Harem,musei e guerra di dati

I vescovi passano agli insulti, dice il Giornale. Più prudente Repubblica scrive: “Nuovo affondo di Galantino. Politici corrotti”. La politica? “Un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”: questa la frase dello scandalo ma l’oggetto dello scandalo è il testo della lectio magistralis  su Alcide De Gasperi che Corriere e Caffè avevano anticipato ieri l’altro. Galantino sostiene che  quel politico decisionista rispettava il Parlamento e decideva in Parlamento, aveva una visione di futuro e un’idea per l’Europa. E i novelli statisti no? Eh già, no. Tant’è che Berlusconi un giorno fa la corte al “piazzista” Salvini, l’altro al decisinista Renzi. Tant’è che pare si stia lavorando a un ridicolo compromesso,con senatori semi eletti, per varare a tutti i costi una pessima riforma costituzionale. Tant’è che ogni  giorno il premier dà i numeri della ripresa, senza null’altro proporre a chi è in difficoltà se non l’ormai trito “fidatevi di me”.

Lo sdegno unanime di destra e sinistra contro la chiesa di Francesco non è nuovo. Ricordo quanto mi divertì veder tornare tanti senatori cattolici col volto scuro, frustrati e offesi dopo che il Papa li aveva convocati all’alba, gli aveva fatto fare anticamera e popola messa li aveva licenziati senza una carezza né una personale apostolica benedizione. Ora il coro di protesta diventa tuono perché Galantino non è infallibile e gli si possono insegnare le buone maniere. Un coro di perdenti, direi.  Perchè oggi giova alla chiesa prendere le distanze dal “piccolo harem di cooptati e di furbi” che siamo diventati dopo 3 voti con il porcellum e in attesa del quarto con l’Italicum.

Strappo sui musei, sono stranieri 7 direttori su 20, titola il Corriere. E la metà dei prescelti sono donne. Non commento. Vedremo se i nominati si mostreranno più capaci e autonomi dei licenziati. Aspetto persino di vedere se mai Maggioni e Dall’Orto riusciranno a combinare qualcosa con la Rai, figurarsi se non sospendo il giudizio su persone che possono vantare rispettabili curricula. Certo la scelta di Franceschini puzza di marketing e trasuda politicamente corretto. Bisognerebbe ricordare al ministro e al suo premier che un altro decisionista, Deng Xiao Ping, amava dire che più del colore dei gatti contava la loro capacità di prendere i topi.

Cassa integrazione: a luglio meno 27%. Solo il Sole (scusate il bisticcio) fa il titolo sull’ultimo dato dell’Inps. Nonostante Renzi abbia commentato “finalmente le cose cambiano”. Cambiano? Queste fluttuazioni mensili non fanno primavera. Può darsi che la cassa in deroga abbia ridotti i suoi interventi perché mancano i soldi per finanziarli: invece che cassaintegrati, licenziati. E che le richieste di sussidio di disoccupazione diminuiscano anche perchè -come scrive Palombi sul Fatto- il nuovo sussidio, il Daspi, è ancora in rodaggio. Vedremo.

Moody’s prevede crescita modesta per l’Italia, intorno all’1%, e disoccupazione che non scende affatto. Intanto gli sbarchi dei migranti in Europa sono triplicati (100mila solo a luglio), la Germania deve fare i conti nel 2015 con 750mila domande d’asilo -titolo della Stampa- e la borsa di Shangai perde il 6 per cento e trasmette inquietudine ai Brics (paesi emergenti che trainavano la locomotiva). El Pais segnala che la catastrofe di Tiuanjin sta muovendo un conflitto politico in Cina (avevo parlato di lotta di classe, per le condizioni di vita e lavoro, per l’inquinamento e la corruzione). Mentre da noi il manifesto dedica il titolo, “Come mosche”, ai braccianti che muoiono di fatica in Puglia. Ieri un uomo di 42 anni è stato colpito da infarto ed è finito in coma. Lavorava per la stessa agenzia di lavoro interinale della donna che era morta di fatica un mese fa. Servirebbe una politica capace di uscire da quel piccolo harem.

Il realismo dei potenti,la fantasia dell’insegnante

Dopo i temporali estivi,torna il sereno. Bagno di folla per Angela Merkel all’Expo, pochi fischi molti applausi. Matteo Renzi si prende il merito del rigore: “fammi controllare lo spread!”. Angela promuove l’allievo che ha fatto i compiti: “very good” e, quanto all’immigrazione, parla di “Emergenza europea” ,Repubblica. Viva! Ma che vuol dire? La Germania è alle prese con 600mila richieste d’asilo: probabile che il “si muova l’Unione”, della Merkel, preveda anche la richiesta di identificare tutti i migranti che sbarcano in Italia, invece di lasciarne passare la maggior parte verso il nord dell’Europa. E quanto alla flessibilità sulle regole di bilancio, a quanto ammonta? La stampa azzarda: “il governo chiederà a Bruxelles uno sconto da 5 miliardi”. Non è poco, ma per far ripartire la locomotiva ci vorrebbe altro, servirebbero investimenti robusti. Tanto più che dopo i guai della Cina arrivano quelli del Giappone -0,4%, e, in Europa, quelli della Finlandia (score identico) e della Francia (crescita zero), oltre che dell’Italia e della stessa Germania
Il Sole24Ore riesuma allora il piano Junker e prevede: “due miliardi per l’Italia”. Non è niente, ma è poco. Che possiamo farci? I giornali non vedono alternativa, così il Corriere si accontenta degli elogi:  “Merkel: bene l’Italia”. Anche se  Giannelli fa dire alla Cancelliera “Tu (Renzi) sarai de Gasperi, ma io non sono Marshall”. Niente piani straordinari, l’Italia si accontenti di un po’ di flessibilità. Meglio di niente per Dario Di Vico, il quale spiega che al premier l’appoggio della Merkel “serve per tentare di ottenere in sede Ue quella flessibilità di bilancio necessaria per inserire nella legge di Stabilità quegli obiettivi di politica economica che reputa indispensabili”. Un giorno dopo l’altro. Però ora sappiamo chi in Europa dia le carte e chi abbia deciso di camminargli dietro. In nome del realismo, o della mancanza di una visione.

