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Caffè…senza connessione

Mi scuso per non aver servito, stamani, il solito Caffè. In realtà l’ho registrato alle 8,30 ma a Milano, dove mi trovo per un convegno sulla ricerca, non sono riuscito a trovare una connessione in grado di caricare il video su Faceebok.

Nel caffè odierno parlavo di Paola, naturalmente. Morta di fatica sui campi, vittima della “modernità” perché i suoi aguzzini, ora arrestati, non sono i caporali d’un tempo ma signori in giacca a cravatta, gestori di un’agenzia di lavoro interinale. Parlavo del terremoto e dei ritardi. Scrive Fiorenza Sarzanini che sono 11.263 le persone senza casa, 9mila tuttora ospitate in residence e alberghi, 4 edifici su 10 sono inagibili e delle 3mila “casette” promesse ne sono state ordinate 1.470 e consegnate 18. Citavo la vicenda di Bollorè, patron di Vivendi, indagato per agiotaggio – titolone sul Corriere – per aver rotto a luglio con Berlusconi facendo crollare i titoli mediaset in modo da comprarli sotto costo e lanciare un’Opa ostile in dicembre. E del Fatto Quotidiano che titola “Lotti raccomandò a Emiliano l’amico d’affari del papà di Renzi”. Continua la lettura di Caffè…senza connessione

Ritorna l’Italia sovrana. E poi?

Nessuna manovra aggiuntiva, la Stampa apre così. Pare di capire che Gentiloni non intenda rispondere “signorsì” alla Commissione europea che chiede un aggiustamento di 3,4 miliardi dei nostri conti pubblici. Proverà a spiegare che il 2016 è stato un anno di deflazione, che le privatizzazioni non sono andate avanti e la spesa sociale non si può comprimere troppo, se non alimentando populismi e instabilità politica. Così Padoan prende carta e penna e scrive per la Stampa un articolo contro “la disuguaglianza, in Italia particolarmente elevata da ben prima della Grande Recessione, (che) limita la mobilità sociale, danneggia la crescita ed è inaccettabile dal punto di vista etico”. Per questo servono politiche di “inclusione”. E sotto questo titolo (inclusione, lotta alla disuguaglianza) Padoan prova a giustificare il ritocco alle pensioni minime e i bonus del governo Renzi che hanno fatto sforare i parametri europei. Ma Bini Smaghi osserva sempre per la Stampa che “nemmeno con la politica della spesa si guadagnano consensi, come mostra il referendum”. Basta la flessibilità evocata dal governo è stata un flop, tagli alla spesa e riforme, a costo “di perdere le prossime elezioni”. Come che sia, ormai è evidente come l’ottimismo di Renzi sia stato un sole ingannatore. Nei mille giorni del suo governo l’Italia ha perso il rendez-vous con la ripresa. Secondo il Fondo Monetario crescerà solo dello 0,7%, nel corso del 2017, “5 volte meno del resto del mondo”. Continua la lettura di Ritorna l’Italia sovrana. E poi?

Un nuovo Iran per la pace in Medio Oriente

Patto storico,pace nucleare, scrivono Corriere e Repubblica, ma a me piace il titolo del Pais: “Il mondo dà il benvenuto a un nuovo Iran senza armi nucleari”. L’accordo è presto detto: l’Iran vede riconosciuto il suo diritto a usare il nucleare per scopi civili ma non militari e accetta più stringenti controlli internazionali. In cambio vengono meno le sanzioni che avevano tenuto quel grande paese ai margini dei commerci, degli scambi culturali e delle rotte turistiche, Di notte, una folla di ragazzi in festa ha invaso le vie di Teheran

Salam Donia, Salam Soly! Gridano: ciao mondo! Ciao pace! Racconta il Corriere. Ecco il nuovo Iran, un paese con una società civile forte, consapevole e colta, nonostante, dopo il 79, la repubblica islamica sia stata costruito intorno al potere degli Ayatollah e della Guida Suprema. Si può credere a questo nuovo Iran? Si deve! D’altronde neppure il tentativo -sempre negato da Teheran- di costruirsi la bomba, sarebbe stato del tutto irragionevole, visto che nella regione quell’arma la possiedono già sia Israele sia il Pakistan sunnita e talebano.

La follia dell’imperialismo e la grandezza di Obama. L’Iran come stato canaglia è una costruzione americana. Nel 1953 un colpo di stato contro il liberale Mossadeq, gestito dalla Cia e sostenuto dal clero sciita (!) porta al potere lo Scià, crea un regime fantoccio: il petrolio passa dagli inglesi agli americani. La stessa rivoluzione del 79, nata a Parigi nel nome di Khomenei, all’inizio aveva al suo interno una componente liberal-nazionale. Gli Stati Uniti non vollero far distinzioni e, dopo la presa della loro ambasciata e degli ostaggi, scatenarono contro l’Iran una guerra totale, usando per 8 anni Saddam Hussein, allora alleato degli USA, prima di divenire a sua volta canaglia da impiccare. Obama ha sanato questa ferita antica, così come sta facendo con Cuba. Solo per questo si sta meritando il nobel per la pace.

Trema il califfo, ringhia Israele, teme l’erede di Āl Saʿūd. La lotta contro il Daesh riparte ora sul piede giusto. Sciiti (iraniani) e Curdi (iracheni, siriani, turchi) possono strappare città e deserto ai tagliagole. Le tribù sunnite, non più certe dell’appoggio che potranno dargli i Sauditi, cercheranno presto un’intesa. Certo Israele fa e farà fuoco e fiamme. Perché si illude di poter aver ragione dei sunniti, mettendoli sempre gli uni contro gli altri, Fatah contro Hamas, Daesh contro Fratelli Musulmani, mentre non vuole un Iran forte nella regione e teme Hezbollah, il partito sciita al quale proprio Israele ha regalato il Libano dopo l’invasione. Il punto che Israele deve cambiare: non può fondare il suo futuro sull’apartheid e la guerra preventiva E devono cambiare – meglio, dovrebbero essere rovesciate- le monarchie sunnite del Golfo, ispiratrici e finanziatrici del terrorismo islamico. Accordo storico quello raggiunto ieri?  Sì.

Ancora sui guai dei vincitori. Il fondo monetario internazionale critica Europa e Germania. Lo narra Plateroti sul Sole: senza ristrutturare il debito greco le misure imposte domenica soffocheranno quell’economia e renderanno carta straccia i titoli in mano ai creditori.Piero Ignazi, Repubblica, prevede che l’atto di forza tedesco rafforzerà la destra populista in Europa e Stefano Folli avverte Renzi che gli elttori populisti (Lega e 5Stelle) potrebbero convergere,nel ballottaggio dell’Italicum, e rimandarlo a Regnano, Non gli resta che trasformare il fu Pd in un partito di destra-centro-sinistra. Con Verdini, Cosentino e pure con Barbato, che mangiò mortadella per festeggiare la caduta di Prodi.

La socialdemocrazia è finita, dice Landini al Fatto. Il segretario della Fiom spiega che in Grecia organizzerebbe uno sciopero contro la Merkel. Sul Corriere, invece, Cassese e Salvati, uomini di buone letture, sostengomo che domenica non è successo niente che non fosse già scritto nel lungo processo di cessione all’Europa delle sovranità nazionali. Se non fosse che una nazione (e che Nazione!) ha deciso per tutti. Se non fosse che mancano forme europee di controllo democratico su quel che decidono l’euro summit e l’euro gruppo!