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Evviva, torna l’inciucio

Triste non saper perdere

Matteo da legare, il manifesto. “Prende due sberle in faccia”, il Fatto Quotidiano. Repubblica non le chiama “sberle”, ma ne spiega l’effetto: “Mattarella e il Pd frenano Renzi”. Il Corriere fa parlare Mattarella: “Inconcepibile il voto subito”. Mentre Giannelli veste l’ex premier segretario con il kimono di una Madame Butterfly che da una nave del Pd va via alla ricerca di “unità”. Ieri il governo ha umiliato il Senato, colpevole di non essere stato rottamato dal referendum. Alle 18 la legge di bilancio, ben 3mila pagine, è stata consegnata alle commissioni, alle 13.30 di oggi l’Aula voterà la fiducia… a un governo dimissionario. Pare che Renzi abbia chiesto “Un governo con tutti dentro” o le elezioni a carnevale. “Tenta l’inciucio per comandare ancora”, gli risponde il Giornale. Che tristezza. Non sa accettare la sconfitta, si vede che non era prevista dalla sua agenda. La sovranità del popolo è per lui una locuzione astratta, la possibilità di aver sbagliato, semplicemente esclusa. Sono semmai i 19 milioni che hanno votato No, ad aver commesso un errore non scusabile. “Noi abbiamo il 40 per cento”, grida trionfante il tristo scherano Luca Lotti. Ieri i senatori dissidenti del Pd raccontavano un clima di caccia alle streghe. Chi ha tradito non sarà candidato. Al voto, con Renzi e per Renzi. Cupio dissolvi! Repubblica pensa al dopo, a Pisapia che si offre: “Pronto a unire la sinistra”. Sole24Ore archivia la promessa di una apocalisse per la vittoria dei No: “Piazza affari (+4,15%) corre con le banche. Spread a 158 punti, Btp sotto il 2%”. Continua la lettura di Triste non saper perdere

Povera America e poveri noi

An unusually dark, bitter face-off. Un confronto nero, amaro come mai era capitato di vedere: Washington Post commentava così, questa notte, a caldo la performance dei due principali candidati per la Casa Bianca. Trump ha detto che farebbe arrestare la Clinton per le mail del dipartimento di Stato che ha nascosto, Hillary ha detto che Donald vive “in una realtà parallela” e non può fare il Presidente. Prima del dibattito nella università di St. Louis, Trump si è presentato in conferenza stampa circondato da 4 donne: 3 si sono dichiarate vittime sessuali di Bill Clinton, la quarta ha accusato Hillary di aver difeso, quando faceva l’avvocato, l’uomo che la stuprò a 12 anni, riuscendo a farlo condannare soltanto per “carezze illegali” a una minore. Clinton ha chiesto a Trump: hai usato o no le imposte non pagate per 18 anni? Certo che sì, le ha risposto Trump, ho usato i favori fiscali che tu da 30 anni garantisci ai tuoi amici e finanziatori. Hillary ha difeso i compromessi della sua lunga carriera citando un film di Spielberg in cui Abraham Lincoln tratta sempre col Congresso. “C’è una grande differenza fra te e Lincoln – l’ha gelata Donald – lui non ha mai mentito”. Ancora meno tasse ai ricchi ma anche alt all’acciaio cinese per proteggere i minatori americani, dice Trump. I ricchi paghino le tasse, risponde Clinton, ho lavorato 30 anni – dice – per proteggere la classe media e sostenere le sue conquiste. Bloccare alle frontiere i migranti siriani e musulmani, in quanto potenziali terroristi, e far di tutto per cancellare il califfato, dice Trump. Per Clinton, invece, il nemico principale è Putin, che copre in Siria crimini contro l’umanità, spia, hakera, viola la privacy dei cittadini e delle istituzioni americane, e fa di tutto perché vinca Trump. Non prendo soldi dalla Russia, risponde Donald, che scarica il suo vice, Pence, reo di aver condannato, senza se e senza ma, i bombardamenti russi su Aleppo. Continua la lettura di Povera America e poveri noi