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Un tema al giorno toglie il rimedio di torno

La ripresa è arrivata. Assicurano Messina (Banca Intesa), sulle pagine del Corriere e il Centro studi di Confindustria, su quelle della Stampa. Meno sofferenze finanziarie per le imprese, più acquisti (+2,5%) di macchinari, un po’ di fiducia in più (o forse meno panico) dei consumatori grazie al calo dello spread e alla liquidità garantita dalla BCE. Bene, anzi benissimo. Purtroppo è una ripresa che non entra nelle tasche del ceto medio, non cambia le aspettative di chi ha 20 anni, non scalda i cuori, né crea ottimismo.

Tasse, i comuni ormai senza risorse, titola Repubblica, dopo l’allarme della Corte dei Conti: dal 2010 al 2014 i comuni hanno subito tagli per 8 miliardi, le tasse locali sono aumentare del 22% in 3 anni. Renzi promette che taglierà l’IMU ma compenserà i comuni. Il sospetto generale è che il peso del fisco sulle famiglie continuirà a non calare. Renzi ha solo spostato le tasse (dall’agro pontino in maremma, come faceva il Duce), cambiandogli nome, scaricandole sugli enti locali), aggravando il deficit dell’Inps (10 miliardi l’anno per finanziare la decontribuzione alle imprese). Nè ha creato nuovo lavoro. Oggi Ricolfi ammette sul Sole di essersi sbagliato quando pensava che “la decontribuzione avrebbe creato una bolla occupazionale nel 2015, che si sarebbe puntualmente sgonfiata nel 2016”. Nemmeno questo. Ora il premier convoca una direzione del Pd sui guai del sud. Cuperlo e Speranza lo criticheranno. Risponderà “state buonini”, Déjà vu.

Ma tu che proponi? Immagino che i miei critici, di sinistra -grillini- e di destra -piddini-, si scateneranno sul web scrivendo “bravo tu, a parlare, ma che faresti?”. Rispondo che leggono male. Il caffè prende spunto fa titoli e commenti freschi di stampa, ma propone ogni giorno una visione e un metodo per affrontare la crisi. Per esempio il caffè non crede che aumentare i trasferimenti -e con che soldi?- possa alleviare la crisi del meridione. Si deve investire qualcosa in infrastrutture, come chiede oggi Falcomatà, ma la chiave per tornare allo sviluppo è nell’adottare una  politica severissima contro corruzione e internediazione. Carcere per la concussione, per chi offre e prende mazzette, per i grandi evasori. Via la prescrizione dopo la condanna in primo grado. Taglio dei dipendenti di regioni e consociate -per questo serve un salario di disoccupazione almeno temporaneo-, “costi standard” per gli stipendi dei dipendenti. Un po’ d’aria pulita per utilizzare i fondi europei, creare start up innovative perché muovono verso il digitale, lo sviluppo del turismo culturale, la riconversione ecologica. E se -lo chiede Ricolfi- sostituiremo i cadeaux a pioggia del Renzi con “5 anni di eliminazione completa dei contributi sociali per i posti di lavoro creati da imprese che aumentano il loro livello di occupazione”, forse qualche giovane troverà pure lavoro.

Perché non si fa? Anche questo lo trovate spesso nei caffè. Perché da 50 anni, prima la Democrazia Cristiana, per conservare un regime già in crisi, poi Berlusconi, per far rivivere un blocco conservatore, fanno sì che ogni italiano che lavora si porti in groppa un parassita e uno che vive di intermediazione. La sinistra si è accomodata al banchetto prima governando le regioni, ora da Palazzo Chigi. Somiglia alla vecchia lotta di classe, quel che propongo? Questo sarebbe il nome, ma il buffo è che, dopo la crisi, ci chiedono di farla anche tanti liberisti puri.

In breve. La ministra Giannini (Stampa) si dispera perchè ci sono insegnanti che rinunciano al posto fisso per non essere sbattuti chissà dove e non finire alla mercè del potere burocratico. El Pais apre con Varoufakis, il quale ripete che Spagna e Italia rischiano lo stesso trattamento ibflitto alla Grecia. Francantonio Genovese (il Fatto e Repubblica) ricorda di essere stato sacrificato (e mandato in carcere) per vincere le Europee dallo stesso Pd che ora salva Azzolini. Renzi strizza l’occhio a Landini, attacca i sindacati confederali -“hanno più tessere che idee”- e promette una legge per la rappresentanza: “è in crisi di consensi e cerca un nemico” dice Camusso a Repubblica.
Cose turche, scrive il manifesto: 262 combattenti curdi uccisi e centinaia feriti dall’aviazione di Erdogan in cambio della promessa turca di combattere l’Isis. Buzzi vuota il sacco, accusa Alemanno e il Pd, ho corrotto -dice- perchè così funziona: sì, la mafia funziona così! 35 anni fa alle 10,25 una bomba scoppiava nella stazione di Bologna: non sappiamo ancora chi abbia voluto quella strage.

Dopo la buona scuola,la buona Rai

229 sì, 64 no, 6 astenuti, Il Parlamento di Atene ha votato la resa di Tsipras, pur sapendo che i tanti soldi promessi -il terzo salvataggio in 10 anni- andranno alle banche e ai creditori, che il rigore tedesco continuerà a soffocare l’economia greca, che i poveri e i dipendenti dovranno stringere ancora la cinghia. Mi è parsa, quella greca, una prova di dignità. “Se avete un’alternativa indicatemela”, ha chiesto Tsipras. E un’alternativa non c’era: perchè gli elettori, la classe dirigente, la maggioranza di Syriza non avevano mai preso in conto la possibilità di dichiarare il fallimento, uscire dall’euro, nazionalizzare banche e imprese vitali, razionare i beni indispensabili, cercare aiuti e protezione in Russia e Cina. Varoufakis ha votato no perchè, pur non convinto nemmeno lui di tale alternativa, pensava che la si sarebbe dovuta preparare, per non sedersi al tavolo degli strozzini con il bluff come unica arma.

