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Il No e Mattarella

Tra UE e Renzi duello infinito: volete troppo. Repubblica esprime i suoi dubbi sul duello che il premier sembra voler ingaggiare con l’Europa. Dà spazio alla risposta di Juncker: avete ottenuto “già 19 miliardi di flessibilità”. Fa i conti e scopre che “ora la manovra dovrà salire di altri 5 miliardi per non toccare l’Iva”. Anche il Corriere, con un editoriale in apertura boccia la politica europea del premier. Il vice direttore Antonio Polito ricorda alcune frasi del premier: quella secondo cui “l’uscita del Regno Unito avrebbe reso più forte l’Europa che restava, e maggiore il ruolo dell’Italia”, l’altra che prefigurava “un nuovo direttorio a tre, con Roma alla pari con Berlino e Parigi”, o infine “la convinzione, espressa prima di Bratislava, che Hollande fosse completamente acquisito alla causa della lotta contro l’austerità”.

“All’origine di questi abbagli – scrive Polito – non c’è solo la fretta di dare buone notizie agli italiani, di mostrare loro che gareggiamo in una categoria di peso superiore al passato. C’è una analisi errata della condizione dell’Italia, che forse indebolisce l’azione riformatrice del governo anche dentro i confini nazionali. In una parola: il nostro Paese è in crisi oppure no? Continua la lettura di Il No e Mattarella

Contro Daesh a Sirte alleati ad Aleppo?

Aiutateci adesso! Il Corriere brucia Repubblica e intervista il premier libico Serraj. Non vuole soldati in prima linea – non sarebbero in grado di combattere la guerriglia urbana che si dispiega a Sirte – ma “armi sofisticate”, “ospedali da campo”, “istruttori”, insomma un intervento, armato, nelle immediate retrovie. E naturalmente appoggio ai raid americani: “vediamo con favore la vostra scelta di concedere Sigonella”. Intanto Washington Post informa che un piccolo gruppo di militare americani è già impegnato sul campo con i libici.

Tregua umanitaria per salvare Aleppo. Repubblica apre con la Libia come il Corriere, ma la contro apertura la dedica alla Siria, al dramma di 300mila persone intrappolate nei quartieri martoriati di Aleppo, senza acqua, né frutta e verdura, costrette ad aggirarsi tra le bombe russe e il fumo delle gomme d’auto bruciate per celare possibili obiettivi. Intervista un avvocato rimasto là, poi un volontario anti Assad, ma non islamista. La situazione ad Aleppo è presto detta: l’esercito di Assad, grazie all’aiuto russo, aveva accerchiato le milizie islamiche, ideologicamente affini e alleate di Daesh. Ma grazie all’aiuto saudita, a ingenti carichi d’armi che arrivano dalla Turchia, e al soccorso dei “salafiti” di Al-Nusra – gruppo terrorista che, per l’occasione, dice di essersi allontanato da Al Qaeda – , i ribelli sono riusciti a rompere l’assedio. E noi? Siamo con loro, contro il “macellaio” Assad e il russo cattivo? Continua la lettura di Contro Daesh a Sirte alleati ad Aleppo?

Oltre il recinto

Primo maggio, non lontano da noi. Erdogan ha vietato le manifestazioni. In migliaia sono andati in piazza Taksim a farsi sparare dai cannoni ad acqua e disperdere dal lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Forse un morto, investito da un mezzo della polizia. Scontri pure a Parigi, dove le manifestazioni reclamano il ritiro della loi El Khomri, un jobs act alla francese. Il sociologo della Sorbona, Christophe Aguiton, militante di Sud e di Attac, spiega a Le Monde che mentre i sindacati chiedono il ritiro della legge e l’inizio di nuovi negoziati per cambiare il codice del lavoro, Nuit debout, invece, “è diventato un luogo di aggregazione e di riflessione sull’alternativa da costruire. Muove dalla questione sociale ma anche da quella morale, insorge contro l’ipotesi Valls di togliere la nazionalità a chi non accetti le regole del sistema, fa propria la contestazione ambientale. É un movimento orizzontale, nessuno può parlare a nome di Nuits Debout. Non ha rappresentanti”. “È un movimento analogo – spiega Christophe Aguiton – a quelli che si sono manifestati in vari paesi dopo 2011, primavere arabe, indignati spagnoli, Occupy in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in Brasile e Turchia”. Continua la lettura di Oltre il recinto

