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I believe in fairies

La battaglia del quorum, scrive Repubblica. Oggi 26 milioni di italiani dovrebbero andare a votare anche se né Rai né Mediaset li hanno informati, anche se tutti i grandi giornali hanno sostenuto che il referendum non era importante suggerendo che si trattasse di un costoso regolamento di conti tra politici di professione, anche se l’inquilino di palazzo chigi continua a promettere bonus per i diciottenni, bonus per i pensionati poveri, ora anche la riduzione delle tasse per tutti, anche se la gran parte della classe dirigente nasconde quanto sia debole e provvisoria la ripresa in Italia, anche se si ode ovunque lo slogan “non disturbare il manovratore” che è sempre meglio di Razzi e Scilipoti e dei senatori, vil razza dannata. Continua la lettura di I believe in fairies

Tregua referendaria

Intercettazioni non si cambia, scrive il Corriere. “Renzi sfida le toghe: lavorate di più”, fa eco la Stampa. Va in pagina il contrordine di Palazzo Chigi. Con il referendum sulle trivelle domenica, il caso Guidi ancora fresco di petrolio, i sondaggi di Ilvo Diamanti che dimostrano come l’Italicum sembri fatto apposta per favorire la convergenza dei voti al ballottaggio (tra 5 Stelle e Lega) contro l’attuale premier, e ormai in vista il referendum costituzionale, quello che “se lo perdo – ha detto Renzi – smetto di far politica”, è meglio non andare a testa bassa contro le toghe. La suggestione del bavaglio alle intercettazioni non è morta: la ripropone, per Repubblica, il ministro NCD Costa, mentre Felice Casson spiega al Fatto come il cavallo di troia si trovi nella proposta di riforma del processo penale, sotto forma di una delega al governo sulle intercettazioni; “quasi incostituzionale” lamenta Casson perché del tutto generica. Per ora Renzi ha altre gatte da pelare e già Stefano Folli “prevede” che cambiarà l’Italicum, non subito che perderebbe la faccia, ma dopo il referendum d’ottobre. Continua la lettura di Tregua referendaria

“Ora basta intercettazioni”

Rottura, crisi, l’Italia alza il tito con l’Egitto. É questo il titolo dei titoli. “Dopo l’ennesima presa in giro – scrive Toscano per Repubblica – il ministro Gentiloni, ritirando l’ambasciatore, segnala che l’Italia non ha alcuna intenzione di essere «comprensiva». É già qualcosa e il ministro degli esteri, Gentiloni, sta facendo la sua parte. Tuttavia il caso Regeni è diventato un caso egiziano – penso che a Giulio avrebbe fatto piacere – e molte famiglie, nel nome del ricercatore italiano, ora denunciamo torture, vessazioni, sparizioni e assassinii del regime. Regime di cui al Sisi è solo il volto, perché siamo in presenza – scrive ancora Toscano – di “un dittatore collettivo”, le forze armate, che spalleggiavano Mubarak e che si sono riprese il potere dopo la primavera araba e il fallimento dei fratelli musulmani al governo. Non è facile. Eni farà pressioni, Renzi cercherà di riannodare con al Sisi. Dovremmo capire che in Medio Oriente un regime dispotico e repressivo non è mai la soluzione e spesso diventa il problema. Continua la lettura di “Ora basta intercettazioni”

