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Il Papa ruba la scena

Il Papa ha rubato la scena! Alla politica, alla tribuna referendaria, alle quotidiane esternazioni del Renzi. “Il Papa e l’aborto: sì al perdono per donne e medici”, titola Repubblica. “Aborto, il perdono del Papa”, Corriere. La scelta di Bergoglio risalta ancora di più se si pensa a quel che ha detto nelle stesse ore il patriarca di Mosca Kiril, il quale, ricorda Massimo Franco, ha paragonato i matrimoni omosessuali “quasi alle leggi naziste”. Beninteso per il Papa la vita resta “dono di dio” e per nessun (buon) motivo gli uomini possono interromperla, né quando si sta formando né quando si sta per spegnersi nel dolore. Tuttavia Francesco non vuol umiliare la donna, riducendola a semplice mezzo della riproduzione. Come quel vescovo brasiliano – citato da Vito Mancuso – che “scomunicò la madre e i medici che avevano fatto abortire una bambina di soli 9 anni, incinta a seguito delle violenze del patrigno e che rischiava la vita anche per il fatto che si sarebbe trattato di un parto gemellare”. Bergoglio spezza la sua lancia e usa la sua voce per una religione che vorrebbe essere trionfo di un nuovo umanesimo. Contro la tentazione, che si manifesta nei proclami di Le Pen in Francia, dei NeoCon in America, di Orban in Ungheria, di reagire alla confusione del mondo moderno solo con la liturgia ecclesiale, fatta obbedienza e sottomissione, di ossequio ma non di misericordia. Senza solidarietà con chi soffre né fiducia nell’uomo. Continua la lettura di Il Papa ruba la scena

Pace e chiese

+0,7 come scrive Repubblica o + 0,6 secondo i conti che fa la Stampa, certo, osserva il Corriere, “i dati sulla crescita sono al di sotto delle previsioni”. Dopo la corsa nel 2015 (corsa, comunque, prudente) a cambiare l’auto vecchia, i consumi in Italia non sono cresciuti come si sperava, la produzione industriale si è fermata, mentre le sofferenze bancarie – 201 miliardi di crediti non esigibili – potrebbe costringere a mettere sul mercato tanto patrimonio immobiliare ipotecato, cosa che deprimerebbe la ripresa del mattone. Si può dire che il male è comune: International New York Times spiega che l’Europa intera non riesce a tornare indietro al 2008; l’eurozona cresce con il ritmo lento dell’1,1% l’anno. Troppo poco per togliersi di dosso la depressione, per dare fiducia ai consumatori e impulso agli investimenti. Continua la lettura di Pace e chiese

Renzi come padre Pio

Lo hanno torturato ucciso perché non ha fatto i nomi. Dei sindacalisti che aveva incontrato, degli oppositori del regime, degli egiziani che non si sono rassegnati a camminare a testa bassa. Nomi che la polizia di Al Sisi conosceva o poteva intuire. Ma che era importante far confessare a Giulio Regeni, perché tutti sapessero, grazie al tam tam di radio spia o di radio polizia segreta, che “aveva cantato” e che dunque non conviene parlare con lo straniero, che è pericoloso farsi vedere dal giornalista italiano perché questi, prima o poi, cede al potere e ti consegna. Perché reprimere il pensiero non si può, impedire ogni lotta, ogni anelito di ribellione è molto difficile, ma si possono costruire cortine, muri di diffidenza tra le persone, si può soffocare la comunicazione e impedire che le notizie circolino, che facciano massa, e permettano così al ribelle potenziale di guadagnare fiducia sentendosi meno solo. La battaglia sull’informazione è spietata, perché una informazione libera nega alla radice un regime, lo minaccia nella sua sostanza. Ora che il guaio è fatto – e chissà se una denuncia più tempestiva della sparizione di Giulio, accusandone senza infingimenti la polizia di Al Sisi, non avrebbe scongiurato questo epilogo – gli egiziani arrestano “due sospetti” ma negano la trama che li ha armati, le ragioni per cui hanno ucciso. E sta a noi italiani, dall’ambasciatore, al premier, rifiutare con sdegno queste bugie e tali infamie. In memoria di Giulio. Continua la lettura di Renzi come padre Pio

