Epicentro Italia

Epicentro Italia, il manifesto. La placca africana preme sull’Europa e l’Appennino si abbassa di qualche centimetro verso il Tirreno. Nel sottosuolo si attiva una faglia. Più a nord di Amatrice. È la stessa che tanti lutti ha provocato sul finire di agosto? Forse no, forse si tratta di una seconda faglia e perciò dovremo attenderci altre scosse. I titoli dei grandi giornali si rincorrono: “incubo terremoto”, “doppio terremoto”, “terremoto infinito”. Le due scosse di ieri, prima e dopo i telegiornali di prima serata, si sono avvertite anche a Roma, e questo ha permesso ai giornalisti di farne cronaca in diretta. Non sono state piccole scosse. I sismografi registrano 5,4 e 5,9 della scala Richter. Quella di Amatrice ebbe magnitudo 6. Ma stavolta – per fortuna i terremoti non sono tutti uguali – si lamentano danni ingenti alle chiese, alle case, alle strade ma non alle persone. A parte la paura, la notte all’addiaccio, il buio e la pioggia, l’incubo di aver perso la casa, di risvegliarsi in un borgo devastato.

Non lasceremo solo nessuno. Lo diremo anche questa volta. “Ma in realtà – scrive il professor Massimo Pica Ciamarra sul numero 89-90 di Bio Architettura – si lasciano soli tutti”. Perché in un paese nel quale il bicameralismo paritario non ha impedito di fabbricare da anni quasi una legge per settimana, manca ancora una norma generale che consenta “il governo del territorio”. Innanzi tutto mettendo insieme tutte le competenze, geologiche, energetiche e urbanistiche, e poi rendendole disponibili in ogni città metropolita, in ogni provincia, in ogni regione. Servirebbero “Carte di zonazione e di microzonazione sismica” su supporto fotogrammetrico GPS”, da assumere a base di qualsiasi forma di vincolo, di rilevazione, di programmazione urbanistica. E servirebbe coinvolgere i privati, magari riesumando un vecchio arnese, “il fascicolo del fabbricato”, nel quale conservare la storia di ciascun manufatto. Sono stati fatti sfracelli, abusi condonati, altri rimasti in sospeso, in una terra di nessuno, di non diritto? È necessario fare emergere quel che è sommerso, monitorarlo, provvedere prima del prossimo terremoto o di quello che verrà dopo. Anche il proprietario dell’immobile sosterrà dei costi, ma mettendosi in regola guadagnerà il diritto “a non essere lasciato solo”. “Il sisma non uccide, uccidono le opere dell’uomo”, ha detto il vescovo di Rieti richiamando l’enciclica Laudato sí. Chi legge il Caffè sa bene quanto poco io creda nella possibilità di fare buone leggi ordinatrici: il Parlamento è ormai sequestrato dalle scelte dei governi, e queste si muovono sempre sul pelo dell’emergenza, del fare e disfare, con costi che lievitano e speculatori che si ingrassano. Ma questa volta bisogna almeno tentare.

Era il segreto di Pulcinella che le grandi opere gonfiassero l’intermediazione e che detta intermediazione prosegua a generare corruzione e ad alimentare poteri criminali e mafie. Oggi Travaglio sguazza in un brodo di giuggiole. “Sgominata la banda del ponte di Renzi”, urla il titolo del Fatto. E il sommario: “1) Certificati di favore per l’imprenditore calabrese Domenico Gallo: il bottino del Terzo Valico; 2) In cella il manager del progetto per lo Stretto: rilanciato dal premier a fini elettorali; 3) Escort come mazzette. Manette per il figlio di Monorchio, indagato quello di Lunardi”. Non so se il figlio dell’ex ministro di Berlusconi e dell’ex, quasi eterno, ragioniere dello stato siano colpevoli: lo deciderà un giudice.Certo, il sistema è noto: se vuoi una commessa devi dare lavoro alle ditte che sai, se vuoi restare nel giro, come tecnico, come urbanista o direttore dei lavori, devi chiudere un occhio, anche quando il cemento sembra “colla” o “acqua”. Il linguaggio è sempre lo stesso: la combriccola si chiama “amalgama”, c’è uno “zio paperone”, si sente dalle intercettazioni “ingegne’..grazie mille..la paghetta”, oppure “hai portato la mozzarella?”. E naturalmente ci sono le escort: “le brasiliane non le voglio, meglio le bianche”. Perché quando devi fare quel lavoro di schifo per sudarti la tangente, poi ti devi almeno distrarre! Se no, sai che piazza le cene di lavoro!

Grandi Opere. Nella vignetta i carabinieri inseguono e uno dei fuggitivi porta un cartello No Tav. “Ma che scappi? Stavolta inseguono i Sì Tav”, Anche il mio amico Vauro ha avuto la sua meritata vendetta. Renzi ha risposto, invece, che le grandi opere sono cosa buona e che il suo governo sta combattendo la corruzione. Sbaglia. Il già citato Massimo Pica Ciamarra ricorda quando ebbe a dire 85 anni fa Keynes: “Spero ancora e credo che non sia lontano il giorno in cui l’economia occuperà quel posto di ultima fila che le spetta, mentre nell’arena dei sentimenti e delle idee saranno protagonisti i nostri problemi reali, i problemi della vita e dei rapporti umani, della creatività, del comportamento, della religiosità”. Se invece l’imperativo è far crescere il PIL comunque, garantire commesse e denaro a chi costruisca comunque, ecco che l’intermediazione – tendenzialmente mafiosa – diventa indispensabile, che il denaro si attacca alle dita dei facilitatori, che brindano a champagne e mangiano ostriche e aragoste, accompagnati da signore vistose e disponibili, insieme a politici e imprenditori. È il mercato.

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