Uniti contro l’Isis in Libia, scrive la Stampa. In attesa -così scrivono- di diventare il dominus unico dei telegiornali della Rai, Mario Calabresi cerca di evitare le secche del gufismo e del trionfalismo. Così esalta la sintonia tra Europa e Stati Uniti affinchè si faccia presto qualcosa in Libia. Cosa?n Accordo fra le maggiori tribù e poi truppe ONU per mantenere la pace. O intervento subito (guerra) della coalizione anti Isis. L’italia avrebbe un ruolo chiave. Che vi devo dire? Incrociamo le dita. Se fossi ancora a Rainews24, proverei a sentire generali in servizio e della riserva. Perchè sui giornali la guerra sembra spesso un pranzo di gala.

Marcella Raiola è un insegnante di latino e greco. Precaria da 13 anni, si è rifiutata di chiedere il contratto stabile in forza della legge Renzi Giannini. Mi hanno accusata -scrive a Repubblica- di “sputare in faccia al po- sto” per difendere il privilegio di lavorare “sotto casa”. Non è così. Rocorda come la legge preveda un “personale jolly e onnipresente, che il dirigente onnipotente utilizza a piacimento”. Si rischia di non insegnare le proprie materie e di dover chiedere, dopo 3 anni, il trasferimento “con tanti saluti alla continuità”. Definisce “il piano di assunzioni del governo, un gigantesco taglio mascherato”, un modo per eludere la sentenza della Corte Europea sulla assunzione dei precari. E si chiede e chiede: “perché non posso insegnare le mie materie nelle scuole in cui lavoro da 13 anni e in cui ci sono classi da 34 alunni?” “Perché chi ha punteggi altissimi deve finire a Pordenone mentre chi è in fondo alle graduatorie potrà coprire le cattedre su cui i deportandi lavorano continuativamente da anni?” Infine conclude. “Faccio un appello a tutti i lavoratori: invece di dilaniarci, facciamo in modo che il lavoro non sia percepito o elargito come un favore, perché è un diritto costituzionale. Difendiamo la dignità del lavoro e la Scuola pubblica, che è di tutti e per tutti”. Non potrebbe dirsi meglio.

Angela,Matteo e Mons Galantino

Ripresa, il vertice Renzi Merkel, Corriere. Si incontrano domani all’Expo. Il medico (la Germania) che si è rimpannucciato grazie alle sue ricette ma non ha saputo salvare il malato. Il malato (l’Italia) che insieme alla Francia – analisi del New York Times- mostra i sintomi più preoccupanti: crescita bassa, debito pubblico elevato, poca fiducia dei consumatori. Se fossero due grandi statisti europei, Angela e Matteo, credo che si direbbero a quattr’occhi che così non va, non può continuare Che la ricetta (del rigore) è sbagliata, che i tedeschi devono investire di più in Europa. D’altra parte converrebbero che le tasse devono pagarle anche i furbi levantini, , che combattere la corruzione è obbligo politico prima che morale, che gli sprechi sono prodotti più dal potere delle lobby che da supposti privilegi dei dipendenti.

Probabile che la cucina sia più modesta. Angela ora vede “una speranza per la Grecia” (Repubblica), sostiene che “Tsipras è cambiato”, per nascondere al Bundestag – che sulla Grecia voterà mercoledì- come invece la Germania abbia dovuto cambiar nota, cedere al Fondo monetario, ammettere con Schäuble che i debiti si potranno restituire solo in un futuro lontano. Da parte italiana si dirà che l’obiettivo (+ 0,7 quest’anno) è a rischio, che il governo deve varare una manovra da 25 miliardi (Corriere), che deve confermare gli incentivi ai padroni e  tagliare le tasse del 2% (Morando), e che siccome ci siamo mostrati diligenti alle lezioni di tedesco, ora vorremmo “sconti” (Taddei, Stampa).

Le mosse italiane per fermare il caos in Libia, Titolo del Corriere e intervista di Gentiloni alla Stampa. Occorre strappare subito (mercoledì riprendono gli incontri)  “un accordo tra !Tobruk Misurata Zintan e gran parte delle municipalità di Tripoli,che possa consolidarsi e magari estendersi al Gnc (parlamento di Tripoli)” in modo da poter mandare in Libia caschi blu (come in Libano, spiega Sergio Romano) che facciano da pacieri fra le tribù e regolino quel corridoio dell’immigrazione. Oppure – è il ministro degli esteri che parla- diverrà indispensabile porre “nell’agenda della coalizione internazionale anti-Daesh il tema Libia, sapendo che non si tratterebbe più di stabilizzare il paese ma di contenere il terrorismo”.Insomma Guerra. Per evitare che la Libia diventi una nuova Somalia a due passi da casa nostra.

