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Caffè…senza connessione

Mi scuso per non aver servito, stamani, il solito Caffè. In realtà l’ho registrato alle 8,30 ma a Milano, dove mi trovo per un convegno sulla ricerca, non sono riuscito a trovare una connessione in grado di caricare il video su Faceebok.

Nel caffè odierno parlavo di Paola, naturalmente. Morta di fatica sui campi, vittima della “modernità” perché i suoi aguzzini, ora arrestati, non sono i caporali d’un tempo ma signori in giacca a cravatta, gestori di un’agenzia di lavoro interinale. Parlavo del terremoto e dei ritardi. Scrive Fiorenza Sarzanini che sono 11.263 le persone senza casa, 9mila tuttora ospitate in residence e alberghi, 4 edifici su 10 sono inagibili e delle 3mila “casette” promesse ne sono state ordinate 1.470 e consegnate 18. Citavo la vicenda di Bollorè, patron di Vivendi, indagato per agiotaggio – titolone sul Corriere – per aver rotto a luglio con Berlusconi facendo crollare i titoli mediaset in modo da comprarli sotto costo e lanciare un’Opa ostile in dicembre. E del Fatto Quotidiano che titola “Lotti raccomandò a Emiliano l’amico d’affari del papà di Renzi”. Continua la lettura di Caffè…senza connessione

Che fare o con chi farlo?

Accozzaglia o patrioti?

Quelli che votano No. Due giorni tra Altamura e Taranto, Ginosa e Laterza, insieme a molti insegnanti, ad ex operai italsider, giovani che si occupano di tecnologia, precari, contadini e amministratori, tutti decisi a votare No. Non capisco come si possa raccontare questa Italia come un pericolo per l’Italia, questi italiani come bastian contrari nemici di ogni progresso e cambiamento. Oltre il mio piccolo, ma non trascurabile, universo, sempre in Puglia, Emiliano, Camuso e Smuraglia animavano una grande manifestazione a Bari. A Taranto un’altra solo per i 5 stelle. Italie diverse che tornano in piazza, piene di speranza – a me pare – e non di rancore, con proposte, magari diverse, ma con l’intenzione comune di ri-fondare la politica sulla rappresentanza, di ridare agli elettori il diritto di eleggere i loro deputati e i loro senatori. Senza più liste bloccate e con meno ricatti e meno ricatti degli apparati di partito. Non ho sentito, nelle sale, in piazza, o più tardi a cena, la trita retorica che celebra la “costituzione più bella del mondo”, né il tabù per cui non si potrebbe in nessun modo cambiare”. Piuttosto critiche, a mio parere fondate, sul modo confuso e strumentale con cui i nuovi costituenti hanno preteso di riformare. Sul metodo, fatto di strappi, di ricatti mediatici, e atti di forza parlamentare che ha caratterizzato l’iter della legge. Continua la lettura di Accozzaglia o patrioti?

Rischio Trump e rischio Italia

La linea dura di Trump, scrive il Corriere. Ha scelto come consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, un generale “democratico”, mandato anzi tempo in pensione perché durissimo coi paesi islamici e dialogante con Putin. Vuol nominare al vertice della giustizia Jeff Session, un giudice federale scartato per le sue posizioni razziste (pare abbia detto: “non avrei nulla contro il Ku Klux Klan, ma ho saputo che fumano erba”). A capo della CIA Mike Pompeo: fanatico della guerra d’Iraq, quando ha difeso il diritto dei contractors usare la tortura e ora vorrebbe cancellare il trattato tra Stati Uniti e Iran. Trump torna a far paura. Dopo la sorpresa per la sua elezione, le élites finanziarie, politiche e giornalistiche avevamo provato a farselo piacere. Ma che sarà mai? Saprà moderarsi, al massimo ci penseremo noi a moderarlo. Invece una rivoluzione è una rivoluzione: con Trump la destra più radicale ed estrema entra alla Casa Bianca. Bisognerà prenderle le misure. Continua la lettura di Rischio Trump e rischio Italia

