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Dibattito a sinistra

Ora Renzi ha scelto. Un suo avatar a Palazzo Chigi, Lotti sempre sottosegretario per gestire nomine di boiardi e rapporti con lobby e corporation, congresso del Pd al più presto, nuove elezioni e la scommessa di poter tornare sul proscenio, di nuovo premier in estate, in tempo per fare gli onori di casa al G8 che l’estate prossima si terrà in Italia. Non aveva inteso il voto referendario, Matteo Renzi, ma ieri ha ben compreso il segnale inviato dalla BCE di Draghi: no ai 20 giorni di tempo per ricapitalizzare Monte dei Paschi di Siena. Basta capricci, si torna al lavoro. Per condizionare il futuro governo e preparare la rivincita. Ieri il Presidente del Consiglio dimissionario ha ricevuto a Palazzo Chigi l’uomo che sembra avere più possibilità di succedergli, Paolo Gentiloni. “A Mattarella – scrive Massimo Franco – Renzi mostra di tenere «consultazioni parallele» per dire che ha in mano le chiavi della crisi e della maggioranza in Parlamento”. “Colpisce la singolare procedura inaugurata da Renzi – scrive Stefano Folli – una specie di consultazione parallela a quella che si svolgeva nelle stesse ore al Quirinale. In altri tempi si sarebbe parlato di sgarbo al Capo dello Stato. In ogni caso il risultato è quello di porre Mattarella di fronte a una specie di fatto compiuto”. “Lotti – scrive invece Francesco Verderami – è stato l’uomo del «me la vedo io», «aggiusto io», e soprattutto del «con Matteo ci parlo io». In un sistema di check and balance si è occupato dei servizi nonostante quel ruolo sia di Minniti, si è interessato di infrastrutture nonostante lì ci sia Delrio, ha disbrigato nel partito nonostante lì ci sia Guerini, e si è occupato di banche perché ritiene che lì non ci sia nessuno. Se resterà a Palazzo Chigi senza Renzi, è perché di Renzi rappresenta l’essenza”. Continua la lettura di Dibattito a sinistra

Perchè a Obama piace Renzi

Il Sì di Obama alle riforme di Renzi. Intervistato da Federico Rampini, il Presidente degli Stati Uniti confronta la sua politica, il suo Ricovery act (investimenti pubblici per sostenere l’economia), e le “misure di austerità che hanno contribuito al rallentamento della crescita in Europa” e boccia quelle misure. “Ecco perché penso – aggiunge – che la visione e le riforme ambiziose che il Primo Ministro Renzi sta perseguendo siano così importanti”. Subito dopo chiarisce di che riforme stia parlando: “riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione”. È davvero questo il succo della politica condotta dal governo italiano? Qualche dubbio io lo avrei.

Mondializzazione capitalista e libero commercio sono ancora – secondo Obama – la cosa migliore da sostenere, piuttosto che tornare a politiche protezionistiche, pericolose ed illusorie perché “nella nostra economia globale non è possibile alzare il ponte levatoio”. Obama chiede però: “forti reti di sicurezza per proteggere le persone in tempi di difficoltà. Continua la lettura di Perchè a Obama piace Renzi

15 anni buttati via

11 settembre, 15 anni fa. Che cosa dovremmo ricordare di quel giorno? Che fu un attacco contro la mondializzazione capitalista (le torri del commercio mondiale) e la potenza militare (un aereo kamikaze prese di mira il Pentagono) che la sosteneva. Un atto di guerra in nome di una lettura dell’islam vecchia di due secoli e mezzo che perorava il ritorno a costumi medievali (donne velate, guerrieri dalle barbe incolte, distruzione di monumenti e immagini, guerra a ogni forma di cultura in quanto potenzialmente corruttrice). I responsabili erano vicinissimi (imparentati, protetti, collusi) con il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, l’Arabia Saudita. Ed essi stessi (Bin Laden & Co) erano stati armati, reclutati e utilizzati nella guerra contro il nemico sovietico in Afganistan. L’obiettivo degli assassini all’ingrosso era costruire una base operativa e un punto di riferimento ideale per la loro jihad (in Afganistan con l’alleanza tra Bin Laden e il Mullah Omar, Al-Qaeda e i Talebani). Dal primo momento fu chiaro (a chi avesse occhi per vedere e orecchie per ascoltare) che la “guerra” contro questa forma di mondializzazione reazionaria e disumana avrebbe dovuto essere innanzitutto ideale, la riaffermazione della nostra superiorità, della difesa dei diritti e delle libertà per tutti. Evidente era altresì la necessità di proteggere e appoggiare i nemici di Al Qaeda: poco prima dell’attacco alle torre gemelle Massoūd fu ucciso da kamikaze che finsero di intervistarlo con una telecamera bomba. E che era indispensabile rivedere le nostre alleanze mettendo alle strette le monarchia reazionarie del golfo che pagavano e pagano gli imam integralisti, proteggevano e proteggono i terroristi. Continua la lettura di 15 anni buttati via