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Vittime innocenti e capri espiatori

L’autore della strage di Berlino è svanito nell’aria, si è dissolto come un’ombra nella notte senza luci. Sui giornali troviamo purtroppo un altro viso, quello sorridente di una ragazza italiana: 31 anni, laureata, specializzata, con un master e un lavoro a Berlino. L’altra sera era andata in quel mercatino a comprare doni per natale. E non c’è più, Fabrizia Di Lorenzo. 12 morti possono rimanere una cifra, un numero, un bilancio. Una vita piena di cose, di sogni, di progetti, la vita spezzata di una ragazza che ora a tutti noi pare di conoscere, lascia un vuoto, è una tragedia. Poi c’è la politica. Angela Merkel era sotto accusa quando si pensava che lo stragista fosse un profugo pakistano. Non era lui, è stato rilasciato ma ora le rinfacciano l’insuccesso della polizia: “sbaglia terrorista”, scrive il Giornale. E allora? l’Isis ha “rivendicato” ma non vuol dire molto. Titolo del Financial Times: “Merkel in lutto. Il cancelliere sotto pressione mentre la polizia tedesca cerca il terrorista”. Così è. Continua la lettura di Vittime innocenti e capri espiatori

Renzi il siciliano!

Dopo Trump, l’Europa corre ai ripari. Tre notizie, la prima nel titolo di Repubblica: “Lo spread vola. Svolta nella Ue: meno austerità”. La seconda in quello del Pais: “L’Europa progetta una difesa propria di fronte al rischio Trump”. La terza, nelle pagine interne: in Germania il partito della Merkel è più debole, tornano le divisioni tra le sue componenti, CDU e CSU, di conseguenza la presidenza della repubblica andrà al socialdemocratico Steinmeier. Se è per questo si possono considerare conseguenza del ciclone Trump anche i voti in Moldavia e in Bulgaria, che hanno visto prevalere candidati filo russi. Ma torniamo alla fine dell’austerità: per ora è solo ventilata, auspicata. In alcuni paesi, come l’Italia, è tornata a ottobre la deflazione e torna a salire lo spread (ieri a 180), ma soprattutto l’austerità diventa impraticabile, si si scatena una competizione aggressiva tra Stati Uniti e Cina (a forza di dazi americani e ritorsioni cinesi). Oggi si ventila, persino, che la Cina decida di non produrre più o di far salire i prezzi dei componenti indispensabili per assemblare un iPhone, tutti prodotti in Cina. Bisogna cambiare verso. È dunque prevedibile che l’Unione non muova, ora, obiezioni alla crescita del deficit italiano. Naturalmente mantenendoci sotto osservazione per il debito e chiedendo al governo di spendere davvero per il terremoto. Continua la lettura di Renzi il siciliano!

Il rottamatore rottamato

Altro che voto locale: è cominciata la rottamazione. Del rottamatore! Si vede bene anche dalle “non sconfitte” di Milano e Bologna. Nella capitale del nord, Sala batte Parisi 51,7 contro 48,3%. È la vittoria di Pisapia, che ha preso l’ex Ad Expo sotto la sua ala e prima o poi presenterà il conto a Renzi. Ed è la sconfitta di Parisi, che negli ultimi giorni ha commesso due errori imperdonabili: non ha voluto dire i nomi dei suoi futuri assessori e non si è impegnato a votare “No” al referendum costituzionale. La vittoria a portata di mano gli ha fatto sfuggire la vittoria di mano. A Bologna, Merola ha scelto di disubbidire a Renzi: è andato al banchetto della Cgil e ha firmato il referendum contro il jobs act. Merola 54,6%, la leghista Bergonzoni 45,4. Ma il Pd (di Renzi) ha strappato dopo 23 anni Varese alla Lega? Se è per questo una lista civica che ha per tema il “Bene comune” ha travolto la destra a Latina. Continua la lettura di Il rottamatore rottamato

