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Sinistra Italiana e la scissione del Pd

19.419.507 No!

19 milioni e 400mila No, 13 milioni e 400 mila Sì. Per ogni 2 italiani che si sono lasciati convincere da una propaganda battente e univoca, che fosse necessario riformare la Costituzione per garantire più poteri al governo, maggiore governabilità, altri 3 sono andati alle urne per dire che quello era un diversivo, che non è dalla Costituzione, conquistata nella guerra contro il nazifascismo, che vengono i guai per il paese e l’incapacità dei governi.

Renzi si è assunto la responsabilità della sconfitta, ma ha rivendicato l’errore. Ha fatto intendere che lui lo rifarebbe. Ha rivendicato i risultati del suo governo, dal jobs act agli sgravi fiscali, si è vantato di aver portato il PIL dal meno 2 al più 1% e di aver fatto crescere l’occupazione di 600mila unità. Questo pomeriggio rassegnerà le dimissioni, ma già sfida il No ad avanzare proposte, prova a schierare il Pd all’opposizione. Sperando nella rivincita. Continua la lettura di 19.419.507 No!

Exit Hollande

François Hollande si ritira. Il Presidente francese prende atto della sconfitta e annuncia che non si candiderà per un secondo mandato. Sconfitto dagli attentati del terrorismo islamico (Nizza, Bataclan, Hyper Cacher, Charlie Hebdo), dalla svolta a destra (jobs act francese) contestata da sinistra e non sostenuta da destra e imprenditori, e dalla crisi (finita in edicola) delle sue relazioni sentimentali. Ora è probabile che il suo primo ministro, Manuel Valls, voglia candidarsi. Dovrebbe però superare la sinistra interna per vincere la primarie socialiste (cosa che mi pare molto difficile) e si troverebbe poi comunque la concorrenza, sul fianco destro, del suo ex ministro Macron e su quello sinistro di Mélenchon. Hollande ha ammesso che il potere lo ha logorato, lo ha messo in trappola e digerito. Un tempo era un uomo brillante, pieno di humor, un buon commensale e un discreto politico, ma è apparso alla fine solo una mummia. Una mummia della Terza Via. Come la Clinton, che ha favorito la scalata al potere di Trump, come gli epigoni di Blair sconfitti due volte da Corbyin, come Sanchez che ha perso l’occasione di allearsi con Podemos ed è stato fatto fuori dalla destra del suo partito. Toccherà a Renzi la stessa sorte? Io credo di sì. Fortemente ridimensionato, se domenica prevarranno i No. Asfaltato da un grillino o addirittura da un candidato della destra, qualora, superato lo scoglio referendario, mirasse ancora a diventare “Sindaco d’Italia”. Continua la lettura di Exit Hollande

Vecchio già a 41 anni?

“A 41 anni non devo aggiungere niente al mio curriculum”. Frase, detta al forum della Stampa, che la dice lunga sull’umore nero del premier. Già vecchio, già arrivato, già finito seppur così giovane? Mi dispiace che Renzi l’abbia detta e in fondo spero che sia solo una furbata, un modo subliminale per suggerire il solito ricatto “o me o il diluvio”. Perché se fosse sincera quella frase rivelerebbe un errore fondamentale, l’aver considerato la sfera politica come un mero campo di affermazione personale, un’occasione per realizzarsi contro tutti e comunque. Io ne ho 67 di anni, ho dovuto lasciare la Rai, in Senato ho preso pesci in faccia e non è che la mia vita privata sia tutta un successo, ma non penso affatto di tirare i remi in barca. Proverò comunque a darmi da fare, a dare una mano. E commetterò altri errori. Ma almeno ho capito una cosa: l’impegno pubblico non può ridursi a una lotta tra il proprio ego e il resto del mondo. La politica è vita se riconosce la vita nell’altro, se sa anche ascoltare. Continua la lettura di Vecchio già a 41 anni?

