Trump, Netanyahu, al Bagdadi

Flatus vocis, parole fatte di vento e che si disperdono col vento. Mi sembrano siano solo questo le affermazioni ministeriali ed elettorali della Lorenzin, che si accorge del crollo demografico e promette alle madri qualche euro in più per comprare un bavaglino nuovo al bebè – Repubblica, “Bonus bebè, più soldi per le famiglie, primo figlio 160 euro” – e di quel tal Costa, ministro per gli affari regionali, che non gli pare vero di essere invitato in televisione e per restarci intima ai giudici di non concedere mai adozioni a chi non sia sposato in chiesa – Corriere, “sentenze sulle adozioni gay, il ministro richiama i giudici” -. Perciò passo oltre. Continua la lettura di Trump, Netanyahu, al Bagdadi

Roma senza Fassina M5S senza Pizzarotti

M5S resa dei conti, titola Repubblica. “La giustizia spacca i 5 stelle”, secondo il Corriere. La giustizia c’entra poco, sono le famose “regole” del movimento e l’insofferenza del vertice verso chi ha voglia fare di testa sua ad aver creato questo nuovo caso. Pizzarotti si è tenuto per sé la notizia dell’avviso di garanzia, Davide Casaleggio e il Direttorio ne hanno approfittato per togliersi un dente che faceva male. Il sindaco ha replicato pubblicando la mail in cui “lo staff” – chi è lo staff, ha chiosato, non rispondo a mail anonime – gli chiedeva “la cortese trasmissione della copia dell’avviso di garanzia ricevuto e di tutti i documenti connessi alla vicenda”. Poi ha pubblicato le chat con Fico – membro del Direttorio – al quale Pizzarotti chiedeva un incontro, una riunione per chiarirsi e definire insieme la posizione del Movimento. Richieste senza risposta. Invece è arrivata la sospensione e l’anatema di Grillo: “non si attendono le sentenze per dare un giudizio politico”. Inevitabile, dunque, la sospensione, dopo aver “preso atto della totale mancanza di trasparenza” del Pizzarotti. Tuttavia appare evidente come il sindaco di Parma non abbia nessuna intenzione di arrendersi alla Superiore Intelligenza del Controllo in Rete esercitato dalla Casaleggio e Associati, sotto la supervisione, dopo la morte del padre, di Davide Casaleggio. Continua la lettura di Roma senza Fassina M5S senza Pizzarotti

Renzi il diacono

È un giorno difficile, non ci giro intorno. Di cosa parlerò: dell’apertura del Papa alle donne diacono, o del porta a porta con Renzi che annacqua l’intenzione di fare del referendum un plebiscito e si vanta di aver portato a casa le unioni civili? Della chiesa che riflette sulla opportunità di dire sì alle modifiche costituzionali oppure dell’ultimo avviso di garanzia a un sindaco a 5 stelle? Potrei buttare la palla in angolo e, come i bravi giornalisti, nascondermi dietro un lungo elenco di titoli, senza dire troppo, senza rischiare nulla.

Brasile-Italia. Per comprendere il sentimento che si diffonde nel Belpaese è forse utile guardare alla vicenda di Dilma Roussef, presidente sospesa dalle sue funzioni che ieri si è detta vittima di “un colpo di stato”. Così scrive El Pais. Continua la lettura di Renzi il diacono

Napolitano contro Renzi

Unioni civili con fiducia, fiocco arcobaleno sul vestito bianco della Boschi e qualche colpo basso. Del primo parla il Corriere: un manifesto pro life con l’immagine di Maria Elena e la scritta “La Boschi ci ha messo la faccia”. Però la foto non mostra il bel viso da Madonna della ministra, ma piuttosto il suo lato B. Sessismo? Del secondo colpo basso, sempre fotografico, scrive Repubblica: la deputata Pd Elena Cimbro ha postato sui social una sua immagine a mammella scoperta, mentre allatta il figlio, La Cirinnà e il Dem per i Diritti se la sono presi a male:“colpo basso”, “usi il figlio”. Lei conferma di averla pubblicata contro la procreazione per terzi. Il titolo più bello? Secondo me lo ha fatto il manifesto: “Nozze all’italiana”. Continua la lettura di Napolitano contro Renzi

Io dissidente

La Terza Via contro i Parlamenti. Sono due scelte gemelle: la fiducia chiesta da Maria Elena Boschi sulle unioni civili e l’imposizione del Jobs act alla francese con l’articolo 49.3 della costituzione gollista. Nel primo caso, nonostante il governo Renzi potesse in teoria dormire sonni tranquilli grazie all’ampio margine che gli concede alla Camera il premio di maggioranza, si è preferito non riaprire una doppia ferita: con la chiesa cattolica che ritiene le unioni troppo simili al matrimonio e con chi invece trova umiliante che si impedisca a un omosessuale di adottare il figlio del partner. In Francia, Nuits Debout e sindacati stavano contestando la più ampia facoltà di licenziare concessa agli imprenditori “per motivi economici” e la riduzione del costo degli straordinari per le imprese. Ecco che Hollande ha scelto di evitare il confronto all’Assemblée Nationale e ricorrendo all’articolo 49.3 – che considera già approvata una legge fortemente sostenuta dall’esecutivo a meno che le opposizioni non sfiducino il governo – ha bypassato le opposizioni e il malumore nel PS. Sia Hollande che Renzi considerano ormai il Parlamento un ingombro, affermano l’autonomia del politico e rivendicano che possa esistere, che debba esistere, un rapporto diretto governo-popolo. D’altra parte è super gollista l’uso che il nostro premier vuol fare del referendum costituzionale, quando lo riduce a una antinomia; popolo del Sì contro No dei politicanti. Continua la lettura di Io dissidente

