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Torna l’Italia del Sì. Votiamo No

Torna l’Italia del sì. Quando ho sentito Matteo Renzi che lo diceva, tre foto mi hanno preso la mente. L’Italia in camicia nera che diceva sì a Mussolini, Eia,eia, alalà. L’Italia di Pio XXII, che portava in giro madonne pellegrine e scomunicava comunisti e braccianti del sindacato. L’Italia che saltellava al grido “chi non salta comunista è, è” lanciato da Berlusconi, sul palco con Fini e Casini. Amo un’altra Italia, quella di “chi vide sotto l’etereo padiglion rotare più mondi e il sole a irradiarli immoto”: era un toscano, nativo di Pisa. E di chi “temprando lo scettro ai regnatori, gli allor ne sfronda e alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue”: questi nacque addirittura a Firenze. L’Italia di Cesare Beccaria: “Dei delitti e delle pene”. Di Antonio Gramsci: “ mi piace essere l’acido corrosivo dell’imbecillità”. Di Vittorio Foa: “essere a sinistra vuol dire vivere oggi e contemporaneamente domani”. Continua la lettura di Torna l’Italia del Sì. Votiamo No

Quando passa ride tutta la città

I gufi sono il settanta per cento. Proprio così: il 72% degli italiani ritiene che l’occupazione in Italia “non sia ripartita”. Il 68 che sia aumentato il fenomeno del lavoro nero, il 73 che ci sia oggi più precariato. Quanto al jobs act, per il 32% ha peggiorato la situazione del lavoro, solo per il 6 l’ha migliorata mentre un 39% pensa che sia troppo presto per dirlo. E per i giovani? Il 67% vede nero: il futuro sarà peggiore, per il 19% non sarà migliore dell’oggi. Dati offerti dal sondaggio Demos Coop, illustrati per Repubblica da Ilvio Diamanti. Matteo Renzi ha così scoperto che l’Italia è un paese di Gufi. Inutile scapicollarsi a Reggio – foto con i bronzi di Riace – per ripetere: “L’italia riparte”. Controproducente la furtiva apparizione alla stele che ricorda a Palermo il massacro di Pio La Torre e Rosario Di Salvo per dire, come un qualunque politicante dell’area grigia: “La Mafia unisca e non divida”. Continua la lettura di Quando passa ride tutta la città

Un No per la democrazia

“Ecco chi sapeva, quelle telefonate su Quarto e 5Stelle”. Il Corriere pubblica stralci di telefonate della Capuozzo, “il sindaco (che) resiste a Grillo”, come scrive Repubblica, provocando una “Bufera a 5 Stelle”. Ma alla fine, a Quarto, cosa è veramente successo? Alfonso Cesarano, boss di Camorra, a maggio avrebbe voluto far votare Pd, nella persona di tale Mario Ferro, ma la lista non fu ammessa e così il bravo camorrista spostò i suoi voti su un altro politico locale, Giovanni De Robbio, candidato dei 5 stelle ed espulso dal movimento solo un mese fa. E il sindaco che c’entra? Per conto del boss De Robbio avrebbe cercato ricattare Rosa Capuozzo facendole vedere la foto di un ex tipografia del marito parzialmente trasformata in abitazione. Abuso “sanabile” qualora la mansarda sulla tipografia fosse stata abitata dal 2003. Purtroppo la foto è posteriore e una perizia mostrerebbe che “i lavori erano in corso” ancora l’anno scorso. Come reagisce la prima cittadina? Informa i leader del (suo) movimento perché intervengano, ma intanto pubblicamente tace, per preservare il blasone dei puri e degli onesti. Fino a quando non viene travolta dallo scandalo: lo chiede Saviano, Grillo la caccia. Quale lezione da trarre? Che in politica non basta dirsi puri né tagliare teste. Perché in prima fila, a vederle rotolare quelle teste giù dalla ghigliottina, si possono sedere anche mafiosi e affaristi. “La mafia non è qui, la mafia è a Roma. La politica è la vera mafia”. Quante volte l’avrò sentito? Oggi 5 Stelle perdono la verginità. Chissà se capiranno che l’invidia sociale è un pessimo surrogato della lotta di classe e che democrazia e trasparenza interna tutelano l’onestà delle intenzioni meglio del furore settario e del capo garante. Continua la lettura di Un No per la democrazia

