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Virginia Raggi perde la faccia

Grillo scarica la Raggi. scrive il Corriere. O, meglio, vorrebbe poterla scaricare. Per evitare lazzi, frizzi e condanne senza appello. Dopo 6 mesi di tira e molla all’ombra del Campidoglio fra diverse fazioni del movimento, dopo aver constatato che le scelta del sindaco, fatta dal movimento e confermata da un gran numero di elettori, era stata, probabilmente, una scelta incauta. “Dalle stelle alle stalle”, il manifesto. “I grillini processano Raggi”, La Stampa. Il Giornale non trova di meglio che riesumare una vecchia, e assai più riuscita e visionaria, copertina de L’Espresso: “Capitale corrotta, grillini infetti”. Il Fatto prevede: “Una retata li seppellirà”, con Vauro che declina al singolare di Raggi, cioè raggio, del carcere! “Si è diversi quando si agisce diversamente – scrive Roberto Saviano per Repubblica – “Scegliendo Marra, Virginia Raggi non ha agito diversamente dai suoi predecessori.” Continua la lettura di Virginia Raggi perde la faccia

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

Deluso dal voto

Renzi deluso, deluso dal voto, è questo il titolo. Elettori vergognatevi! Avete deluso chi, da Palazzo Chigi, giorno e notte lavora per il bene dell’Italia. E voi del Pd, che a Napoli non avete appoggiato la Valente: vi “mando un commissario”, “al sud mi porterò il lancia fiamme”. Anche a Roma il disastro è responsabilità altrui – di Marino, suggerisce Orfini, e di Mafia Capitale – il mio Giachetti invece, dice Renzi, “ha fatto un mezzo miracolo”. Poi suggerisce ai giornalisti: “attenti alle percentuali”: Milano 41,69%, Torino 41,83, Bologna quasi 40. Quaranta, la soglia che con cui l’Italicum dà il premio al primo turno, evitando il ballottaggio che rischierebbe di favorire il candidato grillino, magari votato dalle destre. Già le destre, Matteo Renzi insiste, più e più volte, che Salvini ha fatto flop, che Meloni ha fatto flop, Berlusconi no, lui è in partita. E a Berlusconi chiede, senza dirlo, un aiutino al ballottaggio e poi di ritrarsi dalla campagna per il No al referendum. Il Nazareno è sempre aperto, sta casa aspetta a te. “La sinistra, la minoranza? Cosa ha avuto il 3, il 4%? Se si accontentano?” I 5 Stelle? A Roma, a Torino? “E poi, dove sono?” Uno show imperdibile la conferenza stampa di ieri: contro “il teatrino della politica”, un’altra citazione, un’altra carezza all’ex Caimano, contro “quelli che vincevano anche se perdevano”. “Noi non siamo così”. Continua la lettura di Deluso dal voto

L’Italia dello zero virgola

Scontro totale, il Corriere, resa dei conti la Repubblica: si parla delle primarie Pd. A Napoli l’apparato del partito ha dichiarato in fretta la sconfitta di Bassolino (per 452 voti) cancellando quel video che sembrava testimoniare una compravendita di voti, a Roma ha fatto scomparire un bel po’ di schede bianche abbassando il numero dei votanti a 44mila, meno della metà della volta precedente. “Partito diabolico” commenta Bassolino, che secondo il Corriere “ora pensa a una lista separata”. Fassina incontra Marino per discutere, pare, di eventuali primarie a sinistra, alle quali potrebbe aggiungersi Massimo Bray. Maria Teresa Meli annuncia: “Ora Renzi vuole un documento per vincolare la minoranza interna”, da fare approvare dalla direzione del 21. Massimo Franco parla di “pasticcio che mostra affanno”, “crisi di leadership e di modello di governo”, “imbarazzo e sottovalutazione” e del “dubbio insidioso che appaia malato l’albero del Pd, non solo alcune mele”. Continua la lettura di L’Italia dello zero virgola