Migranti, la guerra della Lega ai vescovi, Repubblica. Quel Grullo del Matteo (Salvini) ha evocato un “genocidio” italiano, promesso di paralizzare il Paese e intimato ai vescovi “di non rompere”. Spiega Diamanti, Repubblica. che gli italiani si sentono poveri e hanno paura di chi è più povero, hanno meno fiducia nell’Unione Europea, si sentono “orfani di frontiere e confini, di bandiere e ideologie e non sanno più chi sono”. Perciò rischiano di dare spago a un Orban italiano. Saremo costretti -si chiede Diamanti- a emigrare? L’alternativa ci sarebbe: non dire più agli italiani che sono ricchi (o che lo ridiventeranno presto), spiegare loro che il Mediterraneo paga il conto degli errori tedeschi e che a quegli errori occorre mettere riparo provando a creare un fronte comune con francesi, spagnoli, greci, che l’Africa è una opportunità se vogliamo uscire dalla stagnazione. Non solo nero! Sulla paura speculano “i piazzisti”, ma alimenta paura anche chi edulcora la realtà.

Il vescovo dà lezioni di politica. Galantino scrive di De Gasperi il Corriere pubblica. “Tutte le scelte fondamentali della sua politica interna e internazionale sono state elaborate dai partiti all’interno del Parlamento, che mai ha ceduto alla tentazione di coartare” La politica, come la religione, si deve sempre “ispirare al bene comune”, perciò Paolo VI l’ha definita “forma suprema di carità”. Terzo “L’Europa che De Gasperi ha contribuito a fondare era più generosa di quella di oggi L’Europa non può diventare una maledizione, è un progetto politico indispensabile per il mondo, a cui la Chiesa guarda con trepidazione”. Detta da me, che non sono un vescovo, la politica, quella vera, capace di durare nei tempi eccezionali, non è solo tattica: ha bisogno di una visione . Se no genera mostri e si consegna ai piazzisti.

Chi di annunci ferisce…

l Pil delude, l’Europa cresce poco, titola il Corriere. Dove l’talica delusione, solo + 0,2%, dopo tanto battage pubblictario, è persino aggravata dalla stagnazione francese nel trimestre e dalla Germania che rallenta, + 0,4. “Leggendo i commenti di ieri – scrive Dario Di Vico- si ha l’impressione che il Pil sia utilizzato, da una parte e dall’altra, per un referendum su Renzi”. È vero, ma la colpa è di Renzi che ha creduto di rendere potabili ogni genere di nefandezze, dall’Italicum alla legge sulla scuola fino alla riforma costituzionale, cantando “vincerò”, promettendo più lavoro per i giovani e nuovi agi per il ceto medio. Invece -constata Di Vico-  nè gli 80 euro nè il jobs act,nè la (poca) flessibilità concessa da frau Merkel al suo scolaro più diligente e neppure “le misure espansive della BCE” hanno “fatto bere il cavallo”. Così, “professando un ottimismo di maniera, (Renzi)  rischia di far diventare incolmabile la distanza tra la comunicazione di Palazzo Chigi e il sentire comune di una larga parte dell’opinione pubblica che stavolta abbraccia élite e popolo”. È l’errore più grave.

Solo quando avranno un presidente nero e ci sarà un papa latino americano, gli USA dialogheranno con Cuba. Fidel l’aveva detto nel 1973, di ritorno da un viaggio in VietNam. É successo: Kerry ieri ha visto sventolare la bandiera a stelle e strisce sul pennone dell’ambasciata americana a Cuba, ha mostrato rispetto per il governo di Raul Castro e ha chiesto più diritti per Cuba. Dopo 54 anni di embargo, di tentativi di abbattere il regime, di guerra non solo fredda. Ora tocca ai cubani accettare la sfida, abbracciare la libertà e i suoi vantaggi, senza tornare quello che erano prima del 59, un bordello e un casinò caraibico per americani ricchi, vecchi e mafiosi. Che sfida!

Tsipras trova l’accordo ma perde Syriza, Repubblica. Alexis ce l’ha fatta, l’Eurogruppo ha approvato il piano di prestiti per altri 86 miliardi, i tedeschi, scavalcati da FMI e BCE, hanno dovuto abbozzare, ma la scissione di Syriza, con Varoufakis che ha votato contro, sembra inevitabile. “L’Europa si vergogni -dice Galbraith a Repubblica- ha ricattato la Grecia e l’ha resa disperata”. Anche se nel protocollo strappato da Alexis ci sono più riferimenti all’autonomia del governo di Atene e capoversi che prevedono una sua libertà di manovra, la sostanza è il ritorno della Troika ad Atene e un piano di sacrifici che, secondo l’economista americano, soffocherà la Grecia. Nikos Pappàs, ministro alla Presidenza del Consiglio, la vede diversamente e presenta “il contro piano” di Tsipras al manifesto. Redistribuiremo il reddito, dice, pagheranno evasori, corrotti e ricchi, non il popolo. La verità – a me sembra è che Tsipras ha perso la partita ma con grande dignità ed è ancora in campo. Merkel, Hollande e Renzi, pieni di guai, non possono gioire. Tutto è ancora possibile, per l’Europa.

