Archivi tag: Grecia

Quando il gioco si fa duro

 

La caduta degli dei

Bufera sui sindaci, Stampa. “Sala, indagato per falso”, Corriere. “Mi sospendo da sindaco. Con l’onestà – dice Sala- non si scherza”, Repubblica. “Blitz a Roma per le nomine della Raggi”, ancora Repubblica. “Polizia in Campidoglio, bufera sulle nomine”, Corriere. Che succede? Che si sgretola la seconda Repubblica, quella che fu fondata sul ruolo taumaturgico dell’elezione diretta dei primi cittadini e su un presunto generale riscatto della politica dopo Mani Pulite. Milano e Roma, due storie parallele. Sala deve la sua fortuna al “successo” di Expo, di cui era commissario per il governo. Lavori in grave ritardo, bisognava far presto. Lo chiedevano il Presidente del Consiglio e dietro di lui – questo allora appariva – l’Italia intera! Beppe ha fatto in fretta, ma pare che così qualcuno abbia lucrato in modo illecito nella assegnazione dell’appalto più importante, da 272 milioni di euro. Non risulta che il sindaco si sia messo in tasca un euro. Marcuse direbbe che è stato fregato dal “principio di prestazione”. Gli avversari diranno, invece, che la fretta nell’assegnare gli appalti gli ha reso in fama e che, grazie a questa, è stato eletto poi a Palazzo Marino. Virginia Raggi non risulta, a oggi, indagata. Ma per lo stesso “principio di prestazione”, cioè per non deludere le attese degli elettori e del Movimento 5 Stelle, appena eletta ha nominato due super amministratori di rito meneghino, Carla Raineri e Marcello Minenna, di cui quasi subito non è riuscita a fidarsi e che ad agosto ha sostituito con personaggi diversi, provenienti del sottobosco politico e amministrativo della capitale. Ha violato regole e procedure? L’accusa è della Ranieri, la risposta la darà il giudice. Continua la lettura di La caduta degli dei

La destra prova a reagire

“Mi ricandido”, la quarta volta di Angela Merkel, Corriere della Sera. Ancora Lei, dopo 11 anni. Con l’endorsement di Barack Obama e la speranza della destra tedesca che la cancelliera sappia ancora tener testa all’estrema destra. Sia chiaro, è l’unica statista che abbiamo in Europa. Ma ha delle grandi colpe. Ha convinto i suoi connazionali che i paesi del sud, quelli che si godono le brezze mediterranee, lavorano poco e campano a debito. Solo il popolo tedesco, con i suoi sacrifici, porterebbe sulle sue spalle il peso dell’Europa. Così ha nascosto che grazie all’Euro e la politica del pareggio di bilancio, la Germania stava riempiendo le sue casse di riserve valutarie e capitali. Non ha spiegato che la sua egemonia sull’Europa stava donando alla Germania quello che il Reich non era riuscito a strappare con due guerre: una disponibilità finanziaria all’altezza del potenziale industriale. Ma così un buon affare potrebbe essere avvertito dai tedeschi come un sacrificio. Ha accolto migranti siriani, colti e disperati – anche questo un buon affare – ma quando la polizia tedesca ha allentato la guardia, lasciando la piazza di fine anno a orde di immigrati repressi e misogini, quel buon affare è parso ai tedeschi un errore. Ha puntato su Cameron e si è trovata la Brexit. Perderà la spalla Hollande, altro cavallo perdente. Ha aperto ai confratelli dell’est, come lei vittime della memoria sovietica, e si è trovata Orban. Ha appoggiato Maidan (la rivoluzione ucraina) ed è finita in rotta di collisione con Putin, fornitore di gas e prezioso partner commerciale. Ha affermato un’idea della destra, ma se ne trova una molto diversa, quella di Trump. Ha lasciato che i suoi ministri criticassero Draghi, che pure ha salvato l’Europa a guida tedesca. Ha affondato la Grecia senza onore né ragione. Puntava Renzi e lo ha scoperto inaffidabile. Il suo populismo, tedesco e prudente, rischia di non essere più compreso in Germania. Continua la lettura di La destra prova a reagire

Costituenti e pasticcioni

I dubbi europei sull’Italia, Corriere. “Manovra, buco da 5 miliardi”, Stampa. La Ue: flessibilità per l’Italia”, Repubblica. Chi ha ragione? Tutti. Giannelli disegna Renzi e Juncker impegnati in un braccio di ferro: “Ma quando la pianti?”, chiede il Presidente della Commissione. “Dopo il 4 dicembre” risponde il primo ministro. La Commissione ha criticato la Germania perché non reinveste il suo enorme surplus finanziario, ha concesso “flessibilità” all’Italia per via del terremoto e dell’accoglienza degli immigrati, ma ha sostenuto che stiamo “sforando” l’obiettivo del pareggio di bilancio, appunto per 5 miliardi. La procedura di infrazione arriverà ma solo dopo il referendum del 4 dicembre. Per non disturbare. Per il Corriere Federico Fubini spiega bene perché siano fondate le preoccupazioni di Bruxelles. “Negli ultimi cinque anni non si vede quasi alcun progresso nella capacità delle imprese di competere sui mercati esteri..in questi cinque anni l’Italia ha perso un decimo delle sue quote dell’export mondiale, di cui quasi metà all’interno dell’Europa stessa…. l’Italia non sta risanando; al contrario, ha usato i risparmi negli interessi sul debito, permessi in questi anni dalla Banca centrale europea, per finanziare spese che non aumentano un potenziale di crescita del Paese già molto basso. Se il Paese dovesse tornare in recessione o se il costo del debito dovesse tornare a salire, gli equilibri di finanza pubblica sono destinati a non tenere”. Continua la lettura di Costituenti e pasticcioni