Primarie della nazione

Primarie Pd, Renzi piglia tutto, titola la Stampa. Corriere e Pd lamentano il calo dell’affluenza a Roma e cesellano su Bassolino, già sindaco e presidente della regione, sconfitto a Napoli – per un pugno di voti – da una quasi sconosciuta Valeria Valente. Era inevitabile, Renzi ha stravinto in Parlamento, ha vinto (per ora) nel paese e la minoranza Pd si è suicidata: così la gente non va ai gazebo e vota i candidati del premier. Stefano Folli, Repubblica, coglie in ciò “l’evidenza di un sostanziale fallimento”: scarsa affluenza a Roma, la metà, o meno, di quella con la quale fu scelto Marino, e “pochezza del dibattito, anticipo, si può temere, di una contesa per il Campidoglio che rischia di essere altrettanto monotona, grigia e retorica”. “L’errore più grave – dice Folli rivolto “all’apparato” – sarebbe gonfiare le cifre per abbellire la verità”. Il Corriere si chiede cosa faranno ora Bassolino e Bray, candidato ombra a Roma. Insomma se sfideranno il Pd di Renzi o si ritireranno in buon ordine. Continua la lettura di Primarie della nazione

Sinistra vo cercando

Sala supera il test delle primarie, scrive il Corriere. 42,3% dei sessantamila votanti contro il 33,9% della Balzani e il 23% di Majorino. “Pisapia: adesso sosteniamolo tutti”, titola Repubblica. “La sinistra, divisa, aiuta Renzi”, constata la Stampa. Il quale Renzi dice ai giovani democratici, reduci da un corso di formazione, che ora servono primarie per eleggere il presidente della Commissione Europea e che gli elettori di destra non puzzano: “chi fa lo schifiltoso coi voti, perde”. Sulla seconda affermazione, ricama il Fatto che la traduce così: “Renzi. Viva Cuffaro&Verdini”. Sulla prima sembra intervenire il presidente emerito Napolitano, con un’intervista a Stefano Folli: “Renzi non escluda Merkel e popolari. É giusta l’ìdea del presidente della BCE Draghi di prevedere un ministro del tesoro europeo. Assecondare gli impulsi e le paure collettive rischiando di scivolare nel populismo è un rischio da cui guardarsi sempre”. Cosa aggiungere? Così come sono ordite, le primarie servono a regolare i conti del ceto politico. Ed è ragionevole che prevalga la scelta di Renzi, il quale occupa la casella centrale della politica italiana (Palazzo Chigi), si tiene lontano dai conflitti di corrente e pseudo ideologici, anzi usa i partiti come se fossero un taxi (la citazione gli rende fin troppo onore, visto che richiama la frase di un grande politico del “fare”, Enrico Mattei). Continua la lettura di Sinistra vo cercando

Frontiere, affari e diritti

In Europa tornano le frontiere interne. Con l’immigrazione, Grecia e Italia dovranno cavarsela da soli almeno per i prossimi due anni. Il succo è questo. E l’umore nero degli europei del Nord si estende anche alle questioni dell’economia: si ritorna a parlare di Grexit, (colloquio del Corriere con Ian Bremmer) giacché la ricetta imposta ad Atene non era – e tutti lo sapevano – sostenibile, si riprende a mettere l’Italia sotto osservazione: “Allarme Ue: Troppo debito. L’ira di Renzi: non sono isolato”, perché ho “con me 50 milioni di italiani”. Facciamo un passo indietro: ecco titoli e commenti sul ritorno delle frontiere. “Schengen spacca l’Europa”, Repubblica. “Congelare Schengen per due anni”, Stampa. “Schengen in bilico per due anni”, Corriere. Con Cesare Martinetti (Stampa) che scrive e spera: “ma non è la fine dell’Europa” e Franco Venturini (Corriere) che constata: “Una vera trappola (e un’ingiustizia) per noi e la Grecia”. Si è persino discusso della possibilità di sigillare il confine tra Grecia e Macedonia. In questo caso ai profughi non resterebbe che buttarsi in Adriatico verso le nostre coste, senza poi poter più passare in Austria o in Francia. Continua la lettura di Frontiere, affari e diritti

L’ultima battaglia.Caffè

La battaglia è in Senato, la narrazione è renziana. “Sanità,via due miliardi di tagli” esulta Repubblica. Non dice che si tratta di vecchi tagli accettati dalla conferenza stato regioni, non degli ultimi annunciati dai renziani su Repubblica e che i riapsrmi resteranno -dovrebbero restare- alla sanità. Nè sottolinea come la maggioranza (con fiducia) sia stata risicata: 163 sì su 320 senatori. A pagina 11 la foto del presidente Grasso, con il mano il ventaglio dalla stampa parlamentare, che definisce “irrinunciabili” le intercettazioni e chiede: “si cambi la riforma del Senato”. La Boschi ha detto no, i democratici “dissenzienti” sarebbero 29.

