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Una Boldrini per Renzi?

Più posti, ma meno stabili, scrive Repubblica. Sono dati, finalmente, condivisi da Istat, Inps, Inail e Ministero del lavoro, dunque più affidabili. Confermano due cose che si capivano: che la locomotiva della ripresa ricomincia faticosamente a muoversi, che le politiche del lavoro attuate dall’Italia (jobs act, dono fiscale in cambio di assunzioni stabili, libertà di usare i voucher) sono state un trompe-l’œil, solo una bugia ingannatrice. La ripresa è come la vediamo, non dà alcuna certezza all’industria che campa alla giornata e per questo trasforma i lavoratori in numeri intercambiabili, che si lasciano dopo averli indossati per un giorno, come si fa coi vestiti in certi grandi magazzini. L’anno che verrà, quando gli incentivi-metadone scompariranno, le cose andranno peggio. Due dati lo anticipano. Il primo dice che la disoccupazione tra i giovani con meno di 35 anni è aumentata del 2,9% nel trimestre e del 6,6% nell’anno. Un milione e mezzo di loro cerca lavoro e non lo trova. Il secondo dato mostra cosa tocchi ai fortunati che trovano impiego: 121 milioni di voucher venduti nel 2016. Continua la lettura di Una Boldrini per Renzi?

Le conseguenze della crisi

Grillo salva Raggi, scrive il Corriere. No, la “vende”, secondo il Giornale. Per Repubblica, “Raggi si piega”. La Stampa concorda e racconta la “Resa di Raggi”. Grillo – aggiunge – “Commissaria Roma” – “La Raggi cotta e mangiata”, lamenta il Fatto, a cui non va giù che Sala sia invece “indagato e santificato”. “Quo vadis”, si chiede il manifesto. Dove vanno? Raggi, Grillo e la stessa città di Roma. La nuda verità dei fatti è presto detta. Dopo aver minimizzato la portata dell’arresto di Marra “è un semplice dipendente comunale…il mio braccio destro sono i cittadini romani”, Virginia Raggi è stata messa sotto torchio dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo, calato a Roma per gestire la crisi. Alla fine si è piegata: ha fatto dimettere Salvatore Romeo da capo della sua segreteria e l’assessore allo sport, Daniele Frongia, da vice sindaco. Frangia, Romeo, Marra è in carcere, la Muraro indagata e fuori gioco: sono venute meno tutte le stampelle che Virginia aveva creduto di poter estrarre da un generone fascio-affaristico romano, che è poi l’ambiente dal quale anche lei proviene. Vice sindaco dovrebbe diventare l’ex indipendentista veneto, Massimo Colomban, già assessore alle partecipate, proposto da Davide Casaleggio. Insomma Raggi è andata a Canossa, con il capo cosparso di cenere, ma così ha mantenuto le stelle, cioè il diritto a esibire il marchio del Movimento. Almeno fino a quando non riceverà un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, conseguenza dell’esposto depositato in procura dal suo ex capo di gabinetto, Carla Raineri. Continua la lettura di Le conseguenze della crisi

Di Italicum in peggio

Tanto tuonò che piovve. Il premier, gli arditi del #bastaunsì, la libera stampa da settimane raccontavano a tinte fosche la possibile vittoria del No: Renzi che si dimette, i mercati che considerano l’Italia instabile, speculazione, spread. Ieri Financial Times ha mostrato dove potrebbe essere assestato il colpo, enumerando le banche che il governo ha lasciato a metà del guado, tra risanamento (nazionalizzazione camuffata) e fallimento. La borsa di Milano ha perso quasi due punti, più del doppio della media europea, il Monte dei Paschi oltre il 13%, mentre lo spread è tornato intorno ai 190 punti. Ecco i titoli: “Voto, le tensioni della borsa”, Corriere della Sera. “Effetto referendum su spread e mercati. Tremano le banche”, la Stampa. “Effetto banche sulle borse”, Il Sole24Ore. Mentre Repubblica ha promosso alcune frasi pronunciate dal Presidente della Repubblica durante un incontro con gli studenti: “Altolà di Mattarella: sono io l’arbitro dopo il referendum”. “Il Colle – spiega il giornale diretto da Calabresi – frena su crisi di governo ed elezioni anticipate”. Continua la lettura di Di Italicum in peggio