Al voto, al voto

Come siamo, come saremo. El Pais pubblica l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni politiche che si terranno in Spagna domenica prossima, 26 giugno. Il partito del premier Rajoy, in testa con il 29%. Inseguito da Unidos Podemos, con il 26%. Terzi i socialisti del Psoe, 20,5%. Quarto, Ciudadanos, 14,5. In verità penso che quello che accade in Spagna sia una delle possibilità del nostro futuro. Là si sono rotti i blocchi tradizionali della destra e della sinistra. Rajoy, il premier, ha portato la Spagna fuori dalla crisi; il PIL cresce, infatti, con un ritmo del 3%, ma la disoccupazione è altissima, il lavoro più precario e meno pagato, la corruzione, conseguenza inevitabile della disuguaglianza. Ciudadanos, l’altro partito della destra, è iper liberista, ma denuncia l’arroganza e la corruzione che rendono il privilegio intollerabile anche per parte della borghesia spagnola. Izquierda Unida e Podemos propongono, invece, una sinistra che si rifondi dal basso, a partire dalle liste civiche che hanno conquistato Madrid e Barcellona. Propongono politiche europeiste e keynesiane, combattono disuguaglianza e corruzione. Il Psoe è la solita sinistra della Terza Via, che vorrebbe redistribuire ma restando dentro le compatibilità del sistema neo liberista, che spera di mantenere unita la Spagna e teme le spinte autonomiste e dal basso. Nessuno di questi 4 partiti può vincere da solo, nonostante la legge spagnola sia maggioritaria. Continua la lettura di Al voto, al voto

Un Pd a 5 Stelle

Ai Raggi X. Scusate, m’è scappato il titolo ammiccante, quello che gioca sul nome della candidata 5 stelle al ballottaggio a Roma. È stato Marco Lillo, del Fatto Quotidiano, a passare sotto lo scanner le dichiarazioni dell’avvocato e consigliere comunale Virginia Raggi. Il risultato di questo esame fa dire a Giachetti: “Ha mentito”, mentre il suo assessore (in pectore) Sabella chiede che la procura le invii un avviso di garanzia, e Carbone (fido di renzi) la considera addirittura “ineleggibile”. “Raggi mentì” taglia corto Repubblica, dunque “Voto ad alta tensione”. Andiamo allora alla fonte, leggiamo l’articolo di Marco Lillo. L’avvocato Raggi avrebbe avuto due incarichi dalla ASL di Civitavecchia per recuperare dei crediti, uno nel 2012, da 8mila euro, il secondo nel 2014, da 5mila. Il secondo non le sarebbe ancora stato pagato, il primo sì e il candidato sindaco ha poi dichiarato di aver percepito un compenso dalla ASL Roma F. Sotto avrebbe scritto a penna “Fatt 2014, pagato 2015”. Insomma non si può dire che Raggi abbia eluso di dichiarare il percepito, ma in due moduli da lei firmati nel 2013 e nel 2014, e previsti dalla legge Severino, Virginia avrebbe segnato, barrando l’apposita casella, “di non avere percepito compensi ovvero altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica”. Compensi no, ma almeno un incarico lo aveva avuto. Continua la lettura di Un Pd a 5 Stelle

Omofobia e terrore

Terrore nel locale gay, “La sfida all’America”, “la firma dell’Isis”. È quanto raccontano oggi nel titolo di apertura Corriere della Sera , Stampa e Repubblica. Zucconi scrive di una “nuova guerra civile” che “fanatici o ideologici, dal wahabismo al fascismo”, vogliono condurre “contro il male” rappresentato “da un’America pagana e materialista che li manda in bestia”. Stille e Gaggi scrivono delle conseguenze che la strage può avere sulla campagna elettorale negli Stati Uniti; Donald Trump che ha già chiesto le dimissioni di Obama. Mettiamo in fila i fatti: un uomo di 29 anni, un “ragazzo” secondo i nostri telegiornali, ha ammazzato 50 persone e ne ha ferito altrettante in un locale frequentato da omosessuali. Aveva armi da guerra, che in Florida si comprano senza dover lasciare neppure il proprio nome. “Odiava i gay”, dice il padre il quale tuttavia è noto come simpatizzante dei talebani. “Mi picchiava”, fa sapere la moglie. Con una telefonata, l’assassino all’ingrosso avrebbe dedicato la carneficina al califfo dell’Isis. L’FBI non esce meglio da questa storia della polizia francese dal Bataclan. Questo Omar, infatti, nato americano da genitori afgani, era stato controllato ma rilasciato. E aveva persino fatto la guardia giurata a edifici governativi. Continua la lettura di Omofobia e terrore

