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Chi di annunci ferisce…

l Pil delude, l’Europa cresce poco, titola il Corriere. Dove l’talica delusione, solo + 0,2%, dopo tanto battage pubblictario, è persino aggravata dalla stagnazione francese nel trimestre e dalla Germania che rallenta, + 0,4. “Leggendo i commenti di ieri – scrive Dario Di Vico- si ha l’impressione che il Pil sia utilizzato, da una parte e dall’altra, per un referendum su Renzi”. È vero, ma la colpa è di Renzi che ha creduto di rendere potabili ogni genere di nefandezze, dall’Italicum alla legge sulla scuola fino alla riforma costituzionale, cantando “vincerò”, promettendo più lavoro per i giovani e nuovi agi per il ceto medio. Invece -constata Di Vico-  nè gli 80 euro nè il jobs act,nè la (poca) flessibilità concessa da frau Merkel al suo scolaro più diligente e neppure “le misure espansive della BCE” hanno “fatto bere il cavallo”. Così, “professando un ottimismo di maniera, (Renzi)  rischia di far diventare incolmabile la distanza tra la comunicazione di Palazzo Chigi e il sentire comune di una larga parte dell’opinione pubblica che stavolta abbraccia élite e popolo”. È l’errore più grave.

Solo quando avranno un presidente nero e ci sarà un papa latino americano, gli USA dialogheranno con Cuba. Fidel l’aveva detto nel 1973, di ritorno da un viaggio in VietNam. É successo: Kerry ieri ha visto sventolare la bandiera a stelle e strisce sul pennone dell’ambasciata americana a Cuba, ha mostrato rispetto per il governo di Raul Castro e ha chiesto più diritti per Cuba. Dopo 54 anni di embargo, di tentativi di abbattere il regime, di guerra non solo fredda. Ora tocca ai cubani accettare la sfida, abbracciare la libertà e i suoi vantaggi, senza tornare quello che erano prima del 59, un bordello e un casinò caraibico per americani ricchi, vecchi e mafiosi. Che sfida!

Tsipras trova l’accordo ma perde Syriza, Repubblica. Alexis ce l’ha fatta, l’Eurogruppo ha approvato il piano di prestiti per altri 86 miliardi, i tedeschi, scavalcati da FMI e BCE, hanno dovuto abbozzare, ma la scissione di Syriza, con Varoufakis che ha votato contro, sembra inevitabile. “L’Europa si vergogni -dice Galbraith a Repubblica- ha ricattato la Grecia e l’ha resa disperata”. Anche se nel protocollo strappato da Alexis ci sono più riferimenti all’autonomia del governo di Atene e capoversi che prevedono una sua libertà di manovra, la sostanza è il ritorno della Troika ad Atene e un piano di sacrifici che, secondo l’economista americano, soffocherà la Grecia. Nikos Pappàs, ministro alla Presidenza del Consiglio, la vede diversamente e presenta “il contro piano” di Tsipras al manifesto. Redistribuiremo il reddito, dice, pagheranno evasori, corrotti e ricchi, non il popolo. La verità – a me sembra è che Tsipras ha perso la partita ma con grande dignità ed è ancora in campo. Merkel, Hollande e Renzi, pieni di guai, non possono gioire. Tutto è ancora possibile, per l’Europa.

La Cina è vicina. Krugman spiega bene su Repubblica (pagina 9) il rallentamento dell’economia cinese, la tentazione di far cassa in borsa, la conseguente bolla speculativa, il tentativo dirigista del potere di riprendere il mano la locomotiva impazzita svalutando. L’economista liberal si dice preoccupato, teme che questi decisori di Pechino non abbiano capito che i mercati non si governano. Forse lo sanno, caro Paul Krugman, ma devono tener conto di una spinta interna che paventano quanto finanzieri ed economisti occidentali. Un tempo la chiamavamo lotta di classe. Non sempre – anzi il più delle volte non- si esprime con un programma politico, ma fa paura e conta lo stesso. Operai, ex contadini inurbati, famiglie cinesi non vogliono più soffocare nell’inquinamento, morire di fabbrica, o regalare ai figli asma e I-phone.

C’è vita a sinistra

Torna la sinistra, lacera, talvolta (ma non sempre) ha i capelli bianchi, difende i poveri e, per “lor signori”, come li chiamava Fortebraccio, è destinata a perdere. Ma fa paura. “Oggi il Partito Laburista si trova in pericolo mortale…il tesseramento è raddoppiato…ma molti accorrono tra le nostre file per sostenere la campagna di Jeremy Corbyn…Il partito si dirige a occhi chiusi e a braccia protese verso l’abisso, pronto a schiantarsi sulle rocce sottostanti”. Dice proprio così, Tony Blair e il Corriere pubblica, a pagina 13, il suo j’accuse contro un signore di 66 anni, che fa parte della Camera dei Lord, va in bicicletta e sostiene che “l’austerità ha fattito…perciò tanti giovani ci chiedono di smetterla di inseguire il modello capitalista”.Il prossimo 12 settembre Jeremy Corbyn potrebbe vincere le primarie del Labour Party.

