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Il sol dell’avvenire

Sapete? Quando in teatro il comico non sa più far ridere…È così, con il governo che oggi chiede la fiducia alle camere. “Non è successo niente”, il manifesto. “19.419.5o7 italiani presi a schiaffi” – dice il Fatto – “dall’accozzaglia”, ma avrebbe potuto dire dagli ex rottamatori incollati alla poltrona”, “dai giovani con un grande futuro alle spalle”. “Governo Gentiloni, ministri di Renzi”, la Stampa. Per Giannelli Mattarella legge la lista ed esclama “Manca Renzi”. Già perché manca? Perché è in ritiro a Pontassieve. Giusto il tempo di fare la vittima, “senza stipendio, senza pensione, senza immunità” e preparare un doppio blitz: per vincere a marzo le primarie “aperte” e provare a riprendersi, poi, Palazzo Ghigi. “Governo fotocopia”, scrive Repubblica. Anche per Calabresi: “Troppo poco”. “Il governo nasce morto”, il Giornale. Continua la lettura di Il sol dell’avvenire

Che pesce è Gentiloni

All’ombra di un Gentiloni e dentro l’urne. Lo chiamano Gentil Renzi (il Giornale) o Gentil clone (il Fatto Quotidiano), prevedono che il governo sarà inadeguato (si parla fra l’altro di un Alfano agli esteri!), temono che porti con sé “una brezza da prima Repubblica (Marcello Sorgi per la Stampa) o che venga impallinato “col fuoco amico” del Pd e di Renzi” (Massimo Franco per il Corriere). Andranno in piazza (la Lega) o diserteranno le Camere quando si voterà la fiducia (Movimento 5 Stelle), si mettono invece in coda per un ministero vedovi del Renzi (Lotti, Boschi, Calenda), traditori di Bersani e D’Alema (Finocchiaro, Minniti, Puglisi) e di Berlusconi (Verdini), Giannelli disegna Renzi tra le onde dei capelli del nuovo premier, come Mosè mentre passa il mar rosso. Luciana Castellina si stupisce della sua nuova fede renziana (“Era bravo, Paolo, da extraparlamentare), Francesco Rutelli si vanta di averlo ben educato (“Avrà l’empatia che è mancata a Matteo, Paolo non crea conflitti”). Nasce in fretta e a fatica il primo governo Gentiloni! Che fare? Domande e risposte, secondo me. Continua la lettura di Che pesce è Gentiloni

Bancarotta dell’umanità

Il Corriere s’è trasferito in America. Titolo d’apertura in prima, articoli e commenti fino a pagina 5 poi, in coda, un dossier di altre 8 pagine. Antonio Polito si chiede quali auspici nerissimi sul destino della nostra democrazia verrebbero diffusi, se fosse capitato da noi quello che è accaduto in questa nerissima e amarissima campagna presidenziale americana. Vero. Facciamocene una ragione. La democrazia è in crisi perché la crisi ha cambiato in modo radicale e probabilmente duraturo l’umore del ceto medio, che diventa sempre più critico nei confronti della politica, che tradisce sempre più spesso i partiti storici e mette in crisi il bipolarismo. Davanti a un tale fenomeno e alle ragioni che lo hanno provocato – crescita delle disuguaglianze, mondializzazione, destrutturazione dei diritti acquisiti e delle garanzie – le élites sia di destra che di sinistra si sono chiuse a riccio, hanno tentato recuperi populisti, scaricato sul popolo scelte che il popolo si aspettava dai loro rappresentanti, incattivito il conflitto politico fino a farlo sembrare uno scontro di civiltà. Dalla Boschi che mostra alla Leopolda lo scalpo dei nemici – Travaglio e D’Alema – a Trump il quale avverte che non riconoscerà l’eventuale successo della Clinton. Così stanno le cose. Perciò è indispensabile rompere l’incantesimo e tornare a far politica tra la gente – politica, non comizi -, dicendo la verità, ancorché scomoda, indicando con chiarezza le scelte, ascoltando, facendo sintesi. Continua la lettura di Bancarotta dell’umanità

Piggy e il predatore

Se sei Trump, alle donne puoi fare ciò che vuoi. Quel fuori onda di molti anni fa sta costando molto caro al candidato repubblicano. Non solo perché declassa le donne a semplici oggetto di consumo. Interessanti, come Alicia Machado, quando conquistano la corona miss universo, ma che tornano oggetto di disprezzo, semplicemente Piggy, se prendono qualche chilo in più. Quella frase racconta altro: mette il cartellino del prezzo alla preda, e trasforma in predatore autorizzato un maschio con il portafogli gonfio, politico di successo o star della Tv. Spettacolo indecente. Vi immaginate se in Cane di Paglia, Charlie Venner avesse avuto pancia, dita piccole, ciuffo posticcio e i modi di Trump? Il fuori onda ha svelato il trucco, ora Donald è nudo e non è granché bello da guardare. Ora il maschio ammiccante che gli gridava “Dagli sotto”, ora la donna avida che commentava “Però!” ora si vergognano di lui. Perché non è altro che un imbroglio, uno della casta che finge di voler spazzare gli altri della casata, ai quali però è legato perché, come loro, si può permettere di comprare e dunque di predare. “In bilico la candidatura”, titola la Stampa. “Non lascio”, risponde Trump dal titolo del Corriere. Fatto sta che il suo vice designato, Pence, si dissocia e annulla un comizio e anche la moglie Melania (era scomparsa dopo la performance alla primarie) ora lo critica. I repubblicani vorrebbero sostituirlo, ma non sanno come. La Clinton ringrazia. Mentre lo scoop del Washington Post su Trump ne oscura uno di Wikileaks, che ha pubblicato certe mail di Hillary: “Sono lontana dalla gente”, “Aiuto le banche a crescere”. Continua la lettura di Piggy e il predatore