Archivi tag: Moni Ovadia

Il 25 aprile di Moni Ovadia, da “il manifesto”

Nel corso della mia vita e da che ho l’età della ragione, ho cercato di partecipare, anno dopo anno a ogni manifestazione del 25 aprile.
Un paio di anni fa, percorrendo il corteo alla ricerca della mia collocazione sotto le bandiere dell’Anpi, mi imbattei nel gruppo che rappresentava i combattenti della “brigata ebraica”, aggregata nel corso della seconda guerra mondiale alle truppe alleate del generale Alexander e impegnata nel conflitto contro le forze nazifasciste. Qualcuno dei componenti di quel drappello mi riconobbe e mi salutò cordialmente, ma uno di loro mi rivolse un invito sgradevole, mi disse: «Vieni qui con la tua gente». Io con un gesto gli feci capire che andavo più avanti a cercare le bandiere dell’Anpi che il 25 aprile è «la mia gente» perché io sono iscritto all’Anpi con il titolo di antifascista. Lui per tutta risposta mi apostrofò con queste parole: «Sì, sì, vai con i tuoi amici palestinesi». Continua la lettura di Il 25 aprile di Moni Ovadia, da “il manifesto”

Io dissidente

La Terza Via contro i Parlamenti. Sono due scelte gemelle: la fiducia chiesta da Maria Elena Boschi sulle unioni civili e l’imposizione del Jobs act alla francese con l’articolo 49.3 della costituzione gollista. Nel primo caso, nonostante il governo Renzi potesse in teoria dormire sonni tranquilli grazie all’ampio margine che gli concede alla Camera il premio di maggioranza, si è preferito non riaprire una doppia ferita: con la chiesa cattolica che ritiene le unioni troppo simili al matrimonio e con chi invece trova umiliante che si impedisca a un omosessuale di adottare il figlio del partner. In Francia, Nuits Debout e sindacati stavano contestando la più ampia facoltà di licenziare concessa agli imprenditori “per motivi economici” e la riduzione del costo degli straordinari per le imprese. Ecco che Hollande ha scelto di evitare il confronto all’Assemblée Nationale e ricorrendo all’articolo 49.3 – che considera già approvata una legge fortemente sostenuta dall’esecutivo a meno che le opposizioni non sfiducino il governo – ha bypassato le opposizioni e il malumore nel PS. Sia Hollande che Renzi considerano ormai il Parlamento un ingombro, affermano l’autonomia del politico e rivendicano che possa esistere, che debba esistere, un rapporto diretto governo-popolo. D’altra parte è super gollista l’uso che il nostro premier vuol fare del referendum costituzionale, quando lo riduce a una antinomia; popolo del Sì contro No dei politicanti. Continua la lettura di Io dissidente

Caffé e fantascienza

Benvenuti nella terza repubblica. Il Giovane Fratello che regge le sorti del Belpaese promette pensioni anticipate, meno tasse e per tutti, niente bollo per gli automobilisti. È in campagna elettorale permanente, anche se non si sa ancora quando chiamerà i cittadini a votare e per cosa. La chiamano “democrazia recitativa”. Al brontolio sordo che muove dal basso – elezioni amministrative incerte per il Partito della Nazione, amministratori che finiscono in carcere, scontro tra i giudici e chi li dovrebbe controllare (Fanfani, laico del CSM chiede ragione di un arresto ritenuto “inopportuno”) – a tutto questo il giovane maestro jedi risponde offrendo se stesso, il proprio corpo in TV, l’infaticabile tour d’Italia, la promessa di bonus e di sgravi, una smorfia sul volto per suggerire che il resto non conta. Contratti, diritti, separazione dei poteri, corpi intermedi, parlamento, a che servono infine? Il poco burro che l’ordo-liberismo capitalista ci vuol concedere è già stato susssunto (così diceva Kant) all’attività di governo. Che lo distribuisce secondo l’idea che ha di giustizia e gli interessi elettorali. Si chiama stabilità, si chiama democrazia decidente. La terza repubblica è arrivata. Continua la lettura di Caffé e fantascienza