“Molotov e scontri fuori dal Parlamento”, scrive il Corriere. Li avete visti? Poca cosa. Cazzullo si unisce al coro di chi denuncia “le illusioni del fronte anti europeo”, Fubini scopre “la metamorfosi di Alexis”: ieri è nato un altro Tsipras, meno Syriza e più europeo. Per Battista non è successo niente e parlare di golpe o di trattamento inflitto ad Atene come quello che Versailles riserbò alla Germania, è solo “un pianto greco”. Rampini ricorda che FMI ha bocciato il salvataggio, perchè senza un taglio drastico del debito non ha senso prestare altri soldi ai Greci: non potranno mai restituirli. L’economista Galbraith, intervistato dal manifesto, dà ragione all’amico Varoufakis e denuncia “un brutale colpo di stato con metodi mafiosi”. Rodotà, Repubblica, sottolinea i guasti della “indubbia supremazia tedesca”, “la dissoluzione della socialdemocrazia europea”, il pericolo “di populismi montanti”, il rischio di una “sostanziale disgergazione dell’Europa”.

Sul piano interno non muove foglia. Rinvio a settembre per l’esame della riforma costituzionale, rinvio per le unioni civili, rinvio del voto sull’arresto di Azzolini. Ecco che arriva oggi in aula al Senato la legge per la Rai. Da approvarsi prima delle ferie, per poter dire che si procede comunque, di riforma in riforma. Di che si stratta? Il Direttore Generale si chiamerà Amministratore Delegato. Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da 7 membri anzichè 9 e sarà  nominato, come prima, da partiti e governo. Resta persino la Commissione Parlamentare di Vigilanza, che dovrà confermare, con maggioranza dei 2/3, la scelta del Presidente. Tradotto: l’amministratore delegato scelto Renzi, il nome del Presidente discusso con Berlusconi. In compenso scompare la nozione di servizio pubblico e il controllo delle risorse viene affidato al governo, con una delega molto ampia. Una riforma autoritaria e consociativa. Cambiare perchè niente cambi, decisionismo gattopardesco. Ieri il governo ha diffuso un kit, un manuale da distribuire a deputati e senatori perchè possano sostenere i meriti della peggiore riforma della scuola. Farà lo stesso con la Rai. Sa d’antico questa illusione di sostituire alla politica la comunicazione.

Consoliamoci con la cannabis. Salvini urla: meglio legalizzare la prostituzione, il sesso fa bene, la droga no. Se è per questo anche l’alcol fa male, mentre il sessismo  crea dipendenza  quanto l’uso continuato di cocaina. Certo le amarissime foglie di coca (che il Papa non ha usato in America Latina) avrebbero reso ieri meno amaro  l’ascolto dell’intervento del senatore a vita Napolitano in commissione affari costituzionali. Una filippica (violenta orazione di Demostene contro Filippo di Macedonia) a favore della riforma del Senato che di cui Egli si considera la levatrice. Con affermazioni gratuite ,“il bicameralismo perfetto ha creato mostri” e avvertimenti, “non disfare la tela”.

Con il rispetto dovuto al Presidente Emerito, Michele Ainis denuncia il rischio che “in sala parto sbuchi fuori un rospo, anziché un bel principino”. Confuso il capitolo sulle competenze, prina di senso la nomina di secondo grado. E poi -scrive Ainis- c’è il capitolo delle garanzie. Domani come ieri, il Senato contribuirà ad eleggere presidente della Repubblica,giudici costituzionali, membri del Consiglio superiore della magistratura. Però adesso i senatori sono la metà dei deputati; in futuro diventeranno un sesto (100 contro 630). Ergo, i garanti indosseranno un abito politico, in quanto espressi dalla Camera politica, a sua volta espressa con un premio in seggi per il maggior partito. E no, non va bene. C’è bisogno di rafforzare gli organi di garanzia non di indebolirli”. Il seguito a settembre,dopo la publlicità.

Meglio l’accordo con Teheran che la guerra, ha detto Obama. Con due articoli “L’Iran e l’internazionale del terrore”, “Israele prepara l’azione militare”, Il Foglio spiega di preferire la guerra. Per consegnare tutto il Medio Oriente al Daesh e promuovere dopo la crociata.

La vita è bella(se ci ribelliamo)

C’è l’accordo, ha detto poco fa, che sono quasi le 9, il premier belga. Ma questa notte non si cancellerà, nè le metafore guerresche usate dai giornali: “Grecia al muro” Repubblica e Corriere. “Colonia d’Europa” il Fatto. La Germania invade la Grecia”, il Giornale. Per il Guardian “L’Europa si vendica di Tsipras”. Liberation si chiede “A che gioco gioca la Germania” “Incerto il futuro della Grecia nell’euro per le pressioni tedesche”, Financial Times. Molti ckiccano l’hashtag #ThisIsACoup, “è un colpo di stato”. In una notte, senza più mediazioni o infingimenti, si è voluta imporre alla all’Europa e alla Grecia la legge tedesca. “Stanno uccidendo il progetto europeo”, scrive Krugman New York Times.

Il catalogo delle crudeltà, come l’ha definito SpiegelOnLine è vario: dall’introduzione dei licenziementi collettivi e di un’IVA ancora più alta, all’istituzione di un fondo di garanzia con i proventi delle privatizzazioni controllato dall’euro gruppo, all’obbligo al Parlamento greco di approvare le misure in 2 giorni. Pare che Tsipras si sia sfilata la giacca: “prendete pure questa”. Duro battibecco tra Draghi e Schäuble con il tedesco che sbotta: “non prendermi per stupido”. Schäuble vuole che la BCE lasci fallire le banche greche, Draghi teme per l’euro zona Merkel, la mediatrice, si accontenterebbe solo di deporre il governo Tsipras. Così la Bild titola: “Tsipras va verso le elezioni”.

In tutto questo c’è un nugolo di zombie che blatera in televisione e dilaga nella rete, pretendendo che questa crisi sia un affare di debiti non pagati, di cicale imprevidenti e di formiche risentite. Invece è una crisi politica. Per la terza in cento anni il Volk tedesco, cioè “lo spirito del popolo-nazione che, diventa identità divina, organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo” (manifesto di Ventotene!) si impone all’Europa tutta. Si illudono quelli che ammiccano narrando che dopo la conclusione, quale che sia, della crisi greca sapremo riportare la Germania sulla retta via. Noi chi? Francia, Italia e Spagna che non hanno elaborato alcun progetto? Il socialista tedesco Gabriel che conosceva e aveva condiviso l’obiettivo vero della trattativa, cioè cacciare la Grecia? L’Europa è già un protettorato tedesco.

Certo,nulla è perduto se esistono uomini liberi. La vita è bella”, scriveva Trotsky il 27 febbraio del 1940 sei mesi prima che Stalin lo facesse ammazzare. E Spinelli, nel 1941, quando i fascismi stavano vincendo la guerra, scommetteva che il “valore permanente dello spirito critico” avrebbe vinto “contro il dogmatismo autoritario”. Al contrario la politica come gioco, pura ricerca del potere, intenta solo a gonfiare i vantaggi per la propria parte e ridurre le perdite, finisce più spesso nella vergogna di Monaco -quando Regno Unito, Francia e Italia autorizzarono la presa nazista della Cecoslovacchia. O nell’orrore di Srebenica, con caschi blu Onu, comandante bosniaco sul campo Oric, autorità di Sarajevo che dissero “a me che importa”, magare pure mi conviene, preparando così il massacro dal generale serbo Mladic.

Il re è nudo Oggi le polemiche sulle debolezze del governo, la soap opere sul Pd o su Mafia Capitale, persino lo scontro sull’agenda parlamentare -se si debba sistemare solo la Rai o si possa decidere prima dell’estate sulle unioni civili, tutto questo non mi pare più aver senso. Se manca una visione dell’Europa, del mondo intorno e dell’Italia in Europa. Una visione e un’ispirazione. Una parola che cacci i mercanti dal tempio. Della politica. La vita è bella?Spirito critico contro dogmatismo autoritario? Avanti, vediamo!

Italia,Europa, House of Cards

La causa del disastro greco è politica ed europea. Lo ha scritto Varoufakis sul Guardian e oggi i titoli di Corriere e  Repubblica gli danno ragione: “Berlino non si fida di Atene”, “Tsipras divide l’Europa”. Schäuble ha diffuso ieri un documento in cui si chiede alla Grecia di uscire dall’Euro per 5 anni e di sbrigarsela. Però la Francia sostiene Atene fino al punto -si dice- di aver scritto con i greci il documento sui tagli. Si è dunque creato un “cuneo tra Parigi e Berlino”. E Adriana Cerebelli, del Sole, dice che il merito è di Tsipras: La Grecia  era “a un passo dall’uscita dall’euro. E il vertice era stato convocato per oggi solo per prenderne atto Invece con una capriola politicamente spericolata, incassando prima il fragoroso no referendario (61,3%) all’offerta rigorista dei creditori e poi il sì parlamentare (251 su 300 voti) ancora più sonoro, quasi sulla stessa proposta, il premier ellenico pur capitolando davanti ai creditori ha rilanciato la palla nel campo avversario”.

L’Euro, tra accordo di cambio e moneta di stato. La contraddizione della moneta europea – spiega Varoufakis- non poteva reggere dopo la crisi del 2008/9. L’Europa si trovava davanti alla scelta: o trasformarsi in federazione (dunque uno stato) o espellere la Grecia per dare una lezione (di rigore) ai francesi (e a spagnoli e italiani). I tedeschi hanno scelto la seconda soluzione e hanno usato la Grecia. Perciò Schäuble e sodali hanno rifiutato di ristrutturare il debito in cambio di riforme economiche,  per spingere la Grecia fuori dalla moneta unica. Con lo scopo finale to put the fear of God into the French and have them accept his model of a disciplinarian eurozone (di imporre il timore di Dio ai francesi e fargli accettare un modello tedesco di disciplina. Come finirà? Il Corriere parla di “Scelta impossibile della Merkel  rompere col suo partito o con l’Europa”. O si passerà il cerino a Tsipras: “riforme in 7 giorni”, sperando che il consenso che ha si sgretoli.
House of Cards alla fiorentina. Le intercettazioni non hanno rilievo giudiziario, ma secondo  certi commentatori non avrebbero neppure rilievo politico. Tanto si sa che “la conquista del potere passa attraverso ricatti, pressioni giochi”. Però così -osserca Michele Prospero sl manifesto- “Il voto perde ogni valore di investitura. Le urne, convertite in una ratifica tardiva di scelte già maturate nel palazzo, tessute dietro le quinte. Il sistema diventa un congegno autoreferenziale. Le maggioranze si decompongono in aula con i ritrovati magici di formule variabili che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale originario. Salta il circuito ascendente della legittimazione: quello che collega governanti e governati attraverso il voto competitivo”. E il primato della politica come gioco di potere uccide la politica democratica!

