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Virginia Raggi perde la faccia

Grillo scarica la Raggi. scrive il Corriere. O, meglio, vorrebbe poterla scaricare. Per evitare lazzi, frizzi e condanne senza appello. Dopo 6 mesi di tira e molla all’ombra del Campidoglio fra diverse fazioni del movimento, dopo aver constatato che le scelta del sindaco, fatta dal movimento e confermata da un gran numero di elettori, era stata, probabilmente, una scelta incauta. “Dalle stelle alle stalle”, il manifesto. “I grillini processano Raggi”, La Stampa. Il Giornale non trova di meglio che riesumare una vecchia, e assai più riuscita e visionaria, copertina de L’Espresso: “Capitale corrotta, grillini infetti”. Il Fatto prevede: “Una retata li seppellirà”, con Vauro che declina al singolare di Raggi, cioè raggio, del carcere! “Si è diversi quando si agisce diversamente – scrive Roberto Saviano per Repubblica – “Scegliendo Marra, Virginia Raggi non ha agito diversamente dai suoi predecessori.” Continua la lettura di Virginia Raggi perde la faccia

Costituenti e pasticcioni

I dubbi europei sull’Italia, Corriere. “Manovra, buco da 5 miliardi”, Stampa. La Ue: flessibilità per l’Italia”, Repubblica. Chi ha ragione? Tutti. Giannelli disegna Renzi e Juncker impegnati in un braccio di ferro: “Ma quando la pianti?”, chiede il Presidente della Commissione. “Dopo il 4 dicembre” risponde il primo ministro. La Commissione ha criticato la Germania perché non reinveste il suo enorme surplus finanziario, ha concesso “flessibilità” all’Italia per via del terremoto e dell’accoglienza degli immigrati, ma ha sostenuto che stiamo “sforando” l’obiettivo del pareggio di bilancio, appunto per 5 miliardi. La procedura di infrazione arriverà ma solo dopo il referendum del 4 dicembre. Per non disturbare. Per il Corriere Federico Fubini spiega bene perché siano fondate le preoccupazioni di Bruxelles. “Negli ultimi cinque anni non si vede quasi alcun progresso nella capacità delle imprese di competere sui mercati esteri..in questi cinque anni l’Italia ha perso un decimo delle sue quote dell’export mondiale, di cui quasi metà all’interno dell’Europa stessa…. l’Italia non sta risanando; al contrario, ha usato i risparmi negli interessi sul debito, permessi in questi anni dalla Banca centrale europea, per finanziare spese che non aumentano un potenziale di crescita del Paese già molto basso. Se il Paese dovesse tornare in recessione o se il costo del debito dovesse tornare a salire, gli equilibri di finanza pubblica sono destinati a non tenere”. Continua la lettura di Costituenti e pasticcioni

Torna il Renzi-Berlusconismo?

Difesa comune europea. Ecco il piano che Renzi porterà a Hollande e Merkel lunedì, quando si incontreranno sulla portaerei Garibaldi al largo di Ventotene. La Stampa cita un’intervista a Le Monde di Gentiloni e Pinotti, ministri degli esteri e della difesa: “battaglioni comuni”, con forze d’eccellenza francesi, italiane e tedesche, “per difendere l’Europa”. È, più o meno, quello che Hollande vorrebbe sentirsi dire, per legare all’impegno dell’Europa contro il terrorismo la propria permanenza all’Eliseo (proprio lunedì il socialista Montebourg presenterà la sua candidatura alternativa alle primarie). E certo Gentiloni è preoccupato perché la Nato perde colpi e la Russia è sempre più protagonista, mentre la Pinotti – già candidata nella sua testa (e sfortunata) alla presidenza della repubblica – ci tiene moltissimo, come ormai è chiaro, a fare la bersagliera. Si capiscono le intenzioni. Sarebbe però davvero curioso che l’Europa dell’euro, invece di percorrere la strada dell’integrazione fiscale, scegliesse l’integrazione militare. Così come le leggo, mi sembrano follie! Continua la lettura di Torna il Renzi-Berlusconismo?

Premier e prestigiatore

La faccia del bambino Omram, “a metà coperta dal gesso delle macerie e a metà dal sangue, dice sulla guerra quello che nessuno riesce a raccontare con le parole”, scrive Dacia Maraini. Oggi quella faccia, che parla del martirio di Aleppo, è sulle prime pagine di tutti i giornali. Memento o sigillo per una rimozione? Staffan De Mistura, funzionario dell’Onu e persona per bene, ha sospeso gli aiuti alla città assediata. Cioè ha detto al mondo quello che già è nei fatti: la guerra tra i ribelli (ormai affidati ai gruppi terroristi islamici) e russo-siriani è talmente feroce che gli aiuti non arrivano in città da mesi. La Russia ha allora proposto una tregua di 48 ore. Proposto, non dichiarato. Vuole trattare, chiede che qualcuno fermi per due giorni anche i ribelli, teme di vedersi sfuggire la preda, gli islamisti semi accerchiati. Intanto l’aviazione di Assad ha bombardato un caposaldo curdo: è la prima volta, ed è probabilmente un invito ai Russi perché imbarchino Erdogan (oltre all’Iran che fornisce milizie combattenti e da qualche giorno le basi da cui partono i bombardieri Tupolev) in una soluzione finale del conflitto. Soluzione che terrebbe fuori dai giochi le potenze occidentali, sconterebbe decine di migliaia di “ribelli” morti, per costruire condizioni vantaggiose da cui poi trattare una pace più duratura. Con chi, con i Sauditi, con la mediazione di Israele? Continua la lettura di Premier e prestigiatore

Un caffè per la Francia

I giorni di fuoco della Francia, Repubblica. “Nella morsa della violenza”, La Stampa. Nei titoli, come negli articoli, si tengono insieme più fatti: un terrorista islamico che ha ammazzato una coppia di poliziotti sotto gli occhi del loro figlio, scontri molto aspri a Parigi tra giovani anti sistema e polizia, una grande manifestazione sindacale contro il jobs act e persino le violenze dei tifosi durante gli europei del calcio. Provo a mettere le cose in ordine, naturalmente secondo un criterio di giudizio che è il mio. Un recente sondaggio dice che solo 16 francesi su 100 apprezzano Hollande e il suo governo. Sorpreso dagli attentati del 13 novembre, che venivano dopo quelli a Charlie Hebdo e a l’Hyper Cacher, Hollande ha provato a rubare il mestiere alla Le Pen presentando una legge su la déchéance de nationalité (in pratica, i francesi con genitori magrebini, e dunque con doppia nazionalità, se sospettati di avere qualcosa da spartire con l’islamismo o peggio con il terrorismo islamico, si sarebbero visti togliere passaporto e diritti di cittadinanza). Il Parlamento si è diviso e Hollande ha dovuto far marcia indietro. Però lo stesso governo, subito dopo, ha imposto con il 39.3 (una super fiducia che evita ogni confronto parlamentare) sulla riforma del code du travail subito ribattezzata Jobs act francese. In forza di tale legge gli imprenditori ottengono il diritto di licenziare per motivi economici, di pagare meno gli straordinari (che qui scattano dopo le 35 ore settimanali) e di spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale. Un sindacato, la Cfdt (che somiglia alla nostra Cisl) ha approvato, altri, la Cgt (Cgil) e Force Ouvriere, hanno indetto scioperi e manifestazioni che proseguono da oltre un mese. Continua la lettura di Un caffè per la Francia