Morte di un mafioso

Sì, ho alzato la paletta, dice Vito Piccarreta e la sua immagine, con la paletta verde in mano, appare oggi su tutti i giornali. Una faccia da democristiano – si sarebbe detto un tempo – fiero della divisa, soddisfatto dei pellegrinaggi della moglie a Medjugorje, bonario. I treni erano in ritardo, ne è arrivato uno: paletta verde, e poco dopo un’altro, nella stessa direzione. Questo secondo, però, si sarebbe dovuto fermare perché intanto, da Corato si era mosso un treno per Andria, questo in orario. Il fonogramma è partito? Piccarretta non lo ha letto? Il “collega” a Corato non si è fatto problemi perché il suo, di treno, era arrivato all’ora giusta? 23 famiglie distrutte, troppe altre ferite, nella carne viva o nell’anima. Pare che costasse appena 4 milioni il congegno automatico che blocca i treni, se vanno uno contro l’altro. È obbligatorio sulle reti pubbliche, non su quelle private. Ma – si dice ora – quella ferrovia privata “era un fiore all’occhiello della Puglia”. Certo, ma senza l’obbligo di comprare e istallare quel dispositivo. La Puglia non è il sud abbandonato. È anche vero, ma in Puglia, come in tutta Italia, una cosa è l’alta velocità, un’altra sono i treni per pendolari. Il profitto conta, e il cliente che paga bene merita rispetto. Ma in un paese civile viaggiare in treno è un diritto. E uno stato, che prende le tasse, deve garantire diritti e pubblico servizio. Perciò il dolore si trasforma in rabbia. “Chi comanda – politici, capi delle ferrovie, imprenditori degli appalti – non prende il treno”. Se deve andare ad Andria o Corato, usa l’alta velocità, o prende l’aereo fin dove è possibile, poi lo aspetta una macchina con autista. È populismo, questo? È come dire: piove governo ladro? Probabile, ma non è del tutto falso. Continua la lettura di Morte di un mafioso

Binario unico

Binario unico. L’Italia si sente così. La strada è segnata dalle rotaie, non si può che andare avanti, senza alternative, senza vie di scampo. La tragedia ferroviaria tra Andria e Corato è la metafora della condizione comune. Meglio, della sorte che investe gli studenti, le mamme che vanno in città a comprare, il personale ferroviario, le famiglie di ritorno da vacanze low cost, o una ragazza che corre dal fidanzato, tutti pendolari. Un’altra Italia, quella che dovrebbe provvedere, che si è data il compito di decidere, corre a velocità così alta da non saper mai dire di chi sia la colpa. Non sa perché lavori programmati nel 2007 non siano neppure cominciati, e come mai gli investimenti stanziati dall’Unione Europea non si riescano a spendere. L’Italia sul binario unico muore, l’altra non capisce come sia potuto accadere. Ecco i titoli: “Morire sul binario unico”, Corriere della Sera, “La strage sul binario unico”, La Repubblica, “Apocalisse sul binario unico”, La Stampa, e infine “Binario morto”, Il Giornale. Continua la lettura di Binario unico

L’Italia dello zero virgola

Scontro totale, il Corriere, resa dei conti la Repubblica: si parla delle primarie Pd. A Napoli l’apparato del partito ha dichiarato in fretta la sconfitta di Bassolino (per 452 voti) cancellando quel video che sembrava testimoniare una compravendita di voti, a Roma ha fatto scomparire un bel po’ di schede bianche abbassando il numero dei votanti a 44mila, meno della metà della volta precedente. “Partito diabolico” commenta Bassolino, che secondo il Corriere “ora pensa a una lista separata”. Fassina incontra Marino per discutere, pare, di eventuali primarie a sinistra, alle quali potrebbe aggiungersi Massimo Bray. Maria Teresa Meli annuncia: “Ora Renzi vuole un documento per vincolare la minoranza interna”, da fare approvare dalla direzione del 21. Massimo Franco parla di “pasticcio che mostra affanno”, “crisi di leadership e di modello di governo”, “imbarazzo e sottovalutazione” e del “dubbio insidioso che appaia malato l’albero del Pd, non solo alcune mele”. Continua la lettura di L’Italia dello zero virgola

