Sangue e brexit

Sangue sul referendum anti Brexit. Le ha sparato 3 colpi di pistola, poi le è saltato addosso e l’ha colpita più volte con un coltello. Perché l’odiava così? Perché era donna, gli uomini in crisi odiano le donne. Perché era figlia di un operaio e aveva ottenuto la laurea a Cambridge. Perché era stata scelta, lei donna e laburista, dagli elettori del West Yorkshire. Perché lavorava per integrare nella democrazia britannica immigrati musulmani e sosteneva il dialogo tra le chiese, cattolica e protestante, perché con Save the Children aveva a cuore la sorte dei bambini africani. Il contrario, cioè, della rabbia di chi si chiude nelle mura domestiche, della paura che ti fa vedere l’altro come nemico, della frustrazione che ti spinge a picchiare la moglie o il figlio. Nella crisi, che è trasformazione, che brucia aspettative e crea opportunità, esistono le Jo Cox ed esistono i Thomas Mair. Nella crisi, un terrorista islamico con pulsioni omosessuali manda sms alla moglie mentre massacra omosessuali in una discoteca. Un francese di origini magrebini, già finito in carcere, sublima l’odio contro un poliziotto che aveva conosciuto, e dedica il massacro, suo e della moglie, al califfo del Daesh. Ha ragione Obama: è dal nostro inconscio che si solleva il nemico. Noi gli forniamo armi, noi non diamo un nome al suo disagio, noi, con i nostri sensi di colpa e le nostre ossessioni, gli forniamo l’alibi ideologico. La bandiera nel cui nome ammazzare e ammazzarsi.

Cameron ha sospeso la campagna referendaria. Ha fatto bene. C’è poco altro da dire. Può darsi che il martirio di Jo Cox porti al voto parecchi elettori laburisti che sembravano indecisi. E che questo cambi l’equilibrio contro il Brexit. Ma ha ragione John Foot, storico di Bristol, che dice al Corriere: “il danno che questo dibattito ha fatto alla Gran Bretagna non finirà con il referendum… C’è una grande crisi di identità, ci si domanda che cosa vuol dire essere inglese, scozzese”. Qualcuno si illude che il Regno Unito possa tornare al tempi dell’impero. Boris Johnson straparla di un Europa tedesca, dunque “nazional socialista”.

Il fuoco assedia Palermo, Repubblica. “Gli 80 incendi dolosi che consumano la Sicilia”, Corriere. Ieri, con lo scirocco, nell’isola è stato un giorno d’inferno. Poi è calato il vento ed è scesa la temperatura. Resta lo sfregio. Incendi dolosi? Probabilmente. Per mettere le mani sull’affare dell’emergenza, sui soccorsi, sui soldi che si spendono dopo il danno, sul rimboschimento. Basterebbe avere un piccolo esercito di lavoratori pubblici pagati per prevenire, non per riparare al danno. Basterebbe mettere in comune tutta l’acqua dell’isola e strapparla alle mafie. Basterebbe finanziare solo i contadini che producono e che innovano i loro prodotti, o gli allevatori che allevano. Non i mafiosi, i figli, le mogli, i cugini che usurpano concessioni demaniali e ottengono, con avvocati ed esperti in giacca e cravatta, i fondi europei. Qualche settimana fa sono andato al Parco dei Nebrodi, dopo l’attentato al presidente. Non si tratta di una mafia sopravvissuta, povera e rurale, è capitalismo mafioso che fa affari con il degrado del territorio. Che uccide boschi e montagne, dopo aver soffocato Palermo con la speculazione negli anni 60. E la sinistra? Grida dopo! Come Crocetta.

Ho inteso uno strano pezzo al giornale radio. Matteo Renzi che cominciava parlando, doverosamente, di Jo Cox e proseguiva con il No-Tasi-Day. Una “grande” giornata di mobilitazione (pre-ballottaggi) del Pd, di cui nessun giornale ha oggi il fegato di parlare. Se non per dar conto – lo fa Gramellini per La Stampa – degli insulti che si è preso “Orfini ai Giardinetti”, nella periferia romana. Renzi come Hollande. “Ca va mieux”, dicono i francesi, nonostante le manifestazioni contro il jobs act, nonostante gli scontri violenti e quasi quotidiani tra giovani e polizia, nonostante gli attentati da loro, gli incendi da noi. Ci sono segni di ripresa, dice il nostro, godete e non disturbate chi lavora per l’Italia. Hollande minaccia di vietare le manifestazioni sindacali per via dei “casseur”, la Boschi paventa un’Italia ingovernabile e derelitta se domenica vincessero Raggi, Parisi o Appendino.

Miserie della Terza Via e di chi gli va dietro. Oggi Repubblica intervista il professor Montanari: lo storico dell’arte spiega che voterà per Virginia Raggi, che è amico di D’Alema e che si è sentito più volte non lui. D’alema mi ha detto, conferma Montanari,“che se avessi accettato (l’assessoriato alla Cultura) avrei di certo fatto bene”. Ma lo diceva – precisa il professore – non per la Raggi ma per Roma”. Una bella intervista, firmata da Tommaso Ciriaco. Poi però c’è il titolo, imposto dal giornale, che semplifica così: “Sì, Massimo mi ha chiamato per dirmi di stare con la Raggi”. Nell’occhiello, poi, non si lasciano dubbi: “Mi ha chiesto di fare l’assessore nella giunta grillina di Roma”. D’Alema, ex premier ed ex segretario del partito della sinistra, trasformato in talent scout a contratto dei 5 Stelle. Ma si può?

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