caduta con le banche”, dice il Sole24Ore. La borsa di Milano ha perso il 2,51%. Però in America Lei reagisce con grinta. Era bella stasera, determinata, sicura e pacata, intimamente convinta che non si possa dubitare dell’urna quando l’alternativa ha il volto di un individuo che disprezza le donne e non paga le tasse, detesta musulmani, messicani e afroamericani (poveri). Dopo Michelle, Barack Obama è sceso in campo per lei. Il Commander in chief è diventato Campaigner in chief, secondo la CNN. Sanders promette tasse per i ricchi, a cominciare da Donald e pensa di poter condizionare Hillary. La quale, a sei giorni dal voto, è corsa in Arizona, in terris infidelium, perché vuole strapparla ai repubblicani. D’altra parte anche George W. Bush potrebbe votare Clinton, ha detto un suo nipote. E allora, perché tanta preoccupazione? Perché gli addicted della politica, sia che il loro mestiere sia farla la politica sia che si limitino a interpretarla, molte volte non si accorgono dei cambiamenti, della lama di fondo che percorre e orienta la pubblica opinione. E se fosse una di quelle volte? Continua la lettura di Un governo in confusione

C’è chi vota sì e chi ha capito

Londra sfida: schedare i lavoratori stranieri, la Stampa. “Theresa May: prima i britannici”, Corriere. È un piccolo passo verso il burrone. Il Mein Kampf era bardato della paranoia razzista del suo autore, ma per i tre quarti proponeva vantaggi materiali, lavoro a scapito degli immigrati, assistenza e tutele ai membri, nativi e perciò stesso eletti, del popolo tedesco. Avvertenza per i cretini: non sto paragonando May a Hitler, dico che nei popoli si manifestano davanti alla lunga crisi e alla stagnazione secolare pulsioni simili a quelle che si manifestarono in Europa dopo il 29. Aggiungo che una parte della politica, per rispondere a quelle pulsioni, rispolvera il nesso (secondo me) incestuoso popolo-nazione-stato. Continua la lettura di C’è chi vota sì e chi ha capito