 

“Nel Pd si apre il caso Azzollini: Zanda ai senatori, votate secondo coscienza”. Così il Corriere sotto il titolo in prima. Dopo aver votato sì all’arresto di Azzollini in commissione, ieri il Pd, con una mail di Zanda, ha evocato la “libertà di coscienza” per il voto in aula che potrebbe essere segreto, Come mai? Per non perdere -dicono alcuni- tira in aula un’aria pro salvataggio del senatore inquisito. Qualcuno nota che lunedì l’assenza in aula della metà dei senatori NCD ha fatto saltare per 4 volte il numero legale e la seduta Ricatto Alfano-Verdini al Pd? Può essere. Quanto al merito, non gioisco se un uomo finisce in carcere, ma penso che quel che vale per un signore senza nome debba valere per un senatore, a meno che non sia evidente un complotto dei giudici per non fargli fare il senatore. E non mi pare il caso.

 

Un anno fa, gonfio del 41 per cento alle europee, Renzi mi sbatté fuori dalla commissione Affari Costituzionali. Per lui la riforma del Senato era essenziale. Decisivo poter dire che avrebbe “tagliato la casta” (da 320 a soli 100 senatori e non eletti), più importante ancora concentrare ogni potere nelle mani del governo, senza intralci parlamentari se non aggirabili grazie all’irragionevole premio di maggioranza dell’Italicum. Quella battaglia resta, per lui, la battaglia

 

Rinvia a Roma, rinvia in Sicilia, rinvia in Europa. Su Roma: “Le accuse del viminale”, Corriere, che poi spiega: “fatti gravi (mafia capitale) , il sindaco ha sottovalutato”. “Nuova giunta. Marino sfida Renzi”, Repubblica. “Compromesso nel Pd”, la Stampa. Orfini l’oscuro diventa protettore di Marino, l’oscuro Raciti lo diventerà di Crocetta, e ai renziani non resta che chiedere la testa dell’uno e dell’altro.. in futuro. In Europa lo sfottono: ma come? te la prendi con le baby pensioni greche e poi chiedi flessibilità per regalare agli elettori il taglio, costoso e inefficace dell’Imu? Agli ambasciatori Renzi dice: abbatterò le tasse (al 24%), dopo aver asfaltato la sinistra Pd (con qualche defezione e il sostegno di Verdini) e vinto il referendun costituzionale (che vorrebbe trasformare in un referendum anti casta).

 

Non governo, ma governerò, quando avrò i pieni poteri. È il mantra del premier. E con 630 deputati, il premio di maggioranza alla camera e 100 senatori-consiglieri, finirà nell’ombra del premier anche il presidente della repubblica, il quale nomina un terzo dei giudici costituzionali! Non una democrazia liberale, ma il voto ogni 5 anni di un tiranno democratico. È questa è la partita, l’ultima che si combatterà in Parlamento. Se la sinistra Pd (25 + 4) si ritrarrà dalla lotta, come ha fatto purtroppo (con 3 sole eccezioni) con la riforma della scuola, diverrà persino inutile seguire le cronache parlamentari. Le opposizioni strilleranno,certo, ma solo in attesa delle prossime elezioni

 

Il deputato Sergio Mattarella -scrive il Fatto- fu conferenziere a Trapani per il circolo Scontrino, definito nella sentenza contro i mafiosi che uccisero Rostagno “paravento dei massoni”. Sì, a Trapani l’intera cupola bancaria, massonica, post feudale, protegge la mafia, e questo spiega la latitanza di Matteo Messina Denaro. Sì, la DC di Mattarella, come oggi il Pd di Faraone e Crocetta, con quei poteri e quei potenti, discuteva e discute. Perchè i politici siciliani fanno parte della medesima classe sociale. E la mafia, credetemi, è classe dominante, borghesia intermediaria e parassitaria, non solo pizzo e killer. Quegli ambienti trapanesi, io che sono nato nella provincia, non li ho mai frequentati, ma solo per la fortuna di essere nato con la lotta alla mafia di Mario Mineo. Leoluca Orlando non li ha più frequentati, dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella di cui era consulente. E credo che anche Mattarella, in seguito, se ne sia tenuto lontano, preferendo l’abbraccio di Manfredi Borsellino. Questo dico, non contro il Fatto, ma perchè la mafia non è davvero un Ufo, nè chi la combatte un estraterrestre.