Nostalgie e rimpianti

Un uomo e una donna si tengono per mano e ciascuno tiene un bambino con l’altra. É l’immagine del family day secondo il Corriere della Sera. Stampa e Repubblica insistono sulla sfida al governo: “In aula vedremo chi ci aiuta”, “Niente legge sulle unioni”. “Governo che è pro ma anche contro”, secondo il Fatto. Mentre il Giornale annuncia: “I Cattolici divorziano da Renzi”. E il manifesto titola: “Mamma mia” (che paura? Quanto rumore per nulla?) e fa suo il pallottoliere dell’Arci Gay, secondo cui (contati i metri quadrati) i manifestanti del family day erano 300mila e non 2milioni. Sulla manifestazione devo correggermi: non è stata “sinceramente reazionaria”, come mi aspettavo. piuttosto ho visto al Circo Massimo una manifestazione nostalgica. Com’era bella Italia delle madonne pellegrine e dell’attesa del miracolo, quando la crisi della famiglia patriarcale era affar dei ricchi e la chiesa garantiva l’ordine costituito anche in politica. Torna in mente “La Dolce Vita”, grande film che quell’Italia raccontava con distacco (e un sorriso persino affettuoso), intuendone la prossima, inevitabile, dissoluzione. Quella famiglia (patriarcale) trasmetteva la proprietà (anche solo di un tetto sotto cui riparare), quella chiesa politica faceva barriera alla paura dei comunisti (che contestavano la proprietà e, per questo, mangiavano i bambini), le libertà sessuali erano allora devianza, segreto nel confessionale, e non entravano in ogni prodotto di consumo. Continua la lettura di Nostalgie e rimpianti

Allah il misericordioso

Il mondo sembra impazzito. La corte suprema dice sì ai matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti. Quelle e quelli che un tempo, in nome della religione, sarebbero stati bruciati, internati, perseguitati ora possono sposarsi, convivere, costruire una famiglia. Il “sanguinoso venerdì nero del terrore”, Financial Times, a Sousse, Lione, Kuwait ci riporta nel pozzo del medioevo. Dove si stuprano, le donne trastullo della superiorità guerriera, dove la vita non conta e l’unico diritto è la sottomissione. In nome di Dio.

Terrore in tre continenti, titola il Corriere. Quello che chiamiamo Medio Oriente è appunto il crocevia di tre continenti e il Califfo è insediato proprio li nel cuore del Medio Oriente, tra Siria e Iraq, nell’antica terra tra i fiumi. Senza infingimenti ammettiamo che l’imperialismo americano, in mezzo secolo, dall’assassinio di Mossadeq, 1953, all’invasione dell’Iraq, 2003, ha trasformato l’antica culla della civiltà, la terra delle tre religioni monoteiste, in una fabbrica di incubi. Da lì tracima un modello alternativo impastato di guerra e morte, che rovescia i valori dell’uomo in nome della legge di Dio. L’America sembra essersi ritirata. Il capitalismo finanziario resta motore immobile dell’equilibrio mondiale -quandi strozza la Grecia o impone sanzioni alla Russia- ma la superpotenza è stanca di guerra e lascia l’Europa in prima linea. Ne scrive oggi Molinari.

Ramadan di sangue. É possibile che l’Isis colpisca con tanta barbarie perchè si sente debole, come scrive Gilles Kepel su Repubblica. Perchè in Siria sono fermi a Palmira, perchè i Cuirdi controllano la frontiera della Turchia, mammella del loro contrabbando, perchè i raid aerei ne uccidono i capi. Ma hanno mostrato di poter colpire grazie a un nuovo totalitarismo che non ha bisogno di strutture gerarchiche e priamidali. C’è il modello: la sharia che si applica a Racca e Musul, c’è la rete per propagandare l’ideologia -non servono più sfilare al passo dell’oca- ci sono soldati che uccidono per conquistarsi un viaggio nel califfato o la morte per purificare il mondo e riportarlo al medioevo.

Povera Europa, che puoi fare? cercare la pace con la Russia, costruendo zone alla frontiera con doppia cicolazione monetaria e grandi autonome. Trattare con l’Iran, puntando sulla voglia di pace della loro opinione pubblica. Dire agli “alleati”, Monarchie del Golfo, Israele, Turchia, che nessun aiuto al Califfo verrà tollerato e che i nemici dell’Isis, Curdi o Sciiti, siano i nostri amici. Offrire alle tribù libiche aiuto e protezione, se combatteranno i tagliagole. Sostenre a tutti i costi la Tunisia, frontiera di libertà e democrazia. Sul piano culturale, attenzione a non voler imporre la nostra lingua e il nostro logos, che appare usurato, non credibile, per le tante volte in cui è apparso un cavallo di Troia del privilegio e dell’abuso. É con il Corano che si combatte la crudeltà nel Corano. Allah il misericordioso contro le stragi nel suo nome

La corda al collo. Noi però abbiamo fatto una “proposta generosa alla Grecia”: 5 mesi di sostegno finanziario in cambio di altri tagli al tenore di vota di pensionati e di lavoratori. “Grecia umiliata, referendum sulle misure UE”, titola il Corriere. Non so come finirà. Non invidio Tsipras e Varoufakis: rischiano di passare alla storia o come generali che si sono arresi o come coloro che dovranno chiedere ai greci di attraversare il deserto del fallimento, della rottura con l’Europa, della richiesta di soccorso a Russia e Cina. Purtroppo invece Renzi, Hollande, Schultz, come Merkel, Raioy, Junker stanno proponendo ad Atene nient’altro che una corda al collo. Strozzini, non creditori.