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La felicità è nella lira?

Draghi in difesa dell’Euro, scrive il Corriere. Altolà di Draghi, l’euro non si tocca, la Stampa. Lo spread supera quota 200, il Sole24Ore. Ecco che Repubblica mette tutto nel frullatore: Spread a quota 200, Draghi avverte Le Pen, l’Euro è irrevocabile”.

Cosa suggeriscono siffatti titoli? Che i populismi – tipo Le Pen – fanno paura ai mercati (vecchio pallino dei giornalisti economici di casa nostra), che Draghi difende l’Euro e la Germania, e l’Italia rischia di dividersi tra chi accetta Euro e supremazia tedesca (i partiti tradizionali) e chi invece intende sottrarsi (ed è più o meno populista). La situazione a me pare più complicata. E a costo di scoraggiare parecchi lettori, provo a dirvi come la vedo. Continua la lettura di La felicità è nella lira?

Il vaccino, contro la paura

Una buona notizia. “Vaccini gratis a bimbi e anziani”, la Stampa. Vaccinarsi contro influenza, meningite, papilloma virus (anche per i maschietti) è prevenzione, dunque non si pagano i ticket. Una meno buona: “Italia bocciata, persa l’ultima A”, Corriere. Occupazione, consumi, fiducia crescono anche in Italia, ma meno che in Europa e negli Stati Uniti. Ora che la lunga depressione sembra superata, i tassi riprenderanno a crescere. Rendendo più evidenti le sofferenze delle nostre banche e l’aumento del debito. Enrico Morando dice che è colpa della “instabilità politica”. Provocata da chi ha votato No o da chi vuole la rivincita?

Il tentativo azzardato di votare presto a ogni costo. Sotto questo titolo Massimo Franco avverte Renzi: “un nuovo strappo del Pd contro il suo governo sarà difficile da spiegare”. Pagnoncelli sfoglia i sondaggi: “M5S sorpassa di nuovo il Pd. Risale Gentiloni, cala la spinta al voto subito”. Ieri sera si era diffusa la voce del “ritorno di Renzi” con intervista a Mauro e Repubblica. Continua la lettura di Il vaccino, contro la paura

Chi di annunci ferisce…

l Pil delude, l’Europa cresce poco, titola il Corriere. Dove l’talica delusione, solo + 0,2%, dopo tanto battage pubblictario, è persino aggravata dalla stagnazione francese nel trimestre e dalla Germania che rallenta, + 0,4. “Leggendo i commenti di ieri – scrive Dario Di Vico- si ha l’impressione che il Pil sia utilizzato, da una parte e dall’altra, per un referendum su Renzi”. È vero, ma la colpa è di Renzi che ha creduto di rendere potabili ogni genere di nefandezze, dall’Italicum alla legge sulla scuola fino alla riforma costituzionale, cantando “vincerò”, promettendo più lavoro per i giovani e nuovi agi per il ceto medio. Invece -constata Di Vico-  nè gli 80 euro nè il jobs act,nè la (poca) flessibilità concessa da frau Merkel al suo scolaro più diligente e neppure “le misure espansive della BCE” hanno “fatto bere il cavallo”. Così, “professando un ottimismo di maniera, (Renzi)  rischia di far diventare incolmabile la distanza tra la comunicazione di Palazzo Chigi e il sentire comune di una larga parte dell’opinione pubblica che stavolta abbraccia élite e popolo”. È l’errore più grave.

Solo quando avranno un presidente nero e ci sarà un papa latino americano, gli USA dialogheranno con Cuba. Fidel l’aveva detto nel 1973, di ritorno da un viaggio in VietNam. É successo: Kerry ieri ha visto sventolare la bandiera a stelle e strisce sul pennone dell’ambasciata americana a Cuba, ha mostrato rispetto per il governo di Raul Castro e ha chiesto più diritti per Cuba. Dopo 54 anni di embargo, di tentativi di abbattere il regime, di guerra non solo fredda. Ora tocca ai cubani accettare la sfida, abbracciare la libertà e i suoi vantaggi, senza tornare quello che erano prima del 59, un bordello e un casinò caraibico per americani ricchi, vecchi e mafiosi. Che sfida!

