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84 morti, 100 feriti. Nizza

C’erano bambini, giovani madri, fidanzati con la mano nella mano. Nonni e ragazzi a godersi l’aria della sera, col naso in su a guardare la luna e lo spettacolo dei fuochi su la promenade des anglais, lungomare elegante di Nizza. Erano le 22,40. Un camion bianco, lungo 15 metri, si è lanciato sulla folla. Sterzando a destra e a sinistra per prendere sotto quanti più birilli. Solo che i birilli erano persone, turisti arrivati in Côte d’Azur, francesi in festa per il 14 luglio, anniversario della rivoluzione del 1789, festa nazionale. Due chilometri di corsa: almeno 84 morti, oltre 100 feriti e fra questi almeno 15 in condizioni gravissime. L’autista è stato ucciso, pare da un agente in scooter che si è affiancato alla cabina di guida e gli ha sparato. Sul camion – dicono le autorità locali – sono state trovate armi e granate.

L’apocalisse del nostro tempo, che rivela il volto disumano dell’uomo. L’odio per chi vive, per chi ama o va in vacanza. “L’attacco alla Francia”, così titola La Stampa, il terzo in 18 mesi, dopo Charlie Hebdo e il Bataclan. Dunque era un terrorista islamico alla guida del camion della morte? Sono stati trovati documenti di un franco-tunisino, Hollande ha parlato di “attentato islamista”. Continua la lettura di 84 morti, 100 feriti. Nizza

Tregua referendaria

Intercettazioni non si cambia, scrive il Corriere. “Renzi sfida le toghe: lavorate di più”, fa eco la Stampa. Va in pagina il contrordine di Palazzo Chigi. Con il referendum sulle trivelle domenica, il caso Guidi ancora fresco di petrolio, i sondaggi di Ilvo Diamanti che dimostrano come l’Italicum sembri fatto apposta per favorire la convergenza dei voti al ballottaggio (tra 5 Stelle e Lega) contro l’attuale premier, e ormai in vista il referendum costituzionale, quello che “se lo perdo – ha detto Renzi – smetto di far politica”, è meglio non andare a testa bassa contro le toghe. La suggestione del bavaglio alle intercettazioni non è morta: la ripropone, per Repubblica, il ministro NCD Costa, mentre Felice Casson spiega al Fatto come il cavallo di troia si trovi nella proposta di riforma del processo penale, sotto forma di una delega al governo sulle intercettazioni; “quasi incostituzionale” lamenta Casson perché del tutto generica. Per ora Renzi ha altre gatte da pelare e già Stefano Folli “prevede” che cambiarà l’Italicum, non subito che perderebbe la faccia, ma dopo il referendum d’ottobre. Continua la lettura di Tregua referendaria

Col senno del poi

Impressionante come la sappiamo lunga, dopo! Altan. “Undici arresti, cellula annientata”, dice Repubblica. “A Bruxelles preso un pesce grosso”, Corriere. “La doppia offensiva contro l’Isis”, Stampa. E qui ci si riferisce anche all’attacco siriano (reso possibile dall’aiuto russo) che sta strappando Palmira al Daesh, e a quello americano, che ha portato all’eliminazione di Haji Imam, uno dei caporioni, che sarebbe stato meglio catturare vivo (7 milioni la taglia) ma che alla fine è stato ucciso. I giornali oggi sottolineano il nesso inscindibile tra terrorismo, a Parigi e Bruxelles, e i viaggi dei kamikaze, tra Siria e Iraq. “La strage del Belgio, il deserto siriano: i due livelli della cellula”, riassume il Corriere. “Belgio Siria andata e ritorno”, – scrive Repubblica – “così i jihadisti delle stragi hanno attraversato l’Europa”. Ma se la stessa cellula ha fatto strage il 13 novembre a Parigi e il 22 marzo a Bruxelles, che cosa abbiamo fatto “noi”, francesi e belgi, cosa noi europei per ben 130 giorni? In Turchia avevano arrestato ed estradato uno dei terroristi: appena arrivato è stato rimesso in libertà. Il diavolo artificiere era noto da due anni. Continua la lettura di Col senno del poi

Difendiamo le città, denunciamo la barbarie

Europa sotto attacco. Tutti i grandi giornali italiani, francesi, inglesi, spagnoli titolano così. E non solo perché Bruxelles è la città che ospita le istituzioni europee: le immagini dell’aeroporto dopo l’esplosione, due donne ferite sul sedile della metropolitana, fanno intendere che sotto minaccia c’è il nostro stile di vita, il bisogno di spostarci più volte al giorno, la possibilità di viaggiare in sicurezza, i diritti, l’aria aperta e libera delle nostre città. Ed è unanime la constatazione che non possiamo, e non dobbiamo, abituarci al terrore, che occorre reagire. Come e contro chi? Il giornale, con tutte le destre al seguito, titola “Cacciamo l’islam da casa nostra”. Guerra di religione e respingimenti. Che sarebbe come voler svuotare il mare con un cucchiaio: l’islam è tra le religioni monoteiste quella che cresce di più, e non ci sono muri né mari che fermano le grandi migrazioni, che fanno parte da sempre della storia dell’uomo. Lutwak, in televisione, urla contro il buonismo, contro il senso di colpa di noi imbelli occidentali. E lo fa per nascondere le fregnacce dell’imperialismo americano. Continua la lettura di Difendiamo le città, denunciamo la barbarie