Deluso dal voto

Renzi deluso, deluso dal voto, è questo il titolo. Elettori vergognatevi! Avete deluso chi, da Palazzo Chigi, giorno e notte lavora per il bene dell’Italia. E voi del Pd, che a Napoli non avete appoggiato la Valente: vi “mando un commissario”, “al sud mi porterò il lancia fiamme”. Anche a Roma il disastro è responsabilità altrui – di Marino, suggerisce Orfini, e di Mafia Capitale – il mio Giachetti invece, dice Renzi, “ha fatto un mezzo miracolo”. Poi suggerisce ai giornalisti: “attenti alle percentuali”: Milano 41,69%, Torino 41,83, Bologna quasi 40. Quaranta, la soglia che con cui l’Italicum dà il premio al primo turno, evitando il ballottaggio che rischierebbe di favorire il candidato grillino, magari votato dalle destre. Già le destre, Matteo Renzi insiste, più e più volte, che Salvini ha fatto flop, che Meloni ha fatto flop, Berlusconi no, lui è in partita. E a Berlusconi chiede, senza dirlo, un aiutino al ballottaggio e poi di ritrarsi dalla campagna per il No al referendum. Il Nazareno è sempre aperto, sta casa aspetta a te. “La sinistra, la minoranza? Cosa ha avuto il 3, il 4%? Se si accontentano?” I 5 Stelle? A Roma, a Torino? “E poi, dove sono?” Uno show imperdibile la conferenza stampa di ieri: contro “il teatrino della politica”, un’altra citazione, un’altra carezza all’ex Caimano, contro “quelli che vincevano anche se perdevano”. “Noi non siamo così”. Continua la lettura di Deluso dal voto

Perde il partito della nazione

Balzo dei 5 Stelle, il Pd soffre. “La Raggi vola a Roma, soffre il Pd”. Titoli identici per il Corriere e per Repubblica. Quest’ultima aggiunge: “Ora ballottaggi a rischio”. Da parte mia osservo che il Partito della Nazione (di Renzi) ha fatto peggio del Pd “Ditta” (di Bersani), che il Movimento 5 Stelle è un passo dalla conquista di Roma e può giocarsela a Torino, che la Forza Italia di Berlusconi non ha futuro senza Meloni e Salvini, che la sinistra-sinistra deve prima precisare il proprio profilo politico e solo dopo può chiedere il voto.

Cominciamo da Renzi. Il suo candidato feticcio, Sala, manager Expo, ma imposto anche agli arancioni di Pisapia, è primo di un soffio a Milano 41,6% contro il manager delle destre unite, Parisi, che lo incalza col 40,9. A Napoli, dove il premier ha promesso soldi per Bagnoli, ha attaccato De Magistris, ha chiuso la campagna per la sua candidata, Valeria Valente è stata esclusa dal ballottaggio. De Magistris totalizza il 42,3 dei voti e fa meglio di Piero Fassino che a Torino si accontenta del 41,6 con la sfidante a 5 Stelle, Appendino, al 31,9%. Bologna conferma l’allarme (o la sofferenza) del Pd di Renzi: Merola non sembra in grado di superare la soglia del 40 per cento – i risultati sono provvisori -, andrà al ballottaggio con la leghista Bergonzoni 22 e rotti e qui è da segnalare anche il risultato positivo del più a sinistra e del più civico dei candidati della sinistra, Martelloni, che si attesterebbe al 7%. Ciliegia sul gateau (indigesto) per Renzi, a Cagliari il vecchio centro-sinistra di Bersani elegge al primo turno il sindaco di Sel, Massimo Zedda. Continua la lettura di Perde il partito della nazione

Tra guerre e banche

La svolta USA: siamo in guerra, titola Repubblica. Eh già, gli Stati Uniti non possono permettere che Russia e Iran vincano da soli la guerra contro il Daesh. Non è più tempo di tergiversare. Dunque, elicotteri apache, istruttori a stelle e strisce con gli scarponi sul terreno, l’armata sunnita che Riyād sta approntando, truppe turche.

Isis, Putin evoca la bomba atomica, titola la Stampa. Lo zar è impazzito? L’atomica contro qualche decina di migliaia di terroristi mescolati a popolazioni inermi? No, Putin ricorda alla Turchia (e dunque la Nato) che la Russia è una potenza nucleare. E chiarisce che non tollererà concorrenza sleale. Facciano pure, Turchia e Nato, la loro guerra al Daesh (che sono in ritardo) ma non provino a fermare i russi né i loro alleati, iraniani o siriani. Continua la lettura di Tra guerre e banche