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Exit Hollande

François Hollande si ritira. Il Presidente francese prende atto della sconfitta e annuncia che non si candiderà per un secondo mandato. Sconfitto dagli attentati del terrorismo islamico (Nizza, Bataclan, Hyper Cacher, Charlie Hebdo), dalla svolta a destra (jobs act francese) contestata da sinistra e non sostenuta da destra e imprenditori, e dalla crisi (finita in edicola) delle sue relazioni sentimentali. Ora è probabile che il suo primo ministro, Manuel Valls, voglia candidarsi. Dovrebbe però superare la sinistra interna per vincere la primarie socialiste (cosa che mi pare molto difficile) e si troverebbe poi comunque la concorrenza, sul fianco destro, del suo ex ministro Macron e su quello sinistro di Mélenchon. Hollande ha ammesso che il potere lo ha logorato, lo ha messo in trappola e digerito. Un tempo era un uomo brillante, pieno di humor, un buon commensale e un discreto politico, ma è apparso alla fine solo una mummia. Una mummia della Terza Via. Come la Clinton, che ha favorito la scalata al potere di Trump, come gli epigoni di Blair sconfitti due volte da Corbyin, come Sanchez che ha perso l’occasione di allearsi con Podemos ed è stato fatto fuori dalla destra del suo partito. Toccherà a Renzi la stessa sorte? Io credo di sì. Fortemente ridimensionato, se domenica prevarranno i No. Asfaltato da un grillino o addirittura da un candidato della destra, qualora, superato lo scoglio referendario, mirasse ancora a diventare “Sindaco d’Italia”. Continua la lettura di Exit Hollande

Vecchio già a 41 anni?

“A 41 anni non devo aggiungere niente al mio curriculum”. Frase, detta al forum della Stampa, che la dice lunga sull’umore nero del premier. Già vecchio, già arrivato, già finito seppur così giovane? Mi dispiace che Renzi l’abbia detta e in fondo spero che sia solo una furbata, un modo subliminale per suggerire il solito ricatto “o me o il diluvio”. Perché se fosse sincera quella frase rivelerebbe un errore fondamentale, l’aver considerato la sfera politica come un mero campo di affermazione personale, un’occasione per realizzarsi contro tutti e comunque. Io ne ho 67 di anni, ho dovuto lasciare la Rai, in Senato ho preso pesci in faccia e non è che la mia vita privata sia tutta un successo, ma non penso affatto di tirare i remi in barca. Proverò comunque a darmi da fare, a dare una mano. E commetterò altri errori. Ma almeno ho capito una cosa: l’impegno pubblico non può ridursi a una lotta tra il proprio ego e il resto del mondo. La politica è vita se riconosce la vita nell’altro, se sa anche ascoltare. Continua la lettura di Vecchio già a 41 anni?

La politica dell’incorporazione

Spagna. Rajoy, il vincitore-perdente delle elezioni spagnole (il suo partito è passato dal 44% del 2011 al 28 di domenica scorsa) si propone di guidare un governo di minoranza con l’astensione del PSOE e di Ciudadanos. Per questo – dice El Pais – “offre al PSOE una (mini) riforma della Costituzione e la presidenza del Parlamento”. Ma Susana Diaz, presidente della Andalusia, regione dove il PSOE ha preso un quarto dei suoi voti, oppone “un rotondo no a Rajoy”. Se è per questo Susana dice no anche a un accordo con Podemos: preferisce che il PSOE resti all’opposizione e si torni a votare quanto prima. Continua la lettura di La politica dell’incorporazione