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Piggy e il predatore

Se sei Trump, alle donne puoi fare ciò che vuoi. Quel fuori onda di molti anni fa sta costando molto caro al candidato repubblicano. Non solo perché declassa le donne a semplici oggetto di consumo. Interessanti, come Alicia Machado, quando conquistano la corona miss universo, ma che tornano oggetto di disprezzo, semplicemente Piggy, se prendono qualche chilo in più. Quella frase racconta altro: mette il cartellino del prezzo alla preda, e trasforma in predatore autorizzato un maschio con il portafogli gonfio, politico di successo o star della Tv. Spettacolo indecente. Vi immaginate se in Cane di Paglia, Charlie Venner avesse avuto pancia, dita piccole, ciuffo posticcio e i modi di Trump? Il fuori onda ha svelato il trucco, ora Donald è nudo e non è granché bello da guardare. Ora il maschio ammiccante che gli gridava “Dagli sotto”, ora la donna avida che commentava “Però!” ora si vergognano di lui. Perché non è altro che un imbroglio, uno della casta che finge di voler spazzare gli altri della casata, ai quali però è legato perché, come loro, si può permettere di comprare e dunque di predare. “In bilico la candidatura”, titola la Stampa. “Non lascio”, risponde Trump dal titolo del Corriere. Fatto sta che il suo vice designato, Pence, si dissocia e annulla un comizio e anche la moglie Melania (era scomparsa dopo la performance alla primarie) ora lo critica. I repubblicani vorrebbero sostituirlo, ma non sanno come. La Clinton ringrazia. Mentre lo scoop del Washington Post su Trump ne oscura uno di Wikileaks, che ha pubblicato certe mail di Hillary: “Sono lontana dalla gente”, “Aiuto le banche a crescere”. Continua la lettura di Piggy e il predatore

Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?

Abbottonatissima, Virginia Raggi schiva le domande del Corriere. Minimizza ma non nega i contrasti tra i 5 Stelle – e come potrebbe? – né esclude che siano stati commessi errori. Non insulta i collaboratori che aveva scelto e che l’hanno abbandonata, ma fa intendere di sentirsi sollevata ora che non li ha più intorno. Si vanta della sintonia con Grillo ma non svela cosa Beppe gli abbia scritto nel messaggio di sostegno. Quanto a Roma e ai suoi problemi, si limita a vantare l’intervento estivo per superare “il caos – l’emergenza – rifiuti”. Se fossimo negli Stati Uniti, si direbbe che Virginia cerchi di minimizzare il danno, senza mostrarsi scossa né annunciare svolte. Intanto su Repubblica Ilvo Diamanti scrive che per i 5 Stelle la crisi romana potrebbe rivelarsi salvifica se “costringerà il M5S non solo a “normalizzarsi”, ma a “politicizzarsi”. A diventare – e ad accettare di essere – una forza politica, e non solo antipolitica. Una possibile alternativa di governo”. Diamanti prevede che “M5S dovrà strutturarsi, formare gruppi dirigenti, stabilire contatti e collegamenti con la società, con i circoli e gli ambienti intellettuali e “specialisti”. Così facendo, cioè strutturando in modo non effimero un terzo polo, Partito non più Movimento, i 5 Stelle potranno “evitare il ritorno alla storica anomalia. Continua la lettura di Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?