La mafia dell’antimafia

Assessori in piazza e scontri a Napoli. “Renzi: vado avanti”, è il titolo del Corriere. Repubblica commenta i fatti di ieri facendo un salto nel passato di quasi mezzo secolo e riesumando, con Stefano Folli, il “boia chi molla”, comitato di lotta composto da giovani fascisti e manovrato da uomini d’affare e mafiosi che per lunghi mesi tenne il controllo di Reggio Calabria. Contro lo stato che non voleva farla capitale della regione e contro il vento del Nord: Fiom-Fim-Uilm portarono migliaia di operai fino a Reggio per difendere le istituzioni. Insomma contro l’Italia che voleva rinnovarsi. Oggi il “boia chi molla” partenopeo, sarebbe guidato dal sindaco De Magistris – due suoi assessori erano ieri in piazza -, e riunirebbe un fronte eterogeneo, dai 5 stelle ai centri sociali, forse (chissà?) appoggiato dalla Camorra. Esultano, secondo la Stampa: “I fedelissimi del capo del governo: sono più voti per noi”. Al centro dello scontro, la bonifica e il riuso dell’area ex Ilva di Bagnoli. Il governo promette soldi – non quanti ne servirebbero – e garantisce gli appalti a grandi gruppi, Caltagirone in testa, rifiutando la concertazione con il Comune, riunendo “un tavolo di regia” che serva solo a fare quel che a palazzo Chigi s’è deciso di fare. Continua la lettura di La mafia dell’antimafia

Tempa Rossa non avrai il mio scalpo

Tempa Rossa, il mistero dell’emendamento sparito, è il titolo del servizio di Fiorenza Saracini sul Corriere. Sì, quell’emendamento dal sicuro valore “strategico”, quello che sbloccava i lavori della Total, che il premier giura di avere scritto di suo pugno, dove è finito? Misteriosamente scomparso dalla legge di stabilità del 2016. Caduta la Guidi, condannati a Potenza alcuni dirigenti della Total, quell’emendamento si è perso. Anche il “marito” – ricordate, così la ministra definiva il suo compagno in una lettera al Corriere di qualche giorno fa – non è più tale: Federica Guidi “sta verificando il ruolo di Giancarlo Gemelli, padre di suo figlio ma con il quale non ha mai convissuto”, scrive l’Ansa. “Guidi scarica il suo compagno”, conclude la Stampa. Mentre fra Matteo e Maria Elena, sorrisi e punture di spillo. Il premier, dopo l’intervista alla Stampa nella quale Boschi lamentava l’accanimento dei “poteri forti” (leggi Bankitalia) contro la sua famiglia, aveva preso le distanze con il suo solito sarcasmo: “non credo più al gomplotto dai tempi di Biscardi”. Continua la lettura di Tempa Rossa non avrai il mio scalpo

Il declino di un leader

Se è reato sbloccare le opere, sì lo sto commettendo, dice Renzi al Nazareno. A Palazzo Chigi, intanto, tre magistrati interrogano Maria Elena Boschi: non per parlare di politica ma per sapere se l’ex ministro Guidi, se i manager della Total o altri intermediari, esercitarono pressioni su di lei – come sembra trasparire dalle intercettazioni – per ottenere l’emendamento imposto dal governo e votato dal Parlamento. La ministra nega le pressioni, non gli incontri. “Parlai con Guidi, è il mio compito”, dice loro non è indagata, solo “persona informata dei fatti”. Innocente fino a prova contraria. Tuttavia lo storytelling del premier, “noi sblocchiamo l’Italia, altro che favorire lobby o comitati d’affari” cade nel vuoto: a Palazzo Chigi si stanno accertando fatti, mentre al Nazareno si agitano intenzioni politiche. Continua la lettura di Il declino di un leader

L’emendamento c’est moi

L’emendamento è mio. Matteo Renzi vuol mettere fine al logoramento del suo governo e a possibili conflitti interni, con la Boschi che sembra preoccupata che qualcuno non la voglia usare come capro espiatorio. Le opposizioni presenteranno mozioni di sfiducia ma la minoranza Pd non le voterà e così neppure NCD, né Ala, la pattuglia dei volenterosi mercenari guidati da Denis Verdini. Partita chiusa. Per far cadere il governo bisognerebbe convincere la pubblica opinione e una parte della maggioranza che il gioco di Renzi non vale la candela. Che favorire colossi del petrolio, concedere ai costruttori libertà di speculare, regalare incentivi a pioggia agli imprenditori, elogiare un manager che, come Marchionne, è scappato all’estero, non ci darà la ripresa che il governo promette, capace di dare lavoro ai giovani e al ceto medio la fiducia di spendere. Servirebbe una politica, una prospettiva, ma le destre rantolano, ai 5 Stelle non interessa che il governo cada ora, meglio aspettare il ballottaggio nel lontano 2018, Sinistra Italiana non è che una promessa: i giornali lo sanno. Continua la lettura di L’emendamento c’est moi