Il pericolo che incombe

Invito alla calma dei leader occidentali, “dopo l’esecuzione ad opera dei Sauditi di un religioso sciita”. Ci vuole il Financial Times per narrare la paura del dire, il timore di agire in modo precipitoso, che è scoppiata nelle cancellerie d’Europa e d’America. L’Arabia Saudita, dopo aver lanciato lei il missile, ammazzando il leader della sua minoranza sciita, ora si finge indignata perché a Teheran hanno preso d’assalto il suo consolato e perché “la guida suprema” Khamenei ha evocato “la vendetta divina”, e rompe ogni relazione con l’Iran. Continua la lettura di Il pericolo che incombe

Quelle “unioni” che disturbano

L’Italia riconosca le unioni gay. La sentenza delle Corte europea di Strasburgo fa titolo ovunque e viene apprezzata da Zagrebelsky, Stampa, e Rodotà, Repubblica. Le moderne democrazie liberali allargano la sfera dei diritti ed è giusto che le corti ricordino alla politica quel che la politica spesso vorrebbe dimenticare. “Boschi: unioni civili entro l’anno”, scrive il Corriere. Dunque, un rinvio. Per non turbare l’alleanza con Ncd, per non trovarsi a dover votare (orrore, orrore) insieme ai senatori a 5 stelle. Si rinvia anche sull’arresto di Azzolini, sulle elezioni in Sicilia, su Roma. Il nuovo rito democratico renziano -che tanto piace al professor Cassese, Corriere- prevede che il governo prima conti i voti, scelga se gli conviene imbarcare questo o quell’altro, solo dopo manda la legge in aula. Per ratificare.

Rapiti, la pista dei trafficanti.Questi nostri ragazzi uccisi a Suruk. Il primo titolo del Corriere,il secondo della Stampa. Il primo racconta dei 4 italiani che lavoravano in Libia e sono stati rapiti – spero che li trovino presto e li riportino a casa. Il secondo di 32 ragazzi curdi, nostri fratelli, la meglio gioventù, studiosa e appassionata, prontia a combattere per difendere i diritti dell’uomo e la libertà: sono stati ammazzati da un (o una) seguace del Califfo che ha fatto esplodere il suo corpo pur di compiere la strage. La guerra mondiale a pezzi si ayavvicina, ma troppi girano la testa e ripetoni “a me che importa?”. Ha ragione Moni Ovadia, che scrive sul Manifesto: “il colonialismo è stato il più grave e perdurante crimine della storia dell’umanità”. Quel veleno ci torna in faccia, dalla Libia, dai confini con la Siria o dall’Eritrea.

Combattiamo con durezza i barbari che ammazzano bestemmiando Allah, ma ricordiamo -sempre con Moni- che “il vero sparticque tra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’immigrazione”. Una signora mi ha scritto via twitter: “Lo dica alle due ragazze stuprate, in un parco a Reggio Emilia e su un treno in Toscana. Se fossero sue nipoti?” Nonostante i capelli candidi, ho una figlia di 21 anni e una di 13, e temo, per loro, che la violenza possa venire piuttosto da un italiano, che ha perso tutto nella crisi, anche la dignità. Perchè vedo, leggo e so che le infamie commesse in Italia da Italiani sono più numerose di quelle, ugualmente esecrabili, degli immigrati. Sia in termini assoluti che relativi.
Il gran capo della Toshiba si dimette dopo aver gonfiato i profitti per un miliardo e 200 milioni. Titolo del Financial Times. É il capitalismo bellezza, al tempo delle bolle finanziarie. Profitti virtuali per lucrare in borsa, debiti inesigibili e ricette che affamano dipendenti e ceto medio, pur di sostenere la bolla e surrogare la menzogna globale. Ma il bravo Fubini, Corriere, si diverte a sfottere “i nobel narcisisti” che avrebbero perso “la sfida ellenica”. Delusi da Tsipras – scrive- quando hanno scoperto che non aveva un piano B a parte la resa. “Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo per aver rifiutato di commettere suicidio. So che avete sofferto, dai vostri sofà”. Efficace, ma su Repubblica, che traduce dal New York Times, Krugman insiste: “A mio giudizio l’uscita (della Grecia) dall’euro si rivelerà ancora necessaria e, in ogni caso, sarà essenziale alla cancellazione di gran parte del debito”.

La vendetta delle renzine. “Perso io? -dice lady like Moretti, asfaltata da Zaia- mi hanno vestita come un autoferotranviere e tenuta lontana dalla tv. Poi, la riforma della scuola e il jobs act: io sono d’accordo ma la gente non ha capito”. Lella Paita si rifiuta addirittura di salutare il ministro (ligure) Orlando: “non mi ha sostenuto”. Piccoli guai per l’arrotino. Più serio l’avvertimento di  Piero Ignazi, secondo cui il Pd non può trasformarsi in un partito anti tasse di rito reganiano. “Un partito può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche”. Repubblica, pagina dei commenti.