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Il vaccino, contro la paura

Una buona notizia. “Vaccini gratis a bimbi e anziani”, la Stampa. Vaccinarsi contro influenza, meningite, papilloma virus (anche per i maschietti) è prevenzione, dunque non si pagano i ticket. Una meno buona: “Italia bocciata, persa l’ultima A”, Corriere. Occupazione, consumi, fiducia crescono anche in Italia, ma meno che in Europa e negli Stati Uniti. Ora che la lunga depressione sembra superata, i tassi riprenderanno a crescere. Rendendo più evidenti le sofferenze delle nostre banche e l’aumento del debito. Enrico Morando dice che è colpa della “instabilità politica”. Provocata da chi ha votato No o da chi vuole la rivincita?

Il tentativo azzardato di votare presto a ogni costo. Sotto questo titolo Massimo Franco avverte Renzi: “un nuovo strappo del Pd contro il suo governo sarà difficile da spiegare”. Pagnoncelli sfoglia i sondaggi: “M5S sorpassa di nuovo il Pd. Risale Gentiloni, cala la spinta al voto subito”. Ieri sera si era diffusa la voce del “ritorno di Renzi” con intervista a Mauro e Repubblica. Continua la lettura di Il vaccino, contro la paura

Fiat come Volkswagen?

Non siamo così stupidi, dice Marchionne. Tanto stupidi da replicare un anno dopo il caso Volkswagen truccando almeno 102mila macchine al fine di nasconderne le emissioni nocive. Tanto stupidi da vantarsi di aver costruito grandi auto diesel ecologiche, che ecologiche non lo erano affatto. Ieri il titolo FCA ha perso d’un colpo il 16% alla borsa di Milano. Oggi Financial Times titola a tutta pagina: “Gli stati Uniti aprono il fuoco su Fiat Chrysler per una presunta truffa sulle emissioni”. L’uomo del maglione si arrabbia e denuncia un complotto, “una guerra sporca tra presidenti – dice – alle spalle della gente che lavora nei nostri stabilimenti”. Ma Barack Obama, di cui è nota la sensibilità ambientalista e che ha piazzato gente in gamba alla guida della Environmental Protection Agency (Epa), non era forse l’amico americano di Marchionne, quello che aveva benedetto l’arrivo a Detroit del manager italiano? E, più recentemente, Donald Trump non aveva lodato, via sms, l’intenzione FCA di costruire più auto negli stabilimenti americani? Il manifesto titola “Tutto fumo”, un po’ riferendosi alle polveri sottili liberate dai grandi motori diesel, un p0’ per dar conto di un’altra battuta di Marchionne, quella con cui ha accusato gli uomini Epa di “aver fumato roba illegale”. Però se la fumavano della roba, lo facevano da mesi. Perché l’indagine durava da tempo e Fiat ben lo sapeva. La mia impressione è che l’azienda e il suo AD puntino tutto sull’uomo “nuovo” a cui Trump ha promesso la direzione dell’EPA. Ecco chi è costui, secondo Federico Rampini e la Repubblica: “Scott Pruitt, già ministro della Giustizia dell’Oklahoma, un politico-lobbista legato ai petrolieri, che ha sempre tentato di smantellare o contrastare i poteri dell’Epa”. Continua la lettura di Fiat come Volkswagen?

Dietro la crisi, cosa?

Quelli che Renzi alla fine resta. “Ipotesi Renzi Bis”, azzarda Repubblica. La proposta di un governo con tutti i partiti sarebbe un siluro a Mattarella: chiedendogli una cosa impossibile, Renzi vorrebbe costringerlo a ridargli l’incarico. Dopo tutto il governo ha preso ben 78 voti di fiducia in Senato. Allora Renzi bis, ma per far cosa? Qui gli esegeti si dividono. “Per votare a marzo”, Maria Teresa Meli. Luigi Zanda, invece, vede elezioni solo nel 2018.

Quelli che ancora non si sa. “Tre ipotesi per la crisi”, titola ecumenico il Corriere: reincarico, governo di responsabilità (con il coinvolgimento di tutti), o governo istituzionale. In ogni caso: “Ora il voto si allontana”. La Stampa lancia in pista “Padoan o Gentiloni per il dopo Renzi”. E Sorgi già festeggia la nascita di un nuovo partito: il Pdr, Partito di Renzi. Continua la lettura di Dietro la crisi, cosa?

19.419.507 No!

19 milioni e 400mila No, 13 milioni e 400 mila Sì. Per ogni 2 italiani che si sono lasciati convincere da una propaganda battente e univoca, che fosse necessario riformare la Costituzione per garantire più poteri al governo, maggiore governabilità, altri 3 sono andati alle urne per dire che quello era un diversivo, che non è dalla Costituzione, conquistata nella guerra contro il nazifascismo, che vengono i guai per il paese e l’incapacità dei governi.

Renzi si è assunto la responsabilità della sconfitta, ma ha rivendicato l’errore. Ha fatto intendere che lui lo rifarebbe. Ha rivendicato i risultati del suo governo, dal jobs act agli sgravi fiscali, si è vantato di aver portato il PIL dal meno 2 al più 1% e di aver fatto crescere l’occupazione di 600mila unità. Questo pomeriggio rassegnerà le dimissioni, ma già sfida il No ad avanzare proposte, prova a schierare il Pd all’opposizione. Sperando nella rivincita. Continua la lettura di 19.419.507 No!

Chi divide l’Italia e perchè

Dall’Economist una spinta al No, Renzi non ci sta. Così Repubblica. “Sprecati due anni ad armeggiare con la Costituzione”. È questa l’accusa principale che il settimanale britannico muove al governo Renzi. Ha ragione? Sì, ha ragione. Non abbiamo varato una buona legge per la protezione del suolo (titolo oggi della Stampa: “Un fiume di fango e di paura, il Nord Ovest rivive l’incubo della alluvione del 94”), né una legge che disegni una mappa completa e condivisa del rischio sismico, non abbiamo usato il metodo Falcone per colpire la grande evasione che alimenta il capitale criminale. Abbiamo intasato il Parlamento con le riforme di Renzi, che cambiavano man mano che il suo trasformismo individuava nuovi alleati, da Verdini a Chiti. In Parlamento ci siamo baloccati con una questione tutta interna alla politica: cercare nuove regole per ridurre l’intermediazione, alleggerire i cittadini da un certo numero di appuntamenti elettorali e garantire più potere e meno controlli per 5 anni a chi prevarrà, anche di un soffio, nel voto popolare. Così è. Dopo la sbornia del 41 per cento alle Europee, il Governo ha chiesto molto per sé, non ha dato più nulla al paese, se non sgravi e bonus elettorali e l’enfasi su una ripresa inchiodata allo zero virgola! Continua la lettura di Chi divide l’Italia e perchè

Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie