Il declino di un leader

Se è reato sbloccare le opere, sì lo sto commettendo, dice Renzi al Nazareno. A Palazzo Chigi, intanto, tre magistrati interrogano Maria Elena Boschi: non per parlare di politica ma per sapere se l’ex ministro Guidi, se i manager della Total o altri intermediari, esercitarono pressioni su di lei – come sembra trasparire dalle intercettazioni – per ottenere l’emendamento imposto dal governo e votato dal Parlamento. La ministra nega le pressioni, non gli incontri. “Parlai con Guidi, è il mio compito”, dice loro non è indagata, solo “persona informata dei fatti”. Innocente fino a prova contraria. Tuttavia lo storytelling del premier, “noi sblocchiamo l’Italia, altro che favorire lobby o comitati d’affari” cade nel vuoto: a Palazzo Chigi si stanno accertando fatti, mentre al Nazareno si agitano intenzioni politiche.

Renzi accusa i magistrati di Potenza, Corriere. Li accusa anche per il passato: “Ci sono state indagini sul petrolio in Basilicata con la stessa cadenza delle Olimpiadi, 2000-2004-2008, ci sono stati anche arrestati, ma non si è giunto mai a sentenza”. Purtroppo per lui – e somma vergogna dei collaboratori che non lo avevano avvertito – proprio in quel momento le notizie d’agenzia battono che l’inchiesta del 2008 del procuratore Woodcock era appena arrivata a sentenza: tre anni e sei mesi di reclusione all’ex amministratore delegato della Total, Lionel Lehva, 7 anni a due altri dirigenti. “Intorno a «Tempa Rossa» nacque negli anni scorsi una associazione per delinquere che aveva lo scopo di pilotare gli appalti per la realizzazione dell’impianto destinato all’estrazione del greggio”, scrive il Corriere. Chiedeva una sentenza? L’ha avuta. Sei stato quantomeno “imprudente”, gli fa subito notare il Emiliano.

Non siamo uguali agli altri, sia stampato in testa a chiunque abbia dubbi. Questo dice Renzi sfidando gufi, critici, governatori, sindaci e deputati, anche del Pd, che gli hanno contestato di aver difeso interessi privati e di voler togliere ai cittadini il diritto di esprimersi, con il referendum, sulla reiterazione del diritto di trivellare entro 12 miglia dalle coste. “Matteo penso che tu sia onesto – gli risponde Cuperlo – ma non ti stai mostrando all’altezza del ruolo che ricopri: ti manca la statura del leader anche se coltivi l’arroganza del capo”. E questa bocciatura, questa stroncatura di Renzi come segretario e come premier, è molto più che una polemica di partito. É la presa d’atto di un logoramento già avvenuto. E di un rischio.

L’immagine del Paese è già sgualcita dalla vicenda della Basilicata. Scrive Massimo Franco. “Nelle cancellerie europee e tra gli investitori ci si chiede dove approderà. Finché i «dubbi» a cui ha accennato Renzi riguardano pezzi della sinistra o dell’elettorato, rimangono una questione interna. Se però sfiorano quanti all’estero hanno scommesso sulla cesura col passato, sarebbe un guaio. L’ombra dell’affarismo oscurerebbe il confine tra vecchia e nuova classe dirigente. E restituirebbe l’idea nefasta di un’Italia incapace di rinnovarsi”. “É un lunedì nero”, chiosa la Stampa. “Il premier lo sa e risponde con il suo schema: all’attacco”. Ma questa volta l’attacco sembra a salve. Ignorato dai PM in visita a Palazzo Chigi per accertare circostanze di fatto non per discutere di politica. Smentito da una sentenza che accusa la Total di aver costruito, molto più che una lobby, qualcosa che somiglia a un’associazione a delinquere. Accusato da Cuperlo di non essere un leader, di surrogare l’assenza di una visione con l’arroganza del potere. Smentito, nel suo ottimismo e nella polemica contro i gufi, dagli ultimi dati sull’economia: cresce il potere d’acquisto delle famiglie, grazie alla bassa inflazione, ma si spende e si investe poco. Il cavallo non beve.

Davvero un brutto giorno, proprio un lunedì nero, ma la forza di Renzi resta la mancanza di alternative. Che faranno ora le opposizioni, cosa la minoranza del Pd? E i sindacati? E gli italiani, andranno a votare in numero sufficiente il 17 aprile per un referendum che propone un quesito piccolo piccolo ma che, dopo l’affare Total-Guidi, assume ben altro significato?

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