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Frontiere, affari e diritti

In Europa tornano le frontiere interne. Con l’immigrazione, Grecia e Italia dovranno cavarsela da soli almeno per i prossimi due anni. Il succo è questo. E l’umore nero degli europei del Nord si estende anche alle questioni dell’economia: si ritorna a parlare di Grexit, (colloquio del Corriere con Ian Bremmer) giacché la ricetta imposta ad Atene non era – e tutti lo sapevano – sostenibile, si riprende a mettere l’Italia sotto osservazione: “Allarme Ue: Troppo debito. L’ira di Renzi: non sono isolato”, perché ho “con me 50 milioni di italiani”. Facciamo un passo indietro: ecco titoli e commenti sul ritorno delle frontiere. “Schengen spacca l’Europa”, Repubblica. “Congelare Schengen per due anni”, Stampa. “Schengen in bilico per due anni”, Corriere. Con Cesare Martinetti (Stampa) che scrive e spera: “ma non è la fine dell’Europa” e Franco Venturini (Corriere) che constata: “Una vera trappola (e un’ingiustizia) per noi e la Grecia”. Si è persino discusso della possibilità di sigillare il confine tra Grecia e Macedonia. In questo caso ai profughi non resterebbe che buttarsi in Adriatico verso le nostre coste, senza poi poter più passare in Austria o in Francia. Continua la lettura di Frontiere, affari e diritti

La vita è bella(se ci ribelliamo)

C’è l’accordo, ha detto poco fa, che sono quasi le 9, il premier belga. Ma questa notte non si cancellerà, nè le metafore guerresche usate dai giornali: “Grecia al muro” Repubblica e Corriere. “Colonia d’Europa” il Fatto. La Germania invade la Grecia”, il Giornale. Per il Guardian “L’Europa si vendica di Tsipras”. Liberation si chiede “A che gioco gioca la Germania” “Incerto il futuro della Grecia nell’euro per le pressioni tedesche”, Financial Times. Molti ckiccano l’hashtag #ThisIsACoup, “è un colpo di stato”. In una notte, senza più mediazioni o infingimenti, si è voluta imporre alla all’Europa e alla Grecia la legge tedesca. “Stanno uccidendo il progetto europeo”, scrive Krugman New York Times.

Il catalogo delle crudeltà, come l’ha definito SpiegelOnLine è vario: dall’introduzione dei licenziementi collettivi e di un’IVA ancora più alta, all’istituzione di un fondo di garanzia con i proventi delle privatizzazioni controllato dall’euro gruppo, all’obbligo al Parlamento greco di approvare le misure in 2 giorni. Pare che Tsipras si sia sfilata la giacca: “prendete pure questa”. Duro battibecco tra Draghi e Schäuble con il tedesco che sbotta: “non prendermi per stupido”. Schäuble vuole che la BCE lasci fallire le banche greche, Draghi teme per l’euro zona Merkel, la mediatrice, si accontenterebbe solo di deporre il governo Tsipras. Così la Bild titola: “Tsipras va verso le elezioni”.

In tutto questo c’è un nugolo di zombie che blatera in televisione e dilaga nella rete, pretendendo che questa crisi sia un affare di debiti non pagati, di cicale imprevidenti e di formiche risentite. Invece è una crisi politica. Per la terza in cento anni il Volk tedesco, cioè “lo spirito del popolo-nazione che, diventa identità divina, organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo” (manifesto di Ventotene!) si impone all’Europa tutta. Si illudono quelli che ammiccano narrando che dopo la conclusione, quale che sia, della crisi greca sapremo riportare la Germania sulla retta via. Noi chi? Francia, Italia e Spagna che non hanno elaborato alcun progetto? Il socialista tedesco Gabriel che conosceva e aveva condiviso l’obiettivo vero della trattativa, cioè cacciare la Grecia? L’Europa è già un protettorato tedesco.

Certo,nulla è perduto se esistono uomini liberi. La vita è bella”, scriveva Trotsky il 27 febbraio del 1940 sei mesi prima che Stalin lo facesse ammazzare. E Spinelli, nel 1941, quando i fascismi stavano vincendo la guerra, scommetteva che il “valore permanente dello spirito critico” avrebbe vinto “contro il dogmatismo autoritario”. Al contrario la politica come gioco, pura ricerca del potere, intenta solo a gonfiare i vantaggi per la propria parte e ridurre le perdite, finisce più spesso nella vergogna di Monaco -quando Regno Unito, Francia e Italia autorizzarono la presa nazista della Cecoslovacchia. O nell’orrore di Srebenica, con caschi blu Onu, comandante bosniaco sul campo Oric, autorità di Sarajevo che dissero “a me che importa”, magare pure mi conviene, preparando così il massacro dal generale serbo Mladic.