Rubano senza più vergogna

Torna il caffè, dopo due giorni di silenzio. L’altro ieri, impegnato a seguire per Left le primarie nello stato di New York, mi ero semplicemente dimenticato di scriverlo. Ieri mi sono chiesto come mai me ne fossi dimenticato e ho preferito riflettere, piuttosto che scrivere. Torna il caffè, ma con una formula che forse troverete più “soggettiva”. Perché i giornali mi sembrano ormai del tutto coinvolti dalla crisi delle classi dirigenti, le scelte quotidiane – prime pagine, titoli, commenti – mi appaiono meno pensate e a volte casuali: mi pare non abbia più senso inseguire un pensiero che non c’è. Inoltre la mia visione del mondo – weltanschauung, se preferite – non è più così originale e minoritaria come un tempo. Vive in quelli che Paolo Franchi chiama, oggi per il Corriere, tentativi “sporchi” di organizzare una sinistra – da Sanders a Corbyn a Iglesias -, echeggia in certe proposte del capitalismo più innovativo, si fa strada persino in qualche università. Perciò vale meno la spesa che fare i conti, tutti i giorni, con le sciocchezze – luoghi comuni e tabù – di un pensiero dominante, sempre meno dominante. Continua la lettura di Rubano senza più vergogna

Voto locale, sondaggio nazionale

Sfascisti! Il Giornale della famiglia Berlusconi bolla Meloni che si candida a Roma e Salvini che intende contrapporre un suo amico notaio al candidato “unitario” per Torino. Del voto amministrativo non gliene frega niente a nessuno. La vera missione di Sala, il mister Expo che ora teme sia l’astensionismo record che di perdere pezzi a sinistra, è quella di ricomprendere nel Partito di Renzi l’esperienza municipalista di Pisapia. Giachetti e Valente servono a Orfini per dire alla minoranza Pd, ai “vecchi” Bersani e Bassolino, che non c’è trippa per gatti, che non avranno altro leader se non il rottamatore, Meloni deve riacciuffare Storace e altri ex missini per diventare, insieme a La Russa, l’erede della destra post fascista, Salvini vuol mostrare al suo mondo il niente che è ormai rimasto sotto il vestito Berlusconi: per conquistarsi la candidatura ad anti Renzi in vista del ballottaggio con l’Italicum. D’altra parte Airaudo e Fassina scommettono di poter mostrare che c’è vita a sinistra del Pd e a destra di M5S, De Magistris, se confermato sindaco, proverà a lanciare un’Opa su Sinistra Italiana e Possibile, Casaleggio cerca con la Raggi un obiettivo intermedio sulla strada di un Di Maio che si candidi alle politiche e superi il primo turno. Poi tutto può succedere. Continua la lettura di Voto locale, sondaggio nazionale

Ripresa da paura!

La grande paura, così Repubblica sul lunedì nero delle borse – Milano -4,69%, Francoforte -3,30, Parigi -3,20, Londra -2,71% – “Spread in tensione, borse giù”, scrive il Corriere e la Stampa titola “L’Europa studia un nuovo trattato”. Su Repubblica troverete il documento con cui Jens Weidmann e François Villeroy De Gahlau, governatori delle banche centrali di Germania e Francia, chiedono “un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento”. Correva il 1997, quasi 20 anni fa, quando ad Amsterdam il ministro francese Dominique Strauss Khan – e solo lui – diceva che un’Europa con una moneta comune non sarebbe andata lontano senza un unico ministro del tesoro, controllato dal Parlamento, interlocutore necessario delle banche centrali. Allora l’idea corrente di banchieri e politici era opposta: l’Euro sarebbe stato più forte se lo si fosse protetto dalla politica e dal controllo parlamentare, affidandosi solo ai trattati e lasciando piena autonomia alla super banca di Francoforte. Che è successo in mezzo? La crisi del 2008. Continua la lettura di Ripresa da paura!