Archivi tag: Brasile

Il sangue e l’odio

Il 2017 è cominciato nel sangue. 39 morti, 69 feriti, tutti giovani che festeggiavano l’anno sul Bosforo, a Istanbul. Un babbo natale ha fatto irruzione all’una di notte in una discoteca, il club Reina, ha imbracciato un kalashnikov e ha aperto il fuoco. La Turchia laica, nata un secolo fa, purtroppo nel sangue del genocidio armeno, è stata colpita, selvaggiamente. Punito il “tradimento” di Erdogan, che aveva usato il fanatismo islamico contro i curdi, per poi allinearsi con la Russia e vantarsi, con Putin e Assad, di aver imposto la tregua ai “ribelli” siriani. Istanbul è il cuore del mondo, testimone delle più antiche civiltà, crogiolo delle tre religioni monoteiste. Cento anni fa, nel 1917, crollava l’impero ottomano e quello austriaco, la rivoluzione russa metteva fine al potere degli Zar, liberava operai e contadini soldati dalla guerra. Gli Stati Uniti uscivano dal guscio e ponevano le basi per una egemonia, che sarebbe diventata impero dopo un’altra guerra. Continua la lettura di Il sangue e l’odio

Crisi a 5 Stelle

“Prima crisi” o “già paralisi” della giunta Raggi? Ha ragione il Corriere o la Repubblica? Certo è una “tempesta” – scrive La Stampa – quella che si è abbattuta ieri sui 5 Stelle e sul comune di Roma. Il Fatto Quotidiano definisce “Virginia, sindaca dimezzata”. “Il supertecnico Minenna – spiega – porta via i suoi dopo un duro scontro nella giunta Raggi e nel Movimento 5 Stelle”. Secondo questa ricostruzione, che mi sembra la più informata, Marcello Minenna, economista, professore associato alla Bocconi e dirigente Consob, assessore al bilancio con la delega al patrimonio e alle partecipate, ieri si è dimesso dopo l’annuncio, dato via Facebook della sindaca, che la nomina a Capo Gabinetto di Carla Raineri, doveva ritenersi revocata dato che l’anti corruzione l’aveva ritenuta non legittima in quanto a chiamata diretta. Minenna, che aveva fortemente voluto la magistrata milanese, ha considerato quella rimozione un attacco ai suoi poteri e alla sua autonomia. A ruota lo hanno seguito il direttore generale dell’ATAC (azienda pubblica del trasporto) Marco Rettighieri, l’amministratore unico della società, Marco Brandolese, e anche quello dell’AMA (azienda per i rifiuti), Alessandro Solidoro. Il complotto contro Minenna (e la sua squadra di tecnici bocconiani) sarebbe stato ordito dal “Raggio magico” (nomen omen) e cioè dal vice sindaco Daniele Frongia, dal capo della segreteria politica del sindaco, Salvatore Romeo, e dal vice capo di gabinetto Raffaele Marra. “Allibiti” gli avversari a 5 Stelle della Raggi (Roberta Lombardi, Roberto Fico, Carla Ruocco), la Taverna ha denunciato “una perdita enorme”, la sindaca, in lacrime, avrebbe addirittura minacciato – dice il Corriere – le sue dimissioni: “Ora basta o mollo”. Continua la lettura di Crisi a 5 Stelle

L’amaro risveglio

Terremoto, l’amaro risveglio. “Lo scandalo dei soldi deviati”, Repubblica. “Certificati falsi su caserme e scuole”, Corriere. “Caccia alla truffa degli appalti”, la Stampa. Si tratta dei soldi assegnati dopo il terremoto del 1997 in Umbria e quello del 2009 de L’Aquila ai comuni di Amatrice, Acculoli, Arquata. Colpisce la tabella che la Stampa pubblica a pagina 3: a sinistra l’edificio (torre civica, caserma o chiesa), al centro la cifra a disposizione, a destra il risultato (inagibile o danneggiato o lavori non ultimati). Come terribile è lo scaricabarile denunciato da Sergio Rizzo a pagina 30 del Corriere della Sera. L’ex governatrice Polverini, “La regione non c’entra nulla”. Il sindaco di Amatrice, Pirozzi, “io sono parte lesa”. Il costruttore Truffarelli “ho la coscienza a posto”. Il pompiere geometra responsabile del rischio, “sono solo un centralinista”. Il commissario per il terremoto (deputato Pd), “non ci furono interventi sismici, solo ripristini”. Credo di capire. I soldi non erano tanti. A ogni calamità quelli disponibili vengono divisi, centellinati, assegnati a pioggia per accontentare quante più amministrazioni. Continua la lettura di L’amaro risveglio