La Cina è vicina. Krugman spiega bene su Repubblica (pagina 9) il rallentamento dell’economia cinese, la tentazione di far cassa in borsa, la conseguente bolla speculativa, il tentativo dirigista del potere di riprendere il mano la locomotiva impazzita svalutando. L’economista liberal si dice preoccupato, teme che questi decisori di Pechino non abbiano capito che i mercati non si governano. Forse lo sanno, caro Paul Krugman, ma devono tener conto di una spinta interna che paventano quanto finanzieri ed economisti occidentali. Un tempo la chiamavamo lotta di classe. Non sempre – anzi il più delle volte non- si esprime con un programma politico, ma fa paura e conta lo stesso. Operai, ex contadini inurbati, famiglie cinesi non vogliono più soffocare nell’inquinamento, morire di fabbrica, o regalare ai figli asma e I-phone.

C’è vita a sinistra

Torna la sinistra, lacera, talvolta (ma non sempre) ha i capelli bianchi, difende i poveri e, per “lor signori”, come li chiamava Fortebraccio, è destinata a perdere. Ma fa paura. “Oggi il Partito Laburista si trova in pericolo mortale…il tesseramento è raddoppiato…ma molti accorrono tra le nostre file per sostenere la campagna di Jeremy Corbyn…Il partito si dirige a occhi chiusi e a braccia protese verso l’abisso, pronto a schiantarsi sulle rocce sottostanti”. Dice proprio così, Tony Blair e il Corriere pubblica, a pagina 13, il suo j’accuse contro un signore di 66 anni, che fa parte della Camera dei Lord, va in bicicletta e sostiene che “l’austerità ha fattito…perciò tanti giovani ci chiedono di smetterla di inseguire il modello capitalista”.Il prossimo 12 settembre Jeremy Corbyn potrebbe vincere le primarie del Labour Party.

Atene alza le tasse e vende i porti, Stampa. Non c’è dubbio che Tsipras abbia dovuto cedere per spuntare l’accordo con i creditori. È probabile che Syriza si divida ancora in Parlamento -la riunione cominciata ieri notte non si era ancora conclusa alle 7 di questa mattina- maa Financial Times racconta di una “riscossa greca” e di una “Germania isolata”, che critica Bruxelles e non gradisce il passaggio della BCE a fianco del Fondo Monetario, fondo che i miliatrdi ad Atene li vuol prestare pur sapendo che la Grecia non li restituirà se non in parte. Merkel e Schäuble volevano asfaltare la sinistra greca, cancellarla dal contesto dell’Europa. Missione tuttora uncompiuta.

Bernie Sanders, avete sentito il suo nome? Senatore del Vermont, si definisce “socialista” (cosa,in America, scandalosa), sfida Hilary Clinton alle primarie. A sorpresa il sindacato delle infermiere ha deciso di sostenerlo. É per i diritti civili, senza se. Vuole ridurre il peso delle lobby in politica. Chiede un salario minimo dignitoso e più tasse ai più ricchi. Perdente, ma fa paura. In Cina, scrive El Pais. “Un’esplosione pone al centro la questione della sicurezza industriale. Quegli oltre 50 morti, gli impianti lager, le città dormitorio per operai, l’aria che non si respira, la corruzione che se ne infischia della pena di morte, e tante donne e uomini che cominciaro a dire: No! C’è questo dietro le tre svalutazioni, l’ammissione che la locomotica cinese deve rallentare , la tentazione di spuntare la finanza e importare qualche diritto.

Senato si tratta sul listino, Repubblica. “Un patto con Brlusconi per cambiare l’Italicum”, Giachetti, intervistato dalla Stampa. “Questa è la legislatura delle larghe intese”, Tonini a Repubblica. Continua il tormentone. La minoranza Pd cali le brache o sarà spianata. Ok, il prezzo è giusto. Abbiamo capito: un altro mondo non è possibile. Anche se tre Marines riportano la bandiera americana a Cuba, con Fidel ancora vivo e Raul ancora al potere. Anche se non s’era mai visto che un vescono – oggi monsignor Mogavero- ripetesse “sì, il governo è assente, perchè non ha un piano per l’immigrazione”, nonostante la protestaufficiosa del premier e la marcia indietro di Famiglia Cristiana.

C’è vita a sinistra. Podemos e Syriza, Sanders e Corbyn, e in Italia Landini e don Ciotti e gli insegnanti e i senatori che non vogliono svendere la Costituzione. Non è affatto detto che tutto ciò sappia parlare a una maggioranza individualizzata, dispersa nei luoghi di lavoro, abbandonata sul divano di casa mentre scorrono le immagini del pensiero unico, con un computer come unico oggetto di sostituzione. Forse perderemo davvero, perché 25 anni di follia liberista, da Tony Blair a Matteo Renzi, non passano senza lasciare ferite profonde nella coscienza di sé, nella sfiducia nel vicino e nella voglia di lottare. Però non invidio i vincenti, non sopporto il vuoto che emana dalle loro frasi, li vedo annaspare mentre interrogano la Sibilla sullo zero virgola della crescita: “il verdetto del PIL sul governo”, scrive il Corriere. So che non hanno respiro, che non capiscono il mondo e ripetono ricette degli anni 80, già fallite. Temo che preparino, con la loro, la nostra, rovina e perciò mi batto.

Oddio!Hanno sculacciato Matteo

L’imbarazzo correva per l’etere. Mi è bastato un minuto, ieri sera: “parole, in qualche misura, ingenerose” ripeteva senza sosta la brava giornalista. Imbarazzo. Questa volta i vescovi avevano criticato il governo. E non un governo qualunque, il governo di Matteo Renzi. “Sui migranti il governo assente”. Poi la frenata, come la chiama il Corriere, di Famiglia Cristiana: “colloquio riportato in modo esagerato”. “Dietrofront”, esulta Repubblica. Ma evidentemente non basta. ”Irritati” i renziani usano il metodo più volte sperimetato in Senato: ma che credete? Criticano perchè vogliono qualcosa. Ma che immigrazione d’Egitto?  “Il bersaglio sono le unioni civili”, Corriere, pagina tre.