La riforma della Rai arriverà in aula con un accordo Pd Forza Italia. Resta la commissione di vigilanza. Il DG -ora si chiama AD, mministratore delegato- sarà sempre nominato dal governo e il Presidente dovrà sempre avere il gradimento dell’opposizione. I direttori dei Tg verranno ancora scelti con prassi consociativa. Tuttavia il governo ottiene la delega sulle risorse, che userà come la Troika i prestiti alla Grecia: per tenerla sotto l’incubo del fallimento. Poi riscriverò le regole -altra delega- con Sky e Mediaset, per spartire la torta del nuovo duopolio. Senza televisioni libere e in concorrenza, la democrazia resta malata. Il nuovo potere, continua a muoversi sulle orme del vecchio.
“Prendete un fiore dalle corone, portatelo a casa, è Santo che ve lo dona”. Don Ciotti ha salutato così l’amico Della Volpe. Ha spiegato che il regno dei cieli è di chi -come Santo- non si arrende, di chi sostiene sempre le persone più in difficoltà, e cerca con impegno ostinato la verità per raccontarla. Conosco Ciotti da tempo, ma ieri, ascoltandolo in Sant’Agnese, ho sentito nelle sue parole la chiesa. Di Francesco.

Matteo stai sereno

“UE e Grecia vince Tsipras”. Così titola Repubblica, e ha ragione. Altri giornali, Corriere e  Stampa, sostengono invece che i tagli (12 miliardi) accettati dai Greci somigliano molto alla proposta europea che il referendum aveva bocciato. Siggeriscono l’idea di una resa e non vedono quanto sia cambiato il rapporto di forze. È vero, il governo greco imporrà tasse più alte agli armatori, agli operatori turistici delle isole più ricche, porterà l’età della pensione a 67 anni entro il 2022 e dovrà privatizzare il Pireo e gli aeroporti. In cambio, però, otterrà 55 -forse 70- miliardi che gli permetteranno di pagare senza problemi le rate del debito fino al 2018. Già questo è un modo di ristrutturare, tanto bassi saranno gli interessi garantiti dalla BCE. Inoltre un tabù è caduto, FMI ha aperto alla ristrutturazione del debito. E Stiglitz può dire a Repubblica che alla fine la Grecia rimborserà il debito, nei limiti e nei tempi che saranno dettati dal tentativo di ritrovare la crescita.

OXI vince in Parlamento. Nella notte Tsipras si è visto approvare il suo piano di tagli da una maggioranza molto ampia: 251 deputati su 300. Hanno votato no gli alleati di governo della destra nazionalista, comunisti e destra estrema. 17 deputati di Syriza su 149 si nono astenuti, Varoufakis era assente -ha detto- per ragioni di famiglia. ToPotami, Neo Dimokratia e Pasok hanno votato sì. Insomma è successo il contrario di quello che la Troika avrebbe voluto: il governo di Tsipras oggi è praticamente senza opposizione in Grecia. Potrà modulare tagli e sacrifici, comunque dolorosi, in modo che danneggino il meno possibile le prospettive di ripresa. Al contrario i creditori non potranno tartassarlo con diktat e minacce come facevano prima del referendum. L’euro gruppo oggi dirà sì? La Merkel domani sbandiererà quei 12 miliardi di tagli greci per giustificare prestiti sei volte superiori? Speriamo che accada. Un GrecExit ,oggi travolgerebbe l’Europa

Ieri il Fatto, oggi tutti i giornali pubblicano intercettazioni -irrilevanti sul piano giudiziario- in cui Renzi e il suo fido Nardella, al telefono con un generale della Guarda di Finanza e in carriera, definiscono l’allora primo ministro Letta un incapace e ne preparano la cacciata. Le simpatiche chiacchierate risalgono all’11 gennaio del 2014, un mese dopo Renzi disse alle invasioni barbariche: “diamo un hashtag #enricostaisereno. Nessuno ti vuole prendere il posto, vai avanti, fai quello che devi fare, fallo”. Diceva una cosa e ne fabbricava un’altra. Le balle che disse ancora prima, alle primarie “non andrò al governo senza aver ricevuto un mandato popolare”, erano balle. Tutto qui.

Cambia la musica sui giornali e in televisione. Stamani a Omnibus Alessandro Campi, Mario Sechi, Michel Martone parlavano tutti di un Renzi in difficoltà, prigioniero del suo stesso storytelling, che ha perso la battuta in Europa schierandosi supino con la Merkel, che ha sbagliato a imporre la riforma della scuola, che ha sprecato la luna di miele dopo le europee  usandola non per ridurre le spese e costruire una politica industriale, ma solo per imporre l’Italicum, nella speranza di ottenere più potere in futuro, quando si voterà. A difendere il premier, a spada tratta, solo Manuela Repetti, che con il marito Bondi ,è di recente entrata nelle fila della maggioranza. È un antipasto di quel che si prepara in Parlamento. Sulla riforma della Rai, compromesso con Forza Italia. Sulla riforma costituzionale, in settembre, tentativo di dividere la minoranza Pd e soccorso dei senatori verdiniani, se non addirittura nuovo Nazareno con Berlusconi.