Crescita zero, governo in panne

L’Italia non cresce, allarme PIL, debito record, crescita zero. Nell’ordine, ecco i titoli di Stampa, Repubblica, Corriere e Sole24Ore. I dati sono presto detti. Nel secondo trimestre l’Italia ha totalizzato il risultato peggiore in Europa insieme alla Francia: crescita zero. Ma in Francia hanno pesato gli scioperi contro il jobs act e la crescita tendenziale nell’anno resta dell’1,4% il doppio che in Italia, dove non supererà lo 0,7%. La Germania è cresciuta dello 0,4 nel trimestre e dell’1,7% nell’anno. Lo stesso l’Euro zona, o,4 e 1,8%. Inoltre in Italia ristagnano i consumi e il debito pubblico è cresciuto in un solo mese di ben 7 miliardi toccando i 2.248,8 miliardi di euro, una cifra che spaventerà i rigoristi europei rendendo improbabile (o molto salata, in termini di condizionamenti politici) la concessione di nuovi trattamenti di favore al nostro governo, pur di mantenerlo in sella. E Renzi che fa? Invece di riconoscere che jobs act, taglio dell’IMU e incentivi a pioggia alle imprese si sono rivelati una medicina poco efficace, accusa chi lo contesta di rendere il paese meno stabile e promette sfracelli in Europa, la quale dovrà concedere “più flessibilità”. Continua la lettura di Crescita zero, governo in panne

Rai e riforme

Rai e riforme, il PD si divide. Così titola Repubblica. Rai, innanzitutto: Miguel Gotor e Federico Fornaro si sono dimessi dalla vigilanza denunciando l’occupazione del servizio pubblico per ordine del loro segretario PD Matteo Renzi nonché premier. Neppure Bersani ha dubbi e definisce “patetica” la “politica che cerca di garantirsi lo storytelling con l’informazione. Repubblica titola nelle pagine interne “PD nel caos” e biasima le scelte di viale Mazzini anche se – spiega – la Berlinguer andrà a condurre una striscia quotidiana, curata da Santoro, dalle 18.30 alle 19, dal lunedì al venerdì. Disagio anche fra i fedeli di Renzi che ora accusano Campo Dall’Orto di essere un incapace (ci vuole modo nel servire il padrone, per dio!). La Federazione della Stampa e persino il sindacato Rai bocciano il blitz di viale Mazzini: “occupazione di posti e pura lottizzazione”. Nessun piano, nessuna idea, la carretta dove vuole il padrone. Continua la lettura di Rai e riforme

Guerra e Rai

Libia piano in tre fasi, dice Repubblica. Quale piano, di grazia? Quando mai la ministra della difesa Pinotti, che ieri ha annunciato il via libera all’uso di basi italiane per bombardare Sirte, ha informato il Parlamento? Eppure straparla di intervento militare da almeno sei mesi. Intendiamoci, il pacifismo assoluto non può essere fatto proprio dagli stati: l’Italia può avere la necessità di difendersi in Libia davanti al rischio che a due passi da casa si costituisca una base di lancio del terrorismo kamikaze. Ma vorremmo sapere quali siano le forze in campo, che affidabilità abbia il premier Serraj, portato a Tripoli dagli occidentali e tuttora protetto in un bunker, che gioco stia facendo il generale Haftar, che comanda qualcosa di simile a un esercito ed è appoggiato da Egitto e Francia, che fine faranno i terroristi in fuga da Sirte (mettiamo che vada così) dopo i bombardamenti, e chi si occuperà di loro. Invece niente, silenzio, strizzate d’occhio sulla nostra proverbiale furbizia, sull’equilibrio del premier Renzi, sul fatto che finora non abbiamo subito attentati. Un paese libero e democratico non può accettare di entrare in guerra senza dirlo, senza che il Parlamento sia chiamato a discuterne. Questo dovrebbero dire, all’unisono, le opposizioni. A questo dovrebbero rispondere tutti coloro che, nella maggioranza, non si vogliono ridurre a fare i camerieri di un premier che finge distacco e se ne sta con la famiglia in Brasile, aspettando le medaglie. Continua la lettura di Guerra e Rai

