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L’informazione salvata dai conservatori

Il PIL fermo costa 6,5 miliardi. Si fanno i conti – in questo caso a farli è la Repubblica – e non sono pietosi con la narrazione ottimista in economia del premier e del governo. Delle promesse di Renzi, alla luce dei nuovi dati, risultano finanziate il taglio all’Ires per le imprese, costo 3 miliardi, e per metà l’operazione sulle pensioni. La copertura per evitare le clausole di salvaguardia previste dall’Europa, e cioè il disastroso aumento dell’Iva, c’è solo per due terzi, 8-9 miliardi rispetto ai 15 che servono. Niente per i migranti, niente bonus bebè, né per la povertà e le famiglie, né taglio del cuneo fiscale né tantomeno dell’Irpef. Gli editorialisti ci spiegano, però, che Francia e Germania vorrebbero tenere in sella Matteo Renzi perché temono che una crisi politica in Italia distrugga quel poco di Europa che rimane. Dunque gli concederanno di spendere per rafforzare la sua immagine a costo di sforare il deficit e aumentare ancora il debito? Può darsi., ma non sarà facile. Noto che già ieri El Pais parlava di nuovo dell’Italia come “il malato d’Europa”. Ancora conti: il Fatto somma tutto il denaro che il governo avrebbe “buttato per arrivare alla crescita zero. 30 miliardi”. Dagli 80 euro, al jobs act, a Expo, al bonus fiscale, a Imu e Tasi. Giudizio impietoso di un giornale d’opposizione. Ma che la Renzeconomics non abbia funzionato è il meno che si possa dire. Continua la lettura di L’informazione salvata dai conservatori

A novembre canteremo la marsigliese

Terrorismo, fronte esterno. Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, racconta la guerra a Sirte, dove si spara da muro a muro. Commenta il fischio dei proiettili con due miliziani di Misurata, città vicina e storicamente rivale di Sirte, chiede dei bombardamenti americani: “I loro raid avvengono soprattutto di notte. Di giorno mandano i droni in esplorazione, udiamo il ronzio. E con il buio arrivano gli attacchi. Colpi sempre molto precisi. Ma pochi. Troppo pochi. Sino ad ora hanno distrutto tre o quattro tank, un garage dove Isis riparava i mezzi, alcuni blindati e un paio di depositi. Purtroppo gli arsenali più importanti sono nascosti nei sotterranei. I missili intelligenti made in Usa non li possono individuare”. La battaglia, alla fine, si vince a terra. I miliziani vorrebbero essere armati e appoggiati da paesi più vicini degli USA. Dall’Italia, per esempio. In ogni caso a Sirte gli uomini del califfo sono sulla difensiva. Questo è un fatto. Non è così allegra la situazione ad Aleppo, in Siria. Dove Daesh respira, grazie all’offensiva dei “ribelli” anti Assad. Tra loro, assassini fanatici come i miliziani di Al Nusra e Ahrar al-Sham, appoggiati dall’Arabia Saudita e alleati di milizie (ormai scarse di uomini) che erano state addestrate dagli Stati Uniti. I russi cercano di impedire che le truppe dell’alleanza ribelle rompano l’accerchiamento (pare ci stiano riuscendo), sia bombardando Aleppo sia aprendo “corridoi umanitari”, cioè permettendo ai civili (e alle milizie che si arrendono) di uscire dalla città. Ne scrive La Stampa. Osservo da giorni come i giornali occidentali preferiscano, ora, parlare di Sirte. Si capisce, visto che ad Aleppo non è chiaro da che parte stiano gli occidentali, se contro Daesh o contro i nemici di Daesh. C’è tuttavia una buona notizia: i curdi hanno strappato al Califfo Manbij, città che apre la strada verso Raqqa: ne scrive il Corriere. Osservo che quasi certamente molti di questi curdi “vincitori” sono militanti del Pkk, la formazione di Öcalan considerata terrorista in Turchia ma invece alleata dell’esercito iracheno, il quale, a sua volta, diffida di altri curdi, quelli iracheni, ormai repubblica autonoma. Capite perché la guerra continua? Continua la lettura di A novembre canteremo la marsigliese

Tutti da Marco

Svolta di Putin sulla Siria, titola Repubblica: “via le truppe”. Naturalmente restano le basi russe nel Mediterraneo, ma Putin annuncia che richiamerà i soldati e lo fa alla vigilia del negoziato di Ginevra, con Assad rimesso in sella, l’Isis e Al Nusra indicati come “nemici”, l’Arabia Saudita per il momento sconfitta, l’Iran sempre più indispensabile, se si vorrà dare un assetto, una possibilità almeno di costruire una pace, a Siria e Iraq quando sarà stato cacciato Al Bagdadi. Lo Zar russo, Putin, che lo scacchista e dissidente Kasparov considera, non a torto, un dittatore che viola i diritti e opprime le libertà, ha messo a segno un match point. Grazie all’abilità manovriera di Lavrov, uno dei più abili ministri degli esteri oggi sulla scena, ma grazie soprattutto alle contraddizioni dell’imperialismo che, è tuttora alleato degli ideologi e finanziatori del terrorismo jihadista, i sauditi e la loro corte di monarchie del golfo. Naturalmente, nulla è acquisito. Ora Ryad sta provando a destabilizzare il Libano, definendo terrorista Hezbollah, organizzazione sciita che terrorista magari lo è pure, ma che è presente e forte nel parlamento di Beirut, che combatte davvero il Daesh in Siria e con cui bisogna trattare, se non vogliamo che torni l’incubo della guerra civile anche in Libano. Continua la lettura di Tutti da Marco

Il mondo brucia

Il modo brucia, scrive Stefano Stefanini e le prime pagine si infiammano. Cominciamo dal suo giornale, la Stampa: “Al Qaeda, la strage arriva dal mare”. In Costa d’Avorio, 13 persone ammazzate in tre resort turistici. Come era già successo a giugno sulla spiaggia tunisina di Sousse. Scrive Stefanini: “Sappiamo «dov’è» Isis. Conosciamo la sua capitale in Siria, le città dove esercita il suo barbaro potere con violazioni orrende dei diritti umani, conosciamo le basi sul litorale libico… Non verremo mai a capo di questa minaccia se non uniremo a un forte impegno diplomatico e politico anche lo strumento militare”. Penso che sia vero, con buona pace di tanti amici che hanno fatto di un pacifismo vegano la loro bandiera, ma quello che ci impedisce di eliminare le basi del Daesh – e con esse l’esempio, il motore delle stragi, il luogo del viaggio iniziatico prima di farsi kamikaze – è il nostro legame con l’imperialismo. Il fatto che siamo alleati degli ideologi e dei finanziatori sauditi, che l’amico Israele preferisca tenersi a due passi Daesh anziché avviare un dialogo – lo so, difficile – con l’Iran, che siamo corrivi con la Turchia, paese Nato, pronto a usare le bombe islamisti contro curdi e russi. Continua la lettura di Il mondo brucia