Archivi tag: Hilary Clinton

Birdiesanders

Intermezzo elettorale. Uno stadio pieno, l’oratore che parla, quando un passerotto si posa sul podio, vicino alle sue mani, sotto i suoi occhi, accanto alla scritta A future to believe in. Bernie Sanders, si ferma e sorride. Ieri nonno Sanders, il socialista confesso, l’uomo che non vincerà mai le primarie democratiche perché “l’apparato non è con lui”, perché “le elezioni si vincono al centro”, perché al “primo super tuesday” sarà spazzato via, se non al primo al secondo, ha vinto di nuovo, e con ampio margine, in Alaska e nello stato di Washington. A questo punto della corsa, Sanders ha prevalso in 13 stati e Clinton in 18, ha conquistato quasi mille delegati, contro i poco più di 1300 dell’avversaria. Inoltre può continuare la campagna grazie a un numero davvero grande di piccole donazioni e al sostegno entusiasta di decine di migliaia di ventenni. Sì lo so, i super delegati – senatori, deputati, ex presidenti, che non passano il vaglio delle primarie e che sono oltre 500 – voteranno quasi tutti per Hilary. Le borghesie ispaniche e afroamericane hanno scelto di sostenere la candidata che rappresenta la continuità con l’amministrazione Obama – di cui fu segretario di stato – e con quella del marito, l’ancora popolare Bill Clinton. Continua la lettura di Birdiesanders

Verso il giornale unico?

Gli Agnelli lasciano il Corriere, La Stampa, con il suo satellite genovese il Secolo XIX, diventa satellite di Repubblica, John Elian, nipote dell’avvocato, entra a far parte dell’arcipelago De Banedetti, Marchionne si libera di un settore in perdita – i giornali – per dedicarsi a nuove concentrazioni industriali e finanziarie. La notizia non è nuova, Left l’aveva anticipata il 13 febbraio, “l’industria della notizia”, di Donatella Coccoli e Ilaria Giupponi, ma ieri è arrivata la conferma ufficiale. “Il polo Stampa-Repubblica sarà leader in Europa”, titola il giornale torinese. Ezio Mauro cerca “Le radici comuni” della “sua” Repubblica e della Stampa nel lontano 1955, quando Caracciolo, che però era un editore puro, fondò L’Espresso e le prime firme venivano dalla Stampa. Il Corriere reagisce alla vertigine da abbandono – e alle preoccupazioni per i suoi conti, dissestati da alcune operazioni oltre confine – celebrando il centoquarantesimo anniversario, con un articolo del suo più elegante commentatore, Claudio Magris. Continua la lettura di Verso il giornale unico?

Offresi coscienza in affitto

Offresi coscienza in affitto. Coscienza, capite, non utero! Altan colpisce per la sua magistrale capacità di connettere, di far convergere rette che sembravano parallele, svelando che l’universo della politica è curvo e non piano. Ieri il presidente del Senato, Grasso, ha imposto che il voto per non procedere all’esame degli articoli della legge Cirinnà fosse palese, non segreto. Lo ha deciso – ha spiegato – perché la legge parla di “unioni civili”, “formazione sociale specifica” e dunque si muove pienamente nell’ambito dell’articolo 2 della Costituzione, “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e non investe l’articolo 29, “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Le pregiudiziali sono così state respinte da una maggioranza molto ampia: 195 contro 101. Sembrava fatta per le unioni civili, ma subito dopo si è riunita la conferenza dei capi gruppo, su richiesta di Zanda, e ha deciso di diluire nel tempo l’esame del ddl Cirinnà: primo appuntamento martedì 16, poi una sospensione per parlare del consiglio europeo, poi forse un’altra pausa per ratificare un decreto legge che scade il 28 febbraio; insomma, per quel che capisco, l’approvazione in prima lettura slitta a marzo. Continua la lettura di Offresi coscienza in affitto

Nonno Sanders e i suoi nipoti

Bernie Sanders l’idolo dei giovani, é il titolo scelto da Le Monde. Al buio, perché quando è stato fatto non si potevano conoscere i risultati del voto in New Hampshire, che sono arrivati solo nella tarda notte europea. Il senatore del Vermont ha compiuto 75 anni, si dice “socialista”, che in America fino a ieri voleva dire anti americano, non è presidenziabile a detta di tanti osservatori – persino del radical Paul Krugman -, eppure questa notte ha lasciato al palo Hilary Clinton, con un distacco che si aggira sui 20 punti percentuali. Certo, il New Hampshire è attaccato al suo Vermont, in North Carolina, dove si voterà il primo marzo, per lui sarà più dura: Eppure! Commentando il suo primo successo, Bernie poco fa ha ricordato di aver raccolto 3milioni e mezzo di donazioni individuali con un contributo medio di 27 dollari a testa. Hilary, alla domanda sui 657mila dollari ricevuti per una conferenza da Goldman Sachs ha invece risposto: “Non saprei, è una cifra che hanno offerto loro. Che io sappia tutti gli altri segretari di stato lo hanno fatto”. Continua la lettura di Nonno Sanders e i suoi nipoti

Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

C’è una notizia che i giornali in edicola non hanno per via del fuso orario. In Iowa Donald Trump ha perso il primo match per la nomination, superato dal crociato Cruz. Hilary Clinton non ha vinto contro Bernie Sanders. Sono diversissimi Clinton e Trump. La prima è la politica avvertita che gli americani del bel mondo, dei bei giornali – in testa New York Times – dei buoni affari e della diplomazia elegante vorrebbero vedere alla Casa Bianca. Il secondo è un miliardario che si è arricchito facendo troppi debiti perché lo facessero fallire, che gridava in televisione You’re fired a chi non grattava venti dollari vendendo acqua del rubinetto, che ora vieta gli Stati Uniti ai musulmani, e diserta un confronto televisivo in odio alla giornalista che lo conduce “le usciva sangue dagli occhi” – ha detto di Megyn Kelly – poi, con riferimento al ciclo mestruale, – ha aggiunto –  “anzi le usciva sangue ovunque”. Continua la lettura di Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

Nostalgie e rimpianti

Un uomo e una donna si tengono per mano e ciascuno tiene un bambino con l’altra. É l’immagine del family day secondo il Corriere della Sera. Stampa e Repubblica insistono sulla sfida al governo: “In aula vedremo chi ci aiuta”, “Niente legge sulle unioni”. “Governo che è pro ma anche contro”, secondo il Fatto. Mentre il Giornale annuncia: “I Cattolici divorziano da Renzi”. E il manifesto titola: “Mamma mia” (che paura? Quanto rumore per nulla?) e fa suo il pallottoliere dell’Arci Gay, secondo cui (contati i metri quadrati) i manifestanti del family day erano 300mila e non 2milioni. Sulla manifestazione devo correggermi: non è stata “sinceramente reazionaria”, come mi aspettavo. piuttosto ho visto al Circo Massimo una manifestazione nostalgica. Com’era bella Italia delle madonne pellegrine e dell’attesa del miracolo, quando la crisi della famiglia patriarcale era affar dei ricchi e la chiesa garantiva l’ordine costituito anche in politica. Torna in mente “La Dolce Vita”, grande film che quell’Italia raccontava con distacco (e un sorriso persino affettuoso), intuendone la prossima, inevitabile, dissoluzione. Quella famiglia (patriarcale) trasmetteva la proprietà (anche solo di un tetto sotto cui riparare), quella chiesa politica faceva barriera alla paura dei comunisti (che contestavano la proprietà e, per questo, mangiavano i bambini), le libertà sessuali erano allora devianza, segreto nel confessionale, e non entravano in ogni prodotto di consumo. Continua la lettura di Nostalgie e rimpianti

Europa a due velocità

Europa addio, titola il manifesto. La libera circolazione delle persone è stata sospesa. La Svezia ha deciso di rimpatriare 80mila migranti – ci vorrà tempo e costerà una barca di soldi, ma quel che importa ai governi è mostrare i muscoli -, Finlandia e Olanda ne seguiranno l’esempio. Europa addio perché il dio mercato l’ha già archiviata: Milano ieri ha perso 3,49%, “Pesano i dubbi sull’accordo di Bruxelles”, spiega il Corriere: “l’accordo” strappato da Padoan a Bruxelles per mettere in sicurezza le banche italiane ha “tenuto” lo spazio di un mattino. Finis Europae perché proliferano movimenti razzisti, xenofobi e ultranazionalisti – Salvini – Le Pen – Orban – Vychinski, gli stessi che soffiarono sulle guerre mondiali che l’idea d’ Europa avrebbe voluto cancellare. Europa addio perché – come stiamo provando a dire dall’inizio dell’anno su Left settimanale – l’Europa s’è fatta prendere dai suoi incubi e rischia di soccombere al delirio. Continua la lettura di Europa a due velocità

Terrore e speranza

A Sultanamhet le moschee sono state costruite a immagine di una chiesa. Il Kamikaze, siriano di origini saudite, – sicuramente dell’Isis, ha ammesso Erdogan – s’è fatto saltare nell’ippodromo bizantino, tra quella chiesa, Ayasofia (divina saggezza), e Sultan Ahmet Camii (o moschea blu), non lontano da Popkapi, il palazzo sul Bosforo che il sultano si costruì inglobando la reggia bizantina. É la città dei turisti, tedeschi (8 ne sono stati uccisi ieri), europei, americani ma anche e soprattutto arabi, persiani, musulmani, sunniti e sciiti. I turchi, mercanti di tappeti, inservienti negli hotel, ristoratori, la sera prendono il traghetto, o la metropolitana, e rientrano nei loro quartieri, dove la vita pulsa tutta la notte. Capita di incontrare a Sultanahmet più donne velate che in tutta Istanbul, magari scortate dal loro uomo in calzoncini e con il cappello all’incontrario, spose dell’Islam ricco, in vacanza premio. Un simbolo, una lezione di storia e di arte, un non luogo e un titolo solo oggi sui giornali. “Istanbul, la strage dei turisti”, la Stampa aggiunge “tedeschi”, il manifesto “colpita al cuore”. Continua la lettura di Terrore e speranza