Archivi tag: Poletti

Senza congresso il Pd è morto

Banche, la resa del Montepaschi, scrive Repubblica. E alla “resa” si è arrivati, spiega la Stampa, perché “è andato in pezzi il piano Dimon”. Jamie Dimon, capo di JPMorgan, a fine luglio è andato a Palazzo Chigi, promettendo di salvare la banca senese, insieme al fondo del Qatar, e piazzando come garanzia un suo uomo, Marco Morelli, alla guida del Monte. 5 mesi dopo a Gentiloni è toccato nazionalizzare la banca, buttando dentro 20 miliardi di denaro dei contribuenti. “Con il senno del poi – scrive Lepri – si può anche sostenere che l’intervento dello Stato fosse necessario fino dal 2013” ma ora con “un intervento tardivo è difficile che il Tesoro recuperi i suoi soldi”. Forse i quotidiani “indipendenti” farebbero bene a mettere in fila i nomi di Ministri e banchieri che hanno spergiurato “le banche italiane non corrono rischi” o che vantavano salvataggi privati. Per dire agli elettori: “non fidatevi, non votateli”. Non lo faranno: per via delle menzogne consolatorie che, anche loro, ci hanno propinato. Continua la lettura di Senza congresso il Pd è morto

Le spine della Raggi

Fuggito dall’Italia il killer di Berlino, titolo della Stampa. “In cella 4 anni” – aggiunge Repubblica – “ma mai espulso”. Sbarcato nel 2011, incarcerato prima a Catania poi a Palermo per aver dato alle fiamme il centro profughi di Lampedusa, il presunto attentatore si sarebbe poi messo in contatto con il predicatore salafita Ahmad Abdelaziz, alias Abu Walaa, arrestato a novembre in quanto reclutatore dell’Isis in Germania. “Berlino è sulla pista d’Anis Amri”, scrive Liberation. Polizia e magistratura tedesche lo tenevano d’occhio ma senza riuscire a estradarlo. Lui si è impadronito di un bisonte della strada, che dalla Padania viaggiava per Stintino, ha accoltellato, legato e poi ucciso Lukasz Urban, l’autista polacco che cercava di evitare la strage, travolto decine di innocenti, ucciso 12 persone e si è dato alla fuga, armato. Il nuovo ministro degli interni, Minniti, vuol mobilitare sindaci e vigili urbani perché segnalino per tempo queste mine vaganti pronte a deflagrare. Potrebbe persino funzionare. Continua la lettura di Le spine della Raggi

Morire per Aleppo

Sangue, strage, terrore..e Natale. Parole tremende da accoppiare alla festa per eccellenza, alla pausa d’inverno che l’uomo si concede da sempre, al giorno in cui i cristiani celebrano la nascita dell’uomo divino. A Berlino ieri la festa dell’amore si è mutata in sabba dell’odio. In pieno centro, un camion irrompe su donne, padri, bambini che compravano miniature dei re magi da mettere nel presepe o addobbi per addobbare l’albero. Almeno 12 i morti, decine di feriti. Sul tir, che veniva dall’Italia, un autista polacco senza vita e il terrorista, che sarebbe stato arrestato. Forse un profugo. Certo un salafita o wahabita, uno che ha risposto all’appello del Daesh: “Raddoppiate i vostri sforzi, colpite i crociati: americani, europei, traditori turchi, comunisti russi, tiranni arabi”. È chiaro come ognuno di noi sia un obiettivo, che tutti possiamo finire nel mirino della anti mondializzazione medievale e islamista. Nelle nostre città possiamo provare a difenderci con l’intelligence, con lo scambio di informazioni fra le polizie, monitorando sul web gli aspiranti assassini e neutralizzandoli prima che colpiscano. Talvolta ha funzionato, ma non esiste un riparo assoluto. In Siria e in Iraq avremmo dovuto schiacciare la testa del serpente. Perché questa follia stragista è anzitutto politica, cerca di conquistare le terre dell’islam, di appropriarsi dei luoghi simbolo di quella religione per ricattare un miliardo di musulmani nel mondo. Invece i tagliagole di Al Baghdadi si sono ripresi Palmira, mentre russi e siriani si prendevano Aleppo. Gli Stati Uniti non hanno voluto mettere in riga i sauditi, finanziatori e ideologi del terrorismo. Temendo di fare il gioco di russi e iraniani, si sono messi fuori gioco. Continua la lettura di Morire per Aleppo

Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

Tracima, ordina, ripiega

Ha spianato Gentiloni, si è rimangiato la sanatoria sui contanti, dice di aver bloccato le sanzioni a Putin, ha litigato (via Poletti) con il presidente dell’Inps sul niente che la manovra prevede per i giovani, ha di nuovo sfidato l’Europa che sta per mandargli una lettera di richiamo. È ovunque, corre, chiosa, ringhia, sentenzia. La famiglia di Giannelli fa zapping e lo trova dappertutto: Tg1, Tg2, Tg3, Tg tutto. “Ma appare sempre lui, cos’è? Chiede il mario. “È l’appar condicio!” La signora ha la battuta pronta.

