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Exit Hollande

François Hollande si ritira. Il Presidente francese prende atto della sconfitta e annuncia che non si candiderà per un secondo mandato. Sconfitto dagli attentati del terrorismo islamico (Nizza, Bataclan, Hyper Cacher, Charlie Hebdo), dalla svolta a destra (jobs act francese) contestata da sinistra e non sostenuta da destra e imprenditori, e dalla crisi (finita in edicola) delle sue relazioni sentimentali. Ora è probabile che il suo primo ministro, Manuel Valls, voglia candidarsi. Dovrebbe però superare la sinistra interna per vincere la primarie socialiste (cosa che mi pare molto difficile) e si troverebbe poi comunque la concorrenza, sul fianco destro, del suo ex ministro Macron e su quello sinistro di Mélenchon. Hollande ha ammesso che il potere lo ha logorato, lo ha messo in trappola e digerito. Un tempo era un uomo brillante, pieno di humor, un buon commensale e un discreto politico, ma è apparso alla fine solo una mummia. Una mummia della Terza Via. Come la Clinton, che ha favorito la scalata al potere di Trump, come gli epigoni di Blair sconfitti due volte da Corbyin, come Sanchez che ha perso l’occasione di allearsi con Podemos ed è stato fatto fuori dalla destra del suo partito. Toccherà a Renzi la stessa sorte? Io credo di sì. Fortemente ridimensionato, se domenica prevarranno i No. Asfaltato da un grillino o addirittura da un candidato della destra, qualora, superato lo scoglio referendario, mirasse ancora a diventare “Sindaco d’Italia”. Continua la lettura di Exit Hollande

Il nostro problema è Hillary

Ci vorrebbe un Trump italiano. Meglio un Erdogan de noantri. Altan coglie ancora nel segno: la scia di morti, provocata dal terrorismo islamico o dall’americanizzazione della violenza, mette a nudo la gracilità del nostro mondo e suggerisce che un equilibrio si stia rompendo. Il ceto medio diventa pessimista, in ragione dell’insicurezza, della debole crescita e della stagnazione. Cresce la contestazione di chi sta in alto, della “casta”, dell’1% che decide mentre il 99% subisce. Le conquiste civili, i diritti, le libertà cominciano ad apparire un lusso. Aumenta la domanda di protezione e la disponibilità a pagare un prezzo per ottenerla.
Ultime dalla Germania. Ieri sera un profugo siriano si è fatto esplodere a 60 chilometri da Norimberga durante un concerto all’aperto, ma per fortuna prima che superasse i controlli. È morto e ha ferito 12 persone, 3 in gravi condizioni. Il ministro dell’interno della Baviera ha subito parlato di “terrorismo islamico” e forse si prepara a contestare il governo centrale che a quel siriano avrebbe negato l’asilo ma senza accompagnarlo ai confini. Continua la lettura di Il nostro problema è Hillary

Un colpo di stato ne nasconde un altro

Un colpo di stato ne nasconde un altro. Ieri mattina erano stati arrestati 2800 militari, dei 260 morti la maggioranza sono uomini dell’esercito che nella notte avevano partecipato al tentativo di golpe, almeno uno è stato decapitato dalla folla davanti alle telecamere, cacciati o arrestati 3000 giudici, Erdogan ha puntato l’indice accusatore sul ricco imam Fethullah Gülen e sugli Stati Uniti che lo ospitano, per alcune ore è stata tolta l’elettricità e sono stati impediti i voli in prossimità e intorno alla base americana di Incirlik. Tutto fa pensare che Recep Tayyip Erdogan voglia chiudere i conti con gli apparati dello stato che non l’hanno sostenuto in pieno o ne hanno moderato l’azione. Repubblica e Stampa annunciano la “vendetta” di Erdogan, il Corriere parla di un “braccio di ferro”. Vediamo con chi.

Uno scontro interno al regime. Di questo mi pare che si tratti: Erdogan non ha accusato le opposizione democratiche, le quali, semmai, prendendo le distanze dai militari lo hanno aiutato ad avere il sopravvento. Non ha denunciato un presunto spirito laicista, kemalista, sopravvissuto nelle forze armate e ostile al suo islamismo: al contrario il presidente continua a presentarsi con l’immagine di Ataturk dietro e a sbandierare la bandiera dell’unità e del nazionalismo. I suoi nemici di questo momento sono presto detti. Chi ha accusato il presidente e il suo entourage di corruzione: gli arresti dei giudici, dopo il bavaglio ai giornalisti, stanno a testimoniarlo. Continua la lettura di Un colpo di stato ne nasconde un altro

84 morti, 100 feriti. Nizza

C’erano bambini, giovani madri, fidanzati con la mano nella mano. Nonni e ragazzi a godersi l’aria della sera, col naso in su a guardare la luna e lo spettacolo dei fuochi su la promenade des anglais, lungomare elegante di Nizza. Erano le 22,40. Un camion bianco, lungo 15 metri, si è lanciato sulla folla. Sterzando a destra e a sinistra per prendere sotto quanti più birilli. Solo che i birilli erano persone, turisti arrivati in Côte d’Azur, francesi in festa per il 14 luglio, anniversario della rivoluzione del 1789, festa nazionale. Due chilometri di corsa: almeno 84 morti, oltre 100 feriti e fra questi almeno 15 in condizioni gravissime. L’autista è stato ucciso, pare da un agente in scooter che si è affiancato alla cabina di guida e gli ha sparato. Sul camion – dicono le autorità locali – sono state trovate armi e granate.

L’apocalisse del nostro tempo, che rivela il volto disumano dell’uomo. L’odio per chi vive, per chi ama o va in vacanza. “L’attacco alla Francia”, così titola La Stampa, il terzo in 18 mesi, dopo Charlie Hebdo e il Bataclan. Dunque era un terrorista islamico alla guida del camion della morte? Sono stati trovati documenti di un franco-tunisino, Hollande ha parlato di “attentato islamista”. Continua la lettura di 84 morti, 100 feriti. Nizza