La vendetta dell’Europa

Europa, vertice a tre senza l’Italia. Renzi: la loro strategia è sbagliata. Titolo di Repubblica. E questo, tra virgolette, dunque attribuito a Renzi, è l’incipit del pezzo di cronaca: “Non voglio essere complice di questa palude, di un clamoroso errore. Non voglio che si pensi, fra sei mesi, che assecondi una strategia che non funziona e anzi mette a rischio l’Europa”. Come si fa a non essere d’accordo con il premier-segretario? Infatti sono d’accordo. Ora mi aspetto, non subito ma con calma, tra qualche giorno a qualche settimana, che Renzi aggiunga: “mi ero sbagliato a credere che la questione europea si potesse risolvere solo in termini di flessibilità da concedere all’Italia. Non avevo compreso la gravità della situazione e perciò a suo tempo ho contribuito a isolare Tsipras, quando dissi che il referendum greco era pro dracma o pro euro. In questi due anni e mezzo trascorsi a Palazzo Chigi, ho sottovalutato la gravità della crisi che investe l’economia mondiale, il peso delle disuguaglianze che comporta e il conseguente attacco al welfare e ai diritti. Ero in buona fede quando, con le mie slide, raccontavo i dati della ripresina in termini talmente ottimistici da divenire ingannatori. Ma ora vedo con chiarezza che non basta chiedere mance né provare a entrare nel vagone locomotiva, ora capisco quanto sia urgente costruire un’alleanza tra i paesi del sud, stringendo prima un patto tra le sinistre radicali e quelle moderate. Perciò oggi guardo con favore all’apertura di Sanchez (Psoe) nei confronti di Iglesias (Podemos), e cercherò di unirmi a Tsipras e di capire cosa di innovativo proponga Corbyn, mentre già da ora invito i socialisti francesi a non farsi schiacciare dal realismo fallimentare di Hollande, ed esorterò Hillary – in occasione del mio prossimo viaggio negli USA, a non sprecare la spinta rinnovatrice che le ha portato in dote Bernie Sanders”. Saper ammettere i propri errori, avere il coraggio della verità, a costo di perdere qualche consenso e di irritare certi clienti: in fondo sta tutta qui la differenza tra il realismo dello statista e la furbizia dell’avventuriero. Continua la lettura di La vendetta dell’Europa

Le auticritiche di Grillo e Napolitano

Germania all’attacco del fronte sud, scrive la Stampa. “Tsipras è tornato ai suoi soliti giochetti”, ha detto infatti il bavarese Manfred Weber, commentando il vertice che il premier greco ha voluto ad Atene con i partiti socialisti dei sette paesi che si affacciano sul Mediterraneo, vertice cui hanno partecipato anche Hollande e Renzi. “Nuove richieste continue da parte di Atene – ha proseguito Weber – non portano da nessuna parte”. “Quando si incontrano i leader socialisti – ha rilanciato Wolfgang Schäuble – per lo più non ne viene fuori niente di intelligente”. Poi il ministro delle finanze tedesche se l’è presa con Draghi: è la sua politica espansiva, ha detto, ad aver provocato “un chiaro calo” del cambio dell’Euro. E da qui deriverebbe – da una una proterva politica tedesca che drena risorse dal sud al nord dell’Europa – lo scandaloso surplus commerciale della Germania. Ricordo che Draghi aveva invitato la Germania a investire di più, sostenendo che viola le regole europee sia chi spende il denaro che non ha sia chi non spende quello di cui dispone. Insomma le due destre interne al partito della Merkel, Schäuble e l’ala bavarese tirano la giacca alla cancelliera e sfidano la BCE. Renzi si dice soddisfatto, sottolinea “ora anche Hollande è con noi”, ma non spiega affatto se intende appoggiare le richieste di Atene – ristrutturazione del debito, più investimenti – già al prossimo vertice di Bratislava o se pensa di continuare a fare il furbo per lucrare un bonus dello zero virgola da inserire in finanziaria. Continua la lettura di Le auticritiche di Grillo e Napolitano

C’era una volta l’Europa

C’era una volta l’Europa. Semplice, evocativo, non vanamente consolatorio. Il titolo più efficace è del Manifesto. Gli altri parlano di “tempesta”, la Stampa, di “colpo all’Europa”, il Corriere, di un “piano per salvarla”, La Repubblica. Oppure usano l’esortazione: “Europa svegliati!”, il Sole24Ore. Ricorderete: dopo aver vinto il suo referendum Tsipras fu umiliato dalla Merkel, da Hollande, da Renzi e tutti si accorsero che “Atene non aveva un piano B”. Ora sono gli aguzzini di Trsipras a non avere “un piano B” davanti alla porta che gli elettori britannici gli hanno sbattuto in faccia. Sì, certo, Draghi allaga borse e banche stampando euro, compra titoli del debito italiani e spagnoli per evitare che lo spread torni. Sono risposte necessarie ma il loro effetto è temporaneo: possono attutire il crollo delle borse – pauroso quello di Milano, meno 12,5% -, possono evitare che l’euro si apprezza dopo l’ondata di vendite che investe la sterlina. Ma poi? I commenti di Polito per il Corriere, Scalfari su Repubblica, Napoletano per il Sole, confermano questo vuoto di idee: chiedono – in modo più accorato e urgente il direttore del Sole24Ore – che i politici al governo in Francia, Germania e Italia, facciano ora quello che non hanno fatto fino a ieri: che diano all’Europa, con urgenza, sotto la pressione del Brexit, istituzioni federali e democratiche, che imbocchino per l’Europa la strada di una politica espansiva e più solidale. Continua la lettura di C’era una volta l’Europa