Assente sull’immigrazione, il governo lo è stato perché non ha saputo gestire un’emergenza finora contenuta nei numeri (Germania e Grecia hanno più profughi e migranti da gestire). Perchè ha lasciato che taluni manigoldi, finanziatori della “politica”, facessero soldi sulla pelle degli ultimi e li sbattessero laddove più forti sono le tensioni sociali. Perchè si è nascosto dietro le colpe (vere) dell’Europa. Perchè non ha avuto il coraggio della verità. L’onestà di dire agli italiani che quei pezzenti, salvati o annegati, sono il segno che il Mediterraneo è la retrovia di una guerra (quasi) mondiale Che il Mediterraneo è tornato al centro, tragedia e speranza, e che dovremmo reagire con la politica (cambiando l’Europa e cominciando a occuparci di Africa), oltre che con un’accoglienza rigorosa ed efficiente. Invece di fare i furbi.

La mossa cinese affonda le borse, Corriere. “La Cina mette paura, briuciati 227 miliardi”, Stampa. “Bank of China sta usando le stesse armi di Fed e Bce”, Repubblica. Due svalutazioni in un giorno: ma che fanno, frenano la ripresa mondiale? È semplice, La Cina non reggeva da tempo la crescita a due cifre del suo Pil. Città congestionate, inquinamento fuori controllo, operai nei dormitori a migliaia di chilometri dalle famiglie, suicidi, rischio di rivolte. E ha cercato di frenare, di riconvertire la sua economia per renderla più socialmente compatibile. Ma così “milioni di cinesi hanno guardato ai listini delle Borse come in altri tempi in Italia si guardava al gioco del lotto”, scrive Mario Deaglio  sulla Stampa. Pechino ha cercato di dirigere l’orchestra usando i grossi investitori e immettendo liquidità, ma la bolla continuava a gonfiarsi. Allora ha deprezzato lo yan renminbi, favorendo le esportazioni e spuntando il potere d’acquisto del capitale. L’economia atlantica ha paura perchè da tempo vive di crediti inesigibili, di ricchi sempre più ricchi, di middle class che si proletarizza. Come un paguro nella conchiglia.

Lite Merkel Tsipras, Repubblica. Sono volate parole grosse perchè Alexis, capitolando con dignità, è rimasto in sella ad Atene e ha messo in mutande la cancelliera a Berlino. I capitalisti ora fremono, per prestare, di nuovo, soldi alla Grecia e Angela non può e non vuole spiegare ai tedeschi che tutte quelle storie sul “debito-colpa” e sui “compiti a casa” erano, balle, solo ideologia. Che il mercato ama le cicale!

I dilemmi di Renzi ormai annoiano. Gioca la partita per restare a lungo a Palazzo Chigi (solo questo gli importa) fingendo di guardare altrove. Perchè non sa cosa scegliere e spera che sbrachino prima gli altri. Tuttavia Polito oggi fornisce una chiave per leggere tali tormenti fiorentini: “lo stallo e tre vie d’uscita”. La prima. Dividere i 28 dissidenti, recuperarne una quindicina e votare la riforma con Verdini: difficile. La seconda. “Lo scambio alla luce del sole” tra Senato non eletto e premio di maggioranza alla coalizione, non alla lista: secondo Polito minoranza Pd e mister B ci starebbero, ma Renzi,poi,  si dovrebbe coalizzare con la sinistra. Terza via: “una bella riedizione del Nazareno”, con Matteo e Silvio al centro, Salvini e Gotor-Chiti fuori dalle balle. Auguri al pescatore preso nella rete, al giocatore che si è giocato da solo

Spade di legno nell’isola che non c’è

La Cina svaluta,tremano le monete, Repubblica. Svaluta perchè la sua economia non riesce a mantenere la crescita sopra il 7%. Svaluta perchè troppi capitali si spostavano in borsa gonfiando una pericolosa bolla finanziaria. Svaluta e raffredda la ripresa americana, esporta inflazione nei paesi emergenti, ricaccia l’Europa nella palude detta stagnazione.

Atene, c’è l’intesa, sempre Repubblica. Perchè i creditori non vedevano l’ora di poter dire che i loro crediti non sono del tutto andati in fumo e che si può prestare altro denaro alla Grecia. Però “la Germania inietta prudenza”, scrive Financial Times. Tsipras ha concluso l’accordo troppo in fretta. E le formiche tedesche temono il ritorno delle cicale, stavolta non greche ma meritaste.

L’Europa restituisce 12mila migranti all’Italia, Stampa. Pare che Francia, Svizzera, Austra ci rimandino indietro parte di quelli che abbiamo lasciato passare perchè non volevano restare da noi. Nuova strage e si apre il fronte greco, Corriere. In poche settimane 7mila arrivi solo a Kos, isola con 30mila abitanti. Polizia impsostengono aurita e dunque cattiva, il sindaco paventa “una strage”. L’Europa resta assopita.