Il re è nudo Oggi le polemiche sulle debolezze del governo, la soap opere sul Pd o su Mafia Capitale, persino lo scontro sull’agenda parlamentare -se si debba sistemare solo la Rai o si possa decidere prima dell’estate sulle unioni civili, tutto questo non mi pare più aver senso. Se manca una visione dell’Europa, del mondo intorno e dell’Italia in Europa. Una visione e un’ispirazione. Una parola che cacci i mercanti dal tempio. Della politica. La vita è bella?Spirito critico contro dogmatismo autoritario? Avanti, vediamo!

Italia,Europa, House of Cards

La causa del disastro greco è politica ed europea. Lo ha scritto Varoufakis sul Guardian e oggi i titoli di Corriere e  Repubblica gli danno ragione: “Berlino non si fida di Atene”, “Tsipras divide l’Europa”. Schäuble ha diffuso ieri un documento in cui si chiede alla Grecia di uscire dall’Euro per 5 anni e di sbrigarsela. Però la Francia sostiene Atene fino al punto -si dice- di aver scritto con i greci il documento sui tagli. Si è dunque creato un “cuneo tra Parigi e Berlino”. E Adriana Cerebelli, del Sole, dice che il merito è di Tsipras: La Grecia  era “a un passo dall’uscita dall’euro. E il vertice era stato convocato per oggi solo per prenderne atto Invece con una capriola politicamente spericolata, incassando prima il fragoroso no referendario (61,3%) all’offerta rigorista dei creditori e poi il sì parlamentare (251 su 300 voti) ancora più sonoro, quasi sulla stessa proposta, il premier ellenico pur capitolando davanti ai creditori ha rilanciato la palla nel campo avversario”.

L’Euro, tra accordo di cambio e moneta di stato. La contraddizione della moneta europea – spiega Varoufakis- non poteva reggere dopo la crisi del 2008/9. L’Europa si trovava davanti alla scelta: o trasformarsi in federazione (dunque uno stato) o espellere la Grecia per dare una lezione (di rigore) ai francesi (e a spagnoli e italiani). I tedeschi hanno scelto la seconda soluzione e hanno usato la Grecia. Perciò Schäuble e sodali hanno rifiutato di ristrutturare il debito in cambio di riforme economiche,  per spingere la Grecia fuori dalla moneta unica. Con lo scopo finale to put the fear of God into the French and have them accept his model of a disciplinarian eurozone (di imporre il timore di Dio ai francesi e fargli accettare un modello tedesco di disciplina. Come finirà? Il Corriere parla di “Scelta impossibile della Merkel  rompere col suo partito o con l’Europa”. O si passerà il cerino a Tsipras: “riforme in 7 giorni”, sperando che il consenso che ha si sgretoli.
House of Cards alla fiorentina. Le intercettazioni non hanno rilievo giudiziario, ma secondo  certi commentatori non avrebbero neppure rilievo politico. Tanto si sa che “la conquista del potere passa attraverso ricatti, pressioni giochi”. Però così -osserca Michele Prospero sl manifesto- “Il voto perde ogni valore di investitura. Le urne, convertite in una ratifica tardiva di scelte già maturate nel palazzo, tessute dietro le quinte. Il sistema diventa un congegno autoreferenziale. Le maggioranze si decompongono in aula con i ritrovati magici di formule variabili che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale originario. Salta il circuito ascendente della legittimazione: quello che collega governanti e governati attraverso il voto competitivo”. E il primato della politica come gioco di potere uccide la politica democratica!

La riforma della Rai arriverà in aula con un accordo Pd Forza Italia. Resta la commissione di vigilanza. Il DG -ora si chiama AD, mministratore delegato- sarà sempre nominato dal governo e il Presidente dovrà sempre avere il gradimento dell’opposizione. I direttori dei Tg verranno ancora scelti con prassi consociativa. Tuttavia il governo ottiene la delega sulle risorse, che userà come la Troika i prestiti alla Grecia: per tenerla sotto l’incubo del fallimento. Poi riscriverò le regole -altra delega- con Sky e Mediaset, per spartire la torta del nuovo duopolio. Senza televisioni libere e in concorrenza, la democrazia resta malata. Il nuovo potere, continua a muoversi sulle orme del vecchio.
“Prendete un fiore dalle corone, portatelo a casa, è Santo che ve lo dona”. Don Ciotti ha salutato così l’amico Della Volpe. Ha spiegato che il regno dei cieli è di chi -come Santo- non si arrende, di chi sostiene sempre le persone più in difficoltà, e cerca con impegno ostinato la verità per raccontarla. Conosco Ciotti da tempo, ma ieri, ascoltandolo in Sant’Agnese, ho sentito nelle sue parole la chiesa. Di Francesco.

