Archivi tag: nonno Sanders

Hillary e Donald, pari sono

Il grido dei sindaci: qui crolla tutto, Corriere. “Controlli in 200mila case”, Repubblica. “Terremoto, emergenza bambini”, la Stampa. I grandi giornali puntano ancora sull’emozione suscitata dal sisma, scelgono di raccontare la paura e lo sconforto piuttosto che analizzare proposte e risposte. Lo fanno, come si dice, per amor di patria? Può darsi. Forse anche perché sentono quanto molti lettori siano ormai stanchi della politica, convinti che l’Italia sia finita in posizione di stallo – bloccata nella palude, si sarebbe detto un tempo – e disperino che qualcuno sia in grado di trovare “la mossa del cavallo”, quella che cambia il corso della partita. Massimo Giannini di Repubblica scrive che “Padoan (nella lettera all’Europa) ha cifrato i maggiori costi per la ricostruzione in due decimi di Pil, cioè 3,4 miliardi”. Ma poi questa cifra non si ritrova fra gli investimenti previsti dalla finanziaria, dove, mal contati, per il sisma ci sono al massimo 600mila euro. Di conseguenza, scrive: “l’Europa teme che la vera “circostanza eccezionale” (per la quale il premier chiede la possibilità di fare più deficit) non sia il terremoto, ma sia il referendum. E cioè che quei 2,8 miliardi di fondi stanziati per il sisma più che a finanziare la messa in sicurezza di case chiese e scuole, servano a coprire le “mancette referendarie”: dalla quattordicesima ai pensionati al bonus alle mamme, dai fondi per il trasporto in Campania ai ponti sullo stretto in Sicilia”. Sospetto infame ma legittimo. Continua la lettura di Hillary e Donald, pari sono

Birdiesanders

Intermezzo elettorale. Uno stadio pieno, l’oratore che parla, quando un passerotto si posa sul podio, vicino alle sue mani, sotto i suoi occhi, accanto alla scritta A future to believe in. Bernie Sanders, si ferma e sorride. Ieri nonno Sanders, il socialista confesso, l’uomo che non vincerà mai le primarie democratiche perché “l’apparato non è con lui”, perché “le elezioni si vincono al centro”, perché al “primo super tuesday” sarà spazzato via, se non al primo al secondo, ha vinto di nuovo, e con ampio margine, in Alaska e nello stato di Washington. A questo punto della corsa, Sanders ha prevalso in 13 stati e Clinton in 18, ha conquistato quasi mille delegati, contro i poco più di 1300 dell’avversaria. Inoltre può continuare la campagna grazie a un numero davvero grande di piccole donazioni e al sostegno entusiasta di decine di migliaia di ventenni. Sì lo so, i super delegati – senatori, deputati, ex presidenti, che non passano il vaglio delle primarie e che sono oltre 500 – voteranno quasi tutti per Hilary. Le borghesie ispaniche e afroamericane hanno scelto di sostenere la candidata che rappresenta la continuità con l’amministrazione Obama – di cui fu segretario di stato – e con quella del marito, l’ancora popolare Bill Clinton. Continua la lettura di Birdiesanders

Verso il giornale unico?

Gli Agnelli lasciano il Corriere, La Stampa, con il suo satellite genovese il Secolo XIX, diventa satellite di Repubblica, John Elian, nipote dell’avvocato, entra a far parte dell’arcipelago De Banedetti, Marchionne si libera di un settore in perdita – i giornali – per dedicarsi a nuove concentrazioni industriali e finanziarie. La notizia non è nuova, Left l’aveva anticipata il 13 febbraio, “l’industria della notizia”, di Donatella Coccoli e Ilaria Giupponi, ma ieri è arrivata la conferma ufficiale. “Il polo Stampa-Repubblica sarà leader in Europa”, titola il giornale torinese. Ezio Mauro cerca “Le radici comuni” della “sua” Repubblica e della Stampa nel lontano 1955, quando Caracciolo, che però era un editore puro, fondò L’Espresso e le prime firme venivano dalla Stampa. Il Corriere reagisce alla vertigine da abbandono – e alle preoccupazioni per i suoi conti, dissestati da alcune operazioni oltre confine – celebrando il centoquarantesimo anniversario, con un articolo del suo più elegante commentatore, Claudio Magris. Continua la lettura di Verso il giornale unico?

Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

C’è una notizia che i giornali in edicola non hanno per via del fuso orario. In Iowa Donald Trump ha perso il primo match per la nomination, superato dal crociato Cruz. Hilary Clinton non ha vinto contro Bernie Sanders. Sono diversissimi Clinton e Trump. La prima è la politica avvertita che gli americani del bel mondo, dei bei giornali – in testa New York Times – dei buoni affari e della diplomazia elegante vorrebbero vedere alla Casa Bianca. Il secondo è un miliardario che si è arricchito facendo troppi debiti perché lo facessero fallire, che gridava in televisione You’re fired a chi non grattava venti dollari vendendo acqua del rubinetto, che ora vieta gli Stati Uniti ai musulmani, e diserta un confronto televisivo in odio alla giornalista che lo conduce “le usciva sangue dagli occhi” – ha detto di Megyn Kelly – poi, con riferimento al ciclo mestruale, – ha aggiunto –  “anzi le usciva sangue ovunque”. Continua la lettura di Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria