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Miracolo sotto la neve

Miracolo sotto la neve, è il bel titolo della Stampa. “I bambini salvati”, grida il Corriere. Salvati, dopo quasi due giorni al buio delle cucine, con poca aria e il silenzio sopra la testa. Ma vivi! Giannelli dà così la buona novella: “Finalmente una manovra correttiva del padreterno”. Però quel padreterno ha agito con le braccia e con il cuore delle donne e degli uomini che hanno scavato di giorno e di notte, che non si sono arresi davanti a quel silenzio tombale, che hanno sperato e hanno osato. Quelli che, primi, sono arrivati a Rigopiano con gli sci coperti da pelli di foca, quelli che quando il mezzo apristrada s’è fermato per mancanza del gasolio non si sono messi a bestemmiare dio e il mondo, ma sono andati avanti. Sono italiani come noi quelli che hanno tratto in salvo 10 persone. E sono anche loro lo Stato Italiano, quello Stato di cui spesso, non a torto, diciamo male. Non hanno scavato a mani nude, avevano – ora lo sappiamo – delle micro telecamere che come serpenti si sono infilati sotto la neve fino a scoprire il respiro dei sopravvissuti. Sapevano come cercare, avevano i mezzi per farlo. Questo miracolo è dunque un miracolo italiano. Anche se questo non chiude le polemiche. Perché per uno solo dei non salvati, per ogni famiglia che lo piange, c’è una Italia che deve chiedere conto dei ritardi, della mancanza dei mezzi per rimuovere la neve, della scelta discutibile di autorizzare la costruzione di un hotel a 1200 metri e all’incrocio di due canaloni. Lì valanghe non se ne ricordavano da decenni, ma bastava guardare la montagna per sentirsi inquieti. Anche il lago Pontchartrain non esondava da un secolo, epperò sovrastava New Orleans, e la speculazione nel tempo avevano seppellito i canali, nessuno più conosceva i piani per l’emergenza e oltre mille persone morirono, lì in America. Continua la lettura di Miracolo sotto la neve

Forse stiamo vincendo

L’Italia dello scampato disastro. Di questo parlano i giornali in edicola. In prima pagina la parola che ritorna è “sfollati”, ma poi si aggiungono altri titoli: “Scosse e nessuna vittima”, “Strage evitata”. La scossa dell’altro ieri, quella delle 21,18 a Ussita – scrive Corrado Zunino per Repubblica – è stata di potenza molto vicina all’altra che il 24 agosto causò così tanti lutti ad Amatrice: 5,9 della scala Richter contro 6. Ma è durata meno. Ed è una prima differenza. La seconda differenza è che ad Amatrice il terremoto aveva colpito a sorpresa e nella notte, a Ussita c’era stata invece una scossa “di avvertimento”, molto forte anch’essa, di magnitudo 5,4. Alle 21,18 erano già tutti per strada, storditi dallo spavento, infreddoliti sotto la pioggia, ma vivi. C’è però dell’altro: almeno un’ipotesi di lavoro. I lavori di manutenzione dopo i terremoti del 1979 e del 1997 sarebbero stati fatti più seriamente a Ussita che ad Amatrice. Dove erano stati posti tetti di cemento su pilastri troppo fragili – io ho visto questo già a L’Aquila -, e le catene di acciaio poste a protezione di alcuni edifici avrebbero tenuto. Continua la lettura di Forse stiamo vincendo

Epicentro Italia

Epicentro Italia, il manifesto. La placca africana preme sull’Europa e l’Appennino si abbassa di qualche centimetro verso il Tirreno. Nel sottosuolo si attiva una faglia. Più a nord di Amatrice. È la stessa che tanti lutti ha provocato sul finire di agosto? Forse no, forse si tratta di una seconda faglia e perciò dovremo attenderci altre scosse. I titoli dei grandi giornali si rincorrono: “incubo terremoto”, “doppio terremoto”, “terremoto infinito”. Le due scosse di ieri, prima e dopo i telegiornali di prima serata, si sono avvertite anche a Roma, e questo ha permesso ai giornalisti di farne cronaca in diretta. Non sono state piccole scosse. I sismografi registrano 5,4 e 5,9 della scala Richter. Quella di Amatrice ebbe magnitudo 6. Ma stavolta – per fortuna i terremoti non sono tutti uguali – si lamentano danni ingenti alle chiese, alle case, alle strade ma non alle persone. A parte la paura, la notte all’addiaccio, il buio e la pioggia, l’incubo di aver perso la casa, di risvegliarsi in un borgo devastato. Continua la lettura di Epicentro Italia

Spine per Raggi, delusione per Renzi

Pil, secondo trimestre fermo a zero. È il titolo del Sole24Ore. “Il Pil delude. Per l’Italia crescita zero”, fa eco Repubblica. Insomma, dall’Istat è arrivata la gelata sui dati del secondo trimestre. Che ne facciamo, ora, delle slide ottimiste di Palazzo Chigi. A spulciare i dati, qualcosa di meno peggio, da cui trarre conforto, si trova sempre. In questo caso l’Istat ha rivisto al rialzo la crescita del periodo gennaio-luglio, portandola dallo 0,7 allo 0,8%. Uno 0,1% per cento in più, appena “un millesimo del prodotto interno lordo”, osserva Francesco Manacorda su Repubblica, che poi prosegue, impietoso: “Poco più della metà di quanto gli italiani hanno speso lo scorso anno in gelati”. È possibile che i dati del terzo trimestre siano migliori, perché entrerà nel conto il fatturato del turismo estivo e perché è possibile che a settembre gli italiani spendano un po’ di più, come avevano cominciato a fare all’inizio di quest’anno. Ma – sempre Manacorda – “Sfortunato il paese che dibatte sulla crescita dello zero virgola qualcosa”. Così il Corriere titola: “Flessibilità, pochi margini” e giù un’intervista di Federico Fubini al vice presidente della commissione europea Dombrovskis. La Stampa fa dire a Renzi che “Le banche devono dimagrire”: meno sportelli, meno impiegati. Il Fatto si diverte e sussume i dati Istat alla trovata demenziale della Lorenzin: “Fertility day: sempre crescita zero”. Dario Di Vico si consola con un altro annuncio fatto ieri da Renzi: “abbasserà il tax rate a cominciare dall’ires”. Per l’editorialista del Corriere è l’inizio di un pentimento operoso: non più bonus e sgravi indiscriminati, ma usare il poco che c’è per ridurre il costo del lavoro. Resta il mistero su dove il governo possa trovare i fondi. E Susanna Camusso, intervistata da Repubblica, finge di correre in soccorso del governo, proponendogli di imporre “Una patrimoniale, per finanziare il taglio delle tasse sui salari nazionali”.

Dove cacchio è finito il manuale per governare Roma? Se lo chiede Virginia Raggi, secondo Altan. È proprio questo il punto. Se la narrazione salvifica e ottimista del Renzi si è squagliata in due anni e mezzo di governo nazionale, quella dei 5 Stelle (le famose “regole del movimento”, “l’uno vale uno”, il “tutti portavoce”, la “democrazia della rete che sostituisce quella parlamentare o dei partiti”) tanta bella panoplia di certezze gridate sembra essersi sfarinata dopo solo 70 giorni dalla vittoria al comune di Roma. E la cura per i 5 Stelle è una sola: smetterla di proclamare una loro (presunta) diversità antropologica e mettersi a discutere di politica. Non c’è infatti diversità che tenga senza un’analisi realista dello stato del paese (in questo caso della città di Roma), senza un dibattito franco e pubblico sulle scelte da farsi, senza legare ogni nomina a un’idea precisa, senza il coraggio di considerare chi non è d’accordo per quel che dice e non per il danno che il suo dissenso potrebbe arrecare alla ditta pentastellata. Ha ragione Pizzarotti: “Il dissenso represso porta a liti di corrente”. Ora l’assessore dimissionario Minenna denuncia: “Con Virginia gente sbagliata”. E Virginia replica: “Cacciata una cordata di poteri forti”. Ora Di Maio avverte: “se falliamo a Roma finisce tutto”. Ora il Fatto scrive “traballa anche Paola Muraro”. Perché se non era accettabile la nomina a chiamata diretta della Raineri, non lo è neppure quella della Muraro, da consulente dell’Ama ad assessore all’ambiente. Continua la lettura di Spine per Raggi, delusione per Renzi

Il vescovo e il libero arbitrio

Non uccide il terremoto, uccidono piuttosto le opere dell’uomo. Il vescovo di Rieti ha scelto Rousseau (vedi il Caffè del 26 agosto, “Sul terremoto..di Lisbona”), ha posto l’accento sul libero arbitrio e dunque sulla responsabilità piena degli uomini. Così Francesco vuole salvare la sua chiesa: liberandola da ogni ruolo di supplenza nei confronti del potere, facendone una voce libera che, in nome del divino che è poi l’umano dell’uomo, sia capace di dialogare con altre voci libere e di squarciare il velo delle ipocrisie che usavano scaricare sul fato o sulla volontà di dio quel che deriva invece da atti umani. Le parole dei telecronisti – per quel poco che ho ascoltato – stridevano con tale messaggio e spandevano, con toni “sobri”, il miele della retorica del dolore e della solidarietà. Ma quelle parole restano, come resta l’immagine di Mattarella e di Renzi “confusi” – così ha detto un cronista – tra la folla dei semplici cittadini. Corriere e Repubblica usano titolano “l’accusa del vescovo”. Insomma: tu l’hai detto, Pompili. Sei tu che ci rubi il mestiere. Continua la lettura di Il vescovo e il libero arbitrio