Tutto va bene nell’isola che non c’è. Peter Pan incrocia la spada di legno con Gufi e tribù dei Musi Lunghi. 100mila visitatori all’expò: colpiti! Più precari a tempo indeterminato: giocate contro l’Italia ma con me perdete sempre! Eppure “La ripresa stenta, prezzi fermi a luglio (-0,1%) e per il PIL solo + 0,2%”, Repubblica Economia. Peter Pan conta che i lettori dell’isola che non c’è non arrivino mai a pagina 24.

La riforma dà troppi poteri al premier. Scalfari replica con affetto alla lettera dell’amico Napolitano. Con parole mie:
Una legge viene detta “maggioritaria” quando gli elettori liberamente concorrono a mandare in Parlamento chi prende più voti nel collegio. Gli altri restino fuori, L’Italicum elegge invece i deputati con la proporzionale, ma concede a un solo partito (e al suo capo) un premio sicuro: al primo turno se raggiunge il 40%, o comunque al secondo, per pochi che siano i votanti e i consensi ottenuti dal vincitore.

Il premier nomina 100 capo lista, promuove, grazie al premio conquistato, 120 deputati del suo partito che altrimenti non sarebbero stati eletti. Controlla le sue truppe e domina sui 630 onorevoli di Montecitorio. A Palazzo Madama solo 100 senatori dopolavoristi (consigliere in Calabria, costituzionalisti a Roma) e nominati in ogni regione da un conclave dei partiti, grandi e piccoli.

Se Mattarella non batte i pugni, come gli rimprovera Grillo, il prossimo Presidente farà pat-pat sulla spalla del premier. Perchè a nominarlo sarà stata quest’ultimo, senza più infingimenti. E sempre il premier gli sussurrerà i nomi dei 5 giudici costituzionali su 15 di sua nomina. Altri 3 saranno indicati dalla maggioranza parlamentare. 8 su 15: è fatta.

Una volta in senato ebbi a dire a Matteo Renzi: Pare che tutti lo chiedano e forse anch’io, se fossimo nell’antica Roma, ti concederei quella magistratura straordinaria cui si ricorreva quando la Repubblica si sentiva in pericolo. Ma alla fine di un breve mandato, il dictatorrestituiva i poteri al Senato e tornava alla sua Villa o al suo campo. Qui stiamo  truccando, in modo duraturo, le regole del gioco.

Vecchi stalinisti e nuovi ideologi dell’impresa sostengono che il problema non esiste e cha la nostra democrazia non corre pericoli. Hoc est simplicissimun, avrebbe detto José Arcadio Buendia: costoro non hanno mai avuto cultura del diritto né tantomeno cultura liberale.

 

Caro Staino,ti scrivo

Renzi impone la sua narrazione, ma i giornali gli credono sempre meno. La Stampa: “Più contratti stabili, e ora si pensa a misure per le famiglie povere”. Ma dai, che bello! Anche il Corriere titola “In 6 mesi i posti stabili crescono del 36%. Il premier: con il jobs act il paese riparte”, ma Federico Fubini aggiunge che “Lavorano in pochi. L’Italia terreno, pochi investimenti e innovazione in ritardo”. Al grido di trionfo del premier (con il jobs act cambiamo il mondo), Repubblica dedica appena un mini riquadro: “Più contratti stabili ma il lavoro è fermo”. Credo che niente meglio che questi titoli illustri la parabola ormai discendente del renzismo. Il Corriere che lascia intera al premier la responsabilità della sua propaganda. Perché la ripresa (che c’é) purtroppo non modifica né la difficoltà di trovar lavoro per i giovani nè la possibilità di spendere del ceto medio. Repubblica che, pietosa, mette la sordina al grido di vittoria lanciato da Palazzo Chigi.

Migranti, sfida vescovi-Lega, è il titolo forte del Corriere. E di Repubblica: “Immigrazione, battaglia tra vescovi e Lega”. Non è una scomunica, perchè la chiesa di Francesco non scomunica ma sa dire cretino al cretino. Zaia ora si lamenta per quella “offesa al Veneto cattolico”. Non al Veneto, governatore, ma a quei politici che sembrano “piazzisti da quattro soldi”. Quelli che portano “il pane sporco” nella cosa pubblica come i corrotti lo portano in casa propria. Non è in questione il rispetto dei cittadini frustrati dalla crisi, preoccupati per l’insicurezza che sentono intorno, spaventati dal “diverso”. Non è in questione neppure la critica all’inefficienza dello stato e alla voracità delle mafie che hanno trasformato un flusso migratorio sostenibile in una crisi sociale esplosiva. Sono in questione stupidità,  menzogna e omissione. Volete, amici leghisti, trasformare la vostra terra nel sud dell’Europa luterana? Bene, allora fate poche storie, accettate l’Euro, il rigore di Schäuble, la spocchia e la sufficienza di banchieri imprenditori tedeschi. No? Allora guardate al Mediterraneo, che torna centrale. All’Africa che sarà la scommessa per la ripresa. All’Iran e alla terra delle religioni monoteiste, scossa da una guerra che ci coinvolge tutti.

