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Sul ritorno di Renzi

È tornato, per il Corriere: “Mattarellum e voto in aprile”. Non è più lui, per il Fatto: “pure Renzi commissariato”. “Un’autocritica che non convince”, scrive Stefano Folli per Repubblica. “Ho sbagliato e ho perso, anzi “straperso perché non mi sono fatto capire dagli italiani…perché non abbiamo saputo usare il “web” e ci siamo arresi alle “bufale” diffuse via internet dagli avversari”. Ma mi faccia il piacere, rubo la celebre frase al principe De Curtis! “L’autocritica di Renzi sarebbe stata molto più convincente se si fosse addentrata nella vera contraddizione di quei sette mesi di campagna elettorale: credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera.Viceversa l’epica renziana andava in una direzione mentre il paese arrancava in un’altra”. Insomma non si salvano dalla sconfitta (come invece Renzi ha tentato di fare) jobs act, buona scuola, bonus e sgravi fiscali. Perché, quanto meno, quelle riforme non hanno avuto l’esito vantato e i giovani si sono sentiti traditi da rassicurazioni menzognere. Continua la lettura di Sul ritorno di Renzi

Referendum

Il giorno dei colpi bassi, titola La Stampa e si riferisce alle inchieste sulle firme false del Movimento 5 Stelle e a quella per voto di scambio dopo le recenti esternazioni di De Luca. “Le inchieste agitano il voto”, fa eco il Corriere, mentre Repubblica affida a Massimo Giannini una analisi sul caso De Luca dal titolo: “Se l’impresentabile diventa indifendibile”. «Vi piace Renzi, non vi piace Renzi, a me non me ne fotte un cazzo». Così De Luca che subito spiega: contano i soldi che il governo ci dà: “Gli abbiamo chiesto 270 milioni per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì. Abbiamo promesse di finanziamento per Caserta, Pompei, Ercolano e Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi: 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli… Che dobbiamo chiedere di più?» Dunque: “Dobbiamo parlare con i nostri riferimenti. Il mondo delle imprese, gli studi professionali…Il comparto della sanità: questa non è la Toscana, qui il 25% è dei privati, migliaia di persone… Possiamo permetterci di chiedere a ognuno di loro di fare una riunione con i propri dipendenti e di portarli a votare». Naturalmente per il Sì. Voto di scambio? Decideranno i giudici. Ma Giannini si chiede: “Sono questi i campioni del “nuovo”, che dovremmo preferire ai rottamati dell’accozzaglia del No? Aspettiamo una parola di Renzi”. In un paese civile, quella di De Luca verrebbe considerata una gravissima chiamata in correità del Presidente del Consiglio il quale avrebbe subito preso le distanze. Invece la Camera ha votato l’emendamento per nominare De Luca commissario della sanità. Anche per Renzi sembrano contare solo i voti, che “gliene fotte” delle clientele. Continua la lettura di Referendum

Senatori,vil razza dannata

Governo battuto sulla Rai, scrivono Corriere e Repubblica, poi aggiungono rispettivamente: “ribelli Pd non FI”, “colpo a Renzi dei ribelli Pd”. Un “colpetto”, in verità, perchè la legge sarà approvata stamani. E con lei verrà l’amministrazione delegato di nomina governativa, per rafforzare ancora -dice Benedetta Tobagi- “il controllo dell’esecutivo sulla Rai”. Nell’azienda si accentuerà lo “spoil system”, che da 25 anni le impedisce di ripensare la missione del servizio pubblico. Una Rai non riformabile -dice Sergio Zavoli- “se i partiti non arretrano”. Invece il maggior partito della maggioranza arrafferà l’amministratore delegato, il partito più “disponibile” dell’opposizione, prenderà il Presidente.

Pur sempre un colpo alla narrazione renziana. Tanto che i droni del premier si sono scatenati in un vero pestaggio mediatico contro i 19 che con il loro voto hanno osato negare una delega in bianco al governo. Delega che avrebbe permesso a Renzi di chiudere o riaprire a piacimento il rubinetto delle risorse, di cambiare la Rai non riformandola ma minacciando di soffocarla. Questo mentre un’altra delega gli consentirà di sedersi al tavolo con Sky e Mediaset per disegnare il nuovo duopolio televisivo, questa volta privato-privato. Sui giornali un’eco del furore renziano si coglie nel pezzo di Marcello Sorgi per la Stampa: “Solerti e compatti nel salvataggio del collega inquisito Azzolini (sicuro, Marcello?) diciannove senatori della minoranza Pd ieri hanno mandato sotto il governo, votando con Forza Italia”!
Stefano Folli coglie invece “un logorio” del premier. Per Massimo Franco “è come se di fronte ad un Renzi che gioca a tutto campo, i suoi oppositori avessero deciso di fare lo stesso”. Ciò genera “instabilità”. Occhio,dunque, alla riforma costituzionale che si voterà a settembre

“Nessuno è un uomo solo al comando” ha detto il Presidente della Repubblica parlando dei suoi poteri, ma usando una frase che la minoranza Pd utilizza spesso a proposito di Renzi. “Non si può pensare – ha proseguito- che io possa intercettare o bloccare scelte politiche che competono al Parlamento e al governo”. Questa frase si comprende meglio se si è avuta la fortuna di leggere un vecchio saggio in cui Sergio Mattarella boccia il Senato delle Regioni e osserva come la crisi italiana sia stata provocata dall’incapacità dei governi più che dal bicameralismo. Idee di un deputato. Il presidente è arbitro. Nè le opposizioni né il governo, lo tirino per la giacca.

Sottosviluppo permanente, scrive il manifesto commentando dati della Svimez che raccontano un Sud d’Italia in 15 anni cresciuto la metà della Grecia, un italiano su 3  a rischio povertà, l’occupazione ferma ai livelli del ’77. Ieri Cuperlo e Speranza, portavoce della minoranza Pd che vuol giocare “a tutto campo”, hanno presentato un’interrogazione al governo sulle “promesse disattese”, sul ruolo “marginale” del sud nella strategia di governo, e sulla opportunità di un “ministero per la coesione sociale”. Non lo so. Detta così sembra che si invochino ancora aiuti e sostegno per il meridione. Provvidenze che finirebbero, come sempre, alle borghesie parassitarie e intermediarie, senza creare posti di lavoro né speranza. Credo che la vera questione meridionale oggi sia la questione democratica, in Italia. È dal sud che deve nascere una lotta di liberazione dal parassitismo e dall’intermediazione, da illegalità, corruzione, evasione fiscale. Insomma, dalle mafie.

Noi, d’altronde, siamo il mezzogiorno d’Europa. La frase è di Krugman e riguarda Italia, Grecia, Spagna e Francia. Oggi Fubini spiega che Schäuble vuole un governo “tecnico” dell’Europa per imporre ai paesi del mezzogiorno (mediterraneo) quel rigore che da soli non sarebbero capaci di adottare. O reagiamo e cambiamo davvero, noi del mezzogiorno d’Europa, o moriremo sotto il tallone tedesco. Lo strumentalismo politico (il trasformismo, se preferite) che ha spinto Renzi (via Zanda) a far “salvare” l’NCD Azzolini dall’arresto, a me par folle, non per la persona di Azzolini, ma per il segnale che emana. Dice Altan “Hai votato secondo coscienza? Sì,ma poi mi sono accorto che non era la mia”.