C’è chi vota sì e chi ha capito

Londra sfida: schedare i lavoratori stranieri, la Stampa. “Theresa May: prima i britannici”, Corriere. È un piccolo passo verso il burrone. Il Mein Kampf era bardato della paranoia razzista del suo autore, ma per i tre quarti proponeva vantaggi materiali, lavoro a scapito degli immigrati, assistenza e tutele ai membri, nativi e perciò stesso eletti, del popolo tedesco. Avvertenza per i cretini: non sto paragonando May a Hitler, dico che nei popoli si manifestano davanti alla lunga crisi e alla stagnazione secolare pulsioni simili a quelle che si manifestarono in Europa dopo il 29. Aggiungo che una parte della politica, per rispondere a quelle pulsioni, rispolvera il nesso (secondo me) incestuoso popolo-nazione-stato. Continua la lettura di C’è chi vota sì e chi ha capito

Sulla spalla di Hillary

Attacco alla Germania, Kamikaze in nome dell’Isis, La Germania ha paura. Eccovi, a raffica, i titoli dei tre quotidiani più letti. Paura che ha trovato ieri un motivo in più: il siriano, con pulsioni suicide cui era stata respinta la richiesta d’asilo, era entrato a far parte dell’esercito del nemico, dello “Stato Islamico”, dell’anti mondializzazione radicale, che vuole distruggere ogni forma di civiltà, spegnere la musica, cancellare il sorriso dal volto dei bambini. Che restino solo obbedienza a dio e al califfo, paura, vendetta su chi ancora ama qualcuno. La paura si mescola con la politica: è Angela Merkel che li ha lasciati entrare in Germania, quanti di quei profughi erano (e sono) potenziali terroristi, perché se gli si nega l’asilo non li si caccia subito? Sia detto: l’aver ritrovato il nemico – il terrorismo islamico – è persino consolante, ci mette da una parte della trincea, consente di accusare i nostri generali presunti felloni. La strage di Monaco ad opera di un diciottenne forse vittima di bullismo, aiutato e forse ispirato da un sedicenne,non sembrava invece avere un senso, lasciava l’angoscia nell’aria, non riusciva a trasformarla in rabbia, in dissenso e protesta. Daesh c’è per questo. Tra Siria e Iraq, vende petrolio, riscuote il pizzo, traffica in opere d’arte, consuma viagra e psicofarmaci per trasformare amputazioni, sangue e stupri nelle immagini di un videogioco. Oltre il recinto, catalizza la paura. Da quella paura succhia forza e nuove vite. Continua la lettura di Sulla spalla di Hillary

Verso il giornale unico?

Gli Agnelli lasciano il Corriere, La Stampa, con il suo satellite genovese il Secolo XIX, diventa satellite di Repubblica, John Elian, nipote dell’avvocato, entra a far parte dell’arcipelago De Banedetti, Marchionne si libera di un settore in perdita – i giornali – per dedicarsi a nuove concentrazioni industriali e finanziarie. La notizia non è nuova, Left l’aveva anticipata il 13 febbraio, “l’industria della notizia”, di Donatella Coccoli e Ilaria Giupponi, ma ieri è arrivata la conferma ufficiale. “Il polo Stampa-Repubblica sarà leader in Europa”, titola il giornale torinese. Ezio Mauro cerca “Le radici comuni” della “sua” Repubblica e della Stampa nel lontano 1955, quando Caracciolo, che però era un editore puro, fondò L’Espresso e le prime firme venivano dalla Stampa. Il Corriere reagisce alla vertigine da abbandono – e alle preoccupazioni per i suoi conti, dissestati da alcune operazioni oltre confine – celebrando il centoquarantesimo anniversario, con un articolo del suo più elegante commentatore, Claudio Magris. Continua la lettura di Verso il giornale unico?

C’è vita a sinistra

Torna la sinistra, lacera, talvolta (ma non sempre) ha i capelli bianchi, difende i poveri e, per “lor signori”, come li chiamava Fortebraccio, è destinata a perdere. Ma fa paura. “Oggi il Partito Laburista si trova in pericolo mortale…il tesseramento è raddoppiato…ma molti accorrono tra le nostre file per sostenere la campagna di Jeremy Corbyn…Il partito si dirige a occhi chiusi e a braccia protese verso l’abisso, pronto a schiantarsi sulle rocce sottostanti”. Dice proprio così, Tony Blair e il Corriere pubblica, a pagina 13, il suo j’accuse contro un signore di 66 anni, che fa parte della Camera dei Lord, va in bicicletta e sostiene che “l’austerità ha fattito…perciò tanti giovani ci chiedono di smetterla di inseguire il modello capitalista”.Il prossimo 12 settembre Jeremy Corbyn potrebbe vincere le primarie del Labour Party.

Atene alza le tasse e vende i porti, Stampa. Non c’è dubbio che Tsipras abbia dovuto cedere per spuntare l’accordo con i creditori. È probabile che Syriza si divida ancora in Parlamento -la riunione cominciata ieri notte non si era ancora conclusa alle 7 di questa mattina- maa Financial Times racconta di una “riscossa greca” e di una “Germania isolata”, che critica Bruxelles e non gradisce il passaggio della BCE a fianco del Fondo Monetario, fondo che i miliatrdi ad Atene li vuol prestare pur sapendo che la Grecia non li restituirà se non in parte. Merkel e Schäuble volevano asfaltare la sinistra greca, cancellarla dal contesto dell’Europa. Missione tuttora uncompiuta.

Bernie Sanders, avete sentito il suo nome? Senatore del Vermont, si definisce “socialista” (cosa,in America, scandalosa), sfida Hilary Clinton alle primarie. A sorpresa il sindacato delle infermiere ha deciso di sostenerlo. É per i diritti civili, senza se. Vuole ridurre il peso delle lobby in politica. Chiede un salario minimo dignitoso e più tasse ai più ricchi. Perdente, ma fa paura. In Cina, scrive El Pais. “Un’esplosione pone al centro la questione della sicurezza industriale. Quegli oltre 50 morti, gli impianti lager, le città dormitorio per operai, l’aria che non si respira, la corruzione che se ne infischia della pena di morte, e tante donne e uomini che cominciaro a dire: No! C’è questo dietro le tre svalutazioni, l’ammissione che la locomotica cinese deve rallentare , la tentazione di spuntare la finanza e importare qualche diritto.

Senato si tratta sul listino, Repubblica. “Un patto con Brlusconi per cambiare l’Italicum”, Giachetti, intervistato dalla Stampa. “Questa è la legislatura delle larghe intese”, Tonini a Repubblica. Continua il tormentone. La minoranza Pd cali le brache o sarà spianata. Ok, il prezzo è giusto. Abbiamo capito: un altro mondo non è possibile. Anche se tre Marines riportano la bandiera americana a Cuba, con Fidel ancora vivo e Raul ancora al potere. Anche se non s’era mai visto che un vescono – oggi monsignor Mogavero- ripetesse “sì, il governo è assente, perchè non ha un piano per l’immigrazione”, nonostante la protestaufficiosa del premier e la marcia indietro di Famiglia Cristiana.

C’è vita a sinistra. Podemos e Syriza, Sanders e Corbyn, e in Italia Landini e don Ciotti e gli insegnanti e i senatori che non vogliono svendere la Costituzione. Non è affatto detto che tutto ciò sappia parlare a una maggioranza individualizzata, dispersa nei luoghi di lavoro, abbandonata sul divano di casa mentre scorrono le immagini del pensiero unico, con un computer come unico oggetto di sostituzione. Forse perderemo davvero, perché 25 anni di follia liberista, da Tony Blair a Matteo Renzi, non passano senza lasciare ferite profonde nella coscienza di sé, nella sfiducia nel vicino e nella voglia di lottare. Però non invidio i vincenti, non sopporto il vuoto che emana dalle loro frasi, li vedo annaspare mentre interrogano la Sibilla sullo zero virgola della crescita: “il verdetto del PIL sul governo”, scrive il Corriere. So che non hanno respiro, che non capiscono il mondo e ripetono ricette degli anni 80, già fallite. Temo che preparino, con la loro, la nostra, rovina e perciò mi batto.