Atene alza le tasse e vende i porti, Stampa. Non c’è dubbio che Tsipras abbia dovuto cedere per spuntare l’accordo con i creditori. È probabile che Syriza si divida ancora in Parlamento -la riunione cominciata ieri notte non si era ancora conclusa alle 7 di questa mattina- maa Financial Times racconta di una “riscossa greca” e di una “Germania isolata”, che critica Bruxelles e non gradisce il passaggio della BCE a fianco del Fondo Monetario, fondo che i miliatrdi ad Atene li vuol prestare pur sapendo che la Grecia non li restituirà se non in parte. Merkel e Schäuble volevano asfaltare la sinistra greca, cancellarla dal contesto dell’Europa. Missione tuttora uncompiuta.

Bernie Sanders, avete sentito il suo nome? Senatore del Vermont, si definisce “socialista” (cosa,in America, scandalosa), sfida Hilary Clinton alle primarie. A sorpresa il sindacato delle infermiere ha deciso di sostenerlo. É per i diritti civili, senza se. Vuole ridurre il peso delle lobby in politica. Chiede un salario minimo dignitoso e più tasse ai più ricchi. Perdente, ma fa paura. In Cina, scrive El Pais. “Un’esplosione pone al centro la questione della sicurezza industriale. Quegli oltre 50 morti, gli impianti lager, le città dormitorio per operai, l’aria che non si respira, la corruzione che se ne infischia della pena di morte, e tante donne e uomini che cominciaro a dire: No! C’è questo dietro le tre svalutazioni, l’ammissione che la locomotica cinese deve rallentare , la tentazione di spuntare la finanza e importare qualche diritto.

Senato si tratta sul listino, Repubblica. “Un patto con Brlusconi per cambiare l’Italicum”, Giachetti, intervistato dalla Stampa. “Questa è la legislatura delle larghe intese”, Tonini a Repubblica. Continua il tormentone. La minoranza Pd cali le brache o sarà spianata. Ok, il prezzo è giusto. Abbiamo capito: un altro mondo non è possibile. Anche se tre Marines riportano la bandiera americana a Cuba, con Fidel ancora vivo e Raul ancora al potere. Anche se non s’era mai visto che un vescono – oggi monsignor Mogavero- ripetesse “sì, il governo è assente, perchè non ha un piano per l’immigrazione”, nonostante la protestaufficiosa del premier e la marcia indietro di Famiglia Cristiana.

C’è vita a sinistra. Podemos e Syriza, Sanders e Corbyn, e in Italia Landini e don Ciotti e gli insegnanti e i senatori che non vogliono svendere la Costituzione. Non è affatto detto che tutto ciò sappia parlare a una maggioranza individualizzata, dispersa nei luoghi di lavoro, abbandonata sul divano di casa mentre scorrono le immagini del pensiero unico, con un computer come unico oggetto di sostituzione. Forse perderemo davvero, perché 25 anni di follia liberista, da Tony Blair a Matteo Renzi, non passano senza lasciare ferite profonde nella coscienza di sé, nella sfiducia nel vicino e nella voglia di lottare. Però non invidio i vincenti, non sopporto il vuoto che emana dalle loro frasi, li vedo annaspare mentre interrogano la Sibilla sullo zero virgola della crescita: “il verdetto del PIL sul governo”, scrive il Corriere. So che non hanno respiro, che non capiscono il mondo e ripetono ricette degli anni 80, già fallite. Temo che preparino, con la loro, la nostra, rovina e perciò mi batto.

Non passi lo straniero,Tsipras o Iglesias

“Se fallisce l’euro fallisce anche l’Europa”. Si sapeva ma ora è stato detto, da Angela Merkel. Nel male e nel bene questa signora è la sola a guidare l’Europa, gli altri capi di governo fanno “Ola”, si comportano da  cortigiani. “‘L’incognita grecia scuote l’Europa”, scrive il Corriere. Per Repubblica, “Atene affonda le borse”. Che “bruciano 287 miliardi. Milano perde il 5,17%”. Sale lo spread ma su questo Draghi riesce a contenere il danno: il differenziale fra titoli italiani e tedeschi si ferma, per ora, all’ 1,59%. Va peggio la Spagna, spread al 2,39 pe cento

L’appello di Juncker, votate sì. Visibilmente commosso, il Presidente della Commissione ha addossato a Tsipras   la colpa della rottura, ha tirato fuori una proposta “più generosa” e mai presentata al tavolo della trattativa, ha chiesto ai Greci di bocciare il loro governo.  Stampa: “Tsipras in TV: respingiamo i ricatti”. Sotto la folla per il No, ieri, in piazza Syntagma. “Non vogliono davvero farci uscre dall’euro, ha detto Tsipras, ma cercano di umiliarci e di cacciare il nostro governo. Poi rivolto ai concittadini: votate Ochi, No, e gli faremo cambiar linea.

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