Tsipras trova l’accordo ma perde Syriza, Repubblica. Alexis ce l’ha fatta, l’Eurogruppo ha approvato il piano di prestiti per altri 86 miliardi, i tedeschi, scavalcati da FMI e BCE, hanno dovuto abbozzare, ma la scissione di Syriza, con Varoufakis che ha votato contro, sembra inevitabile. “L’Europa si vergogni -dice Galbraith a Repubblica- ha ricattato la Grecia e l’ha resa disperata”. Anche se nel protocollo strappato da Alexis ci sono più riferimenti all’autonomia del governo di Atene e capoversi che prevedono una sua libertà di manovra, la sostanza è il ritorno della Troika ad Atene e un piano di sacrifici che, secondo l’economista americano, soffocherà la Grecia. Nikos Pappàs, ministro alla Presidenza del Consiglio, la vede diversamente e presenta “il contro piano” di Tsipras al manifesto. Redistribuiremo il reddito, dice, pagheranno evasori, corrotti e ricchi, non il popolo. La verità – a me sembra è che Tsipras ha perso la partita ma con grande dignità ed è ancora in campo. Merkel, Hollande e Renzi, pieni di guai, non possono gioire. Tutto è ancora possibile, per l’Europa.

La Cina è vicina. Krugman spiega bene su Repubblica (pagina 9) il rallentamento dell’economia cinese, la tentazione di far cassa in borsa, la conseguente bolla speculativa, il tentativo dirigista del potere di riprendere il mano la locomotiva impazzita svalutando. L’economista liberal si dice preoccupato, teme che questi decisori di Pechino non abbiano capito che i mercati non si governano. Forse lo sanno, caro Paul Krugman, ma devono tener conto di una spinta interna che paventano quanto finanzieri ed economisti occidentali. Un tempo la chiamavamo lotta di classe. Non sempre – anzi il più delle volte non- si esprime con un programma politico, ma fa paura e conta lo stesso. Operai, ex contadini inurbati, famiglie cinesi non vogliono più soffocare nell’inquinamento, morire di fabbrica, o regalare ai figli asma e I-phone.

Senatori,vil razza dannata

Governo battuto sulla Rai, scrivono Corriere e Repubblica, poi aggiungono rispettivamente: “ribelli Pd non FI”, “colpo a Renzi dei ribelli Pd”. Un “colpetto”, in verità, perchè la legge sarà approvata stamani. E con lei verrà l’amministrazione delegato di nomina governativa, per rafforzare ancora -dice Benedetta Tobagi- “il controllo dell’esecutivo sulla Rai”. Nell’azienda si accentuerà lo “spoil system”, che da 25 anni le impedisce di ripensare la missione del servizio pubblico. Una Rai non riformabile -dice Sergio Zavoli- “se i partiti non arretrano”. Invece il maggior partito della maggioranza arrafferà l’amministratore delegato, il partito più “disponibile” dell’opposizione, prenderà il Presidente.

Pur sempre un colpo alla narrazione renziana. Tanto che i droni del premier si sono scatenati in un vero pestaggio mediatico contro i 19 che con il loro voto hanno osato negare una delega in bianco al governo. Delega che avrebbe permesso a Renzi di chiudere o riaprire a piacimento il rubinetto delle risorse, di cambiare la Rai non riformandola ma minacciando di soffocarla. Questo mentre un’altra delega gli consentirà di sedersi al tavolo con Sky e Mediaset per disegnare il nuovo duopolio televisivo, questa volta privato-privato. Sui giornali un’eco del furore renziano si coglie nel pezzo di Marcello Sorgi per la Stampa: “Solerti e compatti nel salvataggio del collega inquisito Azzolini (sicuro, Marcello?) diciannove senatori della minoranza Pd ieri hanno mandato sotto il governo, votando con Forza Italia”!
Stefano Folli coglie invece “un logorio” del premier. Per Massimo Franco “è come se di fronte ad un Renzi che gioca a tutto campo, i suoi oppositori avessero deciso di fare lo stesso”. Ciò genera “instabilità”. Occhio,dunque, alla riforma costituzionale che si voterà a settembre

