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“Il mio regno per un cavallo!”

Le conseguenze della crisi

Grillo salva Raggi, scrive il Corriere. No, la “vende”, secondo il Giornale. Per Repubblica, “Raggi si piega”. La Stampa concorda e racconta la “Resa di Raggi”. Grillo – aggiunge – “Commissaria Roma” – “La Raggi cotta e mangiata”, lamenta il Fatto, a cui non va giù che Sala sia invece “indagato e santificato”. “Quo vadis”, si chiede il manifesto. Dove vanno? Raggi, Grillo e la stessa città di Roma. La nuda verità dei fatti è presto detta. Dopo aver minimizzato la portata dell’arresto di Marra “è un semplice dipendente comunale…il mio braccio destro sono i cittadini romani”, Virginia Raggi è stata messa sotto torchio dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo, calato a Roma per gestire la crisi. Alla fine si è piegata: ha fatto dimettere Salvatore Romeo da capo della sua segreteria e l’assessore allo sport, Daniele Frongia, da vice sindaco. Frangia, Romeo, Marra è in carcere, la Muraro indagata e fuori gioco: sono venute meno tutte le stampelle che Virginia aveva creduto di poter estrarre da un generone fascio-affaristico romano, che è poi l’ambiente dal quale anche lei proviene. Vice sindaco dovrebbe diventare l’ex indipendentista veneto, Massimo Colomban, già assessore alle partecipate, proposto da Davide Casaleggio. Insomma Raggi è andata a Canossa, con il capo cosparso di cenere, ma così ha mantenuto le stelle, cioè il diritto a esibire il marchio del Movimento. Almeno fino a quando non riceverà un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, conseguenza dell’esposto depositato in procura dal suo ex capo di gabinetto, Carla Raineri. Continua la lettura di Le conseguenze della crisi

Il Nazareno di Barbara D’Urso

Valanga populista in Francia. Cosi New York Times presenta in prima pagina la vittoria di François Fillon che ieri ha sbaragliato Juppè, dopo aver umiliato Sarkozy, e che sarà il candidato della destra “repubblicana” alle presidenziali dell’anno prossimo. “Ha vinto parlando di controllo dell’islam e dei migranti. Vi suona familiare?” chiede il giornale ai lettori americani, accostando Fillon a Trump. Per Fillon, spiega, “l’Islam radicale è come il totalitarismo nazista”. Egli promette di “ridurre l’immigrazione al suo stretto necessario”. È un cattolico tradizionalista, come la Vandea lo fu contro la Grande Rivoluzione, è amico della Russia, come lo fu la Francia alla vigilia della guerra prima guerra mondiale, non parla di Europa né professa la sua amicizia per la Germania. Promette mezzo milione di licenziamenti, d’un colpo, tra i dipendenti del pubblico impiego e una politica ultra liberista. “Fino a pochi giorni fa – sottolinea New York Times – era il terzo, il più debole, tra i candidati, la sua difesa dell’identità francese ne ha fatto il front runner”. Continua la lettura di Il Nazareno di Barbara D’Urso

Accozzaglia o patrioti?

Quelli che votano No. Due giorni tra Altamura e Taranto, Ginosa e Laterza, insieme a molti insegnanti, ad ex operai italsider, giovani che si occupano di tecnologia, precari, contadini e amministratori, tutti decisi a votare No. Non capisco come si possa raccontare questa Italia come un pericolo per l’Italia, questi italiani come bastian contrari nemici di ogni progresso e cambiamento. Oltre il mio piccolo, ma non trascurabile, universo, sempre in Puglia, Emiliano, Camuso e Smuraglia animavano una grande manifestazione a Bari. A Taranto un’altra solo per i 5 stelle. Italie diverse che tornano in piazza, piene di speranza – a me pare – e non di rancore, con proposte, magari diverse, ma con l’intenzione comune di ri-fondare la politica sulla rappresentanza, di ridare agli elettori il diritto di eleggere i loro deputati e i loro senatori. Senza più liste bloccate e con meno ricatti e meno ricatti degli apparati di partito. Non ho sentito, nelle sale, in piazza, o più tardi a cena, la trita retorica che celebra la “costituzione più bella del mondo”, né il tabù per cui non si potrebbe in nessun modo cambiare”. Piuttosto critiche, a mio parere fondate, sul modo confuso e strumentale con cui i nuovi costituenti hanno preteso di riformare. Sul metodo, fatto di strappi, di ricatti mediatici, e atti di forza parlamentare che ha caratterizzato l’iter della legge. Continua la lettura di Accozzaglia o patrioti?

E se Renzi si trumpizza?

Trump: caccio i clandestini, titolo di Repubblica che troviamo quasi identico su Corriere e Stampa. Così è! Ha detto alla Cbs che subito verranno “cacciati” o “messi in prigione” fra i due e i tre milioni di clandestini, “criminali, pregiudicati, che fanno parte delle gang o sono trafficanti di droga». Possiamo consolarci notando come, durante la presidenza Obama, ne siano stati cacciati due milioni e mezzo, ma che la procedura in uno stato di diritto è complessa: bisogna identificarli, portarli davanti al tribunale dell’immigrazione e anche lì potranno fare appello. Possiamo ricordare come giorni fa Trump voleva cacciarne 11 milioni, e mancano due mesi all’insediamento, il 20 gennaio: tanto tempo potrebbe portargli consiglio e prudenti consiglieri. Già ora dice che, per una parte, il muro con il Messico sarà solo “un confine controllato”. Però è evidente che le promesse della campagna elettorale non possono essere cancellate con un tratto di penna. Migranti via, 1000miliardi di investimenti in infrastrutture, se vogliono la Nato se la paghino, dazi sulle merci cinesi anche se la Cina detiene un terzo del debito americano, sì all’industria del carbone, no agli accordi sul clima. Continua la lettura di E se Renzi si trumpizza?