Attentato al consolato italiano del Cairo Potrebbe essersi trattato di un avvertimento: la bomba è scoppiata all’alba quando non c’erano italiani. Tuttavia noi vogliamo intervenire in Libia, dove Al Sisi ha suoi interessi in contrasto con quelli della Turchia. Avvertimento?

Tra bolle e orgoglio

Il contesto qualcosa conta. Alla fine anche un paese provinciale, quale purtroppo siamo, vede fare i conti con quel che accade fuori di noi e intorno a noi. La borsa di Shangai ha azzerato 2.500 miliardi in titoli, Repubblica. Da tempo il potere cinese aveva avviato un parziale aggiustamento del modello produttivo (per renderlo meno insostenibile) e questo aveva spinto capitali enormi verso la speculazione finanziaria, con l’obiettivo di moltiplicare la posta. Da giugno 2014 a giugno 2015 gli indici di Shanghai erano volati in alto del 152%. Alla fine la bolla si è bucata. Vendite all’impazzata, paura di un crollo inarrestabile e ieri il comunismo capitalista ha dovuto vietare ogni ulteriore vendita a chi possieda più del 5% del capitale. Non c’è solo l’Euro, ma per proprio per questo l’euro rischia.

Il Grexit costerebbe alla zona euro 227 miliardi. La fonte è Le Monde. Zingales spiega oggi sul Sole24Ore che “L’Italia ha più da perdere (di tutti) per il Grexit”. Mentre il Corriere della Sera titola a tutta pagina sullo scontro con gli Stati Uniti: “Europa e America divise dalla crisi”. La Casa Bianca e Wall street ci chiedono infatti di ristrutturare il debito di Atene, insomma di rendere pagabili i debiti di quel paese. Temono che la moneta unica affondi e ancor più temono una Grecia costretta nelle mani di Russia e Cina. Per Draghi “la situazione non è mai stata così grave”. Colpa di quello che Moyra Longo, del Sole, chiama “il fattore P”. P come politica. Dice, allarmato, Joschka Fischer: “Non vedo un nuovo compromesso, in cui una delle parti non perda la faccia. Il margine di manovra è estremamente limitato”.

Tifo da stadio a Strasburgo,applausi e fischi. “Noi cavie della politica d’austerità”, ha detto Tsipras davanti al Parlamento europeo, ricordando l’insostenibilità delle condizioni imposte ad Atene, il fatto che i soldi europei siano andate alle banche (greche, francesi e tedesche) non al popolo, i reiterati tentativi di umiliare il suo governo. Ha chiesto 50 milioni di aiuti ma ha promesso il massimo che poteva promettere:  “Grecia taglierà le pensioni e non chiederà l’abbattimento del debito”, El Pais. “Subito riforme di fisco e pensioni, meno pretese sul debito”, Repubblica. Tuttavia Le Monde è pessismista: “Grèce : le compte à rebours avant le divorce” . Per via del fattore M, Merkel.

Tre anni per aver comprato de Gregorio. Berlusconi è stato condannato in primo grado. Forse si arriverà all’appello non certo al giudizio della Cassazione perchè scatterà prima la tagliola ammazza sentenze della prescrizione. Sui giornali è un fiorire di “pezzi” che si chiedono se la storia del paese sia o no da riscrivere, di interrogativi (tardivi) su quale sarebbe stato il destino del governo Prodi e della XV legislatura senza quella compra vendita di senatori, ma nessuno -che io abbia letto- pone la questione che a me pare centrale: quanto peso abbia avuto in questo squallido episodio una legge come il Porcellum, che metteva il parlamentare nella totale disponibilità del partito -era invalso persino l’uso di “pagare” il partito per l’avvenuta elezione-. Se sei merce ti vendi e qualcuno ti compra. Con l’Italicum non cambia.

Oggi sarà legge #labuonacuola. Che non è buona affatto. Comunque la pensiate, dovreste riconoscere che l’unico tentativo serio di fermarla in Parlamento l’abbiamo fatto Tocci e io ribaltando al senato la maggioranza in commissione, proponendo lo scorporo delle assunzioni, la titolarietà della cattedra per i posti vacanti e il sostegno, l’abolizione degli incentivi fiscali alle private. E poi chiedendo alla minoranza Pd di non votare la fiducia, bocciando così la legge, senza arrivare necessariamente alla rottura con il Partito di Renzi. Per questo tentativo sono stato insultato da una parte dei professori .lo capisco, esasperati- e allontanato -non hanno voluto che firmassi il documento dei 25 sul Senato- dalla minoranza Pd, che ha detto sì ancora una volta al ricatto della fiducia. Cose che succedono. L’importante è che la battaglia riprenda a settembre, con il suono della campanella, e che riprenda in modo unitario, come fu il 5 di maggio.

Basta compiti a casa

Grecia fuori in 5 giorni, Repubblica. “Ultima chance”, per la Stampa. “24 ore prima della Grexit”, scrive il Fatto. E il Corriere: “Intesa in 5 giorni o la Grecia fallisce”. Ma la Grecia è già fallita. Non più di 60 euro al giorno da ogni conto corrente, non si pagano mezzi e servizi pubblici, i ristoratori fanno cassa solo con i turisti. Se la BCE, con il beneplacito (che Draghi vuole  esplicito) dei capi di stato, non darà subito a Tsipras i miliardi richiesti, pensioni e stipendi dovranno essere pagati con un’altra moneta, i “creditori” della Grecia non vedranno più né capitale prestato né interessi, il governo sarà costretto a sequestrare ogni euro che ancora è in Grecia, banche nazionalizzate di fatto, a ciascuno secondo i suoi bisogni (quelli minimi insopprimibili), addio magnifiche sorti e progressive del mercato. Di che parliamo?

