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Il Nazareno di Barbara D’Urso

Valanga populista in Francia. Cosi New York Times presenta in prima pagina la vittoria di François Fillon che ieri ha sbaragliato Juppè, dopo aver umiliato Sarkozy, e che sarà il candidato della destra “repubblicana” alle presidenziali dell’anno prossimo. “Ha vinto parlando di controllo dell’islam e dei migranti. Vi suona familiare?” chiede il giornale ai lettori americani, accostando Fillon a Trump. Per Fillon, spiega, “l’Islam radicale è come il totalitarismo nazista”. Egli promette di “ridurre l’immigrazione al suo stretto necessario”. È un cattolico tradizionalista, come la Vandea lo fu contro la Grande Rivoluzione, è amico della Russia, come lo fu la Francia alla vigilia della guerra prima guerra mondiale, non parla di Europa né professa la sua amicizia per la Germania. Promette mezzo milione di licenziamenti, d’un colpo, tra i dipendenti del pubblico impiego e una politica ultra liberista. “Fino a pochi giorni fa – sottolinea New York Times – era il terzo, il più debole, tra i candidati, la sua difesa dell’identità francese ne ha fatto il front runner”. Continua la lettura di Il Nazareno di Barbara D’Urso

Vecchio già a 41 anni?

“A 41 anni non devo aggiungere niente al mio curriculum”. Frase, detta al forum della Stampa, che la dice lunga sull’umore nero del premier. Già vecchio, già arrivato, già finito seppur così giovane? Mi dispiace che Renzi l’abbia detta e in fondo spero che sia solo una furbata, un modo subliminale per suggerire il solito ricatto “o me o il diluvio”. Perché se fosse sincera quella frase rivelerebbe un errore fondamentale, l’aver considerato la sfera politica come un mero campo di affermazione personale, un’occasione per realizzarsi contro tutti e comunque. Io ne ho 67 di anni, ho dovuto lasciare la Rai, in Senato ho preso pesci in faccia e non è che la mia vita privata sia tutta un successo, ma non penso affatto di tirare i remi in barca. Proverò comunque a darmi da fare, a dare una mano. E commetterò altri errori. Ma almeno ho capito una cosa: l’impegno pubblico non può ridursi a una lotta tra il proprio ego e il resto del mondo. La politica è vita se riconosce la vita nell’altro, se sa anche ascoltare. Continua la lettura di Vecchio già a 41 anni?

Italicum e referendum, si cambia

Colpiamo Costantinopoli, da Repubblica. Nell’immaginario dell’Isis, come in quello di Al Wahhab, vissuto nel secolo dei lumi ma in medio oriente, il tempo si è fermato mille e più anni fa. Erdogan, il sultano, che vendeva armi all’Isis in cambio di petrolio e combatteva i loro nemici curdi in Siria e in Iraq, ha tradito. Ora porge la mano a Israele e scrive una lettera di scuse a Putin, per avergli abbattuto un aereo. Ecco che che Istanbul ritorna Costantinopoli e gli assassini in nero si presentano a uno dei metal detector posti fuori dall’aeroporto Ataturk. Scoperti, prendono a sparare sulla folla, poi un kamikaze, già quasi immobilizzato dalle guardie, si fa saltare: 50 morti, oltre 100 feriti. È la vendetta dei terroristi costretti a lasciare Fallujah. Ora i musulmani ricchi o del ceto medio abbiente che portavano le loro mogli, totalmente velate, in vacanza premio sul Bosforo, ora sanno di essere anche loro nel mirino. Il nuovo governo turco combatterà sul serio, a questo punto, il terrorismo islamico o continuerà a usarlo contro il nemico curdo e il partito dei diritti e delle libertà? Continua la lettura di Italicum e referendum, si cambia

Ridurre le tasse,rinviare il voto

Ostentando il solito atteggiamento da pugile spaccone, come scrive Di Vico sul Corriere, Renzi mostra la sua dote principale: quella di essere un politico senza ispirazione ma attento ai rapporti di forza, capace di ridurre il danno, dividere gli avversari, scegliere la linea di minore resistenza. Nn mi credete? Leggete con un po’ di distacco i giornali in edicola.