Battaglia in Grecia,manovre in Italia

“19 ministri e 25 banchieri indecisi tra rottura e negoziato”. Repubblica coglie il cuore del problema: 19 ministri e 25 banchieri che bisbigliano e non hanno avuto il coraggio di ammettere “che il debito greco è solo carta”, come scrive sul Sole24Ore Roberto Napoletano. Un tabù idiota -quello secondo cui si possono ristrutturare i debiti di una grande banca ma mai quelli di uno stato e di un popolo- ci sta portando sull’orlo del precipizio. Purtroppo i tabù muovono il mondo. Così Lucrezia Rechlin (Corriere della Sera) si augura che vincano i sì, perchè teme l’irritazione di quei 19 ministri e 25 banchieri, ma poi chiede loro di smetterla con i tabù, di “cambiare programma” e offrire “alla Grecia un nuovo inizio”. Capisco, ma non condivido. Credo che sarebbe molto meglio se stasera i pronipoti di Pericle votassero no. Qualcuno deve pur ridimensionare l’alterigia autoreferenziale  di quei 19 ministri e di quei 25 banchieri.

Siamo qui per fare un partito. Stefano Fassina l’ha detto senza girarci intorno. “Svolta liberista, deriva plebiscitaria, pessima riforma (con voto di fiducia) della scuola”, Renzi tuttavia non è un “usurpatore” ma l’interprete “più abile ed estremo” della subalternità culturale e politica della sinistra italiana. Una subalternità che dura da tre decenni ed è diventata insostenibile almeno dal 2008. Per battere Renzi – ha detto dunque Fassina a Civati, Cofferati che erano sul palco, e a SEL, Rifondazione e l’altra Europa- occorre spezzare quella subalternità, liberare forze che un tempo si consideravano di sinistra e oggi sono prigioniere della Sindrome di Stoccolma, e fanno cose di destra immaginando così di poter “vincere”. D’altra parte sarebbe sbagliato  vendere “un prodotto preconfezionato”. Non è tempo di alzare una bandierina,  brandire un leader più educato e colto di Renzi, per chiudere la partita e dire: ecco il partito. Al contrario occorre  parlare alla Coalizione Sociale di Landini, al movimento del 5 maggio, contro la riforma della scuola, ai giovani che vorrebbero una politica che non si riduca al mestiere della politica.

Quei 25 vogliono rifondare il Pd come partito di sinistra. Nel suo sermone della domenica Eugenio Scalfari legge il documento firmato da 25 senatori del Pd non soltanto come piattaforma per cambiare la riforma costituzionale, eleggendo con voto diretto i senatori e consegnando più poteri al Senato, ma come qualcosa di più, un vero e proprio manifesto, forse l’ultimo appello per salvare il partito democratico dal destino che Renzi gli sta costruendo. Quello cioè di diventare una macchina che sostenga il premier e segretario, gli costruisca intorno una rete di notabili regionali, occupi il centro dello schieramento, faccia propri senza troppe storie i tabù del capitalismo, e sappia convincere la sinistra  farsi destra per poter contare in Europa. Le due linee, quella di Fassina e quella dei 25, sono ovviamente diverse e concorrenti, anche se possono trovare qualche momento di convergenza nelle prossime battaglie parlamentari  Su questo prometto di tornare con un post dedicato, in cui proverò pure a tirare le somme delle battaglie che ho condotto e delle sconfitte subite.

Noi ti sfiduciamo, ma tu non ti muovere. La direzione del Pd Siciliano è riuscita ad aprire la crisi (virtuale) del governo Crocetta ma “escludemdo le elezioni subito” (Giornale di Sicilia). Crocetta non va bene e deve andar via ma intanto resti a Palazzo d’Orleans! Questa storia è vecchia e penosa. Eletto con il 30% del 47% dei votanti, Crocetta aveva pensato di poter fare tutto quel che gli andasse di fare. Nomine (di assessori) a catinelle, dimissioni altrettanto torrenziali. Continui annnunci sulla rivoluzione antinafia da realizzarsi riciclando vecchi ruderi della politica siciliana e contando sull’appoggio della Confindustra e di Montante, alla fine pure lui indagato per Mafia. Sulfureo, debordante, troppo intento a rinnovellare la sua fama perchè gli restasse anche il tempo di governare., Crocetta non è mai stato amato dal Pd. Ne è derivata una stucchevole congiura di palazzo e a mezzo stampa. Insulti, rodomontate, finte tregue, nuovi insulti Ma di sfidarlo su un programma per la Sicilia – come avevo chiesto che si facesse- o costringerlo in Consiglio alle dimissioni correndo il rischio delle elezioni, manco a parlarne. Così il trio Faraone, Raciti, Crocetta condanna la Sicilia a galleggiare su polemiche e insulti made in Pd.