 

Le ragioni dell’intransigenza tedesca, scrive Le Monde. Già, quali sono? Questa è la domanda giusta. Semplice: Merkel non può dire ai suoi elettori che sta cedendo, perché teme il crollo dell’euro, perché Obama è in pressing permanente, perché tutti i soldi (e le armi) promesse all’Ucraina varrebbero a poco se Europa e Occidente perdessero Atene. Allora, da brava dorotea, fa quello che sa fare: dice nein e cerca di scaricare sull’euro gruppo il compito di umiliare Tsipras, in modo che l’accordo sembri una resa greca. Ma “Alexis non è mai stato così forte” – scrive Mastrobuoni della Stampa- e manda in crisi panzer Algela”.

 

Basta compiti a casa. Il successore di Varoufakis non ha presentato ieri una proposta scritta all’euro gruppo, Tsipras ha ottenuto così quello che voleva, l’incontro con Merkel e Hollande. Poi al vertice ha detto chiaro e tondo: posso portare l’età pensionabile a 67anni, posso aumentare l’Iva per i ristoranti, impegnarmi a non assumere funzionari, ma voi tirate subito i soldi per darci un paio d’anni di respiro e ammettete di dover cambiare registro, se non ristrutturando il debito, allungandone le rate e abbassando gli interessi. È lo stesso, fate voi.

 

Hollande si smarca. Il Presidente francese deve pensarla come Bersani -oggi a colloquio con Repubblica e intervistato dal Fatto – “la sinistra esiste in natura, se non la interpreti il rischio è che lo faccia qualcun’altro”. Così Hollande e Moscovici stanno prendendo le distanze dalla Germania, scoprendo le terga dei socialisti filo Merkel. Come Gabriel, che il politologo tedesco Neugebauer definisce sul Corriere “un barboncino della Cancelliera”. Matteo Renzi -scrive Repubblica- “tra tutte le maschere di questa commedia, è quella più in difficoltà”: falco quando dichiara che il referendum «è una scelta tra l’euro e la dracma». Colomba quando, come ieri, assicura che un accordo è a portata di mano”. Per il Giornale: “La Merkel tiene la Grecia (che alla fine salverà) ma caccia Renzi (dal vertice con Hollande)”.

 

Lo storytelling dice altro. Al contrario di madame Lagarde che lancia “l’allarme Italia, ripresa debole e rischio contagio”, Stampa pagina 4, il governo italiano pensa che dalla “crescita (vengano) segnali positivi” e che “il contagio non ci sarà”, Del Rio Corriere della Sera. L’importante è ora governare, senza strappi, il più a lungo possibile. Sboccare lo sblocca italia, fare spendere alle amministrazioni tutto quello che possono spendere, andare in televisione a illustrare storie positive, immigrati che si sono inseriti, sindaci che scelgono l’accoglienza, o la storia di Carlotta “lavoratrice del settore privato, malata oncologica, a cui l’Inps ha comminato una sanzione di 3.000 euro perche’ non era stata trovata in casa durante la visita fiscale”, con i decreti attuativi del jobs act -dice Luca Lotti- non sarà più cosi”. Non c’è giornale che non dedichi almeno mezza pagina sul nostro amato premier che istruisce dirigenti deputati e senatori su come si debba stare in televisione -per comunicare bene la buona politica- ma nessuno mi sembra abbia colto l’essenziale di quella riunione. Renzi ha detto al Pd: resto al governo il più a lungo possibile, noi facciamo, gli altri sono gufi. Poca politica, molte storie positive. E si vedrà..

Dopo la sbornia l’Europa ha il mal di testa

La Grecia in moto. Da Repubblica al Financial Times, dal Corriere della Sera al manifesto -cui si deve quel titolo-, tutti pubblicano una foto della moto con Varoufakis, ministro dimissionario ma nient’affatto sconfitto. Economista, matematico, esperto di teoria dei giochi, per 126 giorni ha fatto quel che doveva: ha svelato come l’eurogruppo e il fondo monetario fossero una tigre di carta. Paurosa all’aspetto, che sprizza dagli occhi sicurezza, anzi sicumera, ma non ha un progetto, se non quello di voler prestare ancora soldi ad Atene a condizioni che Atene non potrà mai rispettare, di perpetrare l’imbroglio della bolla speculativa su cui tutti sediamo, di umiliare governo e popolo della Grecia, ma senza farli scappare. Perché dall’euro non si esce, se non rischiando che l’euro crolli. Perché senza la moneta, l’Europa non è.

 

30 miliardi e il taglio del debito. Sarebbe questo, secondo la Stampa, l’oggetto della “trattativa segreta”, Corriere, della “porta aperta”, El Pais, la soluzione alla paura per il  “caos Grecia” e della “linea dura UE”, di cui parla Repubblica. Se Tsipras ottenesse quei soldi (e quel taglio del debito), non c’è dubbio, l’eurogruppo avrebbe subito una sconfitta, Junker e Schultz dovrebbero andare a nascondersi e Angela Merkel ne uscirebbe spennacchiata. “Ora tutti contro Merkel”, scrive il Fatto ,secondo cui persino Mario Draghi ieri ha tenuto “ferma” la liquidità concessa alla Grecia non in odio a Tsipras ma per costringere i renitenti capi di stato europei a decidere, una buona volta. “La cancelliera stravolta”, narra il Giornale. Per sentirsi meno sola ieri Angela si è appoggiata sul più debole, e sul meno popolare in patria, dei capi di stato europei, sul socialista francese Hollande. E in patria s’è fatta difendere dal suo vice socialdemocartico: solo aiuti umanitari, ha detto Gabriel.