Caso Crocetta, elezioni ma non subito. Spiega Maria Teresa Meli : “il premier non intende far cadere subito Crocetta per evitare effetti domino”. Dove per effetto domino s’intende la probabile vittoria dei 5 Stelle se si votasse in ottobre. Meglio traccheggiare, dare qualche metro di corda a Crocetta, presentare il voto in Primavera, in Sicilia e a Roma, come una sorta di giudizio di Dio contro il “vecchio” Pd.

Facciamo tre leggi, poi si può votare, dice al manifesto Rosario Crocetta. “Una per completare la riforma delle province, la seconda per l’acqua pubblica, la terza per i poveri”. L’attendismo del premier conviene al governatore per non lasciare la scena col pubblico che fischia in sala: “non posso farmi da parte -dice- davanti a una macchinazione di queste proporzioni”. Così la vittima presunta – “la mafia ha lanciato una fatwa spiegando che prima di uccidermi bisogvava distruggere la mia immagine”- andrà per qualche tempo a braccetto con il presunto mandante -cioè il Pd di Renzi, che lo stesso Crocetta accusa da tempo di essere il burattinaio della propria sventura.

“Tramavano sulla sanità,Crocetta mi ha taciuto tutto, isolata dal primo giorno, ecco perchè lascio”. L’intervista di Lucia Borsellino a Repubblica si abbatte come un maglio sull’intesa tattica fra i due istrioni. Sullo sfondo la sanità siciliana, 9 miliardi di spesa, unica “industria” sopravvissuta nell’isola. E gli interessi di chi si spartisce la torta e ci vuole far carriera. Diciamolo chiaro: vecchio Pd e Megafono hanno vinto le elezioni nel 2012 perchè la destra era a pezzi e la grande mafia non ci teneva troppo a spartirsi i debiti della regione. Ma la borghesia mafiosa diffusa non poteva mollare la presa (della sanità e degli appalti) e in seguito s’è accreditata presso i nuovi vicerè, il sulfureo Crocetta, l’oscuro Faraone. Su Lucia Borsellino, la “rivoluzione” e i siciliani onesti è calata la coltre del silenzio, interrotto dallo strepitio dei galli (politici) in continua guerra fratricida.

Rinvio a Palermo, rinvio a Roma. Questa sera Rosy Bindi dovrebbe riferire all’Antimafia “in merito alle vicende note come mafia capitale”, ma il capogruppo (renziano) del Pd in Commissione, Mirabelli, propone di rinviare. “Inopportuna una presa di posizione della commissione -scrive Mirabelli- prima delle determinazioni del governo”. L’abilità manovriera del Premier, la necessità di aspettare, prende ormai in ostaggio i cittadini siciliani, i romani rivoltati e le istituzioni.

Prender tempo, perchè? Consiglio la lettura di Luca Ricolfi, sul Sole, e di Dario Di Vico, Corriere. Scrivovo della rivoluzione Copernicana – e lo slogan in verità li offende- rappresentata dal taglio alle tasse. Entrambi hanno dubbi sulle coperture economiche, magari sospettano che si toglierà un balzello per imporne un altro, ma sottolineano “la svolta coraggiosa”, Ricolfi, “la forte discontinuità”, Di Vico. Consiste questa discontinuità coraggiosa nel fatto che Renzi  non abbia detto “il governo ridurrà la pressione fiscale”, ma “il Pd ridurrà le tasse”, rompendo  così l’antico cordone ombelicale con la sinistra italiana e la socialdemocrazia europea, le quali usavano mettere sempre  al primo posto il finanziamento del Welfare State. Da liberali, Di Vico e Ricolfi, se ne compiacciono e per un giorno tacciono su tutto quello che questa svolta renziana si porta dietro: la sussunzione della “nuova” sinistra in un solo uomo, la dittatura del governo su partiti e Parlamento, la sostituzione della contrattazione ( antica pratica sindacale ma anche liberale) con il dono, detto bonus, che è concessione tipica del monarca illuminato o, se preferite, del riformista autoritario. Prima spegnere i focolai di resistenza nel Pd, poi attribuire alla vecchia sinistra ogni sconfitta alle amministrative, infine lanciare  il nuovo conio, il partito della nazione, per vincere e governare il più a lungo possibile.