Ma tu, Mineo, non entri nel merito delle scelte. Ma come si fa? Sono troppe e contemporanee. Ci vorrebbe un ideologo, sorretto da immensa fede e non un semplice analista, per trovare un filo unitario, per dare in senso politico a tale impudente pervasività. Ci prova oggi Massimo Franco “La maschera «nazionalista» che Matteo Renzi si è calato sul viso nel vertice di Bruxelles evoca brividi antieuropei e calcoli referendari”. Questo lo capisco anch’io, che sono gufo, ma il bravo editorialista del Corriere dice che la politica di Renzi “non si può ridurre a questo”. E allora? “Irritazione verso le istituzioni europee”, “preoccupazioni commerciali”, “lungimiranza geo politica”,”Renzi è troppo in bilico per permettere all’UE di frenare la sua strategia”? Alla fine Massimo Franco abbassa le braccia: “Il rischio che il governo stia imboccando non la strada dell’interesse nazionale, ma di una possibile uscita unilaterale dai parametri europei e dunque del progressivo isolamento, non va sottovalutato”. Continua la lettura di Tracima, ordina, ripiega

Dalla rottamazione alla concertazione

Nuove pensioni c’è l’accordo, Corriere. “Fatto l’accordo” Repubblica, “Renzi trova l’accordo”, la Stampa. La parola è accordo. La foto notizia mostra Susanna Camuso non già nei pressi di una discarica dove si rottamano vecchie auto ma di nuovo, pimpante, dalle parti di Palazzo Chigi, partner del governo Renzi per correggere, insieme a Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, certi guasti della legge Fornero (mandando in pensione a 63 anni gli addetti ai lavori più pericolosi e usuranti) e a strappare qualcosa per le pensioni più basse. È una buona notizia e non mi unirò al coro di chi obietta: “ma i giovani?”, “quanto grande sarà poi la platea di chi andrà in pensione senza dover accendere un prestito con le banche?”. Questa volta il premier aveva bisogno dei sindacalisti per sminare un tema che poteva costargli nel referendum e ha abbassato la cresta. Certo ha mandato Poletti dalla Camusso, per non rendere troppo evidente e brusco il ritorno dalla rottamazione alla concertazione.

Bruxelles, il sì all’Italia solo a maggio, Repubblica, pagina 4. Ciò vuol dire che non arriverà nessuna bocciatura della manovra prima del voto del 4 dicembre. Naturalmente tutti sanno che i conti non tornano. Continua la lettura di Dalla rottamazione alla concertazione

La frana

Un barcone rovesciato, i bambini tirati via per i capelli dalla morte in mare. Un tratto del lungarno che cede, che sprofonda per oltre tre metri non lontano da Ponte Vecchio. Sono le immagini di oggi, le notizie della nostra impotenza. Si sapeva che gli sbarchi sarebbero ripresi, con il mare calmo e la chiusura della rotta dei Balcani. Si sa che non spendiamo abbastanza per la conservazione dei capolavori che abbiamo ereditato, della terra antica e fragile su cui abbiamo la fortuna di vivere. Colpa del sindaco di Firenze, Nardella, come suggeriscono il manifesto – titolo “La frana!” – e il Giornale, titolo “La rottamazione di Renzi”? Merito dei marinai italiani, che sono comunque riusciti a salvare 562 migranti, come scrivono Stampa, Corriere, Repubblica? Io sento l’inadeguatezza della classe dirigente allargata: politici, imprenditori, professori d’università, giornalisti. Credo che il mercato non ci salverà, non fermerà i migranti umiliandoli, lasciandone morire migliaia e salvandone altri per il rotto della cuffia, ma poi spedendoli lontano, non si sa dove, perché chi vota non li veda e continui a votare, o non voti ma se ne resti tranquillo a casa. Il mercato non può buttare tutti quei soldi che servirebbero per evitare crolli come quello del lungarno, perché sono soldi che non rendono subito, investimenti che non si ammortizzano per anni. Continua la lettura di La frana