Archivi tag: Scalfari

Atac: serve una scelta

“Raggi chi critica è fuori”, titola Repubblica, “Su Roma lo scontro Pd-M5S”. Anticipata dai social, la sindaca ha richiamato i 5 stelle al loro orgoglio: non siamo noi i corrotti, né abbiamo provocato noi – ma chi ha governato prima – il dissesto della Azienda Roma. Sulla seconda affermazione ha certo ragione. E anche sulla prima, sebbene sembra che il consigliere Stefàno abbia “raccomandato” al manager Rota una società privata per un appalto, e questo, anche se di per sé non prova alcuna “corruzione”, dimostra però che certe cattive abitudini possono filtrare anche fra gli “onesti”. Continua la lettura di Atac: serve una scelta

Crolla l’ultima certezza

Crolla l’ultima certezza: che l’acqua fosse abbondante a Roma. Così era stato dai tempi dell’Impero, per quella meraviglia di acquedotto avuto in dote, per la generosa riserva del lago di Bracciano. I nasoni – così si chiamano, per via del loro aspetto, le fontanelle romane – dispensavano frescura e acqua buona (migliore della “minerale” in plastica) a tutte le ore del giorno e della notte. Non è più così. Il lago si asciuga, l’acqua potrebbe essere razionata ai romani (ai quali già si rimprovera di consumarne 50 litri al giorno più della media nazionale). Riscaldamento globale, sprechi insostenibili, liti fra amministratori. La Stampa dedica alla siccità la sua apertura, il Corriere le pagine 2 e 3, il Giornale dà la colpa a Raggi e Pd. Continua la lettura di Crolla l’ultima certezza

Terrorismo, trumpismo, renzismo

L’anatema di Veltroni..e Scalfari

Governo senza data di scadenza

Pronto! Verso l’incarico. Conto alla rovescia. Repubblica, Corriere, Stampa sono certi che già questa mattina Mattarella darà l’incarico a Paolo Gentiloni, farà quel nome che ieri la delegazione del Pd non ha voluto proporgli. Per rispetto del Capo dello Stato e della sua autonomia, hanno detto gli interessati. Per far apparire meglio che le carte in realtà le sta dando Renzi, con le sue consultazioni parallele tenute a Palazzo Chigi, sostengono Fatto e Manifesto. Intatti titolano: “Rieccolo!” e “Secondo Matteo”. La ragione di questa ultima notte senza nome potrebbe però essere un’altra. Prima di conferire l’incarico, Mattarella avrebbe voluto sottolineare che quello Gentiloni sarà “un governo con pieni poteri” senza data di scadenza scritta sul retro. Perché “bisogna armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato” – ha detto egli stesso – e perché urgono “adempimenti e le scadenze di politica interna e internazionale e la ricostruzione del dopo terremoto”. Se qualcuno vorrà defenestrare in primavera il Presidente incaricato, dovrà chiederlo apertamente o votargli la sfiducia. Così il Giornale commenta: “Non si vota subito”. E aggiunge: “Mattarella non fa il gioco di Renzi”. Continua la lettura di Governo senza data di scadenza

Le lotte dopo Trump

Che cosa cambierà con l’elezione di Trump? Si chiude Le Monde. “Trump smonta l’era Obama” è la prima risposta, sommaria, di Repubblica. Eppure Obama, sottolinea il Corriere, gli tende la mano: “Ora collaboriamo”. Ma nelle città migliaia di americani urlano “Non è il nostro presidente” e qui da noi la Stampa titola “Il giorno delle due Americhe”. Prima di provare a rispondere alla domanda del Monde, cioè di avventurarmi in un esercizio necessario, quanto rischioso, quello delle previsioni, permettetemi di aggiungere al Caffè di ieri ancora tre brevi constatazioni sul voto dell’8 novembre. La prima: Hillary Clinton e i democratici hanno ottenuto circa 200mila voti in più ma, come già era successo nel 2000 a Gore contro Bush, hanno perso nella maggioranza degli Stati e in ciascuno Stato chi vince prende tutto. Un baco nella democrazia prodotto dal sistema maggioritario? Diciamo, per onestà, che in America è vero solo in parte, perché si tratta di un sistema federale e quindi ha persino senso che il numero degli Stati conti un po’ più del numero dei votanti nella scelta del Presidente. La seconda constatazione riguarda il voto nelle città: in tutte quelle – e sono tante – con più di un milione di abitanti, Trump ha perso. America divisa? Sì, America divisa. Noi possiamo constatare, in modo autocritico, di aver espulso la sofferenza e il disagio dalle città, con il risultato di isolarci. Per Trump il problema è: come governare contro le città? Terza notazione: Andrea Montanino, nel pezzo che apre la Stampa, scrive che “se nel 2007 il valore della ricchezza posseduta da una tipica famiglia del ceto medio era circa 160 mila dollari (ndr lordi), dopo sei anni questo valore è scivolato a 98 mila dollari. Il ceto medio ha sì mantenuto o ritrovato un lavoro, ma è più povero”. Perché questa evidenza è stata fin qui nascosta? Continua la lettura di Le lotte dopo Trump