Martiri, giudici e politici

Grecia spaccata scrive Repubblica. Come potrebbe non essere spaccata? Con il Fondo Monetario che informa “salvare Atene costerà altri 60 miliardi”. Con l’Europa della Cancelliera che promette comprensione ma solo se vinceranno i “sì” al referendum e l’emmerdeurVaroufakis se ne tornerà in America a studiare la teoria dei giochi, con funzionari e pensionati che non sanno fino a quando potranno contare sull’assegno a fine mese. Spaccata, con i sì in leggero vantaggio sui no, dicono i sondaggi. Spaccata, come spesso succede in democrazia. E domenica i greci voteranno anche per noi. E ora? Il Corriere sdoppia la coppia Alesina-Giavazzi: il primo accusa i greci di aver provocato “una caduta di fiducia in Europa tra il Nord («mediterranei pigri e inaffidabili») e il Sud («tedeschi rigidi e cattivi»)”, mentre il secondo assicura che senza tutele né diritti in Grecia tornerà il lavoro, la crescita, e forse pure la felicità. Intanto sappiamo dalla Stampa che ogni italiano è esposto per 600 euro (per via del debito greco) ma che il GrecExit ci costerebbe mille euro a testa.

 

Conseguenze sovversive”. Proprio così: il tribunale di Napoli ha scritto che la sospensione del governatore eletto della Campania, Vincenzo de Luca, decisa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi in forza di una legge dello stato, avrebbe avuto conseguenzesovversive traducendosi “in una abnorme revoca delle elezioni, o in un’estemporanea rottamazione degli organi della Regione”. Che le leggi che stiamo facendo siano pessime, lo temevo e in fondo lo sapevo da tempo. Sia il Codice di regolamentazione anti mafia, sia la legge Severino sono servite a una politica che non sa combattere mafia e corruzione e perciò si nasconde dietro sentenze e tribunali. Il risultato sono tante sentenze ammazza sentenze. “Una sospensione sospesa”, come dice Michele Ainis: “così ci siamo persi tra leggi ballerine”. Al momento De Luca guadagna punti con Renzi. A destra cresce il coro che chiede la riabilitazione di Berlusconi (può essere che la Severino valga solo per lui?) anche se mister B, avverte il Fatto e Repubblica segue, rischia di essere incastrato dalle olgettine che ha pagato per farle mentire.

 

Non nel nome di Borsellino. La figlia, Lucia, ha lasciato la giunta Crocetta “per prevalenti ragioni etiche e morali”. L’ultima mazzata gliel’avrebbero data gli arresti domiciliari per il chirurgo plastico Tutino, grande amico di Crocetta, che pare addossasse allo stato i costi degli interventi estetitci. Però la domanda che Lucia deve essersi fatta è un altra: l’antimafia serve contro la mafia o serve per la carriera di personaggi talvolta persone compromessi con la mafia?  “Non capisco l’antimafia come cateogoria e sovrastruttura sociale – dice la Borsellino a Repubblica – sembra un modo per cristallizzare la funzione di alcune persone, magari per costruire una carriera”. Già un anno fa avevo avvertito Crocetta che non poteva invocare ogni giorno i suoi meriti di Presidente anti mafia della Sicilia e poi mettersi nelle mani di Montante (ora indagato) e di industriali che vogliono sostituire l’eolico (in Sicilia, affare di mafia) con le discariche (che chissà a chi convengono). Un mese fa ho chiesto alla Bindi di smarcarsi (dal ricatto per l’affaire De Luca) e aprire un’inchiesta sulla mafia nell’antimafia.

 

Onesto ma troppo debole La pietra tombale sulla vicenda Marino l’ha forse messa Ilvo Diamanti con il suo sondaggio che oggi commenta su Repubblica. l’88 per cento dei romani crede che a Roma la mafia sia forte, l’80 che la responsabilità sia di tutte le forze politiche, il 64% ha maturato un giudizio negativo della conduzione del comune, il 52 per cento crede che Marino debba dimettersi. Anche qui, a Roma, non si vedrà la luce senza ripensare la città: quali sono le forze che impediscono il buon governo (comitati d’affari, AMA, vigili, quali?), che poteri e che controlli servono per far funzionare l’area metropolitana, come dare ai cittadini la sensazione che i servizi diventano più efficienti, come sciogliere il sodalizio tra affari e politica?  Una rifondazione dell’Urbe che faccia della questione morale la prima questione politica