“Nessuno è un uomo solo al comando” ha detto il Presidente della Repubblica parlando dei suoi poteri, ma usando una frase che la minoranza Pd utilizza spesso a proposito di Renzi. “Non si può pensare – ha proseguito- che io possa intercettare o bloccare scelte politiche che competono al Parlamento e al governo”. Questa frase si comprende meglio se si è avuta la fortuna di leggere un vecchio saggio in cui Sergio Mattarella boccia il Senato delle Regioni e osserva come la crisi italiana sia stata provocata dall’incapacità dei governi più che dal bicameralismo. Idee di un deputato. Il presidente è arbitro. Nè le opposizioni né il governo, lo tirino per la giacca.

Sottosviluppo permanente, scrive il manifesto commentando dati della Svimez che raccontano un Sud d’Italia in 15 anni cresciuto la metà della Grecia, un italiano su 3  a rischio povertà, l’occupazione ferma ai livelli del ’77. Ieri Cuperlo e Speranza, portavoce della minoranza Pd che vuol giocare “a tutto campo”, hanno presentato un’interrogazione al governo sulle “promesse disattese”, sul ruolo “marginale” del sud nella strategia di governo, e sulla opportunità di un “ministero per la coesione sociale”. Non lo so. Detta così sembra che si invochino ancora aiuti e sostegno per il meridione. Provvidenze che finirebbero, come sempre, alle borghesie parassitarie e intermediarie, senza creare posti di lavoro né speranza. Credo che la vera questione meridionale oggi sia la questione democratica, in Italia. È dal sud che deve nascere una lotta di liberazione dal parassitismo e dall’intermediazione, da illegalità, corruzione, evasione fiscale. Insomma, dalle mafie.

Noi, d’altronde, siamo il mezzogiorno d’Europa. La frase è di Krugman e riguarda Italia, Grecia, Spagna e Francia. Oggi Fubini spiega che Schäuble vuole un governo “tecnico” dell’Europa per imporre ai paesi del mezzogiorno (mediterraneo) quel rigore che da soli non sarebbero capaci di adottare. O reagiamo e cambiamo davvero, noi del mezzogiorno d’Europa, o moriremo sotto il tallone tedesco. Lo strumentalismo politico (il trasformismo, se preferite) che ha spinto Renzi (via Zanda) a far “salvare” l’NCD Azzolini dall’arresto, a me par folle, non per la persona di Azzolini, ma per il segnale che emana. Dice Altan “Hai votato secondo coscienza? Sì,ma poi mi sono accorto che non era la mia”.

Quel baratro che è il nostro

Baratro,dice il Corriere, Caos, la Repubblica. La notizia è semplice: l’Europa non ha dato neppure una settimana di tregua alla Grecia per tenere il referendum del 5 luglio. Così, ieri alle 20, Tsipras ha dovuto comunicare la chiusura delle banche e degli sportelli bancomat. Da domani si potranno prelevare non più di 60 euro al giorno. I commentatori che fanno il tifo per l’eurogruppo accusano Tsipras di aver fatto saltare il tavolo negoziale convocando il referendum. Il suo sarebbe stato un atto di slealtà nei confronti dei partner. Idea bizzarra, ma piuttosto condivisa in Italia: solo Grillo ha detto con chiarezza che Alexis è stato leale con i greci, che la sua è stata una scelta democratica. Junker invece cerca di incastrare gli uomini di Syriza pubblicando la “generosa proposta” europea: Iva al 23 per cento, anche per i ristoranti, con uno sconto al 13 per il cibo base, l’energia, gli alberghi, via agli aiuti per le pensioni al minimo, in pensione dopo i 67 anni, via le agevolazioni ad agricoltori e isole, tagli di dipendenti. Se voteranno sì, ora i greci sapranno cosa li attende.

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