Archivi tag: Mediaset

Ritorna l’Italia sovrana. E poi?

Nessuna manovra aggiuntiva, la Stampa apre così. Pare di capire che Gentiloni non intenda rispondere “signorsì” alla Commissione europea che chiede un aggiustamento di 3,4 miliardi dei nostri conti pubblici. Proverà a spiegare che il 2016 è stato un anno di deflazione, che le privatizzazioni non sono andate avanti e la spesa sociale non si può comprimere troppo, se non alimentando populismi e instabilità politica. Così Padoan prende carta e penna e scrive per la Stampa un articolo contro “la disuguaglianza, in Italia particolarmente elevata da ben prima della Grande Recessione, (che) limita la mobilità sociale, danneggia la crescita ed è inaccettabile dal punto di vista etico”. Per questo servono politiche di “inclusione”. E sotto questo titolo (inclusione, lotta alla disuguaglianza) Padoan prova a giustificare il ritocco alle pensioni minime e i bonus del governo Renzi che hanno fatto sforare i parametri europei. Ma Bini Smaghi osserva sempre per la Stampa che “nemmeno con la politica della spesa si guadagnano consensi, come mostra il referendum”. Basta la flessibilità evocata dal governo è stata un flop, tagli alla spesa e riforme, a costo “di perdere le prossime elezioni”. Come che sia, ormai è evidente come l’ottimismo di Renzi sia stato un sole ingannatore. Nei mille giorni del suo governo l’Italia ha perso il rendez-vous con la ripresa. Secondo il Fondo Monetario crescerà solo dello 0,7%, nel corso del 2017, “5 volte meno del resto del mondo”. Continua la lettura di Ritorna l’Italia sovrana. E poi?

Senza congresso il Pd è morto

Banche, la resa del Montepaschi, scrive Repubblica. E alla “resa” si è arrivati, spiega la Stampa, perché “è andato in pezzi il piano Dimon”. Jamie Dimon, capo di JPMorgan, a fine luglio è andato a Palazzo Chigi, promettendo di salvare la banca senese, insieme al fondo del Qatar, e piazzando come garanzia un suo uomo, Marco Morelli, alla guida del Monte. 5 mesi dopo a Gentiloni è toccato nazionalizzare la banca, buttando dentro 20 miliardi di denaro dei contribuenti. “Con il senno del poi – scrive Lepri – si può anche sostenere che l’intervento dello Stato fosse necessario fino dal 2013” ma ora con “un intervento tardivo è difficile che il Tesoro recuperi i suoi soldi”. Forse i quotidiani “indipendenti” farebbero bene a mettere in fila i nomi di Ministri e banchieri che hanno spergiurato “le banche italiane non corrono rischi” o che vantavano salvataggi privati. Per dire agli elettori: “non fidatevi, non votateli”. Non lo faranno: per via delle menzogne consolatorie che, anche loro, ci hanno propinato. Continua la lettura di Senza congresso il Pd è morto

Vittime innocenti e capri espiatori

L’autore della strage di Berlino è svanito nell’aria, si è dissolto come un’ombra nella notte senza luci. Sui giornali troviamo purtroppo un altro viso, quello sorridente di una ragazza italiana: 31 anni, laureata, specializzata, con un master e un lavoro a Berlino. L’altra sera era andata in quel mercatino a comprare doni per natale. E non c’è più, Fabrizia Di Lorenzo. 12 morti possono rimanere una cifra, un numero, un bilancio. Una vita piena di cose, di sogni, di progetti, la vita spezzata di una ragazza che ora a tutti noi pare di conoscere, lascia un vuoto, è una tragedia. Poi c’è la politica. Angela Merkel era sotto accusa quando si pensava che lo stragista fosse un profugo pakistano. Non era lui, è stato rilasciato ma ora le rinfacciano l’insuccesso della polizia: “sbaglia terrorista”, scrive il Giornale. E allora? l’Isis ha “rivendicato” ma non vuol dire molto. Titolo del Financial Times: “Merkel in lutto. Il cancelliere sotto pressione mentre la polizia tedesca cerca il terrorista”. Così è. Continua la lettura di Vittime innocenti e capri espiatori