Sia lode al vincitore

Niente quorum, vince Renzi, scrive la Stampa. “Vincono i lavoratori”, ribatte, con il premier, Repubblica. “Le accuse di Renzi” dice il Corriere. Accuse? Ma sì. Il premier è stato il primo a parlare, ha tirato un sospiro di sollievo per quel dilagante non voto: “è fallito un colpetto”, avrebbe confessato a Maria Teresa Meli. “Abbiamo rischiato che il voto sulle trivelle si tramutasse nel bis del referendum sull’acqua” cioè che si avviasse, ai suoi danni, lo stesso processo che si concluse con la cacciata di Berlusconi. Ma per fortuna “la demagogia non paga”; ancora Renzi. Demagogia di chi? Di Elimiano, of course: “Certi presidenti di regione – dettaglia Renzi – che hanno usato il referendum per motivi personali. Si scopre che una parte della classe dirigente di questo paese è auto referenziale”. Oddio autoreferenziale! Il Giornale rileva che l’affluenza al 32% mette insieme “16 milioni di voti contro Renzi”. Non è proprio così. Intanto perché il numero dei votanti potrebbe essere più basso, poi perché è ben possibile che una parte dei votanti abbia voluto rispondere al quesito e non “dare un segnale al premier” Continua la lettura di Sia lode al vincitore

Lula, Verdini, i giudici

Il ritorno di Lula infiamma il Brasile, Il Corriere della sera titola come i principali giornali del mondo. I fatti li ho raccontati ieri sera per Left-on-line: un giudice accusa l’ex presidente del miracolo brasiliano di corruzione e riciclaggio. Dilma Rousseff lo chiama al governo, sia perché ne ha bisogno – il Brasile è in recessione, il prestigio di Lula può servire -, sia perché così Inacio Lula da Silva passa sotto la giurisdizione del tribunale dei ministri e si salva da un arresto che pareva imminente. Ma una telefonata tra i due, “hai la nomina, usala” dice Dilma, intercettata, viene data in pasto a giornali e televisioni. In Parlamento parte la richiesta di impeachment della presidente per ostacolo alla giustizia, lei denuncia un “golpe giudiziario”, un magistrato blocca la nomina di Lula, le piazze si riempiono di manifestati contro i due presidenti, scontri con chi difende, ricordando che 40 milioni di brasiliani poveri facevano una vita da topi e sono diventati protagonisti in un nuovo Brasile. Penso che la corruzione vada perseguita e che, se i leader del Partito dei Lavoratori, l’hanno considerata un fattore secondario rispetto a tutto ciò che stavano facendo per il loro paese, beh, hanno sbagliato e fa bene la giustizia a perseguirli. Continua la lettura di Lula, Verdini, i giudici

Voto locale, sondaggio nazionale

Sfascisti! Il Giornale della famiglia Berlusconi bolla Meloni che si candida a Roma e Salvini che intende contrapporre un suo amico notaio al candidato “unitario” per Torino. Del voto amministrativo non gliene frega niente a nessuno. La vera missione di Sala, il mister Expo che ora teme sia l’astensionismo record che di perdere pezzi a sinistra, è quella di ricomprendere nel Partito di Renzi l’esperienza municipalista di Pisapia. Giachetti e Valente servono a Orfini per dire alla minoranza Pd, ai “vecchi” Bersani e Bassolino, che non c’è trippa per gatti, che non avranno altro leader se non il rottamatore, Meloni deve riacciuffare Storace e altri ex missini per diventare, insieme a La Russa, l’erede della destra post fascista, Salvini vuol mostrare al suo mondo il niente che è ormai rimasto sotto il vestito Berlusconi: per conquistarsi la candidatura ad anti Renzi in vista del ballottaggio con l’Italicum. D’altra parte Airaudo e Fassina scommettono di poter mostrare che c’è vita a sinistra del Pd e a destra di M5S, De Magistris, se confermato sindaco, proverà a lanciare un’Opa su Sinistra Italiana e Possibile, Casaleggio cerca con la Raggi un obiettivo intermedio sulla strada di un Di Maio che si candidi alle politiche e superi il primo turno. Poi tutto può succedere. Continua la lettura di Voto locale, sondaggio nazionale