 

In breve, la Germania non sa che fare e prende tempo Può dire no a Tsipras, tra gli applausi del Bundestag. Però in Italia, Francia, Spagna e Portogallo una forte ostilità anti tedesca metterebbe a rischio i governi “alleati”. La Cancelliera si troverebbe sola, con i paesi baltici e dell’Europa dell’est, a sostenere una guerra economica e militare che non ha voluto, contro la Russia in Ucraina. Con gli americani neppure contenti, perché Putin, aiutando Atene, si affaccerebbe nel Mediterraneo,  conterebbe nei balcani, diverrebbe un concorrente temibile e più ostile sullo scenario medio orientale. No, non è roba per un leader doroteo come la Merkel. Perciò prende tempo e non rompe con Tsipras.

 

Mercati, industriali, giornalisti prendono partito. “Non si può far saltare l’Europa per una impuntatura”, dice Squinzi al Sole24Ore. Il Financial Times così titola: “Atene ha offerto l’ultima chance per evitare il crash della moneta unica”. Persino madame Lagarde ora offre danari e apre alla ristrutturazione del debito greco. Svrive Polito, vice direttore del Corriere: “In definitiva si è tornati, solo in condizioni un po’ peggiori, allo stallo di una settimana fa. Speriamo che la mossa (di Tsipras) sia saggia”. Scrive Ezio Mauro, direttore di Repubblica: “Più Europa e più democrazia: è l’unica risposta alla crisi greca dettata dalla visione e non dalla paura”.

 

Inebriarsi si deve, è morto il tiranno, mi ha scritto un’amica filosofa. E qui il tiranno è il pensiero unico, la bugia del capitalismo che il referendum greco ha svelato. Va bene, ma senza esagerare. “Atene ha respinto un colpo di stato”, scrive Luciano Gallino sul manifesto. “Il mercantilismo fondato sulla svalutazione del lavoro è insostenibile” osserva Stefano Fassina. “Una sberla a Bruxelles, a Renzi e ai socialisti europei”, Barbara Spinelli sul Fatto. “Da oggi comincia una nuova storia per tutte le sinistre europee” constata Marco Revelli, ancora sul manifesto, e propone: “mobilitiamoci perché è della nostra stessa pelle che si tratta”. D’accordo mobilitiamoci e non disdegniamo gli alleati che vengono. Dice Enrico Letta alla Stampa: “Il governo giochi da protagonista” Se no “l’Italia rischia una deriva anti europea”

Socialisti in trappola.

“La Germania non affondi l’Europa, sarebbe la terza volta in cent’anni”. Romano Prodi, sulla Stampa, cita Joschka Fischer e coglie la drmmaticità di quel che è successo ieri. 61,31% per il No, 31,68 per il Sì. “Ora della verità in Europa”, scrive El Pais. “L’Europa eviti il suicidio collettivo”, chiede Adriana Cerquetelli del Sole24Ore, e il suicidio comincia con l’uscita della Grecia dall’euro. Ha ragione, ma non è facile per il potente accettare la sconfitta. “Il No spaventa l’Europa” , scrive il Corriere. Sarebbe meglio dire l’Europa dei 19 ministri e dei 25 banchieri. Quel No è stato “uno schiaffo a Bruxelles”, constata Repubblica. Felice e in maglietta Varoufakis annuncia: “Con questo No rotondo andremo a strappare l’accordo”. Risponde Gabriel, vice cancelliere socialdemocratico:  “Tsipras ha rotto tutti i ponti con l’Europa”.

 

“La sinistra in trappola”. Ha ragione Marc Lazar che lo scrive su Repubblica: “L’impatto (del no) è devastante per la sinistra europea nel suo insieme, perché scava al suo interno una frattura più profonda che mai. La sinistra social-democratica, socialista o democratica è stata incapace di adottare una posizione comune”. Infatti è rimasta a gufare, puntando sulla sconfitta di Tsipras per poter poi, generosamente, gettare un tozzo di pane ai Greci. E ora? Ora che la democrazia di Atene ha asfaltato Junker ma soprattutto Schultz? Oggi Hollande tenterà di “coprire a sinistra” Angela Merkel. Ammesso che la cancelliera abbia capito che la Germania non può per la terza volta spaccare l’Europa. Renzi sembra in stato confusionale: fa sapere a Repubblica che Tsipras gli ha chiesto di mediare, ma alla Stampa lascia scrivere “Prendetevi la Grecia, io preferisco fare le riforme”, e sul Corriere si risente per l’incontro Merkel Hollande. “non decidano solo Parigi e Berlino”.

