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Crolla l’ultima certezza

Crolla l’ultima certezza: che l’acqua fosse abbondante a Roma. Così era stato dai tempi dell’Impero, per quella meraviglia di acquedotto avuto in dote, per la generosa riserva del lago di Bracciano. I nasoni – così si chiamano, per via del loro aspetto, le fontanelle romane – dispensavano frescura e acqua buona (migliore della “minerale” in plastica) a tutte le ore del giorno e della notte. Non è più così. Il lago si asciuga, l’acqua potrebbe essere razionata ai romani (ai quali già si rimprovera di consumarne 50 litri al giorno più della media nazionale). Riscaldamento globale, sprechi insostenibili, liti fra amministratori. La Stampa dedica alla siccità la sua apertura, il Corriere le pagine 2 e 3, il Giornale dà la colpa a Raggi e Pd. Continua la lettura di Crolla l’ultima certezza

Scissione sì, scissione no

La fabbrica delle disuguaglianze

I fratelli Occhionero. Giulio, laureato in ingegneria nucleare, un’inclinazione naturale per la matematica e per la massoneria (avrebbe detto: “sarò il Licio Gelli del futuro”), pasticcione negli affari e perciò condannato a tre anni per bancarotta fraudolenta, che traffica in Italia ma risiede a Londra. Francesca Maria, americana di Medford ma laureata in chimica alla Sapienza, maratoneta, e arrampicatrice (non in senso metaforico, pare si sia materialmente arrampicata sui grattacieli di Dubai), che parla l’arabo e frequenta feste e circoli sportivi pieni di Vip e aspiranti tali. Chi sono costoro e perché dovremmo temerli? Un’inchiesta giudiziaria, a cui ha collaborato l’FBI, accusa Giulio e Francesca Maria si essersi introdotti nei computer, o nei telefoni portatili, di uomini politici e banchieri. Per catturare mail, sms, informazioni ed edificare quello che il Corriere oggi chiama “L’archivio segreto delle spie”. “Così spiavano Renzi e Draghi”, titola invece Repubblica. E “il giallo”, di cui parla la Stampa, è legato ai nomi del possibile clienti, di chi ha commissionato i loro servizi o ha acquistato le informazioni che offrivano. Insomma, per chi spiavano? Secondo Bisignani, dietro gli Occhionero si nasconderebbero “servizi stranieri” . Per Fiorenza Sarzanini, sarebbe a rischio la sicurezza dello stato. “Perché per almeno due anni Occhionero e sua sorella hanno potuto leggere e copiare le comunicazioni riservate del Presidente del Consiglio, senza che scattasse alcun allarme. E negli ultimi quattro anni hanno captato i file dei vertici di forze dell’ordine, servizi segreti, Bankitalia, di parlamentari e manager di Stato senza che nessuno se ne accorgesse”. Continua la lettura di La fabbrica delle disuguaglianze

Prodi e Boldrini, sul carro

Il mare e il cielo terso di dicembre. Davanti ai miei occhi le coste siciliane e l’Etna con la cima già coperta di neve. Girare l’Italia per il No ha i suoi doni. Anche Prodi alle fine ha detto Sì. A Renzi. Certo non gli piace, e definisce “modesta” la riforma imposta dal premier, né accetta la “rissa che ha indebolito l’Italia all’estero per ragioni di politica interna”. E chi l’ha provocata, per ragioni di politica interna, se non l’inquilino di Palazzo Chigi, che ne ha fatto l’alibi e la bandiera del suo governo? Meglio succhiare l’osso che il bastone. A questo si è ridotto il fondatore (insieme a D’Alema) dell’Ulivo. Rispetto la sua scelta, come quella di qualche amico, che da giovane era stato rivoluzionario e ora teme che Trump, la Brexit, il peso troppo grande di Putin, la crisi della mondializzazione finanziaria e dell’illusione che con essa crescessero anche i diritti, che tutto ciò possa minacciare la sua tranquilla vecchiaia. Continua la lettura di Prodi e Boldrini, sul carro

Dedicato a Fidel

Con la bava alla bocca. Fa specie vedere Trump e, qui da noi, Libero e il Giornale far festa per la morte di un uomo di 90 anni che ha tenuto testa per 57 all’unica super potenza rimasta nel pianeta, che ha respinto un’invasione promossa e finanziata dalla Cia, ha sopportato con il suo popolo l’odioso embargo americano, si è preso la soddisfazione di vedere “un Presidente nero” e un “Papa latino americano” venire a Cuba da ospiti, non a dettar legge. O gonzi! Quel barbuto comandante, con le braccia lunghe lunghe e le gambe ancora di più, ha vinto. Una vittoria amara, certo. Perché Guevara non è riuscito a rompere l’accerchiamento. Perché la solidarietà internazionalista (dell’Urss, per non parlare della Cina) s’è rivelata una truffa: prendeva più di quel che offriva. Perché nessun paese dell’America ispanica, neanche il Venezuela di Chavez, meno di tutti il Venezuela di Chavez, gli ha saputo offrire una sponda credibile. Un dittatore, Fidel? Sì, abbandonato da tutti, Castro lo è stato. Ma un dittatore amato e rispettato dalla maggioranza del suo popolo. Perché in cambio delle sofferenze, della penuria, degli errori burocratici e di scelte obiettivamente autoritarie, Fidel ha saputo offrire ai cubani un bene impagabile: la dignità! Il rispetto di sé, nei confronti di un Grande Fratello che aveva trattato Cuba (e la tratterebbe ancora) come una sala da gioco e un bordello a cielo aperto “nel giardino di casa” dell’imperialismo yankee. Continua la lettura di Dedicato a Fidel

Bancarotta dell’umanità

Il Corriere s’è trasferito in America. Titolo d’apertura in prima, articoli e commenti fino a pagina 5 poi, in coda, un dossier di altre 8 pagine. Antonio Polito si chiede quali auspici nerissimi sul destino della nostra democrazia verrebbero diffusi, se fosse capitato da noi quello che è accaduto in questa nerissima e amarissima campagna presidenziale americana. Vero. Facciamocene una ragione. La democrazia è in crisi perché la crisi ha cambiato in modo radicale e probabilmente duraturo l’umore del ceto medio, che diventa sempre più critico nei confronti della politica, che tradisce sempre più spesso i partiti storici e mette in crisi il bipolarismo. Davanti a un tale fenomeno e alle ragioni che lo hanno provocato – crescita delle disuguaglianze, mondializzazione, destrutturazione dei diritti acquisiti e delle garanzie – le élites sia di destra che di sinistra si sono chiuse a riccio, hanno tentato recuperi populisti, scaricato sul popolo scelte che il popolo si aspettava dai loro rappresentanti, incattivito il conflitto politico fino a farlo sembrare uno scontro di civiltà. Dalla Boschi che mostra alla Leopolda lo scalpo dei nemici – Travaglio e D’Alema – a Trump il quale avverte che non riconoscerà l’eventuale successo della Clinton. Così stanno le cose. Perciò è indispensabile rompere l’incantesimo e tornare a far politica tra la gente – politica, non comizi -, dicendo la verità, ancorché scomoda, indicando con chiarezza le scelte, ascoltando, facendo sintesi. Continua la lettura di Bancarotta dell’umanità

Che la festa cominci. A Washington

Manovra fantasy fino a dicembre. La stangata arriva l’anno prossimo. Così “gufa” il Fatto Quotidiano. Il titolo di Repubblica somiglia invece a un grido di giubilo: “Addio a Equitalia, sconti sulle cartelle. Più soldi per pensioni e sanità”. La Stampa sceglie di spiegare un pezzo della manovra. “Renzi: scioglianmo Equitalia. Multe e tasse senza sanzioni”. Il Corriere avverte: “Manovra da 27 miliardi”. Insomma, l’affare si ingrossa.

Proviamo a capire che cosa questa finanziaria dia e come intenda trovare i fondi. Per le imprese: riduzione di 3 punti dell’Ires, premi di produttività detassati, facilitazioni per chi paga i dipendenti con azioni o pensioni integrative, decontribuzione a chi assume o stabilizza apprendisti, sostegno a chi investe in tecnologia e beni strumentali. Non credo che ciò libererà 20 miliardi di investimenti – come dice Confindustria – ma non è poco quelli che il governo concede, e non è male che abbia rinunciati agli aiuti “a pioggia”. Continua la lettura di Che la festa cominci. A Washington