Il ritorno di Silvio

Il sussulto del Caimano. Molla Bertolaso, respinge Salvini e Meloni, sceglie Marchini a Roma e spera che voti per lui la sinistra degli affari, offre un patto a Casini ed Alfano. “Prove di centro destra moderato”, scrive la Stampa: “il Campidoglio diventa laboratorio nazionale”. Ezio Mauro, per Repubblica, ridimensiona la portata della “mossa”. Titolo: “la scappatoia del funambolo”. Tesi: “è probabile che l’ex Cavaliere si limiti a inseguire i suoi elettori in libera uscita, incapace ormai di guidarli e senza una meta”. Massimo Franco, Corriere, scrive che si tratta di una “nemesi (ndr: punizione vendicatrice) anti populista”. Le reazione di Salvini e Meloni, in effetti, sono state durissime: Berlusconi vuol favorire Renzi, punta a togliere voti alla Meloni per far andare al ballottaggio, insieme alla Raggi, il candidato del Pd Giachetti! Salvini minaccia di non allearsi con Forza Italia alle politiche. Berlusconi replica: verranno a Canossa. Personalmente osservo che il sistema politico si sta ristrutturando: nazionalisti anti europei (Salvini, Meloni) contro liberisti moderati (Berlusconi, Marchini) contro moralizzatori anti sistema (Movimento 5 Stelle) contro sinistra neo liberista e di potere (Renzi) contro sinistra socialdemocratica e movimentista (Fassina, Airaudo). Secondo me, se tale restasse la geografia politica, nessuna di tali componenti sarebbe in grado di accaparrarsi più di un quarto dei consensi e calerebbe ancora la partecipazione al voto. Continua la lettura di Il ritorno di Silvio

Quante divisioni ha il Papa

Il papa frena le unioni civili. Renzi: si va avanti. Per Repubblica, due leader a confronto, Renzi e Bergoglio. Corriere, più prudente, scrive di un “Richiamo del Papa”. Stampa riporta, tra virgolette, le parole usate da Francesco ha nell’incontro con gli avvocati della Sacra Rota: “Unioni e famiglia, basta confusioni”. Se si passa ai commenti, interpretazioni e giudizi si fanno più sfumati. Ecco che Vito Mancuso, per Repubblica, osserva come Bergoglio non abbia “sorpreso nessuno” ripetendo una cosa che qualunque il suo predecessore aveva già detto o avrebbe potuto dire. La famiglia cattolica si fonda sul nesso inestricabile tra sessualità e riproduzione, la vita non è dell’uomo ma un dono di Dio. Certo, Mancuso obietta che il concetto di famiglia, già nell’antichità, si riferiva non solo alla coppia eterosessuale e ai figli, ma comprendeva l’insieme degli individui (compresi i servi) che vivessero sotto lo stesso tetto. Certo – sottolinea Mancuso – il Bergoglio che la voluto un Giubileo della Misericordia o che ha detto “Chi sono io per giudicare” non è lo stesso Papa che ora vuol tenere lontani omosessuali e figli di omosessuali dal vincolo familiare. Continua la lettura di Quante divisioni ha il Papa

La lezione del voto in Spagna

Rivoluzione democratica in Spagna. Non meno di questo è accaduto ieri, nell’urna, a Madrid e Barcellona. Un partito che aveva il 44 per cento dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento e che può vantare, stando ai numeri del PIL, di aver traghettato il paese dalla recessione alla ripresa, raggiunge a fatica il il 28 per cento – 16 punti percentuali in meno – e non gli basterà a governare nemmeno l’intesa non facile con la lista anti-casta moderata di Albero Rivera, Ciudadanos, che si ferma sotto il 14%. Rajoy, il premier, si è candidato a succedere a se stesso – “Proverò a formare un governo, la Spagna ne ha bisogno”- ma verosimilmente gli sarà impossibile trovare un’intesa con forze regionali e nazionaliste, visto la posizione intransigente che il governo ha preso nello scontro con la Catalogna. Continua la lettura di La lezione del voto in Spagna