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Il declino di un leader

Se è reato sbloccare le opere, sì lo sto commettendo, dice Renzi al Nazareno. A Palazzo Chigi, intanto, tre magistrati interrogano Maria Elena Boschi: non per parlare di politica ma per sapere se l’ex ministro Guidi, se i manager della Total o altri intermediari, esercitarono pressioni su di lei – come sembra trasparire dalle intercettazioni – per ottenere l’emendamento imposto dal governo e votato dal Parlamento. La ministra nega le pressioni, non gli incontri. “Parlai con Guidi, è il mio compito”, dice loro non è indagata, solo “persona informata dei fatti”. Innocente fino a prova contraria. Tuttavia lo storytelling del premier, “noi sblocchiamo l’Italia, altro che favorire lobby o comitati d’affari” cade nel vuoto: a Palazzo Chigi si stanno accertando fatti, mentre al Nazareno si agitano intenzioni politiche. Continua la lettura di Il declino di un leader

L’emendamento c’est moi

L’emendamento è mio. Matteo Renzi vuol mettere fine al logoramento del suo governo e a possibili conflitti interni, con la Boschi che sembra preoccupata che qualcuno non la voglia usare come capro espiatorio. Le opposizioni presenteranno mozioni di sfiducia ma la minoranza Pd non le voterà e così neppure NCD, né Ala, la pattuglia dei volenterosi mercenari guidati da Denis Verdini. Partita chiusa. Per far cadere il governo bisognerebbe convincere la pubblica opinione e una parte della maggioranza che il gioco di Renzi non vale la candela. Che favorire colossi del petrolio, concedere ai costruttori libertà di speculare, regalare incentivi a pioggia agli imprenditori, elogiare un manager che, come Marchionne, è scappato all’estero, non ci darà la ripresa che il governo promette, capace di dare lavoro ai giovani e al ceto medio la fiducia di spendere. Servirebbe una politica, una prospettiva, ma le destre rantolano, ai 5 Stelle non interessa che il governo cada ora, meglio aspettare il ballottaggio nel lontano 2018, Sinistra Italiana non è che una promessa: i giornali lo sanno. Continua la lettura di L’emendamento c’est moi

Scaricabarile “inopportuno”

Renzi ora chi sbaglia va a casa, titolo del Corriere della Sera. Dall’America il premier ha cercato di minimizzare il danno. In primo luogo ha ridotto il caso a una semplice “telefonata inopportuna”, poi ha ricordato che per un’altra “telefonata inopportuna” la ministra Cancellieri – il premier era Letta – non si dimise, mentre la ministra Guidi, con Renzi a Palazzo Chigi, ha dovuto farlo. Però è diverso dire “chi sbaglia paga” o che si è trattato solo di una telefonata “inopportuna”. Un’ambiguità che rivela un uso sapiente e spregiudicato sia del potere che dell’informazione: da un lato si mostra comprensione e si finge di offrire protezione (alla Guidi), dall’altra la si lascia fare a pezzi dalla stampa. Ma ecco che Federica Guidi scrive al Corriere. Nella lettera definisce Gianluca Gemelli “mio marito” facendo a pezzi la favola – avallata dalla Boschi – che al governo non sapessero, che lei, Guidi, avesse tenuta segreta quella relazione imbarazzante. In secondo luogo racconta di non aver detto al telefono niente che non fosse già noto. E questo è vero. Se l’emendamento in favore di Tempa Rossa (Total) fosse stato non solo lecito ma anche necessario, come sostengono Guidi, Boschi e Renzi, in cosa consisterebbe allora la colpa? Continua la lettura di Scaricabarile “inopportuno”