 

La lezione di Atene La mossa vincente, la mossa del cavallo l’ha fatta Tsipras. Quando, ad accordo ormai scritto, la dorotea Merkel ha lasciato la pratica ai burocrati di Bruxelles perché tirassero fuori altre condizioni per umiliare il governo greco, Tsipras ha indetto il referendum. Ha scommesso che la Grecia avrebbe votato con il cuore e la testa, non con la pancia. La Grecia delle troppe Polis che seppero unirsi contro l’impero persiano, la Grecia che ottenne l’indipendenza trent’anni prima dell’Italia, la Grecia dilaniata tra il 42 e il 49 dalla guerra civile fra destre, appoggiate dagli Inglesi, e partigiani comunsiti, la Grecia del referendum che nel 74 depose il Re e cancellò i colonnelli e le ingerenze, questa Grecia non poteva dire Sì agli strozzini del Fondo o al ritorno dal Reich. Tsipras lo sapeva. A differenza di sondaggisti, politici e giornalisti europei. Fubini lo definisce ancora oggi “mentitore demagogo” e invoca i fulmini di Zeus. Fubini è un buon giornalista, ma dovrebbe leggere di storia almeno quanto legge di economia. Alla fine decide la politica, non le “leggi” del mercato.

 

Putin è dietro l’angolo. Pronto a usare la rottura con la Grecia per rafforzarsi a est e penetrare a sud, nel Mediterraneo. Prodi però prevede che “Cina e Usa eviteranno il crollo dell’euro”, imporranno una mediazione. Però così gli Spagnoli, che votano a novembre, e gli Italiani, che hanno un premier senza mandato, sapranno che i vincoli del debito non sono dogmi, capiranno, con Stiglitz, Krugman e Piketty, che non ci sarà ripresa senza un robusto piano di investimenti pubblici (finanziati a debito), vedranno che la moneta unica “è un pane cotto a metà” – sempre Prodi -, da buttar via se non si cambiano i trattati e non nasce un Europa politica, necessariamente più ristretta ma solidale.

Loro in campo, noi a fare il tifo

Domani la Grecia vota per noi. E la domanda non è se restare in Europa o andare alla deriva verso la Russia. La vera domanda, girata da Tsipras agli elettori greci, è se il governo tedesco dell’Europa possa essere mitigato, bilanciato, indotto a ragionare. O se invece non resti che essere i più diligenti, quelli che fanno meglio i compiti a casa e ricevono in cambio stima, carezze e favori. Domenica Atene vota e noi tutti in Italia prendiamo partito, politici e giornalisti.

 

Per il sì (al governo tedesco). “Grecia nel caos, finiti i soldi”, titolone del Corriere. L’inviato, Federico Fubini, scrive di un referendum farlocco: poco tempo ai Greci per decidere, troppe 9 pagine di testo, e c’era un no all’inizio non tradotto dall’inglese che cambiava il senso. Dunque, sì. “Per dimostrare che la ricetta della Troika non ha funzionato, il governo Tsipras ha ridotto la Grecia molto peggio”. Stefano Lepri sulla Stampa non vede l’ora che il governo greco vada a casa: sì. Quel “Fronte del no che attraversa l’Europa – scrive Folli, Repubblica – “la Francia di Marine Le Pen, la Gran Bretagna di Nigel Farage, la Spagna di Podemos, tutti nemici non solo dell’Europa tedesca ma dell’Unione in quanto tale. In Italia Grillo e Salvini”. Meglio votare sì!

 

Per il no (ai diktat). Arriva sul sole24Ore il no di Krugman, “perché la troika sta chiedendo che le politiche applicate negli ultimi cinque anni proseguano a tempo indefinito” e “ha fatto al primo ministro Alexis Tsipras un’offerta che il premier greco non poteva accettare”. No! No anche di Adriano Prosperi che su Republica se la prende con le falsificazione dei media. “Assistiamo a episodi perfino grotteschi, come quello dell’inviato Rai che intervista cinque greci e vedi caso, scopre che tutt’e cinque sono decisi a votare sì…o alla stampa tedesca che insulta Variufakis per come si veste. Tutti i capi di governo si sono schierati in maniera massiccia per il sì e contro Tsipras fin dal primo giorno. I media si sono uniformati”. Perciò, no. Fortissimamente no: il manifesto, pubblica la foto dei 25mila con Tsipras in piazza Syntagma e titola “l’Europa siamo noi”, No “al quarto Reich della Merkel” scrive Sallusti, Giornale, ma sì alla Grecia che paghi i debiti o si tolga dai piedi.

 

E se votassimo anche noi? Secondo Pagnoncelli il 51% direbbe sì all’Unione”, e fra gli elettori del Pd questa percentuale salirebbe all’83 per cento. In sintonia con Renzi, il quale, secondo Verderami, “ha dovuto accettare l’alleanza a trazione tedesca per frenare le forze antisistema”. “Chiunque si fosse sfilato – parola di Renzi – avrebbe decretato la fine dell’Europa”. Risponde Fassina sul manifesto “Renzi è completamente schiacciato sulla Germania” e “c’è il rischio che la funzione progressiva svolta dal socialismo europeo nel 900”. Quello di Tsipras – fa eco Dattore – “è il gesto di sfida più eversivo rispetto all’ortodossia post democratica che regna a Bruxelles”.

 

Le altre notizie in breve. Bergoglio riprende la lezione di Ratzinger: “no a leader a vita( neanche nella chiesa): il potere porta alla vanità e fa sentire onnipotenti”. “B. sprofonda nelle intercettazioni tra sodomie e nuove minorenni”, titolo del Fatto ma Repubblica segue. Il governo riavvia per decreto Fincantieri a Monfalcone e tiene acceso l’altoforno dell’Ilva di Taranto. Un’ inchiesta ipotizza un collusioni tra  camorra e cooperative “rosse” e indaga su Lorenzo Diana, ex senatore Pd e già “simbolo” in Campania dell’antimafia.

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