La caduta degli dei

Bufera sui sindaci, Stampa. “Sala, indagato per falso”, Corriere. “Mi sospendo da sindaco. Con l’onestà – dice Sala- non si scherza”, Repubblica. “Blitz a Roma per le nomine della Raggi”, ancora Repubblica. “Polizia in Campidoglio, bufera sulle nomine”, Corriere. Che succede? Che si sgretola la seconda Repubblica, quella che fu fondata sul ruolo taumaturgico dell’elezione diretta dei primi cittadini e su un presunto generale riscatto della politica dopo Mani Pulite. Milano e Roma, due storie parallele. Sala deve la sua fortuna al “successo” di Expo, di cui era commissario per il governo. Lavori in grave ritardo, bisognava far presto. Lo chiedevano il Presidente del Consiglio e dietro di lui – questo allora appariva – l’Italia intera! Beppe ha fatto in fretta, ma pare che così qualcuno abbia lucrato in modo illecito nella assegnazione dell’appalto più importante, da 272 milioni di euro. Non risulta che il sindaco si sia messo in tasca un euro. Marcuse direbbe che è stato fregato dal “principio di prestazione”. Gli avversari diranno, invece, che la fretta nell’assegnare gli appalti gli ha reso in fama e che, grazie a questa, è stato eletto poi a Palazzo Marino. Virginia Raggi non risulta, a oggi, indagata. Ma per lo stesso “principio di prestazione”, cioè per non deludere le attese degli elettori e del Movimento 5 Stelle, appena eletta ha nominato due super amministratori di rito meneghino, Carla Raineri e Marcello Minenna, di cui quasi subito non è riuscita a fidarsi e che ad agosto ha sostituito con personaggi diversi, provenienti del sottobosco politico e amministrativo della capitale. Ha violato regole e procedure? L’accusa è della Ranieri, la risposta la darà il giudice. Continua la lettura di La caduta degli dei

Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

Italia,Europa, House of Cards

La causa del disastro greco è politica ed europea. Lo ha scritto Varoufakis sul Guardian e oggi i titoli di Corriere e  Repubblica gli danno ragione: “Berlino non si fida di Atene”, “Tsipras divide l’Europa”. Schäuble ha diffuso ieri un documento in cui si chiede alla Grecia di uscire dall’Euro per 5 anni e di sbrigarsela. Però la Francia sostiene Atene fino al punto -si dice- di aver scritto con i greci il documento sui tagli. Si è dunque creato un “cuneo tra Parigi e Berlino”. E Adriana Cerebelli, del Sole, dice che il merito è di Tsipras: La Grecia  era “a un passo dall’uscita dall’euro. E il vertice era stato convocato per oggi solo per prenderne atto Invece con una capriola politicamente spericolata, incassando prima il fragoroso no referendario (61,3%) all’offerta rigorista dei creditori e poi il sì parlamentare (251 su 300 voti) ancora più sonoro, quasi sulla stessa proposta, il premier ellenico pur capitolando davanti ai creditori ha rilanciato la palla nel campo avversario”.

L’Euro, tra accordo di cambio e moneta di stato. La contraddizione della moneta europea – spiega Varoufakis- non poteva reggere dopo la crisi del 2008/9. L’Europa si trovava davanti alla scelta: o trasformarsi in federazione (dunque uno stato) o espellere la Grecia per dare una lezione (di rigore) ai francesi (e a spagnoli e italiani). I tedeschi hanno scelto la seconda soluzione e hanno usato la Grecia. Perciò Schäuble e sodali hanno rifiutato di ristrutturare il debito in cambio di riforme economiche,  per spingere la Grecia fuori dalla moneta unica. Con lo scopo finale to put the fear of God into the French and have them accept his model of a disciplinarian eurozone (di imporre il timore di Dio ai francesi e fargli accettare un modello tedesco di disciplina. Come finirà? Il Corriere parla di “Scelta impossibile della Merkel  rompere col suo partito o con l’Europa”. O si passerà il cerino a Tsipras: “riforme in 7 giorni”, sperando che il consenso che ha si sgretoli.
House of Cards alla fiorentina. Le intercettazioni non hanno rilievo giudiziario, ma secondo  certi commentatori non avrebbero neppure rilievo politico. Tanto si sa che “la conquista del potere passa attraverso ricatti, pressioni giochi”. Però così -osserca Michele Prospero sl manifesto- “Il voto perde ogni valore di investitura. Le urne, convertite in una ratifica tardiva di scelte già maturate nel palazzo, tessute dietro le quinte. Il sistema diventa un congegno autoreferenziale. Le maggioranze si decompongono in aula con i ritrovati magici di formule variabili che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale originario. Salta il circuito ascendente della legittimazione: quello che collega governanti e governati attraverso il voto competitivo”. E il primato della politica come gioco di potere uccide la politica democratica!

La riforma della Rai arriverà in aula con un accordo Pd Forza Italia. Resta la commissione di vigilanza. Il DG -ora si chiama AD, mministratore delegato- sarà sempre nominato dal governo e il Presidente dovrà sempre avere il gradimento dell’opposizione. I direttori dei Tg verranno ancora scelti con prassi consociativa. Tuttavia il governo ottiene la delega sulle risorse, che userà come la Troika i prestiti alla Grecia: per tenerla sotto l’incubo del fallimento. Poi riscriverò le regole -altra delega- con Sky e Mediaset, per spartire la torta del nuovo duopolio. Senza televisioni libere e in concorrenza, la democrazia resta malata. Il nuovo potere, continua a muoversi sulle orme del vecchio.
“Prendete un fiore dalle corone, portatelo a casa, è Santo che ve lo dona”. Don Ciotti ha salutato così l’amico Della Volpe. Ha spiegato che il regno dei cieli è di chi -come Santo- non si arrende, di chi sostiene sempre le persone più in difficoltà, e cerca con impegno ostinato la verità per raccontarla. Conosco Ciotti da tempo, ma ieri, ascoltandolo in Sant’Agnese, ho sentito nelle sue parole la chiesa. Di Francesco.