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Tiremm innanz!

Sale il conto per salvare MPS. È la prima notizia dopo il week end senza giornali e il Corriere ne fa l’apertura. Secondo la vigilanza BCE per il Monte dei Paschi serviranno almeno 8 miliardi e 800 milioni, non i 5 messi in contro da Padoan. Inoltre, dice il presidente della Bundesbank Weidmann, “I fondi (dello Stato) non possono essere usati per coprire le perdite già previste”. Questo vuol dire che i pericoli per Monte dei Paschi non sono finiti, che una parte dei “risparmiatori” potrebbe comunque essere chiamata a pagare in solido con i responsabili del fallimento, che altri pescecani del “mercato” saranno chiamati a Siena. La Stampa è d’accordo e così titola: “Non solo lo Stato per salvare Montepaschi”. Continua la lettura di Tiremm innanz!

Tutti da Marco

Svolta di Putin sulla Siria, titola Repubblica: “via le truppe”. Naturalmente restano le basi russe nel Mediterraneo, ma Putin annuncia che richiamerà i soldati e lo fa alla vigilia del negoziato di Ginevra, con Assad rimesso in sella, l’Isis e Al Nusra indicati come “nemici”, l’Arabia Saudita per il momento sconfitta, l’Iran sempre più indispensabile, se si vorrà dare un assetto, una possibilità almeno di costruire una pace, a Siria e Iraq quando sarà stato cacciato Al Bagdadi. Lo Zar russo, Putin, che lo scacchista e dissidente Kasparov considera, non a torto, un dittatore che viola i diritti e opprime le libertà, ha messo a segno un match point. Grazie all’abilità manovriera di Lavrov, uno dei più abili ministri degli esteri oggi sulla scena, ma grazie soprattutto alle contraddizioni dell’imperialismo che, è tuttora alleato degli ideologi e finanziatori del terrorismo jihadista, i sauditi e la loro corte di monarchie del golfo. Naturalmente, nulla è acquisito. Ora Ryad sta provando a destabilizzare il Libano, definendo terrorista Hezbollah, organizzazione sciita che terrorista magari lo è pure, ma che è presente e forte nel parlamento di Beirut, che combatte davvero il Daesh in Siria e con cui bisogna trattare, se non vogliamo che torni l’incubo della guerra civile anche in Libano. Continua la lettura di Tutti da Marco

Al Sisi, Assad e altri mostri

Regeni preso e torturato per i contatti sul cellulare. Il Corriere apre così, con il martirio del ricercatore e giornalista in Italiano. “Il nome dei veri responsabili – scrive Sergio Romano – rimarrà un segreto di Stato e le circostanze della morte difficilmente ricostruibili”. Dunque? Romano concede che – nell’attuale contesto internazionale – l’Italia non può andare in fondo, non può spingersi fino a rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto di Al Sisi, ma aggiunge: “Oggi più che mai abbiamo il diritto di dire al Cairo che non si vince una guerra, sia pure contro il peggiore e il più crudele dei nemici, senza il sostegno dalla pubblica opinione. È una legge democratica a cui neppure l’Egitto può sottrarsi”. “Far finta di nulla – scrive Lucio Caracciolo su Repubblica – sarebbe intollerabile mancanza di rispetto non solo per la memoria di Giulio Regeni e per la sua famiglia, ma per l’Italia. Nessun paese può accettare che un suo cittadino sia rapito e massacrato dalla polizia di un altro Stato fermandosi alle proteste verbali. Se lo facesse, perderebbe ogni credibilità come partner politico ed economico”. La parola tocca governo, che dovrebbe evitare la lingua di pezza! Continua la lettura di Al Sisi, Assad e altri mostri

Pace e chiese

+0,7 come scrive Repubblica o + 0,6 secondo i conti che fa la Stampa, certo, osserva il Corriere, “i dati sulla crescita sono al di sotto delle previsioni”. Dopo la corsa nel 2015 (corsa, comunque, prudente) a cambiare l’auto vecchia, i consumi in Italia non sono cresciuti come si sperava, la produzione industriale si è fermata, mentre le sofferenze bancarie – 201 miliardi di crediti non esigibili – potrebbe costringere a mettere sul mercato tanto patrimonio immobiliare ipotecato, cosa che deprimerebbe la ripresa del mattone. Si può dire che il male è comune: International New York Times spiega che l’Europa intera non riesce a tornare indietro al 2008; l’eurozona cresce con il ritmo lento dell’1,1% l’anno. Troppo poco per togliersi di dosso la depressione, per dare fiducia ai consumatori e impulso agli investimenti. Continua la lettura di Pace e chiese