Harem,musei e guerra di dati

I vescovi passano agli insulti, dice il Giornale. Più prudente Repubblica scrive: “Nuovo affondo di Galantino. Politici corrotti”. La politica? “Un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”: questa la frase dello scandalo ma l’oggetto dello scandalo è il testo della lectio magistralis  su Alcide De Gasperi che Corriere e Caffè avevano anticipato ieri l’altro. Galantino sostiene che  quel politico decisionista rispettava il Parlamento e decideva in Parlamento, aveva una visione di futuro e un’idea per l’Europa. E i novelli statisti no? Eh già, no. Tant’è che Berlusconi un giorno fa la corte al “piazzista” Salvini, l’altro al decisinista Renzi. Tant’è che pare si stia lavorando a un ridicolo compromesso,con senatori semi eletti, per varare a tutti i costi una pessima riforma costituzionale. Tant’è che ogni  giorno il premier dà i numeri della ripresa, senza null’altro proporre a chi è in difficoltà se non l’ormai trito “fidatevi di me”.

Lo sdegno unanime di destra e sinistra contro la chiesa di Francesco non è nuovo. Ricordo quanto mi divertì veder tornare tanti senatori cattolici col volto scuro, frustrati e offesi dopo che il Papa li aveva convocati all’alba, gli aveva fatto fare anticamera e popola messa li aveva licenziati senza una carezza né una personale apostolica benedizione. Ora il coro di protesta diventa tuono perché Galantino non è infallibile e gli si possono insegnare le buone maniere. Un coro di perdenti, direi.  Perchè oggi giova alla chiesa prendere le distanze dal “piccolo harem di cooptati e di furbi” che siamo diventati dopo 3 voti con il porcellum e in attesa del quarto con l’Italicum.

Strappo sui musei, sono stranieri 7 direttori su 20, titola il Corriere. E la metà dei prescelti sono donne. Non commento. Vedremo se i nominati si mostreranno più capaci e autonomi dei licenziati. Aspetto persino di vedere se mai Maggioni e Dall’Orto riusciranno a combinare qualcosa con la Rai, figurarsi se non sospendo il giudizio su persone che possono vantare rispettabili curricula. Certo la scelta di Franceschini puzza di marketing e trasuda politicamente corretto. Bisognerebbe ricordare al ministro e al suo premier che un altro decisionista, Deng Xiao Ping, amava dire che più del colore dei gatti contava la loro capacità di prendere i topi.

Cassa integrazione: a luglio meno 27%. Solo il Sole (scusate il bisticcio) fa il titolo sull’ultimo dato dell’Inps. Nonostante Renzi abbia commentato “finalmente le cose cambiano”. Cambiano? Queste fluttuazioni mensili non fanno primavera. Può darsi che la cassa in deroga abbia ridotti i suoi interventi perché mancano i soldi per finanziarli: invece che cassaintegrati, licenziati. E che le richieste di sussidio di disoccupazione diminuiscano anche perchè -come scrive Palombi sul Fatto- il nuovo sussidio, il Daspi, è ancora in rodaggio. Vedremo.

Moody’s prevede crescita modesta per l’Italia, intorno all’1%, e disoccupazione che non scende affatto. Intanto gli sbarchi dei migranti in Europa sono triplicati (100mila solo a luglio), la Germania deve fare i conti nel 2015 con 750mila domande d’asilo -titolo della Stampa- e la borsa di Shangai perde il 6 per cento e trasmette inquietudine ai Brics (paesi emergenti che trainavano la locomotiva). El Pais segnala che la catastrofe di Tiuanjin sta muovendo un conflitto politico in Cina (avevo parlato di lotta di classe, per le condizioni di vita e lavoro, per l’inquinamento e la corruzione). Mentre da noi il manifesto dedica il titolo, “Come mosche”, ai braccianti che muoiono di fatica in Puglia. Ieri un uomo di 42 anni è stato colpito da infarto ed è finito in coma. Lavorava per la stessa agenzia di lavoro interinale della donna che era morta di fatica un mese fa. Servirebbe una politica capace di uscire da quel piccolo harem.