Caro amico (Scalfari) ti scrivo, firmato: Giorgio Napolitano. In una lettera aperta il presidente emerito spiega di non voler bocciare ogni modifica alla legge sul Senato, di non aver a cuore “la riforma di Renzi” ma una riforma che -dice- stava maturando dalla Costituente fino al governo Letta, una riforma che -a suo avviso- non può che reggersi su due pilastri: più poteri al premier e Senato non eletto. Finalmente! Più poteri al premier? Bene, ma non il potere di nomina della maggior parte dei deputatii, non il potere di condizionare l’elezione del Presidente della Repubblica né della Corte Costituzionale. Senato mai più eletto? Su può fare, ma in due modi: o adottando il modello Bundesrat (un’assemblea dei governi regionali) ma riducendo prima il numero delle regioni e riformandone la funzione, o abolendo del tutto l’assemblea di Palazzo Madama per adottare mono camerale che veda però rafforzate le istituzioni di garanzia, Presidente e Consulta.
Se si ragiona così, apertis verbis, la riforma si può fare in quattro e quattr’otto. Senza il fumo mendace diffuso da Renzi e dal suo mentore

Sergio Staino va preservato. Come il Panda del Sichuan. “La prossima volta papà scegli meglio gli alberi sotto cui ripararsi” diceva la bimba a Bobo mentre fuggivano lontano da una quercia divelta dal fulmine. Era il 1991, fine del PCI e fondazione ingloriosa del PDS. Geniale. Oggi Bobo ce l’ha con la minoranza dem “che sta veramente scassando i coglioni”. Perchè “il Pd sta cambiando l’Italia” e dunque “Morte ai gufi!” Gli risponde in modo delizioso Cuperlo, sia quello vero che il finto dell’Unirenzità. Aggiungo: Sergio, hai ragione! La minoranza sta “scassando” perchè non si contrappone con sufficiente chiarezza alla deriva moderata e populista del segretario eletto con le primarie.  Attento a te, però. A forza di sostenere il giovanotto di Rignano potresti trovarti una discarica con inceneritore sotto casa in collina, o una trivella cerca petrolio nel mare dove ami bagnarti, potresti rovinarti il pomeriggio incontrando alle feste de L’Unità qualche replicante di Marchionne senza né i soldi né il potere dell’originale. Meglio fidarsi, caro Sergio, di chi parla chiaro e sa andare contro corrente. Di chi, per esempio, quella tua bella vignetta la mise nel suo servizio per pubblicarla, ma il PCI-PDS fermò le macchine e costrinse Sandro Curzi all’unica vera censura e alla sola grande lite che avemmo. È Bobo il giapponese che combatte nella giungla a guerra finita. Stalin è morto, il Pd non sta bene e Matteo Renzi è solo una stella di San Lorenzo.

 

Il dilemma Renzi,Caffè doppio

Basta uccidere i nostri leader, dice a Repubblica Cesare Damiano. Così “uccidete la sinistra” sbotta con L’Unità Sergio Staino, che chiede “all’amico” Cuperlo di non farsi plagiare dal rancore dei D’Alema e dei Bersani. Ieri, in una contrada stupenda della Sicilia, dove tutti sono restati 30 ore senza internet per via d’un temporale (cancellando così anche il caffè della domenica), un signore distinto mi ha avvicinato al bar: “restate uniti, i capi alla fine cadono, ma voi non dividete il partito!”. Gli ho stretto la mano e ho sentito la sua vita di lavoro. Questo signore, Staino e (forse anche) Damiano hanno qualche ragione: non si dovrebbe dividere un partito sol perché un leader sbaglia. Ma parlano di un isola che non c’è. Il partito? Renzi lo usa come ufficio stampa di Palazzo Chigi. Si è servito delle primarie, vinte nel momento del massimo scoramento, per prendere il palazzo del governo e da lì sparare continui fuochi d’artificio. Ha usato giornali e televisioni, raccontato una una finta contesa tra riformatori e conservatori, quando le sue riforme, scritte coi piedi e dettate da lobby e poteri, preparavano la restaurazione peggiore. Caro Staino, no! Prima che post comunista, o post democristiano, o post ulivista dovresti sentirti cittadino italiano e pretendere che il cittadino premier risponda agli argomenti con argomenti, non con minacce, ricatti e cortine di fumo.

Si capisce solo una cosa, scrive Massimo Franco. “Il governo comincia ad essere seriamente preoccupato di avere i numeri al Senato”. Ieri i “dissidenti” hanno respinto una proposta di mediazione di Martina e Pizzetti, pubblicata con rilievo dal Corriere (senatori eletti “nei listini regionali”, cioè nominati dai partiti prima del voto anziché dopo). “Una cosa vecchia”, Gotor al Fatto. “Una presa in giro dei cittadini”, Chiti. Ora il punto è che Renzi non può sostituire i 28 dissidenti se non con Berlusconi, il quale (sempre Franco) chiederebbe in cambio di cambiare l’Italicum, tornando al premio alla coalizione. O con Chiti o con mister B. Nel primo caso (facendo marcia indietro) Renzi svelerebbe il carattere pretestuoso e strumentale del suo progetto di riforma. Nel secondo, darebbe il gerovital a Berlusconi e (quello che per lui è peggio) dovrebbe allearsi a sinistra (con Landini?) per vincere il ballottaggio. “Il Senato non è un VietNam popolato solo dai Vietcong dell’opposizione, conclude Franco. La tensione creatasi in Parlamento è figlia di errori diffusi e grossolani”. Lo sostengo da un po’.