L’amaro risveglio

Terremoto, l’amaro risveglio. “Lo scandalo dei soldi deviati”, Repubblica. “Certificati falsi su caserme e scuole”, Corriere. “Caccia alla truffa degli appalti”, la Stampa. Si tratta dei soldi assegnati dopo il terremoto del 1997 in Umbria e quello del 2009 de L’Aquila ai comuni di Amatrice, Acculoli, Arquata. Colpisce la tabella che la Stampa pubblica a pagina 3: a sinistra l’edificio (torre civica, caserma o chiesa), al centro la cifra a disposizione, a destra il risultato (inagibile o danneggiato o lavori non ultimati). Come terribile è lo scaricabarile denunciato da Sergio Rizzo a pagina 30 del Corriere della Sera. L’ex governatrice Polverini, “La regione non c’entra nulla”. Il sindaco di Amatrice, Pirozzi, “io sono parte lesa”. Il costruttore Truffarelli “ho la coscienza a posto”. Il pompiere geometra responsabile del rischio, “sono solo un centralinista”. Il commissario per il terremoto (deputato Pd), “non ci furono interventi sismici, solo ripristini”. Credo di capire. I soldi non erano tanti. A ogni calamità quelli disponibili vengono divisi, centellinati, assegnati a pioggia per accontentare quante più amministrazioni. Continua la lettura di L’amaro risveglio

Un Renzo (Piano) in soccorso di Renzi

Inchiesta su collaudi e lavori mai fatti. Corriere della Sera. “Le indagini – spiega la Stampa – partono da scuole, municipi e caserme”. Cioè dei “palazzi che non dovevano cadere”. “I Pm indagano sulle ristrutturazioni killer”, scrive Repubblica. Il Giornale riprende una battuta di Fiorello, secondo cui è meglio donare in silenzio che organizzare concerti di solidarietà su cui qualcuno farà la cresta: “Fiorello mette in guardia dalla beneficenza show”.

Il new deal di Renzi. “Via dalle tende in un mese”, Repubblica. Prima che arrivi il freddo vero, il governo vorrebbe far montare dei “mini chalet” in legno: gli sfollati non sono troppi (2.400 anime) e il costo sostenibile. 1.400 euro a metro quadrato. Intanto, con un blitz lampo a Genova, Matteo Renzi avrebbe reclutato Renzo Piano. Il quale già spiega a Repubblica: “Serve un cantiere lungo due generazioni. Così ricostruiremo la spina dorsale d’Italia”. Continua la lettura di Un Renzo (Piano) in soccorso di Renzi

Prova di carattere

Non siete, non vi lasceremo soli. È l’impegno preso dallo stato davanti alle vittime del terremoto, alle loro famiglie, agli amici, a chi non ha lasciato quella faglia appenninica che dell’Italia rappresenta la colonna vertebrale. Impegno solenne, suggellato dal silenzio di Mattarella. Il Corriere pubblica la foto di una donna in lacrime, a mani giunte, e del presidente che la trattiene per le spalle: “Signora, ha tutto il diritto di essere arrabbiata”, pare le abbia detto. Il vescovo racconta di avere chiesto al suo dio: “Signore, e ora che si fa?”. Agnese Renzi piangeva, semplicemente, seduta in prima fila. Immagini che – scrive Maurizio Molinari – dimostrano “compostezza, vigore e forza di carattere”. “In questa estate di disastri, terrorismo e migrazioni l’Italia è stata messa alla prova, dimostrando di avere abitanti con una tempra non comune”. Sul suo giornale Enzo Bianchi ci invita, tuttavia, a “vigilare affinché l’angoscia del restare «senza parole» non sia anestetizzata dal ripetere parole senza senso”. “La nostra vita – prosegue – è stata affidata da dio alle nostre mani, mani fragili, mani capaci anche di commettere il male, mani più sovente responsabili di omissioni nei confronti del bene”. Dio si sottrae, sostiene Bianchi, ma per lasciare all’uomo la libertà di scegliere. Continua la lettura di Prova di carattere