La testa sotto la sabbia

Atene. Tsipras ha rispettato il patto coi creditori. Ha fatto approvare dal Parlamento una riforma delle pensioni e una del fisco che forse superano delle distorsioni tutte greche, ma che pesano in modo insostenibile su quella società: è come se l’Italia avesse varato una manovra – cioè dei tagli – per 48 miliardi, scrive Federico Fubini sul Corriere. Ma l’Unione Europea, il Fondo Monetario e la BCE, loro, non stanno rispettando i patti imposti. Forse perché divisi, con il Fondo che chiede la ristrutturazione del debito greco prima di concedere altri prestiti e i tedeschi che di ristrutturazione non vogliono sentir parlare. Fatto è che l’euro gruppo rimanda Tsipras al 24 maggio. Incubo europeo, per il manifesto. Certo incubo greco! Continua la lettura di La testa sotto la sabbia

Renzi, la rivincita

Renzi, la rivincita. Presidente della Repubblica e Ministro della giustizia intimano, per bocca del vice presidente del CSM Legnini, il silenzio ai magistrati durante tutta la campagna referendaria. “Il silenzio”, scrive Giannelli, è “Il Consiglio superiore”. Insomma, visto lo sproposito costituzionale di un capo del governo che ha dettato le modifiche della costituzione e che lega le sorti del governo alla loro conferma nel referendum, Mattarella preferisce imporre il bavaglio ai magistrati, per evitare un conflitto di poteri. Capisco e disapprovo: è il diritto che batte in ritirata dinanzi all’arroganza. Capita l’antifona ecco che il Corriere sembra voler mettere da parte i dubbi di Ainis, che finora aveva scritto cose molto critiche sulle riforme, e affida ad Antonio Polito la missione impossibile di rendere commestibile quello che commestibile non sarebbe. Il bravo Antonio ci prova spiegando che “il senato (è stato) devitalizzato come un dente malato”, che “la procedura per approvare le leggi (è) ferraginosa e destinata ad aprire conflitti” e che c’è “un indebolimento del potere legislativo delle regioni”. Continua la lettura di Renzi, la rivincita

Todos caballeros

Todos caballeros. Se anche il sindaco 5 Stelle di Livorno finisce indagato per “bancarotta fraudolenta”, vuol dire che rubano tutti e che quindi, in un certo senso, non ruba nessuno? Non credo che sia così. Lasciatemi dire, per prima cosa, che i 5 Stelle se la meritano questa tegola sulla testa. Il loro racconto della corruzione non sta in piedi: “noi puri, versiamo 2500 euro dell’indennità parlamentare, gli altri ladri”, “noi protetti dalle regole del movimento, gli altri corrivi”. Ma che vuol dire? Ma quali regole del movimento? Pare che questo sindaco di Livorno, inesperto – se volete, impreparato – e con poco feeling con la gente, abbia dovuto decidere se approvare il bilancio dell’azienda rifiuti lasciatogli in eredità dalla precedente amministrazione, e se assumere 35 precari che si trovava già là. L’ha fatto, poi, dopo uno sciopero degli spazzini, che ha trasformato Livorno in una discarica, ha chiesto il concordato preventivo e portato i libri in tribunali. Secondo le regole del movimento, direbbe lui. Ma le leggi suggeriscono che quelle assunzioni e quella approvazione configurano lo stesso reato eventualmente commesso dai precedenti amministratori del Pd: bancarotta fraudolenta. Continua la lettura di Todos caballeros

Un musulmano a Londra

I simboli contano. La città più grande d’Europa ha eletto un sindaco musulmano Sadiq Khan che ha 45 anni ed è favorevole ai matrimoni omosessuali È un europeista e le sue prime dichiarazioni sono state contro la Brexit, fa parte della sinistra del Labour, sia pure una sinistra soft, non quella che fa scandalo dell’attuale segretario Jeremy Corbyn. Dopo 8 anni i Tories perdono Londra. É vero, il partito di Corbyn subisce un severo rovescio nella Scozia progressista, dove ora è solo la terza forza, dopo e distante dagli indipendentisti, che mancano di poco la maggioranza assoluta, e dopo i conservatori, che lì ottengono un buon risultato. I laburisti tengono o perdono meno degli altri nelle amministrative inglesi. Continua la lettura di Un musulmano a Londra

Il giudice e la politica

Caffè ristretto, stamani perché sono in partenza per Venezia, iniziativa sul referendum con Casson, e poi per Parigi, per provare a capire qualcosa del movimento Nuits Debout. Ristretto, anche per la povertà di temi offerti dai giornali in edicola. Renzi Merkel? D’accordo nel criticare l’Austria per il muro di filo spinato che vuol costruire al Brennero, in disaccordo, educato, sulla questione degli Eurobond per finanziare il contrasto all’immigrazione clandestina e la selezione dei profughi prima che sbarchino nei paesi dell’Europa del sud.

Erdogan si sbarazza del suo premier e la Turchia vira verso un sistema quasi dittatoriale. Le ragioni del dissenso con Davutoglu sono presto dette: Erdogan vuole una svolta presidenziale e una repressione ancora più dura contro la minoranza curda. Ha già imposto il bavaglio a giornali e giornalisti. Fino a che punto potrà andare? L’esercito è con lui? Certo, come nota El Pais, a pagare per questa svolta, oltre ai Curdi, saranno i profughi che arrivano dalla Siria. Già sono – e ancor più diventeranno – palla di cannone del tentativo di compiere la svolta autoritaria. L’Europa – vale la pena ricordarlo – dà 6 miliardi alla Turchia di Erdogan, che considera “paese terzo sicuro dove si possono gestire profughi e migranti irregolari”. Continua la lettura di Il giudice e la politica