L’arrotino promette, ma non ha. Gli sgravi fiscali alle imprese costeranno 10 miliardi l’anno all’Inps (la fonte è Boeri). L’abolizione dell’Imu per i proprietari di prime case (anche per chi vive in stamberghe da due milioni sonanti) costerà almeno 4,7 miliardi (fonte Repubblica), 12,8 miliardi per evitare che scatti la clausola di salvaguatrdia e con essa l’aumento dell’Iva (che ammazzerebbe la ripresina), 3,3 per le pensioni (sentenza della Consulta), 3,9 (per cancellare la Tasi sulla prima casa), 1,8 (per abolire l’Imu agricola). Poi ci sarebbero i soldi promessi al sud, quelli per la banda larga, eccetera, eccetera. Chi sarà Pantalone? L’Europa, posto che si vedesse in Italia uno straccio di alternativa, penso che darebbe volentieri  il ben servito a Matteo Renzi. A che prò umiliare Atene se chi guida il paese più indebitato vuolvincere le elezioni a debito? Oppure Padoan dovrà spostare le tasse da una voce a un’altra, far cassa con le pensioni, tagliere a scuola e sanità.

Financial Times racconta che la Grecia potrebbe raggiungere l’accordo con i creditori “isolando la dura posizione tedesca”. Repubblica racconta lo scontro tra Obama e Netanyahu, “basta interferenze” e per Rampini l’apertura americana a Iran e Cuba è una nuova “caduta del muro”. Alfano racconta al Corriere che nel 2015 è stata rimpatriata la metà dei migranti (ma perchè non dirlo prima?) Anch’io racconto che la Regione Sicilia pagava il 70% dei crediti agricoli. Se poi l’imprenditore era solvibile e restituiva subito il denaro alla banca, la Regione, non lo sapeva e continuando a pagare, lo finanziava gratis. Avanti! Una nuova politica, una vera politica è possibile, senza pifferai nè matamori.

Il partito del Papa

Il Papa fa il leader della sinistra, scrive jena@lastampa.it Quando in politica -spiega- si crea un vuoto, c’è sempre qualcuno che lo riempie. Insomma, Bersani e Civati non contano una mazza, meno male che un Papa c’è. È così? “Crimine di guerra”, titola il manifesto. El Pais mostra a tutta pagina un mare blu con tanti puntini indefiniti che sono (che erano?) uomini. “Sui barconi ci hanno marchiati col coltello”, dicono alla Stampa. “Respingere i migranti è atto di guerra”, le parole di Francesco fanno capolino su Repubblica. In coda ai miliardi come bruscolini che Renzi promette al sud – ma se ne riparla a settembre-, alle promesse di una Rai di vecchio conio ma con nuovo smalto -“Rivoluzione alla Rai.Non mi dire”, commentano i bagnanti di Altan- e dopo la “palude di carta”, come la chiama Sebastiano Messina, cioè  i troppi emedamenti presentati in Senato per fermare una riforma che ridurrebbe in poltiglia il lascito della Costituzione

A me che importa dei serbi e dell’arciduca, dissero un secolo fa tanti benpensanti, convinti che le beghe dei balcani non avrebbero messo a rischio la prima lunga pace, quella che regnò in Europa tra la guerra franco tedesca del 1870 e il conflitto mondiale. Non so se sua santità sia di sinistra -d’altra parte, se dovessi giudicare da quel che vedo in giro, non saprei neppure cosa sia “sinistra”- so che Bergoglio conosce la storia. Che sa vedere i segni, dopo un secolo, di un’altra “guerra mondiale a pezzi”. Tra sunniti e sciiti per il dominio del medio oriente, tra chi ama l’uomo e la vita e chi invece, con la scusa di sottometterlo al supremo, lo vuole selvaggio e brutale. Come quando regnava “la legge (cosiddetta) di natura”, cioè la legge del più forte, l’arbitrio della sopraffazione.

Il sud dei nuovi schiavi, titola il Fatto. Cacciati dalla guerra in Medio Oriente e in Africa, e dalla fame, e dalla disperazione che quelle guerre hanno portato, quei popoli dalla terra delle tre religioni monoteiste o dalla madre Africa, si stanno riprendendo, con i loro morti, il Mediterraneo. 2000 anni fa era il Mare Nostrum dei Romani, 1300 anni indietro quando perse la sua unità e si divise tra musulmani e cristiani. Ora torna al centro del mondo. Con la sua tragedia e con quello che chiede. Non respingerli, non commettere “crimine di guerra”, aprire all’Africa, offrire una speranza a quelle ragazze e a quei ragazzi,  non mi sembra  buonismo di sinistra, ma sano realismo. Oggi Adriano Giannola, presidente dello Swimez dice al manifesto: “il sud è un land tedesco, Renzi non ha una visione”. C’è un nesso inscindibile tra la subalternità all’ottuso rigore tedesco e i balbetti paurosi sui i migranti. La visione che serve è il realismo del Papa.
La riforma del senato non torni al punto zero, dopo Napolitano ce lo chiede pure Sebastiano Messina. Chissà se il giornalista di Repubblica ha letto su Repubblica oggi un saggio di Andrea Manzella. La legge non favorisce “il raccordo” tra stato e regioni, lo complica. Tale raccordo dovrebbe spettare ai “presidenti di regioni” o a “senatori eletti”, non a consiglieri nominati. Un Senato debolissimo accanto a una Camera troppo forte crea “uno squilibrio costituzionale”. Caro Sebastiano, il punto zero sarebbe già qualcosa per chi parte da meno tre.

E il sud, e le strade e autostrade che avremo, forse, dopo una nuova direzione in autunno, se la minoranza-dem la smetterà di rompere? Vi racconto una barzelletta proposta da Laurent Fabius a un mio amico. “Un politico chiede a un altro politico: Dì una cifra. Un miliardo! No,due ho vinto io.”  Migliore sintesi non si potrebbe per narrare la politica degli annunci,a chi la spara più grossa con i soldi che non ha.