Meno male che la Corte c’è

La battaglia sugli scioperi, scrive il Corriere. “Alitalia e Pompei, l’accusa di Renzi”, fa eco la Stampa. Il nostro amato premier ha indossato l’abito del buon padre di famiglia: “Dopo le nottate per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, fa male vedere queste agitazioni”. “Tenere migliaia di turisti sotto il sole per un’assemblea a sorpresa è volere il male di Pompei”. Ha ragione? Avrebbe ragione, se avesse detto – come Del Rio al Corriere- “ I beni comuni vanno protetti dalle richieste illegittime”. Ma il nostro -si sa- è sempre in campagna elettorale. Così “omette di ricordare – e la Stampa  lo sbertuccia- “che in quei casi Cgil e Uil non c’entrano”. Omette di lodare Landini, per il contributo dato all’accordo con la Whirlpool, e tracima con la sua retroscenista di fiducia  prendendosela con il “disfattismo” della comunicazione. Che c’entra? Niente, ma copre bene silenzio e imbarazzo per sulla vergognosa legge bavaglio.

Con la legge bavaglio non avrei scoperto i killer di mia sorella, dice al Fatto il fratello carabiniere di Gabriella Campagna. Gabriella aveva 17 anni nel 1985, quando scoprì per caso l’identità di un tatitante e fu ammazzata dalla mafia palermitana. “A rischio le indagini di mafia”, fa eco a Repubblica il presidente del sindacato magistrati, Sabelli. Sulla Stampa Zagrebelsky scrive: “Non si può silenziare l’interesse generale”. È questo il punto: la privacy va protetta – molto meno quella degli uomini pubblici- ma se la notizia ottenuta con registrazioni realizzate all’insaputa del registrato ha un “interesse pubblico” è giusto, giustissimo, pubblicare. Invece Pagano, autore Ncd dell’emedamento, chiede che la legge resti com’è (Stampa). “Non c’è accordo nel governo” Corriere. Dopo Orlando anche Cantone obietta.

La chiesa non vuol pagare l’Imu sulle sue scuole? Dimostri che le sue non abbiano fini di lucro. Lo ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale – che Dio ce la preservi dalla legge di riforma Costituzionale che vuole metterla alla mercé di un leader qualunque che arraffi il generoso premio di maggioranza-. Sbagliato? No giusto. Perchè l’articolo 33 della Costituzione impegna la Repubblica a realizzare scuole di ogni ordine e grado e prevede che quelle private -costituzionalmente legittime, ci mancherebbe- non debbano pesare sullo Stato. È come se la Corte avesse ripreso anche la legge detta #labuonascuola, appena imposta dal governo con la fiducia, una legge che depotenzia la scuola pubblica a favore dell’insegnamento privato. D’altronde è la cultura della ministra Giannini che dice giuliva “le paritarie lo stato risparmia 6 miliardi”. Se mandassimo a scuola solo i figli chi può pagare la retta, risparmieremmo forse ancor di più.

Torna un sempre verde, i tagli alla sanità. Così risparmiamo 10 miliardi” dice a Repubblica Guteld, il Cottarelli di Renzi. Certo, ridurre gli sprechi delle regioni in materia sanitaria si può e si dovrebbe. Ma da troppo tempo i governi tagliano sulla salute, sulla carne vita del cittadino che paga le tasse e avrebbe diritto -non alle operazioni estetiche che faceva l’amico di Crocetta- ma alla sacrosanta protezione della sua salute. Il fatto è che alla sbrasata di Renzi sui tagli alle tasse non crede quasi nessuno. Alesina e Giavazzi (Corriere) scrivono che “la tassa sulla casa è una buona tassa (!)”, o meglio lo sarebbe se fosse progressiva, colpisse il patrimonio di chi più ha e risparmiasse le esigenze vitali di chi ha meno. Bisogenrebbe semplificare e colpire l’evasione. Scalfari aggiunge: con i tagli aumenterà il debito.

A proposito, Scalfari mette a confronto Blair, il modello di Renzi, con Papa Francesco. E boccia Blair. Penso da tempo che i nostri pronipoti studieranno Churchill, ma troveranno due righe avare su quel primo ministro britannico che seguì le orme di Margaret Thatcher.