Petrolio? Ha fatto tutto Renzi

Le dimissioni della Guidi sono stati il fiammifero che ha fatto divampare l’incendio, scrive Eugenio Scalfari. Repubblica racconta, a pagina 4 e 5, le dimensioni vastissime dello scandalo petrolifero e spiega come in troppi sapessero. Sapeva Federica Guidi dei guai giudiziari del “marito” e avrebbe taciuto, sapeva il capo di stato maggiore della marina, Di Giorgi, ora indagato, sapevano gli amministratori di Corleto Perticara, in provincia di Potenza, dove sono piovuti soldi Total per “assistenza territoriale e progetti sociali” nonché assunzioni (magari clientelari?) e dove l’ex sindaca del Pd si sarebbe fatta le primarie a bordo di una macchina dei vigili a sirene spiegate, sapeva il governatore Pittella, sapevano tutti, tutto. Tanto che Marcello Sorgi, in un commento per la Stampa, avverte nelle carte su Potenza un odore ancora più nauseabondo di quello che emanava da mafia capitale. Continua la lettura di Petrolio? Ha fatto tutto Renzi

Scaricabarile “inopportuno”

Renzi ora chi sbaglia va a casa, titolo del Corriere della Sera. Dall’America il premier ha cercato di minimizzare il danno. In primo luogo ha ridotto il caso a una semplice “telefonata inopportuna”, poi ha ricordato che per un’altra “telefonata inopportuna” la ministra Cancellieri – il premier era Letta – non si dimise, mentre la ministra Guidi, con Renzi a Palazzo Chigi, ha dovuto farlo. Però è diverso dire “chi sbaglia paga” o che si è trattato solo di una telefonata “inopportuna”. Un’ambiguità che rivela un uso sapiente e spregiudicato sia del potere che dell’informazione: da un lato si mostra comprensione e si finge di offrire protezione (alla Guidi), dall’altra la si lascia fare a pezzi dalla stampa. Ma ecco che Federica Guidi scrive al Corriere. Nella lettera definisce Gianluca Gemelli “mio marito” facendo a pezzi la favola – avallata dalla Boschi – che al governo non sapessero, che lei, Guidi, avesse tenuta segreta quella relazione imbarazzante. In secondo luogo racconta di non aver detto al telefono niente che non fosse già noto. E questo è vero. Se l’emendamento in favore di Tempa Rossa (Total) fosse stato non solo lecito ma anche necessario, come sostengono Guidi, Boschi e Renzi, in cosa consisterebbe allora la colpa? Continua la lettura di Scaricabarile “inopportuno”

Guidexit!

Guidi si dimette, caso nel governo, scrive il Corriere. “Renzi non la ferma”, la Stampa. “Tradita dalle telefonate al fidanzato”; Repubblica. Federica, figlia di Guidalberto Guidi (Ducati Energia), imprenditrice lei stessa e già presidente dei Giovani Industriali, si è dimessa da ministro delle attività produttive dopo una telefonata dall’America con la quale Renzi le ha detto – cito Repubblica – “vicenda da chiudere subito, nessuno se la può permettere”. I fatti. Alle 4 della notte, in commissione al Senato, venne tolto un codicillo alla legge di stabilità che dava il via libera all’estrazione del petrolio di Tempa Rossa, Total. Concessione molto contestata dagli ecologisti. Quell’emendamento venne tuttavia reinserito, e imposto alla maggioranza grazie agli uffici di Maria Elena Boschi, ministro dei rapporti del parlamento e delle riforme e su suggestione – scopriamo oggi – di Federica Guidi, la quale, chiuso l’accordo con “Maria Elena”, chiamò il fidanzato, Gianluca Gemelli, in affari con la Total per certi sub appalti che gli erano stati promessi. Continua la lettura di Guidexit!